BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



31 lug 2014

Un ricordo di Emma sul tema dell' "Attesa"

Attesa
Attesa: parola magica che racchiude in sé gioia, speranza, fiducia in un avvenire migliore; perché per me l’attesa non può che essere gioiosa.
Se l’avvenimento futuro non è piacevole o addirittura temuto è angoscia, incubo.
Senza l’attesa non si può vivere, la vita è attesa: attesa di diventare grandi, attesa dell’amore, attesa di concludere gli studi, attesa dei figli, della realizzazione della professione. Spesso, come dice Leopardi l’attesa è  più bella della sua realizzazione, altre volte ciò che si realizza diversamente è inaspettatamente migliore, quante volte ho ringraziato Dio per aver deluso le mie attese!
L’attesa è dimensione del vivere, dicevo, però io so che nella mia primissima infanzia mi è stata negata questa dimensione. Ho ricordi nettissimi dei miei primi anni di vita, ricordi che risalgono a età in cui la psicologia nega che ci siano fissazione di vissuti. Mi è stato spiegato che quegli avvenimenti sono stati talmente traumatici da determinare questo fenomeno.
Rivedo con gli occhi di allora la mia casa, la mia bellissima casa, e la vedo buia, opprimente con le finestre tappate per i bombardamenti, rischiarata da una debole luce di candela. Quella mancanza di luce riflette la nostra vita senza speranza, fissata nel presente.
La sera risento il mormorio collettivo di preghiere, che si concludeva con un sospiro, qualcuno diceva: “Chi lo sa se ci saremo domani.”
Ed era così: scendevamo nei rifugi, senza la certezza di riemergere. Uscivamo e le case intorno spesso erano scomparse seppellendo i loro abitanti.
La mia prima amica: una bambina poco più grande di me, che si sedeva ogni domenica accanto a me in chiesa, morì colpita da una granata.
Quanto durò questo tempo? un tempo lunghissimo!
Venne un giorno e che giorno! 21 aprile 1945!
Ricordo che correvamo tutte verso via Rizzoli. La strada delle due Torri. Eravamo assiepati ai lati della via, io schiacciata dalla folla. Qualcuno, un uomo giovane, mi prese in braccio e mi mise sule sue spalle, ora ero in prima fila.
Un soldato polacco, la prima divisione ad entrare in città (lo ricorda una lapide) fu dei soldati arruolati in Polonia, si fermò per darmi un pezzetto di cioccolato. Non lo mangiavo da molto tempo e il suo sapore è indimenticabile.
L’uomo che mi reggeva disse: “Domani comincia tutto” ed io imparai l’attesa del domani.
Emma

1 commento:

betty ha detto...

La tua attesa Emma mi riporta all'attesa che ha vissuto mio padre, mi riporta ai suoi racconti che come in un film senza tempo, rivedo e risento.
L'angoscia, l'incertezza, le sirene, i rifugi e nella tua stessa città per giunta.
Poi l'esultanza, la meraviglia, la gioia incontenibile della liberazione. Le vie del centro invase dai carri armati e dai soldati-eroi, la cioccolata distribuita con grande generosità, e per mio papà una forte indigestione provocata da quello squisito dolce, che è diventato per voi bambini di allora, un po' il simbolo della liberazione.
Grazie Emma per avermi fatto rivivere quest'attesa.