BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



28 dic 2013

Gli auguri di Aldo con le parole di Elli Michler


 

DA POETRIA Giancarlo Beltrame commemora Fernando Bandini, morto il giorno di Natale.

Il ricordo di Fernando Bandini.
 È morto nei giorni scorsi Fernando Bandini, poeta (in lingua italiana, dialetto e latino), traduttore, professore di letteratura italiana e di metrica a Padova e a Ginevra, collega per tre indimenticabili anni all'università di Verona. Una persona splendida, coltissimo, arguto e con quell'umorismo venato di malinconia e di senso delle cose e della loro precarietà che hanno i veneti. Vicentino di quella Vicenza di Piovene, Parise, Neri Pozza, Barolini, Gian Dauli, Scapin, Meneghello, che è un miracolo di qualità letteraria, artistica e intellettuale concentrata in uno spazio così ridotto. Tra una lezione e l’altra (seguitissimo e amatissimo dagli studenti) mi indicava e nominava nel vasto spazio incolto dove poi sarebbe sorto il nuovo palazzo di Lettere fiori e uccelli che sapeva riconoscere dal volo. E sapeva ridere e, ancor più difficile, sorridere, come raramente fanno, e sanno, tanti tronfi colleghi universitari.
Più di trent’anni fa ha scritto questa poesia che oggi, tra le tante sue, mi sembra la più adatta a racchiuderlo:

APPENA USCITO

Forse, mia cara, i galli perderanno
 la cresta un giorno.
 Forse appena uscito dalla città
 sulla prima salita della collina
 il mio cuore cesserà di battere
 e, addio Fernando. C’è

un modo nella luce di sgusciare
 dolcemente dall’occhio che si appanna:
 come una lacrima quando sotto la palpebra
 è entrato un moscerino.

21 dic 2013

BUON NATALE



I nostri auguri con un libro



... ed una poesia


 NATALE

Non ho voglia di tuffarmi 
in un gomitolo di strade.
Ho tanta stanchezza
sulle spalle.
Lasciatemi così
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata.
Qui non si sente altro
che il caldo buono.
Sto con le quattro
capriole di fumo
 del focolare. 

Giuseppe Ungaretti 


09 dic 2013

LA PRIMA SANTA LUCIA


Il primo inverno, quello di cui ho memoria, era quello del mio terzo anno d’età.

Mi parlavano di Santa Lucia. Portava regali ai bambini buoni, mi dicevano.
Buona e tranquilla lo ero stata fin dalla nascita e non avevo dubbi che la Santa sarebbe passata da casa mia.
Non riuscivo a immaginarla, nonostante le descrizioni accurate; non la percepivo definita e in fondo neppure gradevole. Si diceva che aveva perso gli occhi, una faccenda inquietante per una bambina.

Le mie simpatie andavano al musseto. Lui, così paziente e così stanco poverino. Mi ricordo che gli preparammo un piatto con dell’erba e una scodella di acqua “Fresca, mi raccomando” . Nonna Barbara era la direttrice di tutta la magica faccenda.
Nei giorni precedenti le zie si erano date un gran daffare a suonare trombette e a lanciare caramelle. Io non sapevo se esserne turbata o felice.
Di tutto questo ambaradan, del risveglio forzato prima dell’alba, con le ziette eccitate fuor di misura, ho un ricordo vivido. Anche dei giocattoli, tanti che non mi soffermo ad enumerarli.

Ma la magia, quella vera, quella che non puoi dimenticare perché per un attimo ti ha avvolta e catturata, era tutta in quei vetri bui, del buio che precede l’alba. Vetri appannati su cui mi fermai a tracciare dei segni umidi, con stupore.
La magia era nell’eccitazione delle zie, nel loro parlottare a bassa voce, nel camminare leggero incontro alla sorpresa, nelle loro espressioni di finta meraviglia.
Questa fu la prima Santa Lucia. Altre ne succedettero ma solo questa ricordo con vivezza. E sui polpastrelli percepisco ancora l’umidore freddo di quel risveglio al buio, prima dell’alba.

 

08 dic 2013

LE MANI


Le mani


da "Frontiera"

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.
 Vittorio Sereni