BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



10 mag 2015

Mamma


                                  (Giovanni Segantini)


Cara mamma, voglio parlare con te. Sai io lo so che hai avuto una vita povera. Mi hai raccontato che da neonata ti hanno messo a balia o come si diceva a baila perché a nonna Teresa, la tua mamma, è venuta la pleurite. Sei stata a balia otto mesi. A quei tempi era usanza che il parroco andasse nelle famiglie. Si era accorto che non crescevi e andò a riferirlo alla tua famiglia dicendo: " né a torve quela butina parché la ve mòre" La balia prima dava il latte al suo bambino e poi ne rimaneva ben poco, ma per non perdere le poche lire che le davano i tuoi genitori ti teneva lo stesso con lei. Sono venuti a prenderti con il carretto e i tuoi fratelli quando ti hanno visto dissero: " Ma questa non è la nostra Maria". Allora penso che "la carestia di sentimenti "che ti ha caratterizzato sia dovuto anche a questo. Il tuo racconto prosegue dicendo che non avete mai sofferto la fame vera e propria, ma che dovevate lavorare tutti in casa. Il nonno era fittavolo. Pagava l'affitto per i campi e la casa, i prodotti della terra e le bestie erano di sua proprietà. E questa era una fortuna. Mia mamma aveva tre fratelli e quattro sorelle. In famiglia erano dieci persone e gli introiti non erano sufficienti. Venne fatta la proposta di prender in affitto dei campi che avrebbero lavorato due dei tre fratelli. Il guadagno del raccolto veniva condiviso con tutta la famiglia. Con i miei zii andò zia Rosetta che aveva diciassette anni, ma siccome c'era un giovanotto che la corteggiava nonna Teresa la fece rientrare a casa. Mandarono al suo posto mia mamma che di anni ne aveva quattordici. Il suo compito era: lavare, stirare,accendere il fuoco cucinare sul focolare e andare nei campi ad aiutare i suoi fratelli. Alla domanda se qualche volta ritornava a casa lei rispondeva che questo succedeva quando serviva l'asino. Raramente invece era la nonna a raggiungerla. Questo peregrinare avvenne per tre anni, fino alla morte del nonno Silvio. Fu quella l'occasione in cui la famiglia ritornò unita. Poi ci pensò la guerra nuovamente a dividerli, ma questa è un'alta storia.

Carestia di sentimenti: Frase di Silvia Vegetti Finzi

1 commento:

Marisa ha detto...

Cara Silvana, io non riesco ad associare a Vigetti Finzi "la carestia di sentimenti". La associo a te e all' urlo disperato di un indiano sulla scena teatrale. Quel momento è così vero, così emozionante che va oltre le teorizzazioni, seppure importanti; un momento di autentica condivisione di una storia lunga almeno tre generazioni.