BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



31 lug 2014

BUONGIORNO CON UNA POESIA

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

- Alda Merini -
Un ricordo di Emma sul tema dell' "Attesa"

Attesa
Attesa: parola magica che racchiude in sé gioia, speranza, fiducia in un avvenire migliore; perché per me l’attesa non può che essere gioiosa.
Se l’avvenimento futuro non è piacevole o addirittura temuto è angoscia, incubo.
Senza l’attesa non si può vivere, la vita è attesa: attesa di diventare grandi, attesa dell’amore, attesa di concludere gli studi, attesa dei figli, della realizzazione della professione. Spesso, come dice Leopardi l’attesa è  più bella della sua realizzazione, altre volte ciò che si realizza diversamente è inaspettatamente migliore, quante volte ho ringraziato Dio per aver deluso le mie attese!
L’attesa è dimensione del vivere, dicevo, però io so che nella mia primissima infanzia mi è stata negata questa dimensione. Ho ricordi nettissimi dei miei primi anni di vita, ricordi che risalgono a età in cui la psicologia nega che ci siano fissazione di vissuti. Mi è stato spiegato che quegli avvenimenti sono stati talmente traumatici da determinare questo fenomeno.
Rivedo con gli occhi di allora la mia casa, la mia bellissima casa, e la vedo buia, opprimente con le finestre tappate per i bombardamenti, rischiarata da una debole luce di candela. Quella mancanza di luce riflette la nostra vita senza speranza, fissata nel presente.
La sera risento il mormorio collettivo di preghiere, che si concludeva con un sospiro, qualcuno diceva: “Chi lo sa se ci saremo domani.”
Ed era così: scendevamo nei rifugi, senza la certezza di riemergere. Uscivamo e le case intorno spesso erano scomparse seppellendo i loro abitanti.
La mia prima amica: una bambina poco più grande di me, che si sedeva ogni domenica accanto a me in chiesa, morì colpita da una granata.
Quanto durò questo tempo? un tempo lunghissimo!
Venne un giorno e che giorno! 21 aprile 1945!
Ricordo che correvamo tutte verso via Rizzoli. La strada delle due Torri. Eravamo assiepati ai lati della via, io schiacciata dalla folla. Qualcuno, un uomo giovane, mi prese in braccio e mi mise sule sue spalle, ora ero in prima fila.
Un soldato polacco, la prima divisione ad entrare in città (lo ricorda una lapide) fu dei soldati arruolati in Polonia, si fermò per darmi un pezzetto di cioccolato. Non lo mangiavo da molto tempo e il suo sapore è indimenticabile.
L’uomo che mi reggeva disse: “Domani comincia tutto” ed io imparai l’attesa del domani.
Emma

30 lug 2014


Canzone  

Le chiare betulle sono spuntate e
vogliono essere come persone
preferibilmente donne con una folta chioma e
ballano formando una stella con
fazzoletti bianchi nelle mani
agitati dal vento
con gonne lunghe per nascondere i piedi
le chiare donne spuntano e
vogliono essere come alberi, preferibilmente betulle con
una folta chioma e
ballano formando una stella con
fazzoletti bianchi tra i rami
agitati dal vento
con gonne lunghe per nascondere le radici.
Cecilie Løveid

 
 

Un pensiero di Susanna Tamaro sugli alberi




Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.
Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di frutti.




29 lug 2014



"LE DONNE CHE LEGGONO"


I diari della Grande Guerra su Radio 3

Ha preso il via lunedì 28 luglio, su Radio 3,  "Tempo di Marcia. Diari di Guerra dall'Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano" un ciclo di letture radiofoniche tratte dai diari della Prima Guerra Mondiale conservati all'Archivio. Si tratta di un progetto di Nicola Maranesi, a cura di Laura Palmieri, grazie al quale verranno proposti intensi brani autobiografici letti da Mario Perrotta, Paola Roscioli, Daniele Timpano, Elvira Frosini. Diari che sono già tra i protagonisti del progetto "La grande guerra - I diari raccontano"
http://racconta.gelocal.it/la-grande-guerra/ nato in collaborazione con il Gruppo L'Espresso.
Le puntante andranno in onda dalle 13.00 alle 13.45, ogni giorno, dal lunedì al venerdì fino al 29 agosto.
La prima lettura è tratta dal diario di Ludovico Caprara.
Per ascoltare le puntate in podcast:
www.tempodimarcia.rai.it
corinna

28 lug 2014

TU NON SAI






Ciao a tutte,
inserisco un testo che Bona ha piacere di condividere con voi. Corinna



VIVI  L’ATTIMO
Molto in voga ultimamente il motto “vivi l’attimo “, divenuto oramai quasi l’anima della corrente filosofica attuale, ispirato forse al titolo di un film di grande successo “ l’attimo fuggente “.
Niente di nuovo sotto il sole: i nostri antenati, i latini, ripetevano: hic  et nunc, qui e ora, per non parlare delle vecchie favole che ci raccontavano le nonne, come “La ragazza con la ricottina” o “Scarpette rosse”, che ci ammonivano a non sognare troppo, a non fare progetti troppo ambiziosi per il futuro. Per non parlare delle opere teatrali, da Brecht  con “Aspettando Godot”  a Edoardo de Filippo “Deve passare la nottata”.
Coloro che attendono l’arrivo, sempre rinviato, del fantomatico Godot  sono condannati all’immobilità, nella speranza dell’arrivo di qualcuno che venga a risolvere tutti i loro problemi e risponda a tutte le loro domande.
Eppure De Filippo ci dice che la vita è attesa, viviamo sorretti dalla speranza anche se spesso la speranza si mescola all’angoscia.
Si sente spesso dire che si è saggi solo da bambini, quando non si sa cosa siano i progetti, si gioca, si gioca, con qualsiasi cosa si abbia sottomano, si vive immemori senza un dopo. E certo è importante non perdere mai la capacità di sorprendersi e la naturale curiosità.  
Ma già gli adolescenti iniziano ad attendere, anche se non sanno cosa stanno aspettando, certo la vita donerà loro cose meravigliose, certamente arriverà l’amore. Guardiamoli gli adolescenti, nelle nostre case, per le strade, a scuola: sono sempre trasognati, distratti, assenti, sbigottiti, non ascoltano voci esterne, calpestano senza rendersene conto gli oggetti che trovano sulla loro strada, se insistiamo con le nostre domande rispondono  in malo modo e ce lo meritiamo, ci siamo introdotti senza permesso  in un  mondo fatto di sogni ed attese.
Le mie figlie adolescenti mi innervosivano e mi irritavano, ma adesso rimpiango quel periodo, in fondo anch’io vivevo dei loro sogni e delle loro aspettative. E’ triste quando non si attende più perché non c’è più niente da attendere, o si ha paura ad attendere.
Per riuscire a vivere  il presente in completa serenità e gratificazione  occorre  la spensieratezza dei bambini o la saggezza di alcuni grandi uomini. Io ne ho conosciuto uno, Renzo, un sacerdote cattolico molto particolare.
Da anziano, ammalato, giaceva nel letto o seduto in poltrona sereno, ascoltando il suo respiro. La consapevolezza del movimento dell’aria che entrava e usciva dai suoi polmoni lo appagava, sentiva dentro di sé la vita, la sentiva come dono , un dono di quel Padre  che lo aveva sempre avvolto nel suo amore. Per lui il Padre, la Vita, l’Amore erano un tutt’uno. Non sapeva quanto futuro avesse davanti e non se lo chiedeva, non lo chiedeva ai medici. Si godeva il suo respiro, la vita, attimo per attimo, con consapevolezza.
Bona Fiori  

25 lug 2014





Venerdì 25 luglio 2014, ore 20.15, Festa dell'Unità
NON E' AMORE
Incontro con Laura Roveri

Partecipano Marisa Mazzi dell'Associazione Isolina e... , Sara Gini, avvocata, presidente di Telefono Rosa. Coordina Alessia Riotta, parlamentare PD. 

24 lug 2014

Vorrei essere una pianta,
anche un’erba,
una vite,
meglio sarebbe un olivo,
magari un melograno.
Poter restare fermo
e immobile,
in un cortile del Campidano,
in un orto in Baronia,
in una vigna a Dorgali.
Sapere la storia di una casa,
conoscere gli umori delle stagioni.
Fare ridere scioccamente
anche i più saggi del mio villaggio.
C. Nivola.

Estiva






Distesa estate,
stagione dei densi climi-
dei grandi mattini,
dell'albe senza rumore.
Ci si risveglia come in un acquario-
dei giorni identici astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca;
stagione estrema, che cadi,
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni.
Stagione che porti luce
a distendere il tempo
di la dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno.

Vincenzo Cardarelli

(questo clima.... un motivo in più per cercare l'estate nella poesia)



22 lug 2014

FESTA DELL'UNITA'




Momenti di un' estate III

Un vento dolce si è levato
in questo giorno caldo.
Siano perdonati alla mia anima
i suoi sogni! Oh, lasciatemi pregare

che questa fresca ora
resti unita alla memoria
e possa anni dopo
rivivere in me!

E' ben poco, lo so,
ma è la felicità,
e sono poche le ore
che possiamo realmente benedire.

Sono ore come questa, libere
dall'appartenere al pensare,
quando non abbiamo nulla a cui badare
salvo la brezza che è niente.

Quest'ora, dunque, viva
nella mia memoria,
e possa rivivere ancora
ogni volta che vedrò

il mio cuore farsi greve e ardente,
e i miei pensieri vicini e recenti.
O dolce brezza, soffia sul mio pensiero!
O serenità, sfiora il mio destino!

Fernando Pessoa

Questa poesia fa parte di una trilogia dedicata da Fernando Pessoa all'estate.

corinna

20 lug 2014

ALBERI





Rami e tronchi,
foglie e fiori,
piccoli o grandi,
con frutti e sapori.
Alberi di fronde ed ombre,
alberi in aiuole o in parchi,
alberi secchi, alberi stanchi,
alberi radiosi, alberi piangenti,
alberi giganti, alberi dolenti….
Dolenti perché troppo spesso
succede che vengano
divelti da chi crede che
un centro commerciale
sia molto meglio di un bel viale!



ALBERO ANCH'IO



( gli alberi; fonte di vita, di riposo, di bellezza... quanti rischi corrono in questo mondo spesso così strano)



Disegnami la corsa tra i castagni,
la prima luce dopo questa guerra
di neve sulle ciglia degli stagni
addormentate, fradice di terra;
Colorami di vento e di campane,
di tonfi azzurri sulle balaustrate;
l'inanellarsi delle settimane
dischiudimi dischiudimi l'estate.
Bambina di tramonto e pietra e luna
e fare giorno, portami nel grido
degli alberi che attorno si raduna,
Albero anch'io: slanciando al cielo, strido
colori e foglie, sparso in raggi, in una
canzone sola. Fa ch'io sia quel grido.


Aldo Nove, pseudonimo di Antonio Centanin, poeta contemporaneo

18 lug 2014

INIZIATIVA
Danziamo sotto gli alberi.
venerdì 18 luglio dalle ore 18.30
all'incrocio tra viale San Marco e via Colonnello Galliano.

evento di arte pubblica
ideato da Loretta Viscuso 

Gli alberi in tutte le culture sono da sempre luoghi speciali ,dove ci si incontra  ci si siede all'ombra, si prendono decisioni. Spesso gli anziani dei villaggi si trovavano proprio lì per decidere cosa fare per risolvere situazioni difficili. 
Venerdì ci troviamo a danzare  proprio sotto quegli alberi perché vorremmo non fossero tagliati.
La danza collettiva sarà un modo per celebrare la loro presenza, per condividere la loro ombra, per  rendere visibile il legame profondo che ci fa sentire tutt'uno con loro.
Lo spazio vuoto che hanno lasciato gli alberi che sono stati già tagliati, è come ne se contenesse ancora in qualche modo la forma, diventata invisibile agli occhi ,ma non al cuore.
Prima di iniziare la danza ,ognuno potrà scrivere su un foglio un breve testo e poi potrà indossarlo : portate poesie, riflessioni personali , testi letterari, disegni...
Con la musica faremo girare tutto, e le frasi di ognuno diventeranno le parole di tutti .
                                                                                                          Loretta Viscuso

16 lug 2014


ADDIO A NADINE GORDIMER
 
Grande scrittrice sudafricana, premio Nobel per la letteratura nel 1991. Amica di Nelson Mandela,  si è sempre battuta per l'uguaglianza dei diritti tra bianchi e neri, uomini e donne e perché ci fossero meno differenze di ceto sociale. Autrice di molti romanzi di successo, ricordiamo, tra gli ultimi, la raccolta "Storie di vita" del 2005, Ed. Feltrinelli. 
Corinna
 

14 lug 2014


Piove


Acquazzone acquazzone acquazzone acquazzone acquazzone acquazzone

ô pioggia ô pioggia ô pioggia ô pioggia ô pioggia ô pioggia!

gocce d'acqua gocce d'acqua gocce d'acqua gocce d'acqua

parapioggia ô parapioggia ô paracquazzone ô !

paragocce d'acqua paragocce d'acqua di pioggia

cappucci pellegrine e impermeabili

che la pioggia è umida e che l'acqua bagna e bagna!

bagna l'acqua bagna l'acqua bagna l'acqua bagna l'acqua

e ch'è piacevole piacevole piacevole

avere i piedi bagnati e i capelli umidi

tutto umidi d'acquazzoni e di pioggia e di gocce

d'acqua di pioggia e d'acquazzone e senza un paragoccia

per proteggere i piedi e i capelli bagnati

che non arricceranno più che non arricceranno più

a causa dell'acquazzone a causa della pioggia

a causa dell'acquazzone e delle gocce di pioggia

delle gocce d'acqua di pioggia e delle gocce d'acquazzone

capelli disarcionati capelli senza parapioggia.
 

Raimond Queneau da ‘l’istante fatale’

 

12 lug 2014

Quando mi sento bambina.....

mi scappa la filastrocchina......




 PIOGGIA

Pioggia che lava, allaga,
annoia, intristisce
di luglio stupisce.
Pioggia battente, pioggia continua,
vattene ora, vattene anche prima!
Voglio un estate dove il verde, il giallo e il blu
siano i soli colori… perché mi fanno stare su!
Via i cieli smorti colmi di nuvole a pecorelle!
Io voglio in cielo un sole giallo e mille stelle!!!!!



(desideravo fare una profonda riflessione filosofica sul clima, ma se il contenuto della mia "ode" vi risulta troppo impegnativo e denso di metafore ardite, non esitate a chiedermi chiarimenti…..)

PIOVE


LINGUAGGIO SESSISTA DA CORREGGERE

"Ecco il marito dell'assessore"... quando il vocabolario non rispetta le donne
Presentato un manualetto sull'uso scorretto della lingua e sulle soluzioni già previste dall'italiano: "Donne, grammatiche e media". 
Boldrini: "L'uso del linguaggio è una scelta politica" 

"Il più esilarante: "Eva, il medico del Chelsea e gli attributi delle donne". Il più classico: "Ingegnere aerospaziale, 36 anni, donna". Il più ambiguo: "La presidenza va al marito dell'assessore". Sono alcuni esempi, di involontaria comicità, dell'uso scorretto della lingua quando si insiste a non rispettare il genere femminile. Non sarebbe più giusto dire assessora, ingegnera, medica? Tutte parole previste nella nostra lingua, basterebbe considerarle e non "adagiarsi" su un uso sessista dell'italiano come avviene regolarmente non solo nella vita quotidiana ma, ed è molto peggio, nei mass media e nei giornali.    [...]



L'articolo di Anna Bandettini lo trovate su Repubblica.it alla pagina culturale
Da leggere.

Il libro:  
Buon fine settimana
Marisa