BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



29 gen 2015

PARI DIGNITA' E UGUALI OPPORTUNITA': JE SUIS UNA FEMME! MERDE!



Susana Khabbaz


Madeleine Delbrel diceva che nella chiesa le donne sono considerate oggetto di pensiero e non esseri pensanti, ma, povera lei, oggi scoprirebbe con dolore che per i politici e i media italiani, quando si parla di elezioni del Presidente della Repubblica, le donne proprio non fanno parte del popolo italiano.
Non esistono, non si nominano, neanche si velano per non vederle, ma proprio si tolgono dalla faccia della terra! Non hanno talenti? Non hanno intelligenza? Non sono imparziali ed autorevoli?
Insomma si può farne senza: gli uomini bastano a se stessi. Ebbene io non voglio tacere, come tante altre, voglio gridarlo: Je suis une femme!
Je suis une femme! Merde!  

Sono una donna! Voglio pari dignità e uguali opportunità. Donne! Uniamoci e gridiamolo: vogliamo pari dignità per tutti e per tutte e soprattutto vogliamo che il/la nostra Presidente della Repubblica sia scelto/a tra un uomo ed una donna. Questa è democrazia. Siamo per di più la maggioranza della popolazione! La maggioranza esclusa; e questa è la vergogna più grande.

(Articolo scritto sul giornale on line verona in di oggi)

PER NON DIMENTICARE ANCHE ALTRI GENOCIDI



Armenia: 1915/16
Holodomor Ucraina: primi anni 30
Siberia i Gulag: primi anni trenta
Nigeria: 1967
Cambogia:1975/79
Ruanda: 1994
Bosnia Srebrenica: 1992/95
Darfur: 2003
Desaparecidos: 1976/83 ???


28 gen 2015

Notizia interessante


Dal 24 al 31 gennaio si svolge alla Biblioteca Civica di via Cappello la quarta edizione del Mercatino del libro usato.

Libri di tutti i generi, per bambini, adulti, in lingua italiana o straniera ma anche manuali, guide o saggi. 

A UN PREZZO IMBATTIBILE A PARTIRE DA 1 EURO

LA FARFALLA




La farfalla
L'ultima, proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
l'ultima
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedman (1921 – 1944)




26 gen 2015

FUGA DELLA MORTE




Nero latte dell’alba lo beviamo la sera

lo beviamo al meriggio al mattino
lo beviamo la notte 
beviamo e beviamo,
scaviamo una tomba nell’aria nessuno sta stretto
Un uomo abita la casa gioca con le serpi scrive
appena fa buio in Germania d’oro 
d'oro i capelli Margaréte
lo scrive e cammina di fronte alla casa 
lo dicono a lampi le stelle
comanda col fischio i suoi lupi 
stana col fischio gli ebrei a scavare una tomba nella terra

ordina adesso suonate adesso si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo alla sera
ti beviamo al mattino, al meriggio
e mattino ti beviamo la notte
e beviamo beviamo
un uomo abita la casa gioca con le serpi scrive
scrive appena fa buio in Germania 
 d’oro i capelli Margaréte
di cenere i tuoi Sulamìt
scaviamo una tomba nell’aria nessuno sta stretto

Grida più giù nella terra voi e voi cantate suonate
estrae dal fianco la spada la leva celesti i suoi occhi
 più giù quelle zappe e voi e voi ancora suonate si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e mattinoti beviamo la sera
 
beviamo e beviamo
un uomo abita la casa d'oro i capelli Margaréte

 di cenere i tuoi Sulamìt gioca con le serpi
grida suonate più dolce suonate la morte la morte
è Maestro Tedesco
grida più a fondo i violini ché andate nel fumo nell'aria
che avrete una tomba per voi tra le nubi nessuno sta stretto

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è Maestro Tedesco
beviamo la sera e mattino
beviamo e beviamo 
la morte è Maestro Tedesco
celesti i suoi occhi ti coglie con palle di piombo
preciso ti coglie
un uomo abita la casa d'oro i capelli di Margaréta
aizza i suoi lupi su noi ci dona una tomba nell'aria
gioca con le serpi e sogna la morte è Maestro Tedesco

D'oro i capelli - i i tuoi, Margaréte
di cenere i tuoi, Sulamit


Paul Celan   (traduzione di Lorenzo Gobbi)

Visto da una donna

Era il 7 novembre del 1944, quando il dottor  Mengele, " l'angelo della morte", entrò nella Baracca 11 di Aushwitz-Birkenau, dove c'erano più di 300 bambini strappati alle loro madri. " Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti", disse con voce suadente.Il viso dei bimbi s'illuminò e in tanti corsero verso di lui. Ne scelse venti fra i 5 e i 10 anni, li caricò su un treno e li mandò Neuengamme, un lager vicino ad Amburgo, dove li aspettava il loro carnefice, il medico Kurt Heissmeyer, che li aveva richiesti come cavie, per iniettare nei loro corpi i bacilli della tubercolosi. L'esperimento fallì, i bimbi furono tutti impiccati per non lasciare traccia dell'orrenda strage. Fra di loro c'era un solo italiano Sergio de Simone, sette anni.
A lui e ai suoi piccoli compagni di sventura, Mari Pia Bernicchia ha dedicato un bel libro, Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti (Proedi). I ricavati vanno a favore di una casa per accogliere mamme di bimbi con tumore. Dice:" Ho cercato di ricomporre quelle vite spezzate. Ritorno a chiamare per Nome, Restituisco dignità, Confermo l'esistenza, tengo viva la Memoria. Cerco di sconfiggere la "Banalità del Male" con un "Bene immenso" fatto di cura, di ricerca, di pazienza, di solidarietà, di dolcezza. Di Carezze.

MARI PIA BERNECCHIA HA RINTRACCIATO 20 BAMBINI EBREI DI AUSCHWITZ
UCCISI DOPO AVER SUBìTO TERRIBILI ESPERIMENTI.
E RIDà  LORO UN NOME

Parte di un articolo scritto da Maripia Bonanante Su "Famiglia cristiana

25 gen 2015

BRUCIANDO NELLA PIOGGIA







Un giorno la compassione chiederà
che mi liberi dal desiderio di ricreare
mio padre, che assecondi le perdite di mia madre,
che strozzi le amanti con le parole, costringendole
a confessare per me e a prendersi la colpa.
Oggi era quel giorno: li ho gettati giù, un foglio
dopo l’altro sul patio, ne ho fatto un mucchio
e gli ho dato fuoco. Volevo lasciarli andare
tra le fiamme, minuscoli nani bianchi che esplodessero
dietro le azalee e le piante del ficus,
lasciarli accartocciare, crepitare come semi alati,
lasciarli consumare, diventare braci simili a ragnatele –
mille farfalle grigie nel vento.
Oggi era quel giorno, ma pioveva, continuava
a piovere. Al posto del fuoco, l’acqua – gocce
bussavano alla porta, inumidivano le finestre
facendone specchi che mi riflettevano nelle querce.
I muri del giardino e le pietre si ingrandivano
In ombre più spettrali di loro,
i sonagli a vento tintinnavano nella tempesta,
una tazza di caffè dimenticata traboccava di pioggia.
Anziché bruciare, le mie pagine sono diventate
Ninfee bianche a galla nelle pozzanghere,
poi minuscole scogliere al tramonto,
e infine, asciugatesi di notte sotto la luna,
ricordi di cartapesta. Oggi la pioggia

non ha lasciato che le loro vite bruciassero.


Richard Blanco

24 gen 2015

DA "ORA SERRATA RETINAE"


(Tobey Mark)



Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.
La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.


Valerio Magrelli

IL VENTO E LA MOTO di Grazia Livi



Ho riletto in questi giorni "Il vento e la moto" tredici racconti brevi che narrano dei rapporti familiari ed in particolare dell'intenso vincolo che unisce la madre al figlio. Con dolcezza , un pizzico di malinconia l'autrice sa cesellare i sentimenti e le fragilità, tanto da farli sentire propri alla lettrice.
La moto come metafora dell'allontanamento del figlio dalla madre, il vento come la vita i  pensieri gli amori le illusioni e disillusioni che lo accompagnano in questo distacco.
L'ho riletto con piacere e come spesso succede con occhi e cuore un po' diversi, più maturi ma anche forse più fragili.

I racconti che mi hanno coinvolto di più emotivamente e ho quindi apprezzato maggiormente sono
"Il vento e la moto" e "Il furto"






UN IGLOO DI CULTURA


22 gen 2015

Da non perdere

NIGHT WILL FALL

Rai 3 - 22.50  venerdì 23 gennaio

Film basato su materiale inedito che raccoglie le prime immagini degli orrori filmati dai reporter al seguito degli Alleati nei campi di concentramento, in particolare quello tedesco di Bergen-Belsen, all'indomani dell'armistizio. La pellicola è candidata agli Oscar tra i documentari

LE LETTERE DEL MIO NOME





Ho ripreso a sfogliare in questi giorni un libro di Grazia Livi Le lettere del mio nome, un libro di molti anni fa che ho amato particolarmente e che ho riletto più volte.
Sulla prima pagina l'autografo della scrittrice, piccolo, incerto. Ebbi infatti modo di vederla ed ascoltarla un pomeriggio di qualche tempo fa alla Società Letteraria, era già anziana, presentava il suo ultimo romanzo Il vento e la moto.
Mi aveva colpito la sua reticenza, o forse era timidezza, nel prendere la parola e l’incontro era stato svolto più che altro dall’abile conduttrice.
Le lettere del mio nome è un romanzo-saggio che racconta di donne come la De Beauvoir, Woolf, Banti, Lonzi, Frank, Colette, Stein, Manzini, Bojaxhiu, Bachmann. Donne straordinarie raccontate con altrettanta straordinarietà narrativa.
Quando lo lessi la prima volta, rimasi profondamente colpita di come fosse coinvolgente e limpido lo stile di questa scrittrice. La grande capacità di penetrare i personaggi, la cultura, le continue citazioni letterarie e poetiche, mi impedivano quasi di lasciare il testo.
Grazia Livi è andata altrove, ma i suoi libri restano a testimoniare l'immenso amore che lei provava per le parole.


21 gen 2015

Buone notizie



Il venerdì e il sabato ATV fa le ore piccole...
Bus notturni ATV fino alle 2.
I Bus sono: il 90 il 91 il 94 e il 98.


"Proverbio del giorno: A sant'Agnese le usertole le và par le sese."
Spero che i poeti mi  perdonino specialmente il Barbarani

" A sant'Agnese le lucertole vanno per le siepi." Anche questa è una piccola buona notizia.

Silvana

20 gen 2015

PAROLE PENSATE




(Telemaco Signorini)

... Tutta la mia vita è una storia di parole pensate che mi hanno pungolato come uno sciame di api. Volevano essere messe in ordine e organizzate in una simmetria che desidero chiamare scrittura. Volevano dare significato a ciò che stavo vivendo. Volevano arrivare al nocciolo, alla vera ragione. Volevano consolarmi di quella dura scelta che avevo fatto quand'ero ancora bambina. 
Una bambina magrissima e attenta, con le orecchie piene di bei suoni, la mente aperta a tutte le impressioni, il cuore che le emozioni intasavano facilmente. E allora: sarò scrittrice! Quella frase si profilò molto chiara, ma sottovoce e come una profezia entrò nei miei sogni. Naturalmente quelli molto luminosi, rimandati lontano lontanissimo: al futuro ignoto.

Grazia Livi

IN RICORDO DI GRAZIA LIVI




Grazia Livi, “Narrare è un destino”

Pag. 17

Dovetti inventare il silenzio e farne, in certe ore, la mia condizione di vita. Nel silenzio m’imposi un lavoro assiduo, come un falegname che pialla il legno. Volevo ridestare da quel giacimento … il maggior numero di parole possibili. E di volta in volta volevo legare quelle parole al bagaglio in trasformazione dei miei pensieri e dei miei sentimenti. Col tempo si creò un ricco scambio fra il sentire e le parole che lo avrebbero rivelato: scambio che la scrittura rese visibile. Non una grande scrittura, una scrittura che faceva il suo tirocinio un po’ a sbalzi,. Che insisteva, si ripeteva. Che cercava di non disgregarsi nei compiti familiari – spesso noiosi – anzi li teneva insieme con la volontà di viverli fino in fondo. Imparai che non bisogna scartare nulla di una vita: ogni minima cosa, anche la più trita, è seme per l’esperienza.
A poco a poco la mia identità prese a riconoscersi – e a sfaccettarsi – attraverso le parole scritte e le parole presero a radicarsi nell’identità. Il linguaggio – uno scavo nella coscienza – si approfondì e mi promise di diventare il mio fedele specchio. … Era finalmente un lavoro rivolto all’interno, è sempre questo che intendo quando dico “scrittrice”. … Il problema sarà imparare a “raccogliersi l’anima e tenerla in fronte come la lampada dei minatori” ( Manzini) e sentirsi in una “scabrosa libertà”.


Pag. 182:
… Tuttavia ho ancora cercato un padre-maestro. Si vede che la nostalgia di complementarità e di completamento non ha mai fine. La speranza è sempre quella di essere distinti e insieme, e di restare insieme confluendo armonicamente in una verità riconosciuta da entrambi. Ho avuto incontri in vari mondi: filosofia, religione, arte. Ma oggi chiamerei volentieri “padre” un monaco.
Magro, dimesso, mingherlino quel  monaco, un paio di anni fa, mi venne incontro nella sua piccola comunità, interrompendo con naturalezza il lavoro. Non gli pareva strano che io fossi lì e disse che sì, si poteva parlare, aveva il tempo. Mi portò nella sua stanza, non sedette dietro la scrivania. Aveva vissuto in Oriente, aveva lavorato per vent’anni con dei confratelli buddisti, da cui aveva appreso molto. Ora viveva ai margini di una città, amava le periferie, non si identificava con una istituzione, non aveva alcun potere, era tollerante, viveva molte ore con gli “ultimi”, molte ore in silenzio. Sentivo che le grandi verità spirituali in lui si erano conciliate, suscitando pace. E questa aveva dissolto schemi e pregiudizi e cancellato ogni perentorietà. Era dolcissimo, attivo, umile. Mi sentii accolta e le parole fluirono ricche, fra noi. “Un flusso unico di parole” “un flusso unico di pensiero” questo era stato il desiderio ardente di Virginia Woolf. Voleva dire uno slancio libero verso l’espressione, la sintonia ritrovata del maschile e del femminile, la fusione di tutte le parti dell’essere entro la corrente della scrittura. Eravamo seduti su due sedie.
Mi bastò un’ora, per trarre dal mio passato tutto ciò che aveva contato. Venne fuori un disegno. Il monaco capiva con gli occhi e diceva “sì” “sì”. Poi disse un paio di volte la parola segni – segni nella mia vita – come alludendo ad un enigma che in certi momenti si rivelava. Io mi sentivo calma. Ero una totalità. E nell’immaginazione vidi me stessa come una distesa di terra sulla quale affioravano delle impronte. Le impronte portavano a un centro, su questo non c’erano dubbi, ma anche fuori dal centro, a perdita d’occhio. Pareva che il reale non potesse concludersi mai. Diventava più sottile e trascolorava, forse in quella in finitudine che ho nominato prima. Lì immaginai nebulosamente tutte le figure della vita e dell’anima: erano state necessarie, non erano incomplete.
Occorreva seguire le impronte, così intuii da quel colloquio. Mite, con pudore, il monaco disse alla fine: “A volte scrivo anch’io. Sono un piccolo poeta”. Dunque si poteva andar dietro le impronte col silenzio, ma anche con le parole che approfondite, acuiscono la potenza del significato. Mi tornarono in mente i versi di Ingeborg Bachmann e li mischiai ai miei pensieri:

A voi, parole, orsù seguitemi!
Anche se ci siamo spinte avanti,
fin troppo avanti, ancora si va
più avanti, si va senza fine.

Certo dovrà aver fine ogni cautela.

Non glieli nominai, tanto le nostre fantasie si erano intrecciate naturalmente. E questo mi fece rimaner lì sulla sedia, ancora un poco, a mio agio e sorridente.

         



Carissime, grazie delle vostre riflessioni, poesia e ironia e del prendervi puntualmente cura del blog.

A tutte desidero segnalare l'incontro sui "Cento anni di vita montoriese" con la maestra Pizzini (centenaria a maggio), organizzato da Roberto Bottura e in programma venerdì 30 gennaio alle ore 15.30, come da locandina.

A presto, Gabriella

19 gen 2015

I MIEI COMANDAMENTI


Ho visto lo spettacolo di Benigni in televisione e mi è piaciuto. L'ho trovato appassionato e condivisibile in tante sue affermazioni. Eppure, a mano a mano che proseguiva nel racconto, io avevo sempre più l'impressione che qualcosa rimanesse fuori... mi riconoscevo solo in parte, perché c'era sempre uno scarto, una differenza in campo...
Sono da tantissimo tempo convinta che non esiste il neutro universale, che la differenziazione tra i sessi riguardi, tra l'altro, il modo di sentire le cose, il modo di darne lettura e di interpretarle.
Ecco, Begnini parlava da uomo. Per questo io mi riconoscevo in parte. Per questo, avvertivo sempre che rimaneva fuori dal racconto un altro sguardo, un altro modo di leggere e interpretare quei codici antichi e fondamentali per la storia dell'umanità di questi ultimi due millenni.
Ho pensato allora ad un incontro di ormai parecchi anni fa con una artista importante per Verona, ma non solo, Andreina Robotti. L'incontro avvenne a casa sua e fu un pomeriggio per me molto emozionante. Abitavo da poco in questa città, ero alle prese con gli inizi di un difficile lavoro e la forza immaginifica e la rappresentazione di istanze anche femministe nelle opere che veniva mostrandoci, mi conquistò subito. Sentivo che quella donna, quell'artista, coglieva e diceva delle cose che mi riguardavano, come donna prima di tutto.
Alla fine del pomeriggio uscii dalla sua casa con in mano una sua stampa, che oggi fa bella mostra di sé nel soggiorno di casa mia.
Vi è rappresentata una donna-angelo, con i capelli al vento, in mano una scopa, su un fondo blu cobalto bellissimo. Disseminati qua e là ci sono dei ritagli bianchi. Andreina Robotti mi disse di riempirli con le scritte che più mi piacevano e mi suggerì di richiamare il dettato dei dieci comandamenti, però in chiave diversa da quella ufficiale.
Accolsi con entusiasmo la sua idea e così feci.
Queste enunciazioni rispondono ancora oggi al mio sentire, anche se hanno la forma tipica degli slogan degli anni settanta. Ne cito alcune:
'Nomina il nome di Dio invano, dato che sostiene di averti fatto dalla costola di Adamo'
'Non onorare né il padre né la madre se loro non onorano te'
'Non ammazzare per evitare di scimmiottare il maschio che, se tu abortisci, grida che è omicidio, ma poi lui scatena la guerra'
'Non desiderare l'uomo di altre, non ne vale la pena'
'Non desiderare la roba d'altri, a meno che tu non abbia poco e gli altri molto'...
Hanno tutta l'aria di rivendicazioni e di affermazioni oggi non di moda, eppure in quelle parole c'è un nucleo di verità che io sento con la stessa convinzione degli anni della mia giovinezza.



16 gen 2015

PIGRIZIA-INDIFFERENZA


(Luisa e Betty.... ritratte qualche anno e qualche chilo fa....)



Se non si scrive più per pigrizia
o per indifferenza… Pazienza!
Il blog è certo meno divertente,
meno coinvolgente…
Ma poche voci che possono fare?
Però io e Luisa ci continuiamo a provare
e con costanza e perseveranza
non perdiamo la speranza,
ma continuiamo a coltivare
questo piccolo sogno
di parole e di emozioni e forse di illusioni.


PER LE VIAGGIATRICI LE ATTRICI, APPASSIONATE DI BRICOLAGE E SCRITTRICI





Parto dalla convinzione, più volte ribadita, che la mia esperienza con voi è stata per me un po' magica. Lo è stata perchè per la prima volta mi sono trovata a lavorare e confrontarmi con un gruppo di donne, condividendone in gran parte le idee.
Ogni vita può sembrare simile ad un'altra ma non lo è mai e partendo da diverse direzioni ed esperienze siamo arrivate li insieme, come seguendo un disegno, in quel preciso periodo della mia vita; questa è stata la magia.
Io scrivevo per me per il mio piacere o sollievo, tenendo per me quelle parole liberatorie (a parte Betty mia unica eroica auditrice)
Ma nella vita c'è posto per tutto (o quasi)
Noi donne abbiamo la capacità di dedicarci a molteplici interessi, sempre cariche di doveri sappiamo essere mogli, amiche, amanti, mamme, figlie, sorelle, lavoriamo in ufficio ma siamo anche casalinghe, quando poi diventiamo nonne il cerchio è completo!
Ma tutti questi compiti non ci impediscono di amare la lettura, andare al cinema, fare teatro, disegnare, cucire, scrivere una poesia o inventare una filastrocca per i nostri nipotini.
Può starci tutto, quando si ama fare una cosa il tempo lo troviamo, rubandolo magari al sonno come mi dice Betty.
Per quanto mi riguarda l'ostacolo maggiore e a volte difficilmente superabile è lo stato d'animo avverso, in quel caso allora sì fatico a coordinare anche i compiti più banali.
Entra in gioco però la forza di volontà, il desiderio di evadere, di far volare i pensieri fuori dal solito cielo. Supportata dall'aiuto di un'amica che mi spinge mi aiuta mi invita a collaborare ad un progetto, o a realizzare un sogno, un piccolo sogno, non importa.
Può diventare grande quando riesco a viverlo.
L'esperienza della scrittura non la ritengo mai chiusa, in alcuni momenti la mente si rifiuta di coordinare le parole, di creare quella rete che forma un racconto, si rifiuta per stanchezza, perchè mille pensieri si frappongono mi confondono o mi stremano, svuotandomi.
Mi capita di desiderare solo silenzio e il vuoto di un sonno senza sogni.
Forse non leggo più il blog per prima cosa al mattino ancora con la tazzina di caffè in mano, l'entusiasmo si è un po stemperato, ma rimane fermo il desiderio di mantenere vivaci queste pagine. Tenerle vive ancora con le nostre parole.

Perciò grazie Giovanna che con il tuo scritto hai risposto all'appello, regalandoci una porzione del tuo presente.

EUGENIO MONTALE Le Parole


Le parole
Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.
  

15 gen 2015



Care amiche di penna e di vita
Quello vissuto con voi è stato, per me, un periodo importante.
Ci eravamo trovate grazie ad un progetto di partecipazione: insieme lo abbiamo costruito, vissuto, permeato e come tanti germogli, grazie all’empatia che tra di noi si era creata, qualcosa di “profumato” è sbocciato.
I nostri scritti allegri, sofferti, a volte leggeri talvolta profondi, grazie all’impegno che mettendoci in gioco ognuna di noi ha saputo creare e donare, hanno permesso di conoscerci e diventare amiche.
Nei miei pensieri vi trovo spesso, non uso il passato, perché quando vi penso, mi ritrovo ad approdare in luoghi sereni che mi aiutano a ripartire.
Il nostro blog è di certo cambiato: personalmente non ho più l’esigenza, quasi giornaliera, di aprirlo e ritrovarvi. Dapprima era il nostro pentolone dove tutto bolliva, si scremava, nascevano sempre nuovi menù. In quel momento era il mio quotidiano. Ora mi ritrovo a vivere altre esperienze, altrettanto vitali (teatro, viaggi,
lavori manuali), che assorbono gran parte del mio essere.
Penso che grazie a tutte voi ho allargato le mie conoscenze e la scrittura mi ha permesso di valorizzarmi e conoscermi meglio.
Il blog lo sento ora come un amico che mi informa, mi fa ritrovare alcune di voi (poche); è come un libro che, talvolta, si ha voglia di riscoprire.
Quando mi ritrovo fra le mani miei vecchi scritti o poesie, mi sento felice e soddisfatta.
Il mio percorso con la penna, al momento, è fermo in un’area di sosta (speriamo breve).
Vi ringrazio per il continuo stimolARCI con vostri, o di altri autori, scritti.
È per me importante culturalmente.
Ritroviamoci quando possibile e proviamo a ricreare qualcosa di uguale o diverso: quando si parte con lo spirito costruttivo qualcosa di bello ci aspetta e imbarchiamo nuove amiche che, forse, metteranno nuova grinta nel remare.
A presto care amiche
Giovanna

GABBIANI



Non so dove i gabbiani abbiano il nido
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.


Vincenzo Cardarelli

14 gen 2015

SERA



Eppure la stanchezza, 


simile in questo


ad una vela pesante, 

si riempie alla fine del giorno

di tutto il vento trascorso

e lentamente muove

i miei pensieri nella sera.

Così il silenzioso soffio della mente

e del sonno disincaglia

il corpo della luce.

Io m'addormento in questo scafo azzurro

e già le lenzuola accarezzano l'acqua,

e già la riva è lontana.




Valerio Magrelli



12 gen 2015



LIBERTE'

Sur mes cahiers d'écolier 
Sur mon pupitre et les arbres 
Sur le sable sur la neige 
J'écris ton nom 

Sur toutes les pages lues 
Sur toutes les pages blanches 
Pierre sang papier ou cendre 
J'écris ton nom 

Sur les images dorées 
Sur les armes des guerriers 
Sur la couronne de rois 
J'écris ton nom 

Sur la jungle et le désert 
Sur les nids sur les genêts 
Sur l'écho de mon enfance 
J'écris ton nom 

Sur les merveilles des nuits 
Sur le pain blanc de journées 
Sur les saisons fiancées 
J'écris ton nom 

Sur tous mes chiffons d'azur 
Sur l'étang soleil moisi 
Sur le lac lune vivante 
J'écris ton nom 

Sur le champs sur l'horizon 
Sur les ailes des oiseaux 
Et sur le moulin des ombres 
J'écris ton nom 

Sur chaque bouffées d'aurore 
Sur la mer sur les bateaux 
Sur la montagne démente 
J'écris ton nom 

Sur la mousse des nuages 
Sur les sueurs de l'orage 
Sur la pluie épaisse et fade 
J'écris ton nom 

Sur les formes scintillantes 
Sur les cloches des couleurs 
Sur la vérité physique 
J'écris ton nom 

Sur les sentiers éveillés 
Sur les routes déployées 
Sur les places qui débordent 
J'écris ton nom 

Sur la lampe qui s'allume 
Sur la lampe qui s'éteint 
Sur mes raisons réunies 
J'écris ton nom 

Sur le fruit coupé en deux 
Du miroir et de ma chambre 
Sur mon lit coquille vide 
J'écris ton nom 

Sur mon chien gourmand et tendre 
Sur ses oreilles dressées 
Sur sa patte maladroite 
J'écris ton nom 

Sur le tremplin de ma porte 
Sur les objets familiers 
Sur le flot du feu béni 
J'écris ton nom 

Sur toute chair accordée 
Sur le front de mes amis 
Sur chaque main qui se tend 
J'écris ton nom 

Sur la vitre des surprises 
Sur les lèvres attendries 
Bien au-dessus du silence 
J'écris ton nom 


 Sur mes refuges détruits 
Sur mes phares écroulés 
Sur les murs de mon ennui 
J'écris ton nom 

Sur l'absence sans désir 
Sur la solitude nue 
Sur les marches de la mort 
J'écris ton nom 

Sur la santé revenue 
Sur le risque disparu 
Sur l'espoir sans souvenir 
J'écris ton nom 

Et par le pouvoir d'un mot 
Je recommence ma vie 
Je suis né pour te connaître 
Pour te nommer 

Liberté





LIBERTÀ

Sui quaderni di scolaro
Sui miei banchi e gli alberi
Sulla sabbia sulla neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Sulle immagini dorate
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Scrivo il tuo nome

Sulla giungla ed il deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sulla eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome

Sui miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d’azzurro
Sullo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome

Sulle piane e l’orizzonte
Sulle ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
Sulle onde sulle barche
Sulla montagna demente
Scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori d'uragano
Sulla pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
Le campane dei colori
Sulla verità fisica
Scrivo il tuo nome

Sui sentieri risvegliati
Sulle strade dispiegate
Sulle piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende
Sopra il lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
Sulle sue orecchie dritte
Sulla sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Sulla santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Sulle mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Sull’assenza che non chiede
Sulla nuda solitudine
Sui gradini della morte
Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Sull’immemore speranza
Scrivo il tuo nome

E in virtù d’una parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti,
Per chiamarti

Libertà  


Paul Eluard