BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



26 apr 2015

IN COLLEGIO (continua)

C’erano in collegio dinamiche che mi incuriosivano, altre che mi turbavano e mi risultavano incomprensibili.
C’erano anche ingiustizie palesi, come i privilegi, in genere distribuiti per censo. Ma non erano ingiustizie di grosso calibro, solo piccole sottili differenziazioni. Comportamenti e atteggiamenti signorili e garbati per le ricche figlie della borghesia benestante, un po' meno per le altre.
La nostra divisa consisteva in un grembiule nero con colletto e fiocco, in alternativa a un abito a pieghe a quadretti azzurri con colletto rotondo che mettevamo nelle grandi occasioni.
Non erano molte le occasioni; qualche passeggiata primaverile sulle regaste o in centro città e la partecipazione all’annuale recita dei convittori dei Salesiani, il momento più emozionante dell’anno scolastico.
Alla recita assistevano tutti i collegi della città.
Delle recite non ricordo niente; dell’emozione di quell’ uscita pubblica e della possibilità di incrociare sguardi con l’altro sesso  mi è rimasto, struggente e vivido, il ricordo dell’emozione.

Il muro dell’orto delle suore, alla fine del viale, divideva il nostro educandato dal convitto dei Salesiani ed era oggetto di sogni proibiti.
Si cercavano pretesti per andare nell’orto. Ciò era permesso soltanto nella bella stagione e nelle ore di studio verso la fine dell’anno scolastico in attesa degli esami. Si fingeva di passeggiare per il viale studiando e ripetendo la lezione a voce alta, con il libro aperto ma con lo sguardo rivolto al muro.
Da lì provenivano palloni casuali e rari bigliettini.
Il muro, altissimo, era il confine tra i sessi e il simbolo di una sessualità ben conservata e repressa.
Quanti sogni, quanti desideri si sono consumati sui mattoni di quel muro!
I bigliettini erano legati a sassi ed erano del tono: “Io sono Roberto, tu come ti chiami?”
La palla cadeva nell’orto e noi si andava a gara per rilanciarla oltre il muro. Ci sembrava in questo modo di aver stretto un’amicizia, di aver avviato una relazione con l’altra parte e l’altro genere.
Seppi molto tempo dopo da un ex convittore che neppure i palloni erano casuali ma erano un intenzionale segnale di vita.
Un segnale che assumeva un preciso significato nella restituzione: “Io ci sono, Esisto e sono qui. E tu?”


(continua)

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