BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



24 apr 2015

IN COLLEGIO (continua)

Ciò detto la visita può continuare prendendo il corridoio di sinistra. 
Oltre il corridoio c’era le scalinata,  considerata spazio aperto  alle sole educande.
Gli ospiti (anche i genitori) si fermavano sulla soglia che conduceva alle scale. 
Potevano attendere e sostare nel grande salone del parlatorio, spazio diviso dal corridoio da finestre munite di robuste grate di ferro e da una elegante  porta a doppia battuta di legno  massiccio e lucido, con maniglie di ottone. Questo portone antico, come il corridoio e il parlatorio, era oggetto di molte cure. 
Le suore tenevano in questo luogo i loro arredi migliori; trumeau smisurati, divanetti e poltroncine  con tavolini in noce arricchiti da intarsi in radica e quadri enormi, dai colori cupi e dalle preziose cornici. I soffitti e le pareti erano affrescati ma non ho conservato il ricordo di quei disegni ridondanti, come tutto il resto dell’arredo. 
Ampi e altissimi finestroni davano luce al parlatorio, riflettendo la luce esterna di Via San Giuseppe sui marmi a specchio del pavimento. 
Nonostante la maestosità il parlatorio sembrava a noi educande un luogo inquietante; all’apparenza solenne e fastoso smuoveva turbamenti indefiniti. La colpa era forse da attribuire alle grate di ferro dietro le quali un tempo le Sorelle colloquiavano con i visitatori, prigioniere per scelta e vocazione; oppure perché il salone ci ricordava che con il brutto tempo la passeggiata domenicale non ci sarebbe stata; in tal caso le due ore trascorrevano in parlatorio.
Molto probabilmente il disagio era causato dalle punizioni domenicali, che qui, in questo immenso salone venivano settimanalmente comminate dalla Direttrice per la nostra cattiva condotta.
La punizione prevedeva sempre la privazione del diritto di fare la passeggiata domenicale con i genitori. Due ore di libertà sottratte a chi della libertà era privato per una intera settimana e per nove mesi all’anno.
Io rimasi tre anni in Convitto e altri due in semiconvitto.
Però il sistema funzionava. La punizione era conseguente alla mancanza commessa o alla somma di piccole mancanze; non potevi scappare.
Le monache erano severe. Il perdono cristiano non era gratuito; era applicato soltanto dopo l’espiazione seguita dal ravvedimento sincero e da un comportamento virtuoso.

(continua)


3 commenti:

In punta di penna ha detto...

Pare sia una storia lontana anni luce dalla nostra realtà odierna.... (luoghi così ameni, solari, adatti a fanciulle in sboccio e metodi educativi di grande profondità psicologica, per nulla coercitivi, e soprattutto ispirati da un vero senso Cristiano)
Credo solo le risorse della giovinezza permettessero di reagire e vivere con speranza e desiderio, la vita e le le sue meraviglie.
Grazie per essere tornata tra noi Marisa, contribuendo così a vivacizzare con un taglio personale, autobiografico e piacevolissimo, il sempre nostro blog.

In punta di penna ha detto...

Ops la firma; Betty

Anonimo ha detto...

Cara Marisa, più che un collegio mi sembra una prigione.
Ciao Silvana
Quante persone conosciute nella nostra adolescenza da mandare a quel paese.