BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



28 dic 2013

Gli auguri di Aldo con le parole di Elli Michler


 

DA POETRIA Giancarlo Beltrame commemora Fernando Bandini, morto il giorno di Natale.

Il ricordo di Fernando Bandini.
 È morto nei giorni scorsi Fernando Bandini, poeta (in lingua italiana, dialetto e latino), traduttore, professore di letteratura italiana e di metrica a Padova e a Ginevra, collega per tre indimenticabili anni all'università di Verona. Una persona splendida, coltissimo, arguto e con quell'umorismo venato di malinconia e di senso delle cose e della loro precarietà che hanno i veneti. Vicentino di quella Vicenza di Piovene, Parise, Neri Pozza, Barolini, Gian Dauli, Scapin, Meneghello, che è un miracolo di qualità letteraria, artistica e intellettuale concentrata in uno spazio così ridotto. Tra una lezione e l’altra (seguitissimo e amatissimo dagli studenti) mi indicava e nominava nel vasto spazio incolto dove poi sarebbe sorto il nuovo palazzo di Lettere fiori e uccelli che sapeva riconoscere dal volo. E sapeva ridere e, ancor più difficile, sorridere, come raramente fanno, e sanno, tanti tronfi colleghi universitari.
Più di trent’anni fa ha scritto questa poesia che oggi, tra le tante sue, mi sembra la più adatta a racchiuderlo:

APPENA USCITO

Forse, mia cara, i galli perderanno
 la cresta un giorno.
 Forse appena uscito dalla città
 sulla prima salita della collina
 il mio cuore cesserà di battere
 e, addio Fernando. C’è

un modo nella luce di sgusciare
 dolcemente dall’occhio che si appanna:
 come una lacrima quando sotto la palpebra
 è entrato un moscerino.

21 dic 2013

BUON NATALE



I nostri auguri con un libro



... ed una poesia


 NATALE

Non ho voglia di tuffarmi 
in un gomitolo di strade.
Ho tanta stanchezza
sulle spalle.
Lasciatemi così
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata.
Qui non si sente altro
che il caldo buono.
Sto con le quattro
capriole di fumo
 del focolare. 

Giuseppe Ungaretti 


09 dic 2013

LA PRIMA SANTA LUCIA


Il primo inverno, quello di cui ho memoria, era quello del mio terzo anno d’età.

Mi parlavano di Santa Lucia. Portava regali ai bambini buoni, mi dicevano.
Buona e tranquilla lo ero stata fin dalla nascita e non avevo dubbi che la Santa sarebbe passata da casa mia.
Non riuscivo a immaginarla, nonostante le descrizioni accurate; non la percepivo definita e in fondo neppure gradevole. Si diceva che aveva perso gli occhi, una faccenda inquietante per una bambina.

Le mie simpatie andavano al musseto. Lui, così paziente e così stanco poverino. Mi ricordo che gli preparammo un piatto con dell’erba e una scodella di acqua “Fresca, mi raccomando” . Nonna Barbara era la direttrice di tutta la magica faccenda.
Nei giorni precedenti le zie si erano date un gran daffare a suonare trombette e a lanciare caramelle. Io non sapevo se esserne turbata o felice.
Di tutto questo ambaradan, del risveglio forzato prima dell’alba, con le ziette eccitate fuor di misura, ho un ricordo vivido. Anche dei giocattoli, tanti che non mi soffermo ad enumerarli.

Ma la magia, quella vera, quella che non puoi dimenticare perché per un attimo ti ha avvolta e catturata, era tutta in quei vetri bui, del buio che precede l’alba. Vetri appannati su cui mi fermai a tracciare dei segni umidi, con stupore.
La magia era nell’eccitazione delle zie, nel loro parlottare a bassa voce, nel camminare leggero incontro alla sorpresa, nelle loro espressioni di finta meraviglia.
Questa fu la prima Santa Lucia. Altre ne succedettero ma solo questa ricordo con vivezza. E sui polpastrelli percepisco ancora l’umidore freddo di quel risveglio al buio, prima dell’alba.

 

08 dic 2013

LE MANI


Le mani


da "Frontiera"

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.
 Vittorio Sereni

27 nov 2013

AQUILONI per SABRINA ALESSANDRO e LEONARDO (?)




Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini

25 nov 2013

BENVENUTA SABRINA!!!







A nonna Corinna e alla piccola Sabrina, tutti i nostri più affettuosi auguri da tutte le donneinpuntadipenna.

20 nov 2013

SCRIVERE OLTRE IL SILENZIO











La Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari (Ar) aderisce al progetto europeo “Scrivere oltre il Silenzio - Promuovere le competenze autobiografiche per aiutare le donne sopravvissute alla violenza di genere ” finanziato dalla Unione Europea nell’ambito del programma DAPHNE, 
il 25 novembre si celebra la giornata contro al violenza alle donne , in quella occasione invitiamo tutti - donne e uomini - a raccontare un episodio della propria storia di vita dove sono stati oltrepassati i confini dell’amore e condividere il testo su una pagina appositamente messa a disposizione a partire da Domenica 24 novembre, dalle ore 18:30.
Per ora vi chiediamo di visitare la pagina creata per lanciare l’avvenimento e aderire. Solo il 24 novembre potrete scrivere e inviare il vostro testo.
Vi chiediamo inoltre, già da ora, a segnalare iniziative che celebrino la Giornata anti-violenza sul vostro territorio. Ne terremo traccia in una mappa che sarà progressivamente arricchita dalle vostre segnalazioni.
Sappiamo che è un progetto impegnativo ed una sfida. Speriamo che tanti - ripetiamo donne e uomini - aderiscano a questo progetto inviando la loro volontà a partecipare.
Qui la pagina con tutte le indicazioni dove potete indicare la vostra adesione sia come singole/singoli, che come associazioni, enti e genericamente soggetti collettivi.

31 ott 2013

LIBRO AZZURRO - UN MODO INTELLIGENTE PER RITROVARCI

Grazie carissime, è stata una serata piacevole e conviviale. Feliciana tramite FB ha scritto i suoi ringraziamenti; si è trovata bene con noi. Antonietta ha chiesto di tornare e si iscriverà anche a teatro.
Bene, che dire? Ottimo il risotto con la zucca!
Continueremo.
La prossima, il 9 dicembre, sarà una serata tutta di autobiografia.
Intanto si continua con la poesia l'11 novembre.
Portate vostre poesie, portate poesie.


20 ott 2013

28 OTTOBRE E ALCUNE PRECISAZIONI

Carissimi tutti
Ricominciamo con i nostri laboratori di scrittura autogestiti. L'esperienza di maggio e giugno (Libro Bianco e Libro Rosso) si va a concludere con il

LIBRO AZZURRO DEI SOGNI.

  • Le novità:
Rispondendo alle numerose richieste quest'anno abbiamo deciso di aprire i laboratori anche ad altre persone, senza limiti di genere. Certo dovremo magari cambiare nome ma non ci importa. Il senso è quello di trovare spazi intelligenti, dove il confronto è crescita e dove il ritrovarsi è socialità e libera espressione. Anche questa volta il Laboratorio comprenderà un momento creativo.

La serata è comunque imperniata sull'autobiografia.
Questa volta a condurre saranno Paola e Marisa.
  • Il luogo:
La temporanea chiusura di Arcimontorio ci ha condotti a Ferrazze, all'Opificio dei Sensi. Per qualsiasi indicazione stradale andate sul sito dell'Opificio.
  • Chi vuole continuare o partecipare alla nostra avventura ha due possibilità
Prenotare subito al 347 5603918 oppure a m.ventur@libero.it una cena a base di risotto e zucca, acqua, vino, dolce al costo di 10 euro. Si cena alle 19.30 all'Opificio dei Sensi. Serve tessera Arci.
Dare conferma della sola partecipazione al Laboratorio al 347 5603918 oppure a m.ventur@libero.it. In questo caso si inizia alle 21.00.
  • Servono:
Un quaderno, una matita con gommino, una penna, un pennarello scuro non a punta grossa, un paio di forbici, un pennello n. 10 (se ne avete due o più portateli).

Vestitevi sobriamente perchè si pasticcia un po'!


Arrivederci a LUNEDì 28 OTTOBRE

19 ott 2013

APPUNTAMENTO CON IL LIBRO AZZURRO DEI SOGNI IL 28 OTTOBRE


Carissime
si ricomincia con la scrittura dei laboratori autogestiti.
La proposta di Paola e Marisa per


     LUNEDì 28 OTTOBRE alle ORE 21
        presso L'OPIFICIO DEI SENSI


                                   
IL LIBRO AZZURRO DEI SOGNI


Come nei precedenti incontri si proporrà la scrittura autobiografica alleggerita da un laboratorio ludico-creativo di confezione del Libro azzurro; un modo per stare insieme con intelligenza e creatività.
Nelle ultime riunioni abbiamo concordato (con chi c'era e a maggioranza) di aprire i laboratori ad altre persone che hanno manifestato interesse per ciò che facciamo.

Proponiamo di cenare insieme con un risotto di zucca (ad libitum), torta, vino e acqua a 10 euro. Per favore segnatevi nei commenti o mandate un SMS a Marisa. Dobbiamo saper quante saremo.



01 ott 2013

ARCIPOESIA ALL'OPIFICIO DEI SENSI A FERRAZZE

 
 
 
 
Distacco, abbandono, perdita, lacerazione, caduta ... questo è l'argomento di ottobre.

L'inagibilità del Circolo di Via dei Peschi ci ha portati a Ferrazze (comune di San Martino Buon Albergo).
Il posto è bellissimo e molto poetico.
Troverete  l' Opificio dei Sensi in Internet;  sul sito ci sono  foto della struttura, mappa e programma dei corsi di quest'anno. 
Per arrivare: dalla Mattarana  (uscita Tangenziale Est) dirigersi alle Ferrazze, superare la trattoria che si trova sulla curva a gomito proseguendo dritti oltre il ponticello sul Fibbio.
Sulla sx c'è il Circolo e 20 metri oltre c'è un grande parcheggio.
Per consumare pasti (vegetariani) o bevande (bar) serve la tessera Arci.
Un cordiale arrivederci da
 
Donneinpuntadipenna
 

26 set 2013

LA FILOSOFIA DEI PEANUTS


Carissime
si ricomincia. Controllate i blog ogni tanto; la nuova situazione per avere continuità richiede conferme di gradimento attraverso (anche) i vostri commenti.
Chi ci sarà alla prossima?
Pensate: è già autunno un'altra volta!

19 set 2013

Minestron di pasta e fagioli ma anche di idee, con sintesi finale

Bella serata col minestrone. Pasta e fagioli generosa e ottima.
 
Tutti i nostri dubbi hanno trovato un momento di confronto e sintesi. Sì, perché durante l'estate ci siamo incontrate per capire "cosa faremo da grandi".
Ieri sera ci siamo contate e abbiamo avviato uno scambio di idee in merito a dove, come, quando, cosa e chi. Ma andiamo con ordine:
 
Giovanna ha già dato indicazioni per il corso di Teatro con Gianni Franceschini; il corso si terrà in una sala delle Scuole Mazzini di Biondella.
 
Il corso di Linguaggio cinematografico si terrà al Centro Tommasoli.
Altre informazioni in merito arriveranno con una mail ai soci.
 
Arcipoesia e autobiografia autogestita: Più difficile trovare uno spazio per queste due iniziative perciò, valutate le proposte in campo, sentite le varie opinioni delle presenti sul gradimento della location, visitato il Circolo di Ferrazze e sentita la disponibilità del coordinatore, è stata presa una decisione: le riunioni di poesia si terranno all'Opificio dei Sensi, nella bella saletta del cinema.
Nello stesso luogo faremo le riunioni di Donneinpuntadipenna. Di volta in volta, in base al contenuto dell'incontro,  stabiliremo se cenare lì (ci vuole la tessera Arci, non importa di quale Circolo) oppure tassarci  per affittare una sala (abbiamo pensato a 2 euro).
 
Il prossimo incontro con la Poesia sarà lunedì 14 ottobre ore 20.30 all'Opificio dei Sensi a Ferrazze (visitate il sito internet per conoscere questo circolo).
Il prossimo incontro di Donneinpuntadipenna per il laboratorio autogestito "LIBRO AZZURRO (dei sogni)" si terrà lunedì 28 ottobre alle ore 20.30 all'Opificio dei Sensi a Ferrazze.
Arriveranno  i volantini di invito che comunque metteremo anche nel blog.
 
Noi ci auguriamo di poter continuare il percorso insieme nell'ottica di allargare il gruppo per ricevere nuovi stimoli, nuove idee, nuove conoscenze ... .
Vi aspettiamo.
 
Giovanna, Luisa, Marisa, Linda, Ornella, Feliciana, Silvana, Anita, Paola, Bruna, Ivana Betty, Rina ... (se dimentico qualcuna aggiungetela voi)

APPUNTAMENTO LETTERARIO


11 set 2013

PREMIO CAMPIELLO 2013

L'amore graffia il mondo

L'AMORE GRAFFIA IL MONDO  di Ugo Riccarelli Ed. Mondadori

Ho letto questo libro che mi hanno regalato a Natale.
E' molto bello, scritto benissimo e cattura dalla prima riga.
Alla mia età è un modo per proseguire.
Lo sto rileggendo, e  posso confermare il primo giudizio.
Ve lo consiglio.  Ciao a tutte e buon proseguimento di giornata.

08 set 2013

Blog di Jacopo Fo

Carissime Donneinpuntadipenna, volevo segnalarvi il blog di Jacopo Fo è molto interessante.
Ciao Silvana

07 set 2013

INCONTRIAMOCI

PASTA E FASOI ALLA VENETA Poesia Liquida e ... altro
(MINESTRON DE IDEE)
MERCOLEDI 18 SETTEMBRE ORE 20.00
Opificio dei Sensi a Ferrazze





Care amiche
dopo la pausa estiva siamo pronte a ricominciare?

Abbiamo novità importanti da comunicare perciò abbiamo organizzato un incontro all'Opificio dei Sensi di Ferrazze.
Il posto è stupendo e se il tempo lo permetterà, dopo la pasta e fasoi, potremo leggere qualche poesia "a filo d'acqua". Però, per conservare il carattere conviviale della riunione, la lettura sarà opzionale.
Portate comunque poesie.
Avremo una sala per noi, per confrontarci, riassumere, comunicare, decidere ecc ... -

Primo piatto ad libitum + dolce + acqua,vino e caffè = 10 euro

L'unico vincolo è la prenotazione entro giovedì prossimo. (347 5603918 oppure 320 212167622)
Se conoscete altre persone interessate a conoscerci portatele: in tanti è ancora più divertente.

L'invito è esteso anche agli amici e alle amiche del Corso di Teatro.

Per chi si è chiesto del Flash Mob di  POESIA LIQUIDA e delle sue evoluzioni:
Tutto era pronto (compresa l'arpa) ma ancora una volta il tempo promette pioggia per lunedì e martedì. Nell'incertezza abbiamo cercato una diversa location e cambiato il nostro programma perciò ... MINESTRON!

21 lug 2013

La trasgressione della spiritualità di Massimo Gramellini su LA STAMPA


 
 
Mi sono permessa un copia/incolla perchè questo testo mi è piaciuto.  
"Socrate ha appena terminato il grande discorso sull’amore quando nella sala del Simposio fa irruzione Alcibiade, giovane leader del Partito Democratico (esisteva anche ad Atene, ma ogni tanto vinceva). A giudicare da come lo tratta, Platone non doveva avere una grande opinione degli uomini politici della sua epoca. Alcibiade arriva alla festa in ritardo, senza che nessuno lo abbia invitato e per giunta ubriaco fradicio. Rumoroso e invadente, si va a sdraiare accanto al padrone di casa Agatone, finché qualcuno gli fa notare che anche lui dovrebbe rispettare le regole della serata e tessere un elogio di Eros. Il politico rispetta le regole a modo suo: rovesciandole. Anziché tenere un’orazione su Eros, ne terrà una su Socrate. Invece che dell’Amore, parlerà dell’Amato. Così il racconto di Platone torna indietro, ma non per fare retromarcia: per prendere la rincorsa.

Il monologo di Alcibiade è la cronaca di un fallimento sentimentale. La storia di come lui - giovane, bello, ricco e potente - sia andato a sbattere contro l’indisponibilità di Socrate: vecchio, brutto, povero e inerme. Alcibiade era rimasto attratto dalla bellezza interiore del Maestro e avrebbe voluto diventarne l’amante, offrendo la propria avvenenza fisica in cambio delle sue virtù morali. Ma lungi dall’essere sconvolto da tale richiesta (quando mai, nei ventiquattro secoli successivi, capiterà ancora di vedere un politico andare a caccia di virtù morali?) Socrate aveva tenuto a bada Alcibiade con la lucida ferocia che caratterizza gli amanti irraggiungibili. «In cambio dell’apparenza del bello tu cerchi di guadagnarti la verità del bello: pensi di poter scambiare armi di bronzo con armi di ferro». Tradotto in prosa: caro Alcibiade, poiché la bellezza eterna della mia anima vale assai più di quella fuggevole del tuo corpo, lo scambio che mi prospetti è sbilanciato.

Ai tempi nostri (ma anche a quelli di Platone) non capita spesso che sia il «bello dentro» a respingere il «bello fuori», così come sulle copertine delle riviste si trova di rado un’anima in topless. Ma è per questo che amiamo il Simposio, vero? Per ricordarci che in un mondo ossessivamente materialista la vera trasgressione è la spiritualità. Socrate, non Alcibiade. Senza però diventare bacchettoni, perché il grande insegnamento di Platone è che all’anima ci si arriva sempre e solo passando dal corpo. "

Simposio di Platone
(IV sec. A.C.)
ll discorso di Alcibiade

08 lug 2013







"Fra i diversi strumenti dell’uomo il più stupefacente è senza dubbio il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo.
Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è l’estensione della voce; poi ci sono l’aratro, la falce e il martello, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un’altra cosa: il libro è l’estensione della memoria e dell’immaginazione..."
Jorge L. Borges

24 giu 2013

POESIA...




"Acceca con un'altra luce la luce del giorno.
Inquieta il mondo quieto.
Insegna ad ogni anima la sua ribellione"


Miguel Torba

22 giu 2013

PRESENTAZIONE UFFICIALE

Care amiche di penna vi presento Alessandro









Dolore di bambino


Mia madre gemette, mio padre pianse,
nel periglioso mondo balzai,
impotente, nudo, lamentandomi forte,
come un fantasma nascosto in una nube.
Lottando nelle mani di mio padre,
agitandomi contro le bende che dovevano avvolgermi,
legato e stanco, ritenni la cosa migliore
il ripiegarmi sul petto di mia madre.


William Blake

30 mag 2013

Appuntamento con il rosso

Betty e Anita vi aspettano all'appuntamento con il rosso...
Preparatevi ad  emozioni  forti!


LUNEDI'  10 GIUGNO ORE 21.00

presso l'ARCI di Montorio.

Se qualcuno desidera arrivare per cena avverta Giovanna.

22 mag 2013

Libro bianco: dei pensieri sospesi - Laboratorio autogestito

Ci siam divertite e siamo state bene insieme, ancora una volta.
Scritti molto autobiografici e profondi. Il flusso dei pensieri, sollecitato dalla musica di Keith Jarret, è stato una vera esondazione.
Un'orgia di materiali e ...  i vostri (e nostri) entusiasmi!
Che bellooooooo!

Avremmo voluto inserire alcune foto dei  libri bianchi. Abbiamo provato  ma siamo orfane di tecnologie adeguate. Chiediamo alle  amichedipenna più "avanzate" se possono postare qualche foto.
Grazie a Luisa per la torta. E' sempre lei a ricordarci quanto siamo golose!!!!

è nata Aurora

AUGURI A ANNAMARIA, NONNA DUE VOLTE.


16 mag 2013

16 MAGGIO 1948 SCUOTO LA MIA MEMORIA ... E CON UN FRULLO SI LEVA IL MIO COMPLEANNO ....


Wislawa Szymborska: Il 16 maggio 1973

da "La fine e l'inizio"


Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto - non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
- non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d'un qualche colore.
Certamente più d'uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata -
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria -
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.

 

30 apr 2013

LABORATORI DI AUTOBIOGRAFIA AUTOGESTITI

Care Amichedipenna
Dopo i numerosi scambi di opinione e raccogliendo le sollecitazioni pervenute da più parti proponiamo alcuni laboratori autogestiti di autobiografia  per maggio e giugno.
Sarà proposto anche un momento ludico/creativo/artistico per "confezionare" i nostri pensieri, emozioni, sogni .

Tematiche:
Libro bianco -  DEI PENSIERI SOSPESI  
lunedì 20 maggio conducono Paola e Marisa

Libro Rosso -   DELLE EMOZIONI          
lunedì 3 giugno conducono Betty e Anita

Libro Celeste - DEI SOGNI                        
lunedì 17 giugno   conducono  …… (chi lo prepara?)

Per il laboratorio ludico/creativo portare:
CUCITRICI E PUNTI
NASTRO ADESIVO
COLLA VINAVIL O COLLA STICK
FORBICI

Se saremo in sei e più a fermarsi a cena il Circolo metterà a disposizione la cucina e la cuoca. Segnare le partecipazioni sia al laboratorio che alla cena.




 
 

21 apr 2013

Caduto fuori dal tempo



"Ed è la mia anima,
a essere falciata
nel gelido biancore
fra una parola
e l’altra. Sono
io,
io a fremere come una preda
nelle fauci dell’assoluto.
Combatto per me stesso,
solo per la mia anima
contro ciò che annichilisce
offusca
e sminuisce.

Tutta la mia vita
ora,
tutta la mia vita
in punta di penna"

DAVID GROSSMAN

03 apr 2013

Una poesia di Evgenij A.Evtusenko

Ti ho amato al suono di Piazzola,
e con lo scricchiolìo di lenzuola inamidate,
e sotto il fruscìo dei girasoli,
al suono di Armstrong
e al suono di Rachmaninov.
Al risuonare di Glenn Gould,
di Sasa Izbitzer

di Joao Gilberto
e sotto lo sgocciolìo di statue bagnate
e di colori non asciutti dal cavalletto.
E in un pagliaio
al sorgere del sole con i galli,
dove, destatomi,
io ti volevo,
e nel doppio respiro
di due corpi come uno solo.



31 mar 2013


Buona Pasqua a tutte

                                          Giovanna

28 mar 2013

UN ANNO DI SCRITTURE - LABORATORI AUTOGESTITI



UN ANNO
di scritture

Donneinpuntadipenna
Circolo Arcimontorio – Verona
Gennaio 2013


Il nostro dolore è dedicato anche a quella
parte di noi che è stata sepolta.

All’amica di penna
Venanzia Bonomelli


CIAO VENANZIA

Sono Corinna, tua amica da quando, nel lontano 1993, sono arrivata a Verona e poi compagna di penna per aver condiviso con te dapprima l’interesse e quindi la passione per la scrittura della memoria di sé. In particolare scoprire e frequentare Anghiari, la scuola dell’autobiografia, ha rappresentato per entrambe l’opportunità di ritornare a noi stesse e ripensare alla nostra storia, raccogliendone un senso.
Qui, in questo borgo della Toscana, abbiamo imparato che tale scrittura può diventare una pratica di vita quotidiana. Una cura dell’anima quando la vita ci affligge, un’uscita di sicurezza da una routine opaca e frenetica, un intimo rifugio quando il rumore del mondo si fa assordante. Ma soprattutto, in questo luogo magico e visionario di Piero della Francesca, abbiamo scoperto ed appreso la piacevolezza dello scrivere insieme, all’interno di gruppi di persone che amano raccontarsi, fissare i propri ricordi per poi condividere i diversi vissuti. Una ritrovata modalità di stare insieme tra donne che forse da tempo avevamo perso di vista.
Di tutto questo si è fatto tesoro, portandolo con entusiasmo a Verona, offrendolo alle donne della nostra città.
Abbiamo con amore seminato, Venanzia, e l’autobiografia sta dando ora i suoi frutti. Una felice conferma e un motivo di gratificazione per noi è dunque questa raccolta di testi che le nostre Donneinpuntadipenna del Circolo Arcimontorio ti dedicano.
Per queste donne coraggiose, intellettualmente vivaci e creative, questo libro è l’esito di un lungo lavoro di confronto con l’autobiografia, rappresenta la novità di un’esperienza di laboratorio autogestito che ha saputo sempre coniugare la motivazione, l’impegno, alla leggerezza dell’incontro.
Soprattutto lo scrivere si è rivelato per tutte la modalità di elaborare la tua assenza, di lenire il dolore della tua mancanza. E’ dare continuità ad una comune passione e stringersi ancora fortemente a te, sempre così presente nel nostro cuore.
Grazie Venanzia per quanto hai saputo regalarci.

Corinna


TI SEI PRESENTATA UN GIORNO

Ti sei presentata un giorno
Sollevando l’audace gesto
Di chi vuol raccontare con spontaneità
La sua terra natia nella sua integrità.
Ho scoperto così che avevamo
Radici comuni.
Eri valligiana di nascita
Ma eri calamitata nel Veneto.
Ti ho ammirata profondamente
Per la franchezza e la caparbietà
Con cui hai ripercorso le tue orme autobiografiche.
Da buone camune,
Non fu immediata l’apertura
Una nei confronti dell’altra
Ma dal giorno in cui mi comunicasti:
“Sono a Monno, ci vediamo?”
Sento la tua anima vicina.

Adriana


RICORDI

Ricordo qualche giorno di vacanza passato con un'amica nel suo paese di origine. Là le montagne non sono verdi come in una nota canzone, ma dura roccia scoscesa e strette valli a cuneo. Però intorno alle case di paese ci sono grandi prati con succosi alberi da frutto.
Ricordo un pomeriggio passato a casa di parenti; c'erano bambini e cani, incluso il mio che si sentiva un po' spaesato. Venanzia ed io, distese sull'erba guardavamo il cielo. I cani si rincorrevano alla disperata attraverso il prato.
I bambini? Prima ci hanno intrattenuto con il loro chiacchiericcio poi, un po' annoiati, hanno deciso di lasciarsi rotolare lungo il pendio del prato gridando a gola spiegata ... . Noi due avevamo il compito di bloccare la loro discesa per evitare incidenti. Il gioco si è ripetuto finché i bambini non sono rimasti senza fiato. Anche i cani hanno sentito il bisogno di riprendersi ed infine ci siamo ritrovati tutti seduti a riposare.
Venanzia ed io siamo tornate ad ammirare il cielo e lei, reduce da lunghi mesi di dolore, commentava come se prendesse atto della realtà:
" Che cosa c'è di meglio che stare con cani e bambini?"

Anita


DUE VITE PARALLELE

Chissà quante volte i nostri destini si sono sfiorati senza mai incrociarsi. Più o meno lo stesso giro, le stesse amicizie, gli stessi interessi. Poi l’incontro e il riepilogo di due vite parallele, per certi aspetti simili, che si sono sfiorate ma che non si sono mai incrociate.
Il sentimento di amicizia, ancora incompleto, da costruirsi nel tempo mi aveva eletta guardiana impotente del tuo dolore.
L’ho guardato il tuo dolore, l’ho riconosciuto nella profondità dei tuoi occhi azzurri e limpidi che si erano fatti via via più cupi, profondi e indagatori. Pieni di domande trattenute.
L’ultima volta che siamo tornate dall’ospedale hai detto:
“Ora ho capito perché ora”
Sembrava un gioco di parole; era invece la risposta alla domanda che avevi dentro e che non osavi dire ad alta voce.
Non sei andata oltre.
Ho rispettato il tuo desiderio di riservatezza.
Ho capito che avevi fatto il punto, come dicevi tu, e tanto ti bastava.
Poi ti sei dedicata con le ultime forze a chiudere il conto con la vita. Da donna forte quale eri non hai lasciato sospesi.
Neppure con noi.
Hai voluto festeggiare il compleanno al Circolo con le Donneinpuntadipenna; ci hai fatto l’ultimo regalo.

Marisa


DICIANNOVE GENNAIO

Un'altra fredda giornata incomincia, anche stanotte è scesa la galaverna e il paesaggio si è trasformato, così imbiancata ogni cosa ha contorni diversi più morbidi, quasi più dolci; il candore che ricopre il prato e la siepe crea un'atmosfera fiabesca.
Mentre osservo dalla finestra, ancora avvolta nella calda vestaglia assaporando il calore della casa, un po' impigrita al pensiero dell’inverno oltre il vetro, squilla il telefono ed il gelo mi invade, ma non è un freddo candido, è buio e terribile.
Te ne sei andata.
Il giorno è trasformato, il paesaggio è identico, ma non è più lo stesso. E il pensiero di te, della tua assenza mi accompagna per tutta la giornata.
Solo pochi giorni fa eri tra noi, con le donne divenute amiche: fiori, parole, poesie, dolci, fuochi scaramantici, abbracci leggeri, tutto il nostro affetto e il tuo che traspariva anche nella fatica di un sorriso.
Sei stata grande e generosa nel voler trascorrere con noi quelle ore che rimarranno un ricordo indelebile.
Di quella sera vorrei solo poter dimenticare il tuo viso trasformato dal dolore ma ricordarti in Valcamonica mentre ci guidi alla visita del museo … e in tutte le sere dell'autobiografia mentre leggi per noi pagine della tua vita.
Non potrò scordare il tuo coraggio, la determinazione, il desiderio instancabile di metterti in gioco, la riservatezza, i sorrisi, i rossori improvvisi.
E i tuoi occhi blu.

Luisa


PENSANDO A TE

Venanzia ha grandi occhi blu sgranati sul mondo.
Io questi occhi li ho visti pieni di dolore e mi ci sono specchiata dentro.
Venanzia è forte e ha molte idee.
Venanzia ama scrivere e attraverso la scrittura percorre strade anche molto difficili, ma sempre liberatorie e costruttive.
Venanzia arrossisce facilmente, forse nasconde un animo timido dietro una scorza un po’ruvida.
Venanzia, amica in punta di penna, tra i tanti pensieri affettuosi che vogliono raggiungerti c’è anche il mio.

Betty


ERA IERI

Ti ricordi quella volta che ti ho proposto di lavorare insieme per mettere le ali ad un sogno?
L’idea era nei tuoi orizzonti, ti piacque, dovevamo metterla a punto.
Un gruppo di persone con un progetto: spazi da conoscere e visitare, da vivere, creando empatia tra le persone e il BELLO che ci sta intorno.
Eri la persona giusta: le tue amicizie, il tuo sapere, la tua spontaneità e progettualità erano punti d’appoggio per decollare.
Ma troppo presto arrivò l’autunno.
Strano questo autunno: i suoi caldi colori sbavati, le sue foschie che non diradavano,  nebbie soffocanti che ci imbrigliavano.
Che dura questa terra ora; arsa, inospitale, troppo fredda.
Nessun seme è riuscito ad attaccare e nessun germoglio a sbocciare.
Passerà, arriveranno tempi migliori.
E’ passato; ci ha lasciato un sogno che come una farfalla è volato via.

Giovanna


IL BEVERONE

Al mattino appena sveglia si sentiva un buon profumo che si spandeva nel dammuso, a Pantelleria. Il profumo era del succedaneo del caffè, il beverone; così era chiamato un misto d’orzo, caffè e cicoria che Venanzia aveva portato espressamente da casa.
Senza di quello lei non carburava, non ripartiva.
Era l’inizio dell’autunno. Io con tre amiche di penna Anita, Chiara e Venanzia avevamo pensato di passare una vacanza a Pantelleria, dimostratasi isola meravigliosa e piena di sorprese.
Ricordo le escursioni fantastiche, i bagni nel mare cristallino, le scorpacciate di pesce nell’isola selvaggia.
Ci abbarbicavamo con l’utilitaria noleggiata per strette stradine in ripida salita alla scoperta di paesaggi verdeggianti, piante di capperi, viti minuscole con grappoli grossi. Che belle le soste per raccogliere le more ai lati di stradine minuscole e quelle per immortalare con le foto i paesaggi stupendi e i tramonti mozzafiato.
Giorni bellissimi, compagnia allegra, divertimento assicurato.
Mi pare ieri.

Paola




Scritture
d’INVERNO

Il ghiaccio inazzurra i sentieri
la nebbia addormenta i fossati
un lento tepore devasta i colori del cielo.
Scende la notte nessun fiore è nato ...

Antonia Pozzi, Parole




TRA RELIGIONE E SUPERSTIZIONE

Sono cresciuta in una famiglia cattolica, Messa la domenica e alle feste comandate. Principi e buoni esempi sempre portati avanti come metodo educativo dalla nonna materna che viveva con noi.
Ricordo però con dolcezza le preghiera recitate alla sera con la mamma e le mie sorelle prima di dormire.
Il modo di vivere la religione in casa mia non era certo ossessivo, anzi noi percepivamo Gesù e la Chiesa, come l’aspetto buono e giusto della vita. Era tutto abbastanza equilibrato.
In famiglia c’era una certa devozione a Sant’Antonio di Padova, a Santa Rita e alla Madonna di Lourdes. Per casa giravano con regolarità Madonnine in plastica di varie grandezze e colorazioni, quasi sempre fosforescenti, che contenevano acqua benedetta e la nonna o la mamma ci facevano sulla fronte il segno della croce.
Più che superstizioni vere e proprie, la nonna osservava con fervore certi rituali e compiva alcuni gesti scaramantici. Guai all’ombrello aperto in casa. Guai ai cappelli e fiori sul letto. Guai al sale sparso sul tavolo.
Devo dire che queste gesti non hanno lasciato in me alcuna traccia.
Il mio modo di vivere la religione è ora profondamente cambiato. Della fede sento che mi manca quel guscio, quella pellicola protettiva che funzionava così bene tra me e il mondo.
Ora sono più nuda e più vuota, mi sento spesso un deserto in cui è arduo coltivare qualsiasi tipo di pianta. Alla fede qualcosa ancora vorrei chiedere, ma mi manca il coraggio.

Betty

MA CHE FREDDO FA ...

Che tenerezza ripensare ai tempi di questa canzone!
A come eravamo allora, con tanta fame di vita e di esperienze adulte.
Nada, con i suoi capelli lunghi ed il viso imbronciato, era un’icona. Una ragazza giovane, indipendente, ma bisognosa di carezze.
Come eravamo noi, insomma, dure all’apparenza ma fragili in realtà. Pronte ad andare in mille pezzi di fronte ai problemi della vita.
Per la prima volta, dopo secoli, l’affermazione della donna come persona sembrava diventare realtà.
Ma poi … è tutta un’altra storia!

Annamaria


RELIGIONE E RITI FAMILIARI

La religione è stata un aspetto importante nella vita e nella quotidianità della mia famiglia.
Era sopratutto la mamma che si occupava della formazione religiosa di noi figli: le preghiere alla mattina e alla sera, il segno di croce prima di addormentarsi e al risveglio, il racconto di episodi del vangelo.
La sua era una fede semplice e fiduciosa: ogni domenica andava alla messa delle sei anche quando pioveva o nevicava, percorrendo a piedi i tre chilometri di strada che portavano al paese.
Anche io andavo alla messa, ma alle dieci, con il papà che dopo la funzione mi portava al dopolavoro a bere la spuma, una specie di aranciata gialla e frizzante.
Aspettavo con piacere il rito domenicale che rendeva questo giorno diverso da tutti gli altri.
Durante l'anno i contadini si affidavano alle benedizioni che venivano fatte per esorcizzare la possibilità di perdere il raccolto, di perdere la salute e per tenere lontane le malattie dagli animali-
Ricordo quando la mamma accendeva le candele pasquali davanti ad un' immagine sacra e faceva bruciare l'olivo benedetto dentro lo scaldaletto posto sulla soglia di casa.
Lo faceva appena un temporale si avvicinava e diventava una minaccia per i raccolti. Per lei era l'unico modo per ostacolare le forze della natura.
Ricordo anche la rassegnazione nei suoi occhi quando tutti questi riti non bastavano a salvare i raccolti.
Nel contesto rurale il prete era molto rispettato, si riteneva che potesse entrare in contatto con Dio e quindi chiedere e ottenere la pioggia, allontanare la grandine o vanificare i malefici di streghe e maghi, collaboratori del diavolo.
Il suo potere era anche dato dall'essere, insieme al dottore e al maestro, colui che possedeva una cultura e perciò punto di riferimento per qualsiasi problema.
Data la sacralità della persona, con i preti non bisognava mai litigare, né minacciarli, né far loro del male, per non rischiare di attirare  maledizioni sulla propria persona.
Nella mia famiglia era proibito sparlare o fare affermazioni negative sulle azioni del parroco: solo da adulta ho imparato a pormi in modo critico nei suoi confronti.
I tempi sono cambiati, le persone più libere, hanno strumenti che permettono una lettura diversa degli accadimenti ma a quel tempo i confini tra religione e superstizione erano molto sottili e le pratiche religiose potevano coesistere con la magia; erano modi di sostenere la fatica quotidiana di molte persone.

Linda


UNA CANZONE MAI DIMENTICATA

Penso che ciascuno di noi ha una canzone particolarmente cara dentro al cuore che ha lasciato una traccia, un ricordo indelebile.
Per quanto mi riguarda si tratta di “ Only You “ una canzone degli anni cinquanta dei Platters, che è legata al mio primo amore. Ma incominciamo con ordine.
Estate 1956
Mi ricordo benissimo, era una domenica sera d'estate, e assieme alla mamma e al papà ero andata a prendere una granita al Bar Bertelè.
Avevo un bel vestito azzurro pervinca che mi piaceva molto, con una scollatura quadrata, ed era allacciato dietro con un fiocco.
L'abito me l' aveva cucito una sarta, come si usava allora. Io ero bionda con tantissimi capelli annodati a coda di cavallo.
Stavamo seduti all'aperto, davanti ad un tavolino, sorseggiando la nostra granita all'amarena, quando giunse una mia cugina che era anche maestra, molto seria, cattolica e più grande di me; si chiamava Annamaria e chiese ai miei genitori se poteva portarmi con sé, lì vicino, nella casa di una sua amica, dove c'era una festa.
I miei genitori acconsentirono; quindi ci recammo in una casa nel centro del paese dove, nella grande terrazza, si svolgeva la festa da ballo. C'era un giradischi, un pergolato con tantissime lampadine colorate e signorine molto belle e ben vestite, e anche dei giovanotti, ma tutti molto più vecchi di me.
Io ero molto giovane, avevo quattordici anni e mi vergognavo, era la prima volta che uscivo senza i genitori ed ero intimidita da un ambiente tutto di studenti che io non avevo mai frequentato.
Mi ricordo che suonavano“Only you” dei Platters: era la prima volta che sentivo questa musica e tutti incominciarono a ballare.
Io rimasi sola, sempre più impacciata; seduta su di una panca radente al muro, con la testa bassa, speravo che nessuno si accorgesse di me ed ero concentrata a fissare, stretto nelle mie mani, il mio borsellino di pelle rosso che conteneva soltanto un bel fazzolettino ricamato a mano.
Avrei voluto diventare invisibile.
Qualcuno si era avvicinato ed io non osavo alzare la testa per guardare chi fosse, quando sentii una voce bella, calda, che mi chiedeva:
” Permette un ballo signorina?” -
Avevo la bocca secca e il cuore che batteva all'impazzata e mi sentivo tutta rossa di vergogna; senza alzare la testa risposi che no, non sapevo ballare.
Replicò che non era un problema, che anche lui non sapeva ballare ma che avremmo potuto provare, magari insieme avremmo anche imparato.
Solo allora osai alzare lo sguardo e lo vidi,: Il mio principe azzurro.
Ballammo tutta la sera con le canzoni dei Platters.
Alla fine mi chiese:
“Possiamo vederci ancora?”
Molto lusingata gli risposi di si; alla domenica pomeriggio andavo alle funzioni con le amiche e avremmo potuto vederci all’uscita.
Fu allora che mi chiese quanti anni avessi e quando gli risposi che ne avevo quattordici mi disse sorridendo che avremmo potuto incontrarci, ma soltanto … dopo quattro anni.
Non importava, io ero così felice, mi ero innamorata di lui perdutamente, come nei film.
Quella sera tornai a casa molto cambiata dentro di me, con il cuore pieno di sogni e di speranze.
Desideravo andare subito a letto per rivivere e ripensare a quella serata tanto speciale.
Per la prima volta volevo starmene da sola.
Lo rividi qualche volta in piazza a Bovolone mentre andavo a lavorare in bicicletta ma purtroppo era spesso in compagnia di belle signorine.
Di lui sapevo soltanto il nome: Dario e niente più. Né osavo chiedere di lui in giro.
Fortunatamente lui non si accorse mai di me in quelle occasioni, così io potevo soffrire in segreto e in silenzio, con dignità, senza farlo vedere.
Quattro anni dopo ci furono le elezioni,  nel novembre del 1960; lo incontrai casualmente nei seggi elettorali, faceva molto freddo e lui era presidente di seggio, mentre io rappresentavo con grande orgoglio la lista del P.C.I.
La settimana dopo chiedeva la mia mano ai miei genitori.
Ci fidanzammo subito, avevo quasi diciannove anni e lui fu il mio primo amore, il primo uomo che ho baciato.

Lucia


CERCO UN CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE

Gravità?
Gravitare, ballare, osare, balbettare sempre alla ricerca di un equilibrio. Quanti ops sull’elastico della vita.
Si balla su una corda talvolta sicura, a volte sfilacciata, spesso logora.
Dove voglio andare o dove voglio scappare?
Qualcuno mi sorregge, tanti mi ignorano, per altri sono un fantasma.
Volti, parole, emozioni mi fanno trovare quasi sempre il giusto equilibrio.
Sogni del passato, ancora, mi fanno credere in nuove aurore.
Affetti di ieri mi allungano la loro mano quando la stanchezza, la disillusione, il dolore mi spingono, mi avvolgono, mi tirano.
La mia zavorra, la mia ancora, la mia forza, la voglio ritrovare e far germogliare.
Devo trovare un senso alle cose; anche il non senso se permeato di coscienza condivisa con l’affetto acquista il suo senso.
E la gente, la gente … “Viva la gente” era un coro di ragazzi che girava il mondo portando un grande messaggio di allegria, pace, fratellanza.
Quella gente era ed è la mia gente.
Forse un po’ smarrita, un po’ delusa, un po’ da ritrovare.

Giovanna


ESPESSIONI DI RELIGIOSITÀ DOMESTICA

Le espressioni della religiosità domestica della mia prima famiglia (quella che mi ha vista nascere e che è rimasta mia fino ai sette anni) erano manifestazioni leggere, come leggera era la fede dei componenti. Non c’erano pratiche particolari, come il rosario collettivo o la frequentazione stabile delle funzioni religiose. Soltanto la messa domenicale era tenuta in considerazione.
Si considerava la spiritualità come un bisogno soggettivo, a risposta individuale. E ci si comportava di conseguenza.
Preghiere? Un Angelo di Dio recitato da nonna Barbara come ninna nanna per me e mio fratello; l’invocazione delle zie che chiamavano Sant’Antonio, con la recita dei Sequeri, per favorire il ritrovamento di oggetti smarriti: Si quaeris miracula … e poco altro.
Quando c’era il temporale la nonna recitava “Santa Barbara San Simon, protegete dalle site e dal ton”, detto alla veneta, senza le doppie.
La nonna si chiamava Barbara.
Io immaginavo una Santa Barbara con le grandi mammelle morbide della nonna che rimandava in cielo i fulmini scagliandoli con forza. E da quel grande seno mi sentivo accolta e protetta da qualsiasi infausto evento.
Nella cameretta dei bambini troneggiava un bellissimo Bambino Gesù di cera, con i capelli biondi, veri, occhi azzurri braccia aperte ad accogliere il mondo intero.
Peccato che era dentro a una teca di vetro e non lo potevamo toccare. Quando finalmente l’abbiamo avuto tra le mani l’abbiamo fuso con il fuoco.
Nonna Dorina, nonna materna, era una donna timida e schiva, di poche parole. Una donna invisibile, sempre vestita di scuro che sgattaiolava a messaprima per non mettersi in vista e per non sottrarre tempo ai lavori domestici.
Per un breve periodo sono rimasta sotto il suo controllo. Un controllo che mi stava stretto. Ero adolescente.
“Al catechismo non ci vado più. Cosa ci vado a fare?”
“A scoltar le bone parole”
“A cosa serve?!“
“No le fa mìa mal!”
Era inflessibile. Mai un gesto affettuoso, mai un cedimento con me e neppure con se stessa.
Le zie paterne invece andavano alla messa della domenica alle dieci, detta anche messaultima. Impiegavano del tempo per prepararsi.
Le giovani del paese che potevano permettersi l’eleganza la esibivano in chiesa, a messaultima.
Andavano a inginocchiarsi compunte nel lato della chiesa riservato alle donne, sotto la statua di Maria Vergine, oltre le colonne; era un posto di grande visibilità ma defilato rispetto allo sguardo indagatore del prete.
Nella geografia dei posti in chiesa erano chiare e nette le divisioni di età e di genere.
Le anziane sedevano in fondo, vicino alla porta da dove controllavano tutto, custodi del tempio e dei fedeli. Talvolta bisbigliavano preghiere miste a commenti.
Perlopiù comunicavano con occhiate significative. Portavano i capelli raccolti a crocchia, fermati con forcine d’osso e lunghe velette nere sul capo.
Leggevano in coro da un messale personale le liturgie della messa. Erano quasi sempre vestite di nero, simili nel vestire e nelle bocche indurite dalle fatiche.
I maschi, se erano soli, entravano da una porta laterale separata.
Usavano la porta principale soltanto se arrivavano con tutta la famiglia, cosa assai rara.
Solo i foresti, cioè i cittadini abitanti delle ville che d’estate si trasferivano in valle, erano esentati dall’obbligo dei posti. Erano di una casta speciale e rispondevano soltanto alla volontà di Dio e non certamente del prete.
Le donne giovani, le Figlie di Maria, portavano il velo bianco, le gonne sotto il ginocchio, le calze e le maniche lunghe.
Gli uomini indossavano in genere il tabarro scuro e si toglievano il cappello o il berretto in segno di rispetto. Ogni tanto raschiavano la gola, pratica disgustosa che mi irritava, e se si soffiavano il naso lo facevano con vigore, dentro a grandi fazzoletti di stoffa.
La parte delle donne era suddivisa ulteriormente, in ordine crescente rispetto all’altare: Aspiranti, Giovanissime, Effettive, Madri Cristiane. Tutta l’Azione Cattolica schierata.
La suora sedeva all’armonium, dietro ai bambini, e dirigeva il coro. C’era una ragazza che cantava a voce spiegata: “Benedetta la sua santa immacolata in processione…” Troppo difficile comprendere la Concezione ma faceva lo stesso.
Dei maschi del lato destro ricordo i Confratelli perché talvolta indossavano una mantellina sopra a una cotta bianca e nelle processioni portavano la Croce o il cero pasquale o il baldacchino con la statua di San Giovanni.
Non afferravo molto il senso del loro ruolo spirituale ma mi piaceva partecipare alla processione del Corpus Domini, quando si spargevano i fiori e anche io mi travestivo da sposa indossando il vestito della Prima Comunione con il velo che scendeva leggero da un coroncina.
Sull’altare di Maria Vergine c’era una epigrafe e una sigla MV, Maria Vergine, in un corsivo molto elegante e svolazzante, sigla in cui identificavo con compiacimento le iniziali del mio nome.
Le lacune della mia incompleta istruzione religiosa provvederà a colmarle zia Angela, prozia nubile, donna vivace e forte di carattere che viveva il suo bisogno di trascendenza in forma quasi mistica, non esente da contaminazioni di superstizione, derivate dalla cieca fede nella tradizione.
Le preghiere di zia Angela comprendevano intercessioni per ciascun familiare (e la nostra era allora una grande famiglia) ma anche lunghe e solitarie letture di pagine del Vangelo e delle edificanti Vite dei Santi e dei Martiri.
Aveva santini per ciascuno di noi. I suoi preferiti erano San Domenico Savio, Bernadette nell’incontro con Maria Immacolata nella grotta di Lourdes, i tre pastorelli di Fatima, Santa Maria Goretti vergine e martire delle Paludi Pontine e Santa Rita inginocchiata e colpita in fronte dal raggio divino.
Per meglio completare l’opera di formazione religiosa di zia Angela sono stata a studiare in un collegio cattolico, sono stata in colonie marine e montane cattoliche, ho insegnato in scuole cattoliche e ho persino avuto una brevissima parentesi mistica, innamorata del prete che ci raccoglieva in preghiera nei Ritiri Spirituali.
A una funzione religiosa mancata devo forse addebitare alcune ansie. Ricorrevano gli Angeli Custodi, cerimonia di benedizione dei bambini.
Mamma si perse nell’agghindarmi come una bambola. I miei riccioli biondi non accettavano di essere pettinati e noi eravamo in ritardo.
Ricordo la corsa, in braccio a zia Rosalia. E’ in assoluto uno dei primi ricordi di me che conservo.
Il ricordo si colloca nei miei primi due anni di vita. Nella salita verso la chiesa vedemmo una folla di bambini chiassosi scendere: la cerimonia era terminata.
In quel preciso momento mi svegliai dal torpore inconsapevole della primissima infanzia sentendomi parte del mondo ma in ritardo e fuori luogo.
Ci ho messo parecchio a recuperare.

Marisa


SOGNO RICORRENTE

Il mio sogno: andare in giro per il mondo in moto con il mio ragazzo, incontrare popoli e terre sconosciute, vedere orizzonti mozzafiato, parlare con persone completamente diverse da me, cercare di immedesimarmi nelle loro culture e immergermi nel loro passato inciso nelle pietre e nei monumenti dei loro paesi.
Un sogno, perché paure e concrete difficoltà mi hanno impedito di realizzarlo. Ero troppo legata a schemi e convenzioni perciò tutto è rimasto un sogno.
L’ignoto da ragazza non mi spaventava, erano le persone vicino a me che mi mettevano paura e mi elencavano tutti i pericoli che si potevano incontrare lungo il cammino.
Ora gli anni sono passati e mi accontento di viaggiare con aerei treni ed auto.

Paola


FEDE DELL’ALTRO SECOLO

Nonna Angela, sul comò della sua camera aveva allestito un altarino.
C’era Sant’Antonio in una cornicetta di plastica attorniata da una raggiera da sembrare l’aureola che ne sublimava la santità e c’era un’immagine del Sacro Cuore di Gesù trafitto e sanguinante.
I lumineti erano sempre accesi davanti alla fotografia in bianco e nero di suo marito, il nonno, che era morto. Mi ricordo che al mattino pregava e faceva il segno della croce alla foto e alle immagini sacre e recitava rechie (requiem) all’infinito.
Quando arrivava il temporale accendeva la lampada a petrolio e diceva una giaculatoria fino alla fine del temporale: “Santa Barbara e san Simon tegnine lontan dale site e dal ton”
Santa Barbara e San Simone teneteci lontani dalle saette e dai tuoni.
Era per scongiurare la paura della grandine, lei la chiamava tempesta, perché rovinava il raccolto frutto di un anno di lavoro.

Silvana

HO SOGNATO UNA CAREZZA

L’altra notte ho sognato una carezza. Sì, una semplice dolce carezza accompagnata da un sorriso.
Un sorriso buono.
Una figura maschile dallo sguardo dolcissimo allungava la mano e con un gesto lento e gentile mi accarezzava la guancia con leggerezza.
Era come se un affetto intenso promanasse non solo da quella mano tesa ma dall’intera figura maschile: dal sorriso, dallo sguardo, dalla fronte ampia e distesa, dal capo leggermente inclinato, dall’ombra dei capelli sulla fronte fino alla postura accogliente che sentivi pronta ad un abbraccio.
E’ stato un attimo ma ho provato un sentimento adolescenziale; quell’emozione forte che alcuni chiamano batticuore e che è alla base dell’innamoramento.
Credo di aver sognato l’Amore, un amore riassunto e sublimato in una carezza delicata.

Marisa


SOGNO, SOGNARE

Ho ancora sogni?
Non è una domanda oziosa perché ho paura che questa sia la mia realtà attuale.
Quanti sogni dall’infanzia sino ad oggi.
Tutti belli, realizzati e non.
Ma ora cosa è successo?
Ci sono tante cose che potrei fare, che mi piacerebbe fare, ma non ho la volontà necessaria per realizzare nemmeno mezzo sogno. L’apatia e lo scetticismo mi hanno colonizzata.
Senza entusiasmo i sogni appassiscono e in questo periodo della vita i sogni sono in letargo e l’entusiasmo pure.

Annamaria


NELLA TERRA DI PEPPONE E DON CAMILLO

Sono nata nella terra di Peppone e Don Camillo.
Il film è una perfetta fotografia della vita di quei paesi padani.
Mia madre era atea o meglio, non nutriva alcun interesse verso i preti, per un vissuto molto doloroso ai tempi del fascismo.
Mio padre frequentava la chiesa due o tre volte l'anno: Natale, Pasqua e la Domenica in Albis, una messa dedicata ai soli uomini. Mia sorella ed io abbiamo frequentato regolarmente, ricevendo tutti i Sacramenti. Mia madre era molto vigile e rigida in questo.
Mi allontanai dalla chiesa a trent’ anni.
Quando mi trasferii a Verona vissi dei momenti molto difficili e di immensa solitudine.
Intenzionata a farmi nuove amicizie cominciai a frequentare un gruppo religioso integralista. Appoggiarmi alla misericordia celeste mi dava molto sollievo. Fu anche un modo per conoscere nuove persone. Le nuvole della mia vita si fecero meno minacciose ed io mi allontanai nuovamente, ma non completamente.
Attualmente la mia frequenza è molto altalenante ma la pace che ricevo è rimasta invariata.
Avrei voluto somministrare l'estrema unzione a mia madre ma lei sfuggì al mio pensiero, andandosene prima che potessi organizzarmi. Non l' avrebbe gradita.
Mio padre, invece, accettò l'estremo saluto serenamente.
Fede e religione sempre tra il volere e il dovere.

Ornella


TRA RELIGIONE E SUPERSTIZIONE

Che dire … come spiegare; la religione non mi ha mai affascinato, l’ho subita.
La superstizione? Boh! Non ho nessun ricordo.
Posso dire che ero terrorizzata dalle eterne fiamme dell’inferno.
Domanda della piccola Annamaria:
- “Che cosa significa eterne?”
Risposta della persona adulta:
- “Che non finiscono mai!”
Non riuscivo a immaginare lo scopo di una cosa che non avesse mai fine. Era un po’ come la terribile frase del lupo a Cappuccetto Rosso: E’ per mangiarti meglio bambina mia!
Mi facevano paura i Santini, con i personaggi dagli occhi stravolti, sottoposti a vari supplizi per riscattare i miei peccati. Ricordo ancora gli occhi di Santa Lucia nel piatto.
Ma perché nel piatto?
Però dicevano che lei mi vedeva lo stesso.
Da dove? Dal piatto?
I bambini si pongono sempre tante domande su questo strano mondo e le risposte degli adulti sono sempre insoddisfacenti.
Stranamente però mi piacevano molto certi riti.
Al primo posto la messa cantata con la musica dell’organo e le varie voci del coro; ne ero affascinata.
Mi piaceva anche la ricorrenza della candelora, a cui la mamma non voleva che mancassimo, con le due candele incrociate per proteggere la gola. Le ceneri in testa no, mi disgustavano.
E l’altarino del mese di maggio con le candele accese ed i fiori freschi?
Sì, era bello ma il rosario non finiva mai! Per non parlare dei fioretti. Non riuscivo mai a completare la tabella dei fiorellini.
La cosa terminò quella volta che, complimentandomi con una amichetta che aveva la tabella quasi terminata, questa mi rispose:
- “Come sei stupida, completala anche tu!”.
Anche la processione estiva con i petali dei fiori da spargere per strada era intrigante ma bisognava chiedere i fiori alla vicina perché non avevamo il giardino, i miei fiori erano sempre pochi e finivano subito. Che rabbia le bambine con il cestino sempre pieno di petali di rosa!
Odiavo tanto invece le ore della dottrina al pomeriggio della domenica, non passavano mai, però poi c’era il premio e potevo andare al cinema parrocchiale Aurora con mio fratello.
Con il passare degli anni ed il crescere dell’età di tutto questo è rimasto solo il ricordo.
Tranne la passione per il cinema.

Annamaria


SOGNAVO DI SALIRE IN ALTO

Sognavo di salire in alto … sì di fare l’astronauta, non di fare l’insegnante.
Non so bene perché. Forse perché avevo un fratello docente, circondato da amici che svolgevano la stessa professione e che ripetutamente mi sconsigliavano di seguire le loro orme o piuttosto per non aver avuto fino a quel momento dei buoni maestri.
Fantasticavo di volare oltre oceano, di librarmi in alto nel cielo. Viaggi e voli pindarici che mi avrebbero permesso di apprendere diverse lingue, conoscere persone, luoghi e realtà diverse.
Non ho mai desiderato, come gran parte delle mie compagne e amiche d’infanzia e dell’adolescenza, di adagiarmi nel luogo natìo: innamorandomi, fossilizzandomi, bloccando la mia evoluzione.
Ad un certo punto mi sono fermata, non direi precipitata ma accontentata, appagata o forse rassegnata.
I miei sogni hanno preso un’altra direzione: lavoro fisso, amore, famiglia, casa.
Non ho sognato di fare la profe, ma sono lieta di aver intrapreso questa professione.
Non credevo nell’amore, ciò nonostante Cupìdo lanciò la sua freccia. Non pensavo, come la gran parte delle ragazze, di sposarmi, anzi il matrimonio mi impauriva.
Non immaginavo di poter formare una famiglia, sono molto felice di averne una.
Non avevo ipotizzato di possedere una casetta nel luogo che più amo ed ora provo una forte emozione ogni volta che ne varco la soglia.
Sogno, realtà difficili, fortuna, coraggio, paura  mi hanno tenuto compagnia.
Ho fantasticato di volare in alto … sono beata di vivere nella semplicità quotidiana.

Adriana


PAURE

Sono cresciuta piena di paure.
Fin dall’infanzia trascorsa a Milano tremavo e soffrivo; avevo paura del buio, di restare senza casa a causa dei bombardamenti e non sopportavo gli ambienti chiusi.
Queste paure non mi hanno mai abbandonata.
Anni dopo mi impressionavano i discorsi di certe comari che nelle sere d’estate si raccoglievano sedute davanti all’uscio di casa a prendere il fresco.
A quei tempi il televisore c’era soltanto in poche famiglie; le donne raccontavano di storie, a sentir loro vere, di apparizioni di fantasmi e di diavoli che si materializzano ai piedi del letto sotto sembianze di orrende bestie.
Io ascoltavo impaurita. Spesso i bambini ingigantiscono i pensieri con la fantasie e soffrono.
Anche i genitori, seppur con il loro amore, alle volte sbagliano. Per farli stare buoni, li riprendono con frasi del tipo:
- “Se non la smetti questa notte viene l’uomo nero a portarti via”.
Oppure:
- ”Finiscila di stare allo specchio, altrimenti uscirà il diavolo con le corna”.
Da giovane ho sempre dormito con una piccola luce accesa. Ora, soprattutto da quando sono rimasta sola, dormo con la tapparella a metà così filtra la luce dalla strada.
Avere paura è terribile.

Ivana


TRA FEDE POLITICA E FEDE RELIGIOSA

La mia famiglia è sempre stata in bilico fra Santi da un lato e figure comuniste rilevanti dall’altro.
Ricordo che quand’ero piccina nella mia casa faceva bella mostra un grande quadro appeso in una parete del tinello; era l’immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù alla quale mia mamma mi aveva raccomandata per via del mio braccio paralitico dalla nascita.
La Santa era molto bella, vestita da suora con un gran tralcio di rose in braccio.
Nell’altra parete invece c’erano i quadri, anch’essi grandi, di Lenin, Gramsci, Togliatti, in bianco e nero, a far da contrappeso. Questi rappresentavano per noi la speranza nel riscatto del lavoro e dalla povertà.
Non vedevamo nessuna contraddizione in tutto questo, ogni protettore aveva dei compiti precisi e diversi. Santa Teresa si occupava del corpo (e del mio braccio menomato) e soprattutto dell’anima, mentre gli altri erano la manifestazione di una presa di coscienza politica. I Santi erano tenuti sì in grande considerazione, come i comunisti del resto, e facevano parte della famiglia; erano considerati confidenzialmente, come dei parenti stretti.
San Giuseppe era il Santo del compleanno di mamma ma era anche patrono dei falegnami e noi appunto lavoravamo il legno. Era anche la festa del Papà quindi, a San Giuseppe, festa grande!
Santa Lucia, era il mio onomastico; questa Santa era ed è tuttora festeggiata perché porta i doni ai bambini.
Conoscevo bene la sua storia di martire siciliana che si era strappata gli occhi per non indurre in peccato un romano che se ne era invaghito. L’ho amata anche per questo però devo dire che non sono stata contraccambiata perché a me di regali ne ha portati pochi. Forse, perché cieca, non mi aveva ancora vista? O perché sicula non capiva bene il veneto?
Intanto speravo.
Doveva passare quasi mezzo secolo perché si mettesse in ascolto delle mie preghiere. Ricordo che ero a Venezia davanti al suo corpo e chiesi di illuminarmi e lei mi esaudì. Non lo dimenticherò mai.
Poi c’era San Biagio ai primi di febbraio, patrono di Bovolone. Quel giorno si inaugurava anche una fiera di paese e San Biagio ti curava dal mal di gola se andavi a messa alla mattina e portavi una candelina lunga e stretta detta della “Zeriola “.
Un grande fermento di pensieri, speranze, voglia di miracoli si agitava dentro di noi anche se sapevamo bene, troppo bene, di non poterci contare molto.
“Iutete che te iuto“ (Aiutati che ti aiuto). Questo era il moto più realistico di casa mia.
Una figura che a me piaceva tantissimo era L’Angelo di Dio, il mio custode; lo immaginavo sempre dietro di me, bello, alto, con grandi ali azzurre che mi salvava dai pericoli.
Ancora adesso credo che mi sia vicino e che mi protegga.
Quando sto male mi rannicchio mentalmente nelle sue ali di piume azzurre e morbide e lui mi culla come fossi una bimba piccola e mi rassicura.
Come si dice:
“Fede nel santo par vedar el miracolo”.

Lucia


SOGNI E INCUBI

Ho fatto un sogno
in cui mi sdegno, anche lì sbaglio,
ma mi sbroglio da viluppi
che si sviluppano nel mare dei dubbi.
Dubbi dubbiosi tormentosi
e ondosi di onde e fronde
che vanno tra sponde e sponde,
rimbalzano veloci poi diventano feroci.
Dilanianti come spade mi trafiggono,
mi soffriggono ed infine mi affliggono.
Mi ritrovo sveglia e svuotata.
Ma che bella nottata!

Betty


SANTI E PATRONI DI CASA MIA

Mi chiamo Luisa Rita, è in questo secondo nome la religiosità della mia mamma che affidò le sue preghiere a Santa Rita, avvocata dei casi impossibili, affinché proteggesse la vita che portava in grembo; aveva infatti già avuto due interruzioni di gravidanza e non era proprio giovanissima.
Con grande convinzione e fede, portò sul ventre, per tutta la gestazione, un fazzoletto benedetto a Cascia; quando nacqui quindi volle darmi anche il nome della Santa che aveva protetto la sua gravidanza.
Sinceramente non credo che papà prima di sposare la mamma fosse osservante, aveva certo una sua religiosità, che si poteva  riassumere in un'etica di comportamento retto, onesto e rispettoso del prossimo. Ma per la mamma avrebbe fatto qualsiasi cosa perciò di buon grado partecipava alla Messa della domenica e delle feste comandate, mosso più da amore terreno che da sacro fuoco di fede.
Sono cresciuta con questi insegnamenti: la Messa, le funzioni domenicali, le preghiere della sera recitate con la mamma e la devozione a Santa Rita.
Il tutto mescolato però a gesti scaramantici come gettare il sale alle spalle se veniva malauguratamente rovesciato; o superstizioni quali il divieto assoluto di aprire l'ombrello in casa o posare il cappello sul letto.
Confesso che il retaggio di queste superstizioni resiste ancora in me, in qualche modo. Non ci credo però ... .
La domenica mattina si andava tutti assieme alla Messa, ed era l'unica occasione in cui io e la mamma potevamo sedere nei  banchi altrimenti destinati esclusivamente ai maschi. Eravamo una delle poche famiglie che partecipava al rito stando seduti accanto, quasi tutte le altre si dividevano all'entrata in Chiesa.
 A quei tempi in Chiesa le femmine sedevano sul lato destro, i maschi sul lato sinistro, onde evitare, immagino, ogni possibile tentazione e distrazione durante le celebrazioni.
Le donne sposate portavano sul capo un velo nero, le ragazze bianco.
Ricordo le funzioni religiose della domenica pomeriggio terribilmente noiose.
Le processioni invece mi piacevano, avevano un non so che di festa, erano occasione per poter rimettere l'abito della Prima Comunione.
C'era da preparare il cestino da tenere al braccio, colmo di petali di rose colte nel nostro giardino e sacrificate in onore della Madonna; petali da spargere lungo la strada nel lento procedere della processione.
L'ora settimanale di catechismo era intrisa di formule intimidatorie e di dogmi mandati a memoria, il tutto si svolgeva nella tetra canonica, sotto la guida del Parroco, severo e privo totalmente di un minimo di psicologia infantile che del resto pochi possedevano a quei tempi.
Uscivo da questi appuntamenti con un gran senso di sollievo e liberazione.
Grande coinvolgimento emotivo ebbe invece il rituale del mese di maggio, pretesto per un'uscita straordinaria dopo cena con le amiche; occasione di un  tacito appuntamento con i ragazzini ai giardinetti, anche qui rigorosamente separati ... non sia mai!
Le tentazioni sono in agguato.
Il momento della recita del rosario si riduceva quindi al sacrificio da fare in cambio di un paio d'ore di libera uscita serale.
Arrivato il tempo della scuola media, la mentalità aperta di papà non impedì che mi iscrivessero ad una scuola femminile religiosa.
E qui le suore compirono il miracolo di raffreddare ulteriormente la mia già tiepida fede.
Quando inaspettatamente accadde la tragedia che sconvolse la mia adolescenza e i progetti per il futuro, ebbi verso la fede reazioni diverse; la più immediata fu di rabbia e di risentimento verso quel disegno incomprensibile.
In seguito il disorientamento, il bisogno di aggrapparmi a qualcosa di superiore mi spinsero ad affidarmi alle preghiere e quindi ad una religiosità di necessità e di conforto.

Luisa


CASA, BOTTEGA E DEVOZIONE

I miei genitori non erano tutti casa e chiesa ma piuttosto casa e
bottega. Tuttavia papà ha avuto per tutta la vita una devozione
particolare alla Madonna di Monte Berico e non mancava mai di portarci, almeno una volta l'anno, in pellegrinaggio al Santuario di Vicenza. Credo riconoscesse alla Madonna il fatto di aver superato indenne la guerra e di essere uscito vivo per miracolo da un brutto incidente stradale al Passo della Futa, in Toscana.
Andava anche regolarmente a Messa tutte le domeniche.
Mamma, invece, era talmente presa da casa e bottega che, tante volte, preferiva restare tra le mura domestiche per avere un po' di tregua.
Anche lei comunque era devota alla Madonna di Monte Berico e devo a lei il nome Maria davanti ad Anita.
Con dei genitori così il mio approccio alla religione fu abbastanza leggero. Ma cambiò totalmente quando cominciai a frequentare la scuola in un Istituto di suore con una visione molto rigida sull'argomento.

Anita


SANTI E MADONNE

Superstizione nella nostra famiglia certo no! Non so se per convinzione o piuttosto perché, diceva la mamma, crederci era peccato e il prete lo ricordava sempre alla messa.
Ma c’era la zia Anna che superava tutti nella affollata famiglia sia a religiosità che a superstizione.
Il diavolo..., i peccati che vedeva dappertutto e inorridiva per tutto. I castighi divini che sarebbero stati determinati da qualsiasi comportamento lei ritenesse scorretto o addirittura peccaminoso.
La mamma diceva sempre che essendo zitella aveva troppo tempo da perdere.
Amava la compagnia ma la ricordo sempre più o meno scandalizzata di quasi tutti i comportamenti dei vicini, soprattutto delle ragazze già signorine, sulle quali aleggiava costantemente il suo pregiudizio o ancor peggio il suo sospetto di peccato.
I santi poi li conosceva tutti e di loro sapeva, è proprio il caso di dire, vita, morte e miracoli.
Mi ricordo ancora molto bene quando a maggio si andava al fioretto, ad un certo punto della strada si imboccava una scorciatoia e si passava trepidanti davanti al buco delle anguane.
La zia Anna ci raccomandava di stare alla larga. Non ho mai capito chi fossero veramente le anguane, nemmeno lei suppongo. Donne o solo anime dannate?
Ma paura sì e tanta!

Gabriella


CI SONO SOGNI CHE POPOLANO LE MIE NOTTI

Ci sono sogni che popolano le mie notti ma che al mattino svaniscono senza far rumore.
Ce ne sono altri che mi lasciano addosso sensazioni intense sulla pelle, l'impronta di un abbraccio o di una leggera carezza che mi accompagnano per tutto il giorno, addolcendomi le ore.
Ma alcuni sono talmente forti da lasciare uno sconcerto doloroso, che non sbiadisce neppure con gli anni.
Era il 1972, forse aprile o maggio.
Una mattina su un foglio, strappato dal diario di Linus, cercai di descrivere così il sogno che mi aveva sconvolto la notte:
Bevo dal buio la pace mentre rincorro con occhi ansiosi la gioia.
La vita si allontana eppure è palpitante ancora tra le dita. Pregusto golosamente il Nulla, eccitante frutto che sto per cogliere.
Ombre sottili si staccano dal buio e prendono forma dinanzi a me, mi cingono e mi cullano.
La memoria lontano cerca immagini da fotografare.
Un sole bianco, accecante mi attira con una forza sconosciuta.
Echi di voci lontane.
Vedo la mano che abbandona un'altra mano.
Il ricordo inquietante di quel sogno lontano è indelebile nella memoria; conservo ancora quella pagina rosa di quel vecchio diario.
E poi c'è quel sogno, vissuto come volo della mente e del cuore. È un tentativo di resistenza alla routine, è capacità di sdoppiamento tra presente e passato, è quello che mi permette di viaggiare sulla realtà talvolta solo sfiorandola.
Mi ritaglio un pezzetto di cielo, raccolto, sereno o rabbuiato, ma mio.
Il sogno che non mi impedisce la concretezza esigente della quotidianità ma che è respiro; accompagnandomi per mano e sollevandomi nei giorni bui, alleggerisce il mio cammino.

Luisa


LA  TELEFONATA

In primavera dormo poco ma questa mattina ero sprofondata in un sonno degno del letargo invernale.
Ho sognato un uomo, il cui ricordo mi fa rabbrividire ancora.
Ha lasciato una ferita talmente profonda nella mia vita che l’unico desiderio è quello di non rivederlo o risentirlo.
Ero a letto e sento squillare il telefono.
Tento di precipitarmi per rispondere, ma come avviene nei sogni, il filo è troppo corto.
All’ennesimo squillo rispondo: è lui.
Mi dice alcune cose incomprensibili, ma avverto una sensazione da brivido.
La sua voce è intatta, flebile ma arrogante come un tempo.
Non so quale significato attribuire a questo sogno. So solo che mi ha molto sconcertata e ha scoperto una ferita che credevo ormai lenita.

Ornella


SOGNO O INCUBO?

I sogni della mia vita sono stati tanti e di tutti i tipi: da quelli ad occhi aperti, a quelli nel cassetto fino a quelli fisiologici, fatti durante il sonno.
Un sogno ricorrente mi ha tormentato per anni, durante la giovinezza. È cominciato all'inizio dell'Università.
Mi capitava di sognare che stavo sostenendo un esame, entrava un impiegato con in mano dei fogli che consegnava al docente, li leggeva e si rivolgeva a me dicendomi:
"Lei non può frequentare l'Università perché non ha superato l'esame di maturità".
Mi svegliavo di soprassalto e stentavo a rientrare nella realtà. Poi finalmente realizzavo che era un sogno e mi dicevo:
 "Ma allora non è vero!"
Il sogno ricorreva anche dopo la laurea, quando già avevo cominciato ad insegnare.
Ogni tanto compariva qualcuno che sentenziava:
"Lei non può insegnare. Non ha la laurea."
Ancora adesso me ne chiedo il significato.
Senso di inadeguatezza? Insicurezza della gioventù? Senso di colpa per non essere stata una studentessa modello?

Anita


SOGNI E RISVEGLI

Da bambina sognavo i personaggi delle fiabe: Biancaneve, Cenerentola, Pollicino … , giocavo e parlavo con loro e il risveglio era felice.
Da ragazza sognavo anche ad occhi aperti il mio principe azzurro; lo vedevo bellissimo, gentile, perfetto.
Doveva essere una persona speciale.
Pensavo che la vita potesse essere colorata di rosa e piena d’amore.
Il risveglio però mi riportava alla realtà quotidiana con le sue rinunce, le amarezze e i sacrifici, illusioni e delusioni.
Il tempo dona ad ognuno un piccolo angolo di cielo ed anche il mio sogno si è realizzato con l’arrivo dell’amore, di anni felici allietati dalla nascita del figlio tanto atteso.
Ora che il mio amore non c’è più e sono rimasta sola, mio figlio Vittorio è tutta la mia vita.

Ivana


SOGNO
Euforia dell’anima.

Una galleria di quadri d’autore.
Una moltitudine di gente ciarliera.
Scambi di complici sguardi
fra mille pensieri diversi.
Alice entrò nella tela dipinta
di terra, di verde e d’azzurro.
Richiama il ricordo
di prati fatati,
di lucciole che come stelle
la strada più breve invitano.
Poi il sogno si spezza.
Arriva il vento di primavera,
nuvole gonfie di gocce pesanti
cadono.
Nell’universo solo
Attimi.
Nella valle
il traliccio di ferro
come croce svetta.
Sul prato recisa la stella alpina e
la pietà.

Francesca





Scritture
di PRIMAVERA


Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento. […]

Wislawa Szymborska






COMPAGNI DI VIAGGIO

Insegnavo francese da un bel po' di tempo e da qualche anno organizzavo la gita o meglio il viaggio d'istruzione degli alunni di terza  media a Ginevra.
Sembrerà una meta strana ma c'erano ragioni precise per questa scelta. I decreti ministeriali erano abbastanza restrittivi in fatto di viaggi all'estero per gli alunni della scuola media. Ginevra aveva i requisiti adatti perché sede di due grandi organizzazioni internazionali come l'ONU e la Croce Rossa.
La meta era un po' insolita e non c'erano proposte adeguate nelle agenzie così mi sobbarcai tutta l'organizzazione.
Da Roncà, Valdalpone, partì una piccola Armata Brancaleone formata da quindici alunni e due insegnanti.
Andammo in treno, mi divertii un mondo e fui anche soddisfatta di vedere quei ragazzi di paese alle prese con nuove situazioni e una nuova lingua.
Durante il viaggio le ragazze arrivarono nel mio scompartimento a chiedere aiuto perché dei giapponesi, reduci da un congresso, avevano offerto loro dei ventagli e delle merendine, quelle che danno in albergo per la colazione. Costrinsi anche uno dei maschi a conversare in francese con una signora russa che era interprete a Parigi.
Dopo alcuni anni incontrai questo ragazzo; era diventato elettricista e mi ricordò il viaggio a Ginevra e l'incontro con la signora russa.
Era stata la sua grande avventura!

Anita


GRANDE BALLO ALLA GROTTA AZZURRA.
(Il mio viaggio)

Avevo 15 anni e abitavo in un noioso paese della provincia: sempre le stesse facce, mai niente di nuovo, genitori severi, soprattutto il papà che non mi permetteva nemmeno una semplice amicizia maschile.
Un giorno a passeggio con una amichetta notammo un manifesto che pubblicizzava una grande festa in un paese vicino, con grande ballo alla Grotta Azzurra.
Ci bastò un’occhiata per trovarci d’accordo.
Papà non me lo avrebbe mai permesso, mamma cedette alle mie suppliche. Acconsentì ma soltanto se andavamo accompagnate dal mio fratellino di otto anni che, per il viaggio in treno (di 30 minuti!), saltò il pranzo per l’emozione.
Arrivammo al paese in festa: musica, giostre, bancarelle … noi però ci dirigemmo subito alla Grotta Azzurra e mandammo il bambino a chiedere quanto costasse il biglietto poiché i soldi erano contati!
Lui iniziò a gridare dicendoci il prezzo e chiamandoci per nome, mentre noi fingevamo di non conoscerlo.
Entrammo. L’orchestra ci faceva sognare, un giovane mi invitò a ballare e accettai anche se inesperta ma subito mi sentii tirare per la gonna. Era il mio fratellino che aveva fame.
Potei dargli qualche spicciolo per il gelato, ma poco dopo aveva più fame di prima: altri spiccioli per un altro gelato!
Tornammo a casa. Il viale della stazione purtroppo era lungo due chilometri e solo il fratellino poté usufruire del pulmino. Noi arrivammo a piedi e in ritardo e la predica ci aspettava sulla porta di casa.

Ivana


PETIT ONZE

COMPAGNI DI VIAGGIO

Leggero
evanescente fluorescente
mi protegge un poco
sperando in un cielo
azzurro

Giovanna


UN GIORNO DI FINE INVERNO


Un giorno di fine inverno, alzando gli occhi dallo scontrino dell’Eurospin, ho visto un enorme stormo di uccelli neri volteggiare nel cielo azzurro. Le forme create dallo stormo erano sinuose, dolci, eleganti, sempre diverse.
Gli uccelli erano animati da un’unica volontà? Godevano dell’aria, del sole, del cielo sereno?
Era un inno collettivo alla vita?
Che voglia di unirmi ad essi e sgravarmi di questo peso terreno!
Sono rimasta come un’idiota con il viso rivolto a tanta bellezza. Mi sono poi guardata intorno per condividerla ma nessuno, proprio nessuno, sembrava notare questo fenomeno per me raro.
Ieri mi sono fermata improvvisamente, al centro del marciapiede, incantata dalla visione di una enorme magnolia giapponese in fiore: una nuvola rosa. Un simbolo della vita che si rinnova ogni anno come la nostra mente che cerca nuova linfa al ritorno della primavera.
Sono stata riportata bruscamente alla realtà dalla spinta ricevuta da una signora, indispettita dal mio inutile sostare sul pubblico terreno.
Ah! Vorrei vivere in una città che non esiste dove condividere con i propri simili la bellezza della natura. Non in questa dove tagliare un albero rigoglioso per sostituirlo con un posto macchina è considerato il massimo della soddisfazione per i suoi abitanti.

Annamaria


ISTANTANEE
(stornellata di primavera)

Fiore di pesco:
armonia di petali delicati, li guardi, ti commuovi
et voilà, son partiti.

Viole viola, viole bianche, ce ne sono sempre tante;
formano un tappeto, non per far da scendiletto.
Vento venticello, portami qualcosa di bello,
portami lontano tenendomi per mano.
Germoglio qui ti voglio:
dimmi un po’ cosa nascondi, dona a noi i tuoi segreti mondi.
Tenera fogliolina che spunti stamattina;
balli con la brezza e fai, una timida piroetta.
Colori in movimento che cambiano col vento.

Giovanna


PETIT ONZE

Un
Vecchio libro di poesie
Mi accompagna dolcemente
Ovunque vado
Sempre.

Lucia


IL VIAGGIO

Quando viene a Verona il mio nipotino Andrea e la sera lo accompagno a letto, desidera sempre che gli racconti la sua nascita e gli accadimenti successivi. Poi, la storia della sua mamma, come è nata, e la storia della sua vita, poi quella mia e del suo nonno.
Io allora gli racconto l’avventura di questi viaggi nel nostro mondo familiare.
Stranamente non ci stanchiamo mai, io di raccontare e lui di ascoltare.
Mi sono convinta che il viaggio più interessante, sempre nuovo, pieno di difficoltà e di premi speciali, sia proprio quello della nostra vita.
Avventure, colpi di scena, colpi mortali, commedie, tragedie, gioie e dolori. Un universo unico, irripetibile, un romanzo sempre nuovo e imprevedibile.
Incontri, amicizie, speranze, delusioni, guerre, nascite e morti e ancora rinascite, gioie e dolori, amori e odi profondi, prove da superare, battaglie da affrontare, guerre da combattere ... nessun viaggio al mondo, credo, sia più interessante di quello della vita.

Lucia


UN VIAGGIO SPECIALE

Lo vedi il mare?
È un tutt’uno con il cielo, è immenso, ti avvolge da ogni parte.
Le sue onde si infrangono, arrivano da lontano
Piene di odori, colori e  sbattono, urlano, non vogliono morire;
ritornano al mare svuotate della loro energia,
pronte ad intraprendere un nuovo viaggio.
E le nuvole che si rincorrono
come comparse impazzite si tramutano, scappano
ti mostrano squarci d’immenso.
Bella avventura questo mio viaggio.
A lungo desiderato, progettato, sognato.
Evasione dalla mia routine, da condividere con Giulia, mia figlia.
Il pensare a cieli e spazi nuovi, la grande voglia di andare.
Terra selvaggia dai colori aspri, fucsie dirompenti e tanto, tanto mare,
che ti vien voglia di ritornar bambina, di lasciarti cullare, di non sempre programmare.
Che immagini forti ho gustato: le scogliere di Mohen avvolte dalla fitta nebbia, un muro impenetrabile,
che all’improvviso si apre, materializzandovi come per incanto, regalandomi una sensazione di intimità
con la natura, il cui ricordo rimarrà indelebile dentro di me.

Giovanna


PROFUMO DI PRIMAVERA

Sento già nell'aria ancora fredda,
ma che pare quasi più leggera,
folate del profumo di primavera.
Come in un eco si spande
la promessa e la certezza
che s'insinua nel pensiero
facendosi respirare.
Sono piccoli segnali,
delicati accenni
che si fanno notare
(se li sai osservare).
O forse è solo il desiderio
che prende alla fine di un lungo inverno.
Desiderio di azzurro e poesia,
d'allegria e di verde
Di nuvole festose
che si rincorrono schiamazzando
perché sentono ridestarsi quel bel canto.

Betty


PRIMAVERA L'HO SENTITA STAMANE

Primavera. L'ho sentita stamane nella piazza brulicante di presenze variopinte e mollemente chiassose, nello scalpiccio indolente sui sanpietrini, brillanti al sole.
L'ho vista seduta sulle seggiole dei bar all'aperto scaldarsi al sole nuovo e tiepido.
Primavera. L'ho vista tenere per mano gruppi di ragazzi con le felpe colorate che disordinatamente invadevano le vie, portando sulle spalle zaini pesanti di speranze e gonfi di futuro.
Primavera era nell'aria che danzava sul mio volto mentre pedalavo nella mattina assolata, per strade che parlano di un altro tempo, altre storie, altre vite ancora nuove e ancora uguali.
Luisa


PETIT ONZE

Amica
solare aperta compagna ideale
per un viaggio
indimenticabile è
Cristina

Paola


VIAGGIO IN INDIA

Viaggiare è sempre stata la mia passione.
Vedere luoghi, costumi, usanze diverse dalla mie e potermi calare in un mondo a volte distante anni luce dalle mie abitudini … .
India misteriosa, con forti contrasti tra una via e l’altra, tra una città e quella vicina, tra una campagna e l’altra.
India  piena di colori sgargianti, campi lussureggianti odori intensi, animali macilenti o ben nutriti.
India e case fastose da ricchi vicine a case tugurio abitate da persone misere ma sempre sorridenti, fataliste nell’accettare tutto ciò che arriva dal destino.
Ho visto donne ingioiellate con i loro sari coloratissimi nei campi a lavorare.
Ero in groppa ad un grosso elefante dipinto a vivaci colori mentre salivo sulla fortezza di Amber. Come descrivere l’emozione?
Mi ha lasciato senza parole, con il cuore che andava a mille, la tigre maestosa che avanzava nel parco nazionale di Rathambore; indifferente a noi turisti che dalle jeep ammiravamo la potenza dell’animale.
Ho visto anche tanti templi con architetture sfarzose, regge fantastiche … e alla fine si presenta il Taj Mahal.
Bianco candido contro un cielo azzurro senza nuvole, con i suoi pinnacoli laterali, la sua cupola rotondeggiante con pizzi di marmo che incantano. Mi sembrava di essere in un sogno.
India: il caos indescrivibile delle sue vie, le migliaia di persone che si affollano nei mercati, nei templi, nelle strade … .
Non è il mio mondo, a volte tanto caos disturba ma è un viaggio che rifarei ancora. Subito!
Paola


COME ULISSE

Era il tempo in cui
più delle altre
brillava la tua stella
Lo sguardo tendevi verso Settentrione
La libertà dicevi: e oltre il confine
Come Ulisse
Attraversasti il pezzo di mare.
Ti lasciasti cullare
dallo sferragliare pesante del treno.
Addolorandoti per ciò che abbandonavi
Amando la libertà
che portavi nel cuore.
Nelle sere d’inverno
suonavi il marranzano *
Io, con le ciglia abbassate
danzavo al sussurro narrativo
di mio padre, librandomi libera
sulle ali di venti leggeri.
Ora il tempo è passato
sta il mio vecchio
con la testa quasi calva
le membra stanche
per la fatica giornaliera
appoggiato al tavolo nel suo
tumultuoso silenzio.
Mentre nel ricordo libero
tra profumi di zafferano e mandorlo
accarezzo con te l’antico ulivo
piantato dal padre di tuo padre
a guardia di terre lontane.

Francesca


SCRITTURA DI PRIMAVERA

La primavera è un’esplosione di profumi e colori: la natura si ridesta ed espande il suo splendore in tutte le case perché invita a spalancare le finestre per fare entrare il sole che porta vita.
Il cielo è terso, l’aria è mite; le rondini, le farfalle i fiori ci invitano ad uscire.
Anche una tiepida notte di primavera con il cielo stellato e il chiaro di luna, fa sognare gli animi sensibili.
Queste notti hanno il potere di stregarmi. Sono notti di magie che fanno pensare solo al lato positivo e bello della vita.
La primavera è bellezza e speranza in una annata serena e felice.

Ivana


DIARIO DI VIAGGIO

“Quando viaggio porto sempre con me qualcosa di interessante da leggere, per questo porto sempre con me il mio diario”
Oscar Wilde
Ho riflettuto a lungo sulla sollecitazione che mi è stata proposta nel laboratorio di scrittura. Estrapolata dal testo mi dice poco; non ho un codice di lettura. Mi concedo perciò il gusto di interpretarla a mio modo, liberamente.
Il narcisista: Sono così compreso nel mio egocentrismo debordante che mi scrivo e mi leggo con immenso piacere. Tutto il resto è inesistente.
L’educatore: Documenta il tuo viaggio. Ottimo esercizio letterario e ti rileggerai con piacere.
L’introverso: Non ho tempo ne voglia  per altro viaggio che per quello dentro me stesso.
Il turista: Porto con me il diario per rendicontare le mie tappe. A sera rileggo le pagine con piacere e condivido con gli ospiti del mio hotel le informazioni e le suggestioni.
L’infelice: Porto con me il mio diario. Sono solo e depresso, cos’altro potrei leggere se non di me stesso!
E poi piangere.
Lo scrittore: Occupo il tempo del viaggio a correggere le bozze del mio diario. Il mio editore non mi dà tregua.
Smemoratezza senile: Se non scrivo sul diario non ricordo neanche dove ho messo gli occhiali, figuriamoci le tappe del viaggio!
Interpretazione di chi ambisce essere parte della Storia: Scrivo il mio diario alla ricerca dell’immortalità. Lo leggo per la stessa ragione. Censuro e aggiusto e non lascio niente al caso. Anche i ricordi vanno selezionati per renderli presentabili
A voi la scelta … .
A me invece piace la citazione di Proust:
“ Un vero viaggio di scoperta è vedere con altri occhi”
A questa aggiungo, per completezza, quella di Walt Whitman
“A piedi e a cuor leggero prendo la strada maestra, in salute, libero, il mondo davanti a me. Davanti a me la lunga strada polverosa che porta dove voglio.”
Il diario, in queste condizioni, diventa un accessorio; utile e divertente ma pur sempre un accessorio.
Un vero viaggio te lo porti dentro per sempre.

Marisa


IMPROVVISAMENTE QUALCOSA CAMBIA

L'inverno è lungo, freddo, tedioso. Le sue giornate sono corte ma sembra non finiscano mai.
Un sottile senso di depressione ti avvolge e le energie si impoveriscono.
Non vedi la fine di questo lungo tunnel grigio.
Improvvisamente qualcosa cambia: il colore del cielo volge all'azzurro, le giornate si allungano, la luce del sole è più forte. Ti guardi intorno e scopri sui rami degli alberi delle gemme che stanno per scoppiare dalla voglia di iniziare un nuova vita.
Ti invade il desiderio di essere allegro, di fare qualcosa di diverso. Rinascono nuove energie e guardandoti intorno scopri un tripudio di colori; tutto ti chiama ancora una volta ad iniziare un'altra tappa della tua vita.

Anita


ECHI DI PRIMAVERA

Primavera
radiosa, gioiosa, ariosa
osa … osa … osa …
Primavera
splendente, ridente, suadente
ente … ente … ente …
Primavera
brillante, cangiante, intrigante
ante … ante … ante ...
Primavera
colorata, profumata, amata
ata … ata … ata …
Ma anche primavera
delle malinconie, delle nostalgie,
delle tristezze mie
mie … mie … mie …
Non sono riuscita a trattenermi.
Se faticate a comprendere il testo, che d’altronde è molto impegnativo, sono disponibile in qualsiasi momento a chiarirvi le idee ... dee … dee … dee … .

Betty


PER AMARE LA PRIMAVERA

Per amare la primavera
bisogna sentirsi
al passo con essa.
Sentirla scorrere nel sangue,
godere dei suoi colori,
dei suoi profumi,
dello sbocciare dei fiori,
del tenero verde delle foglioline,
del canto degli uccelli,
dei cieli splendenti d’azzurro,
della vita che si rinnova tutta.

Negli anni passati ho amato
molto la primavera;
in assoluto era la stagione
da me preferita, la più bella.
Da qualche tempo non lo so più.
La trovo esagerata, quasi barocca.
La osservo da lontano,
con gli occhi socchiusi,
per commuovermi meno,
quasi a proteggermi
da abbagli e lusinghe.

Lucia


VIAGGIANDO IN ETIOPIA

Anita mi sorprese proponendomi di accompagnarla nel suo ennesimo viaggio in Etiopia.
Fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione
l' Africa come meta di un viaggio.
Mi presi un po' di tempo per la risposta ma capii subito che le avrei detto di sì.
Era un'occasione unica per incontrare altre donne, altri uomini cosi lontani dalla mia esperienza quotidiana.
La presenza di Anita, la sua conoscenza dell'Etiopia, della cultura e della lingua di questo paese erano rassicuranti, quindi decisi di partire .
In poche ore arrivammo in un altro mondo.
Appena fuori dall'aeroporto mi colpirono suoni di voci  forti, profonde e calde, tanta gente che camminava … .
Greggi di pecore o capre percorrevano le strade sterrate lungo le quali si svolgeva la vita quotidiana con negozietti dove si vendeva di tutto del poco che c' era.
La mia prima sensazione fu di essere entrata in un esodo con tanta gente che camminava, camminava sempre dall'alba al tramonto.
Subito mi accorsi che questa volta ero io la diversa, ero io bianca e visibile in un mondo di neri; mi sentivo al centro di mille sguardi.
Con il passare dei giorni questa sensazione si affievolì .
Eravamo a Mendida, nel nord dell'Etiopia, la notte di Pasqua.
I riti di questa ricorrenza ci hanno subito coinvolte: i canti, accompagnati dalla danza e dal suono dei tamburi hanno creato un'atmosfera di festa calda e avvolgente.
Il giorno successivo Anita mi portò a vedere la casa dove aveva abitato per due anni.
Mentre camminavamo un gruppo di bambini, che diventava sempre più numeroso, si avvicinava e ci accompagnava tenendoci per mano, cercando di ottenere qualche penna o qualche spicciolo.
Un signore, che aveva riconosciuto Anita, ci invitò nella sua casa costruita in parte in muratura e il resto in lamiere; il pavimento era ricoperto di paglia con qualche sedia vecchia e un tavolo.
Subito la figlia ci portò l'acqua per lavare le mani, la moglie pose sul tavolo la carne che mangiammo insieme al solo capo famiglia.
Non avrei voluto assaggiarla, né avrei voluto bere quella specie di the ma non potevo rifiutare ciò che mi era stato offerto perciò mangiai.
Erano felici di averci ospitati nella loro casa e di aver condiviso il cibo che nel periodo pasquale è più abbondante anche per loro .
Spesso, lungo la strada che portava alla capitale, incontravamo lunghe file di donne che dopo aver tagliato le piante di canna da zucchero le mettevano legate sulla schiena e le portavano al mercato per guadagnare il pane quotidiano per i figli.
In Etiopia sono le donne che lavorano e quindi è nel loro impegno che va riposta la fiducia per un miglioramento della vita .
Durante il lungo viaggio che ci portava nel sud del paese, ho visto villaggi che pensavo ormai rinchiusi nelle immagini di vecchie riviste del Piccolo Missionario. Invece quello che vedevo era realtà: erano capanne costruite con fango, paglia e sterco di animali, erano bambini che nelle pozzanghere si lavavano, bevevano, raccoglievano l' acqua da portare a casa.
In questo contesto anche il possesso di una bottiglia o altro contenitore di plastica ha un valore immenso perché permette il trasporto dell'acqua.
Ora capisco cosa voleva dire Anita quando mi diceva: ”Se vai in Africa non potrai più sprecare l'acqua “.
E' proprio così e mi ritorna in mente quella bambina nella pozzanghera che raccoglie acqua e fango ...

Linda


VIAGGIO DENTRO ME
(briciole)

In questo impegnativo e al contempo dolce viaggio attraverso la memoria, risuonano in me musiche, armonie, stridori.
Si verificano subbugli e guazzabugli.
Giro ad un angolo di pensiero e un’ombra cupa, forse un fantasma, mi compare improvviso.
Svolto al ricordo e un sole sfolgorante accompagnato da un vento gentile, mi concedono tregua.
In tutto questo susseguirsi di suggestive atmosfere, scopro vie maestre e vicoli ciechi, salite impervie e discese pericolose, lussureggianti paesaggi percorsi da acque festose, aridi e solitari campi.
All’improvviso, lungo il cammino, trovo briciole che un abile Pollicino della memoria ha sparso sulla strada.
Inizio a raccoglierle, non oppongo resistenza alcuna, non so dove esse mi condurranno ma fiduciosa vado.
E raccogli di qua e raccogli di là, ad un certo punto mi subentra una certa noia.
Briciole ovunque, mal di schiena e morale a terra e in più queste briciole non mi portano da nessuna parte!
Mi hanno sempre detto: “Accontentati delle piccole cose” ma ora basta con le briciole; non sono una spazzina dei sentimenti.
Sono stufa!
Voglio un intero panino, una mantovana, un pugliese!
Altro che briciole e bricioline e pezzetti e pezzettini.
Qualcosa di intero, sì, di intero per me.
Che una parte di questo intero sia forse la scrittura?
Chissà … intanto mi diverto!

Betty


COMPAGNI DI VIAGGIO

Una valigia di libri
una poesia,
un taccuino e una matita.

Luisa


RICORDI DI MARZO

Un percorso abituale ma stasera l'aria di  primavera mi ha riportato a un marzo lontano, ad un ricordo consumato camminando su questo marciapiedi.
Mauro, si chiamava Mauro, un bel ragazzo, biondo occhi chiari, molto estroverso.
Con lui ricordo lunghe camminate (non avevamo la macchina)
e intense chiacchierate.
Una splendida giornata di primavera stava volgendo al termine, camminavamo fianco a fianco, si parlava fitto fitto, senza toccarsi, con una naturalezza solo apparente.
In quelle serate primaverili il cielo imbruniva lentamente, troppo lentamente e la strada verso casa sembrava diventare brevissima.
Ricordo che casualmente mi prese il gomito come per guidarmi nell'attraversare la strada; un gesto più adulto dei suoi vent'anni. Le mie ginocchia diventarono molli.
Ci siamo scostati ed abbiamo continuato a camminare e chiacchierare con ostentata indifferenza.
E poi, quel gesto inaspettato.
D'un tratto si ferma.
- “Aspetta” - mi dice e lo vedo scendere con quattro salti dalla strada lungo il bastione e tornare dopo pochi minuti con un rametto di pesco selvatico.
Quella sera, nel salutarci davanti all'ascensore di casa mia il primo bacio, dolcissimo, intenso, troppo breve ... .
Breve come quell'innamoramento che sbocciato con la primavera sfiorì con l'arrivo dell'estate.

Luisa


PARTO

Parto,
mentre sonnecchi indifferente
sulla poltrona,
aspettando il mio ritorno
sempre.

Luisa


ESSERE GRUPPO A PRESCINDERE ...

... a prescindere dalle idee personali, dalla formazione e dal percorso di vita di ognuna.
Con rispetto e attenzione verso tutte le altre, apprezzandone la sincerità e la parte più genuina di tutte.
Con pazienza, senza sgomitare o sconfinare nell’eccentrico per l’egocentrico.
E nel ricordo della passione per l’ incontro e per lo scrivere di Venanzia:
Ecco, appunto, la sua riservatezza, il suo pudore.

Gabriella


PULIZIE DI PRIMAVERA
(scherzo)

Passo l’aspirapolvere per raccogliere pezzi di me lasciati  cadere distrattamente qua e là.
Col cillitbeng sgrasso i pensieri grevi. Li rendo leggeri
Li lucido a cera d’api con l’emulsio; il sole di una primavera senza pioggia li renderebbe aridi.
Li passo col pannovileda. Torneranno nuovi?
Sbatto i tappeti.
Passo il fabreze sulle tende delle mie certezze
e lo spray sulla moquette delle mie convinzioni.
Passo gli angoli con il catturapolvere; qualche ricordo molesto si nasconde ancora nel battiscopa.
Coloro le nuove parole con anticacoloreria. A parte conservo un po’ di rosso, per ricolorare parti stinte con qualche papavero.
Arieggio. Lascio entrare il sole.
Refoli leggeri profumano di gelsomino.
E’ gledassorbiodori.

Eppure è primavera!

Marisa


Scritture
d’ESTATE


Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
[...]

Umberto Saba




CARAMELLE D’ORZO

Un grosso vaso contenente deliziose caramelle d’orzo campeggiava sul bancone, vicino alla bilancia della verduraia.  Era un sogno domenicale, sedermi con il vaso tra le gambe, scartando una dietro l’altra le caramelle con le mani cicciotte da bambina golosa!
La mia paghetta domenicale era di dieci lire.
Ho sempre preferito le spumiglie d’inverno e una pallina di gelato d’estate.
La caramella d’orzo mi riporta alla mia infanzia, quando desideravo qualcosa di dolce ma raramente potevo averlo.
Le caramelle sono rimaste un desiderio, che ora potrei appagare, comprandomene un vaso pieno!

Ornella


TUTTO IN UN'ESTATE 

Mentre l'estate invita alla lentezza e i giorni si consumano annebbiati e torridi sotto un cielo senza nubi, un  vortice improvviso ed imprevisto fa rincorrere le ore.
Su tracciati misteriosi seguendo un battito impazzito
si disegnano angoli acuti, a scompaginare il cuore.
Ma come un folletto scherzoso il tempo si riavvolge e tornano i colori.
Fiori rossi contro un cielo perfetto.
E affondata in un placato silenzio la notte si accende di gocce di luce.

Luisa


EFFERVESCENZE

Una caramella? Sì, grazie.
Limone o agrumi misti? Tra i due preferisco il limone, decisamente frizzante. Mi piacciono i gusti decisi.
In questa piccola Selz Soda al limone trovo del carattere: giusta dose di frizzo e di aspro.
Mi assomiglia?
Negli ultimi anni la mia vita ha preso una svolta dove anche l’asprezza è presente. Io la copro con il frizzo ma talvolta non basta.
Ricordo che per un breve periodo della mia vita di adolescente amai queste caramelle. Si comperavano anche al botteghino del cinema Ariston: marca Dufour. Una cantante, Marisa del Frate, proponeva le Dufour a Carosello con un jingle accattivante:
“Voglio la caramella che mi piace tanto e che fa dudu dudu Dufour”.
Durante la proiezione del film scartavi la caramella piano, magari coprendo con un colpo di tosse il rumore scoppiettante del cellophan che la avvolgeva.
Oppure l’aprivi direttamente dentro la borsetta, per soffocare il rumore che nel silenzio della sala era amplificato. A volte qualcuno faceva ssssst e provavi imbarazzo.
Per una caramella?
No, per le molte caramelle, perché finché non le finivi non ti fermavi.
Le lasciavi sciogliere pian piano in bocca, a lungo, coccolando con la lingua il duro rivestimento esterno.
Leggerezza. Serviva tanta leggerezza per far durare la caramella fino a fare breccia nel cuore frizzante.
A quel punto la sorpresa: la polverina ti lievitava in bocca, crescendo di volume.
Il palato, esaurita la carica effervescente, ti restava liscio e quasi insensibile, disturbato da un sapore metallico assai resistente e da una ipersalivazione fastidiosa; ma bastava scartare la caramella successiva e il piacere ricominciava. Piacere allo stato elementare, quello fresco e frizzante dei tuoi quattordici anni.
A quel punto ti prendeva una sete incontenibile e aspettavi l’intervallo tra un tempo e l’altro per comprarti un’aranciata.
La passeggiata tra le file di spettatori era anche una esibizione discreta della tua gioventù in boccio. Non avevi ancora la consapevolezza del tuo essere donna e femmina però di sottecchi cercavi gli sguardi dei ragazzi.
Ecco, per un momento, succhiando questa caramella al selz, gusto limone, mi vedo così: capelli cotonati e chioma alta, abitino stile Mary Quant cucito dalla sarta del paese, mocassini e calzette di cotone, golfino sulle spalle, borsetta con specchietto incorporato e rossetto rosa pallido ben nascosto sul fondo; perché ci si metteva il rossetto sulle labbra solo quando si era lontane da casa.
Dopo, molto dopo, quando è cominciata l’attrazione vera per i ragazzi, quella ormonale, ho smesso di succhiare caramelle in forma compulsiva. Al cinema andavo per stare mano nella mano, per baciare ed essere baciata con la complicità del buio.
Le caramelle? Roba da bambini.
Il film? Era secondario e francamente non ne ricordo uno. Forse Ben Hur perché l’ho rivisto almeno otto volte.
La corsa delle bighe affascinava e la mascolinità di Charlton Heston era un test di crescita: se ti lasciava indifferente eri ancora troppo bambina; senza frizzi se non quelli delle caramelle al selz.

Marisa


GUSTO CAFFÈ

Il profumo del caffè è stato il primo che si è impresso nella mia memoria.
A casa mia la cuccuma del caffè era sempre pronta, tenuta al caldo sopra un mattone a mo’ di  mensola che sporgeva nell’angolo interno del camino.
A dire il vero quand’ero bambina di caffè ce n’era poco ma veniva fatta l’aggiunta della miscela Leone o di orzo,  perché negli anni del dopoguerra, il caffè era un genere di lusso.
Ricordo che si comprava un etto di caffè alla volta e in chicchi  ancora verdi, poi, si tostava dentro ad un attrezzo apposito che aveva due manici lunghi che finivano con due mezze scodelle dove veniva messo il caffè. Quindi sul fuoco sempre rimescolando fintanto che diventava color marrone dorato.
A quel punto il caffè veniva messo nel macinino per ridurlo in polvere.
Questo lavoro ingrato era riservato ai più piccoli della casa, quindi a me.
La polvere del caffè si versava nella cuccuma, dove venivano aggiunte altre miscele e infine l’acqua, poi si faceva bollire, e subito a decantare affinché deponessero i fondi.
Nell’immediato dopoguerra Luigi il maggiore dei miei fratelli che lavorava a Genova nella polizia portuale, una volta arrivò a casa portando un piccolo sacco di caffè in chicchi verdi.
Era talmente prezioso che i miei genitori lo tenevano sul comò in camera da letto.
La mamma era felice di questo regalo inaspettato, soprattutto perché quando arrivava la nonna Angela, le poteva offrire il caffè vero del quale  andava ghiotta.
Il caffè è sempre stato nella mia famiglia e anche per me un caro affettuoso amico. Ci ha accompagnati sempre: nei momenti difficili per tirarci un po’ su e in quelli più belli come regalo meritato.
Quando a casa mia arriva qualche persona amica, la prima cosa che mi viene in mente di fare é offrire il caffè.
Una tazzina di caffè fa buona compagnia quando ci si sente soli ma è ancora più bello sorseggiarlo insieme agli amici.
Il profumo del caffè mi ha accompagnato tutta la vita.

Lucia


SAPERE IL SAPORE

Sapete cosa rubavo da bambina? Non la marmellata come facevano quasi tutti i bambini, ma la miscela per fare il caffè.
Quando la mamma non era in casa, con la complicità di mio fratello Giuseppe, salivo sulla sedia e dalla dispensa prendevo un barattolo di latta contenente la polvere marrone dal profumo intenso. Siccome era amara la mescolavo con lo zucchero.
Mettevo questi ingredienti su un pezzo di carta da macellaio, quella color senape, posavo il miscuglio sul tavolo e con le mani dietro la schiena mi avvicinavo per assaggiare il bianco zucchero e lo scuro caffè perfettamente amalgamati.

Silvana


LE CAROUSEL

Ah! Le caramelle morbide, ricoperte di cioccolato; le Carousel con i gusti alle creme e ai liquori.
Prima di loro ho ricordi di caramelle alla frutta, come le gelatine o quelle dure che si succhiavano a lungo e non finivano mai!
Oppure le famose Rossana Perugina dalla carta rossa. Avevano un interno cremoso, al gusto di latte e ricordavano vagamente le Mou.
Però non mi piacevano tanto; preferivo, quando potevo ma era raro, qualche bel cioccolatino come i cremini “Fiat”.
L'arrivo sul mercato della Carousel cambiò un po' il destino delle caramelle che diventarono qualcosa di più sofisticato. Ricordo anche che ci fu uno spot pubblicitario a Carosello.
I miei genitori le vendevano nel loro negozio e a me piaceva tanto affondare le mani nel vaso delle Carousel e aspirarne il profumo, un misto di cioccolato e liquori dolci; ogni tanto qualche caramella rimaneva incollata alle mie dita come fossero calamite e poi la mangiavo, quasi di nascosto e con calma, assaporandone il gusto particolare come un nettare divino.

Anita


ASPREZZE

Cosa mi ricorda?
Gusto aspro, forse la mia persona?
O quel che appare della mia persona?
Aspro è questo tempo, questo vivere momenti duri per chi ci sta intorno.
Un gusto aspro e un qualcosa che ti penetra, ti lascia al momento senza respiro ma spesso ti dà una nuova carica, un sapore che ti sveglia, ti rianima.
Le asprezze non finiscono mai, le tenerezze evaporano al cambio delle stagioni; chissà perché?
Il lottare, l’arrivare, il farsi largo tra le ipocrisie è un percorso che ti forgia e ti rende dura, aspra all’apparenza.
La tua corazza ti protegge, ti tiene diritta anche quando le avversità sono tante.
Aspro è un aggettivo che ti sprona, ti invita a proseguire, nonostante tutto.

Giovanna


PICCOLI  DOLCI  PIACERI

A quel tempo frequentavo le elementari nel piccolo paese dove abitavo.
La scuola era vicino al negozio di generi alimentari che ogni mattina rapiva la mia attenzione, mostrando tante e diverse leccornie.
All'interno poi, sopra il banco, il negoziante teneva dentro scatole colorate, le gianduie rettangolari con la foto dei calciatori e quelle triangolari, più piccole, con le immagini dei personaggi delle fiabe.
Di lato, a sinistra c'erano i boeri che racchiudevano, in un involucro di cioccolata, liquore e ciliegia: una prelibatezza da gustare lentamente. A volte comprandone uno se ne vincevano due e i più fortunati anche quattro ... però tutto era in vendita e a me mancavano i soldi per acquistare.
La mancetta della domenica bastava a comprare un sacchetto di noccioline o un gelato o le patatine da sgranocchiare tornando a casa, aspettando già la domenica successiva.
Dovevo elaborare un piano.
Decisi di convincere Gelindo, il proprietario del negozio, ad inserire le mie piccole spese nel libretto dove teneva registrati gli acquisti della famiglia.
Non fu facile, all'inizio disse di no ma poi, sfinito dalla mia insistenza, accettò: anche se erano pochi spiccioli preferiva intascarli piuttosto che perderli.
A fine mese quando la mamma andava a saldare il conto, si lamentava con Gelindo e con me ma ormai questa era diventata una dolce consuetudine che anche lei accettava con un sorriso.

Linda


NON HO RICETTE

Nei miei cassetti non ho ricette per crescere i figli, mantenere solido e sereno un matrimonio, acceso il desiderio o viva un'amicizia.
Non ne possiedo.
Sperimento di occasione in occasione la mia capacità di improvvisare, senza dosare gli ingredienti, senza pesare parole e sentimenti.
Infatti a volte ho sbagliato e sbaglio le dosi.
Ho invece una raccolta esagerata di ricette di dolci, perché ne sono golosa e forse perché con essi tento, inconsciamente, di addolcire qualche amarezza della vita.
Però preparare dolci in una grigia domenica d'inverno un po' pigra, un po' malinconica mi distende, preparare una torta mi rasserena, vederla poi colorarsi e pian piano lievitare, fino ad affondare il coltello ed assaggiarla … che piacere!
Ma questo è un piacere perverso e controverso, addento una fetta e al gusto goloso si mescola quel senso di colpa infido e odioso.
Sì riesco a provare sensi di colpa pure mangiando un dolce.
Perché? Perché sono sempre a dieta, o dovrei esserlo!
Sono stata una bambina magra, inappetente, procurando apprensione nei miei genitori, che si sforzavano di trovare cibi che mi allettassero.
Questo è stato il mio destino fino alla pubertà; e poi, ironia della sorte, sono sbocciata.
I bambini paffutelli piacciono, ispirano tenerezze, ma quando ad essere un po' rotondetta è una ragazza o una donna, allora la musica cambia!
Sono stata ragazza alla comparsa della minigonna, negli anni in cui il seno prosperoso come il mio non era di moda, ma solo un ingombro.
E eccomi allora a invidiare le mie amiche con i seni appena accennati, che si potevano permettere bikini microscopici e magliette attillatissime.
Io cercavo di camuffare le forme, che erano un po' troppo morbide, per i canoni della moda anoressica di quegli anni e che mi causavano disagi ed ulteriori timidezze.
Più tardi, con le maternità e poi sopratutto con la maturità, mi sono sentita più a mio agio nel mio corpo, con cui però non ho mai fatto pace del tutto.
Mai del tutto.
Guardo ancora con invidia certi corpi naturalmente snelli e sinuosi come giunchi.
Nei miei cassetti continuano a mescolarsi le diete alle ricette di dolci, quasi in una muta costante battaglia, dalla quale escono sempre sconfitte le diete, ovviamente.

Luisa


PAURA

All’alba la terra sussultò
Un boato svegliò
il paese addormentato,
la paura vagò indisturbata
tra le piazze deserte.
Il cuore trepidò.
Ovunque paura
Si sgretolò con fragore.
L’antica torre.
Rimbombò la terra.
Anche il tempo
smise di correre.
La gente fuggì atterrita.
Tornarono alla memoria
profezie lontane,
si pensò che l’asse terrestre
si fosse spaccata.
Tra le macerie come ombre,
vagano uomini e cani.
Nella polvere
braccia forti stringono
un bimbo impaurito.
Tra il pianto, dal profondo,
spunta malinconico, lo stupore.

Francesca


A TE CHE CREDI NEL CORAGGIO
(ma anche nella paura)

Coraggio e paura, paura e coraggio, timore di non farcela nei momenti di fragilità, pessimismo, solitudine … forza conquistata con l’ottimismo, la spensieratezza, la solidarietà e la condivisione.
Identifico il coraggio con il viaggio: ansia di partire, conoscere, scoprire,  amare; con il volo verso l’ignoto, verso l’alto, nel mondo onirico, nella fantasia, nella libertà di esprimere le proprie  emozioni.
La paura rappresenta al contrario la staticità: disagio, stress, fatica, chiusura ai sentimenti, scivolamento, caduta nel proibito, nell’egoismo e nella solitudine.
Il cammino che ho intrapreso mi ha vista barcamenarmi tra ragione (coraggio) e irrazionalità (paura).
Probabilmente temere e osare si intercalano in ognuno di noi e ci aiutano nel nostro percorso di crescita.
Se ripenso al momento in cui sono entrata a far parte del gruppo “Donneinpuntadipenna”, il timore di non sentirmi a mio agio, di non essere capita o accettata, di sbilanciarmi troppo, di essere giudicata, era  presente.
Incontro dopo incontro prevalsero le emozioni positive insieme alla voglia di scrivere, confrontarmi, condividere le tante esperienze.
E dunque stasera posso asserire che è valsa la pena di avere il coraggio di provarci.

Adriana


DISPERAZIONE E SPERANZA

Ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho smesso di sperare; allora sì è spenta tutta la luce e sì è accesa la disperazione.
Più niente aveva senso; solo un dolore cupo e silenzioso, padrone del mio tempo e dei miei gesti.
Riconquistare la speranza è stato come scalare una cima molto impegnativa.
Cadute rovinose lungo il percorso, riprese, ancora ricadute e quando raggiungevo la cima, mi muovevo in bilico.
Conosco il valore della speranza perché ho conosciuto gli abissi della disperazione.

Betty


COMPONIMENTO PER DONNE GRASSE

Mi chiedete ricette?/È uno scherzo?
Sono sovrappeso/Vesto taglia forte/Sempre una taglia oltre/Oversize/Conformata/A cosa?
Sconformata piuttosto!
Detesto le cruditè/S’infilano tra i denti/Stancano la mascella/Ma non saziano il vuoto/Masticare carote e sedani non basta/A lenire dolori.
Odio il fitness/ Tutti me lo consigliano/Come medicina/
La parola, fitnessss mi irrita/A pronunciarla mi assale nausea/Una spada nel cervello/Cresce dalle ferite dello stomaco pieno/E arriva dritta/A perforare i pensieri più grassi e dolci/Offendendoli a morte.
Se in piscina/Per leggi della fisica/Ricevo una spinta pari/alla massa d’acqua che sposto/In palestra è l’opposto/Fitness è per pesi piuma.
Gravità come sei cattiva!
I versi che ultimamente ripeto/Come un mantra/Sono di Rimbaud/Ho teso corde da campanile a campanile/catene d’oro da stella a stella…/e danzo.
Perché io, dentro, mi sento leggera/Come un’aerea funambola./
Negli spazi segreti di fuga/Che emergono tra dolore e dolore/Lì ci sono fili d’oro/Da campanile a campanile/Dove io danzo.
Senza peso.
Eppure io sono una finta grassa/Quasi magra, direi/Dentro sono esile/Come canna di fosso/E finora mi piego.
E ancora non mi spezzo.
Mi farò crescere i capelli/Per avere, come una canna,/Un pennacchio serico e leggero.
Utile ad accompagnare il vento.

Marisa


ESTATE

Estate spogliata,
illuminata,
disidratata.
Estate.
E state bene
con i cieli tersi,
i piazzali deserti,
il vento pigro,
il verde vivo,
il tempo lungo,
il mese di giugno,
il mare alle porte.
L’estate bussa,
la vita urla,
o la vita bussa
l’estate urla.
E’  uguale.
Betty



Scritture
d’AUTUNNO


 […]
L'acero indossa una sciarpa più gaia -
Il campo una veste scarlatta –
E io per non sembrare fuori moda
Mi metterò un ciondolo.
Emily Dickinson)



TRISTEZZE

Non vedo gioia nelle foglie umide degli ipocastani sul confine di casa mia. Non vedo allegria nei rami spogli del glicine che ha sempre compensato la sterilità estiva con una grande ricchezza di chioma. E i colori autunnali delle chiome dei ciliegi durano il tempo di un giro di sole.
Poco per goderne.
La pioggia che sfoga la sua prolungata assenza estiva, strappa con violenza le foglie dal ramo e le decompone nelle pozzanghere.
I frutti non raccolti del fico, prima cibo di merli e passeri,  cadono ora a sporcare il vialetto.
L’edera lascia cadere le foglie scoprendo il muro scrostato.
Soltanto l’agave continua insensibile ad allargare le sue spade pungenti sul sentiero. In origine era una pianta tropicale, ora si è bene adattata e non sente più l’autunno. Teme soltanto il peso della neve.
No, non sento allegria nei segni della stagione che avanza ma solo tristezza. Nel giardino umido percepisco soltanto la tristezza delle cose giunte a termine.
L’autunno mi calza a pennello come un abito su misura e, cara Emily, non metto nessun ciondolo al collo, forse solo una sciarpa di lana.
In tutto ciò che faccio ormai c’è tristezza, un filo di nebbia autunnale che s’insinua e si allarga rasoterra, senza mai coprire la visuale.
Il filo che ormai lega i giorni ai giorni tesse una coperta sottile, leggera. Ci ho fatto l’abitudine e ci convivo.
Come è difficile la vita quando si è frequentata troppo la morte.
Ma quando vedo mio figlio, quando lui ed io ci sediamo a tavola per il pranzo della domenica e chiacchieriamo con la complicità di due persone che si vogliono bene, quando la nonna passa a salutarci, in un giro di sole  la nebbia si dirada ed io sento i rami e sento le radici che ancora danno un senso al mio autunno.
Posso perdere le foglie ma l’albero è ancora forte.

Marisa


LA DOLCEZZA DELL’AUTUNNO

Amo il susseguirsi delle stagioni. Alla fine dell’estate, sfiancata dal caldo, l’accorciarsi delle giornate non mi rattrista; può immalinconirmi ma io e la malinconia conviviamo da sempre in buona amicizia.
Amo stendere la coperta sul letto e il cadere delle foglie e la pioggia e la giacca sulle spalle mi fanno compagnia.
La casa sì fa più casa e i colori della natura, divenuti smaglianti, avvolgenti, tengono lontano il pensiero dello scheletrico e crudele inverno che verrà.

Betty


RICOMINCIARE

Ho ricominciato tante volte.
Avevo sbagliato strada?
Ero insoddisfatta?
Volevo altro per la mia vita?
Ancora oggi, come allora non saprei cosa rispondere.
Una grande energia interiore a volte ti scaraventa oltre i confini precedentemente delineati della tua vita.
Confini che non vuoi accettare e condividere. Di certo non avrei potuto ricominciare senza la speranza di un esito positivo.
La speranza mi ha dato la forza di entrare e modificare nuovi percorsi, di adattarli alla mia comprensione, attutendo i momenti di sconforto.

Ornella


DI NUOVO

È di nuovo autunno. È un periodo bellissimo ma porta con sè note di tristezza.
Il caldo soffocante lascia filtrare aria fresca che ridona la voglia di fare, il desiderio di nuovi impegni e di vecchie compagnie. Il sole tiepido mi scalda accarezzandomi e attivando le mie risorse di energia.
Vorrei fermare il tempo, il sole, l’aria.
Ora il sole è più discreto quando entra dalla finestra. Sembra chiedermi: “Posso entrare?”
Io spalanco e vorrei catturarlo. Vorrei pregare: “Non te ne andare!” e vorrei trattenere ogni raggio.
Lui si concede dolcemente come piace a me ma il suo percorso è modificato e non lo rivedo più.
Gli alberi hanno cambiato la loro folta capigliatura in arancio, giallo, verde. Le foglie colorate sono bellissime ma quelle precoci sono già cadute ai piedi dell’albero.
Il vento a volte le accarezza ma spesso è impetuoso; scapigliando le chiome le fa cadere.
Il tappeto colorato che formano le foglie mi riporta allo scorrere del tempo e mi intristisce.

Ornella


FOGLIE  D’AUTUNNO

In autunno si va per foglie
si va lungo i viali abbandonati
si vaga tra panchine vuote
e una pioggia di foglie colorate.
Attimi grandi di silenzi,
domande accucciate
in fondo all’anima.
Pensieri alti come preghiere
volano tra foglie gialle.
Si cammina leggeri
nei prati silenziosi
tra foglie profumate,
cercando il sole
che faccia ricordare
lo sbocciare delle rose
del tempo andato.
In autunno
Quando presto imbruna
il cielo
verso Sirmione,
vola l’ultimo gabbiano
mentre tra i vicoletti
di Verona antica
c’è poca luce
ma tanta pace.

Francesca


RIFLESSIONE AUTUNNALE

Autunno
che spogli gli alberi
e vesti la mia anima
di tutti i gialli e rossi possibili.
La adorni di malinconia,
la inviti a tempi più lenti,
a respiri più ampi,
ad ascolti più profondi.
Autunno che mi accompagni
all’inverno,
trasformando tutto il chiasso
della breve estate
in sussurri.

Betty


RICORDI DI AUTUNNI GIOVANI

L’autunno mi è sempre piaciuto; i colori delle foglie degli alberi che rivestono la terra come un soffice tappeto di tutte le tonalità dei gialli, dei rossi, degli ocra … .
E che meraviglia i boschi e gli alberi maestosi nei giardini di Verona alla fine di settembre!
Mi piace la nebbiolina che alla mattina aleggia tra i prati e le case sulle colline delle Torricelle.
Mentre scrivo mi arriva da lontano il profumo delle caldarroste a casa della nonna; siamo in campagna, con il camino di nuovo scoppiettante. Io le faccio notare il maglione nuovo, morbido e soffice, appena finito dalla mamma; ricordi dolci di quando ero ragazza.
E poi mi piacciono il calduccio in casa quando fuori la pioggia picchia sui tetti e sui vetri alla finestra, le chiacchierate con le amiche davanti al tè bollente … .
Ricordi lieti che mi fanno piacere l’autunno.
Nel caldo della terra e delle case si sta rinnovando la vita, tutto dorme in attesa della rinascita. Passato l’autunno e l’inverno, l’esplosione dei colori si affaccerà sui prati e sugli alberi e una nuova vita ricomincerà attorno a noi.
Tutto si rinnova e continua in un’altalena di vita e declino, morte e rinascita.

Paola


DANZANO LE FOGLIE

Per me l’autunno non è mai stato triste. Anzi, le foglie gialle dai riflessi d’oro che cadono danzando formano un bellissimo tappeto multicolore, mi affascinano e mi mettono allegria.
Mi è sempre piaciuto camminare lungo i viali, sotto gli alberi carichi di rami che si spogliano a poco a poco, facendo presagire l’imminente arrivo dell’inverno.
La vendemmia è una festa. Ricordo i carri allegorici addobbati con ceste piene d’uva e le contadinelle che offrivano i grappoli ai passanti. Altri tempi!
Ricordo anche le lunghe serate quando si riunivano le famiglie per stare insieme, dialogare e giocare a tombola davanti a un bel vassoio di caldarroste; magari con il tuo amore vicino!

Ivana


IL GRUPPO

Quando ho aderito al corso di scrittura autobiografica, l’ho fatto con un po’ di timore perché non conoscevo nessuno e pensavo di non essere all’altezza. Invece con mia grande sorpresa sono stata accolta con calore e simpatia da tutte le allieve e dal sorriso di Corinna, la nostra insegnante.
Mi è piaciuta la disponibilità di tutte, soprattutto di un paio di ragazze, Paola e Anita che si sono sempre alternate per un passaggio in macchina, permettendomi di assistere alle lezioni.
Anche se ultima arrivata, ho avuto una tale accoglienza che mi sembra di avere conosciuto tutte da sempre e si è instaurata una bella, vera amicizia.
Ora dopo il lutto che ha sconvolto la mia vita le ho ritrovate.
E’ proprio vero, ogni pensiero alimenta la ricchezza del dialogo. Anch’io cercherò di scavare nell’anima alla ricerca di pensieri, sensazioni e ricordi caduti nell’oblio.

Ivana


E POI ECCO L'AUTUNNO

I colori. Adoro i colori dell'autunno, i rossi infuocati, i gialli-oro splendenti.
Non è una stagione che mi mette tristezza, o forse solo un po', se ascolto quella leggera nostalgia che mi rimane dell'estate, delle lunghe sere, del disimpegno che governa i giorni.
Ma dopo la letargica estate dove anche il pensiero ha il fiato corto e in me impera un assoluto desiderio di ozio accolgo l'autunno con il suo respiro mite come un risveglio. Si rinnovano gli appuntamenti, si ricominciano le attività, sportive e letterarie ed io mi riprendo gioiosamente, con entusiasmo, i miei spazi.
Approfitto ancora di queste prime giornate autunnali per pranzare sul terrazzo dove il sole più basso all'orizzonte impone il suo calore insinuandosi tra le tende e stendendosi un po' invadente sul tavolo apparecchiato; ma noi lo lasciamo fare, il suo è come un saluto, un arrivederci.
Arriveranno presto giorni grigi ed uggiosi, quando mi coccolerò nella stanza di Laura, il mio angolo preferito, con la scrittura, un libro o un film.
Ho imparato a godere di quel tempo che una volta era definito tempo perso. Ho imparato che è solo tempo guadagnato, è spazio da riempire di me, tempo per curare l'anima e i pensieri.
Ogni stagione metereologica, come ogni stagione della vita, ha qualcosa di prezioso da offrirmi, qualche frutto che in passato ho solo assaggiato e che oggi, in questo autunno, addento avidamente.

Luisa


DOMENICA DI OTTOBRE

Domenica d’autunno. La strada è silenziosa, eppure sono le nove. Ancora a letto?
Domenica con il gatto che dorme accanto alla scrivania.
Domenica dei gesti pigri, della vecchia e calda vestaglia per coprire il pigiama.
Domenica a cucinare: pranzo con il figlio, cena con i cognati. Il tempo rimanente a leggere i giornali.
Domenica con la politica in rete. Vado su Repubblica e firmo la petizione anticorruzione.
Domenica in attesa: c’è la maratona, la strada è chiusa e Giovanni non arriva.
Domenica con il pranzo a merenda (quasi).
Domenica con la musica operistica alla Tivù: In attesa di Giovanni mi gusto Rossini attraverso la costruzione dell’opera. Ho voglia di rivedere il Barbiere di Siviglia.
Domenica con l’Arte: trasmissione condotta da Philippe Daverio: La pittura murale nella Roma antica. Ho voglia di ritornare a Roma.
Domenica al computer: un’occhiata a Facebook. Lo psicanalista a cui ho dato l’amicizia posta ogni mattina una frase importante, da decifrare. Di solito è qualcosa che riguarda Freud. Ci perdo del tempo, poi abbandono. Linguaggio criptico.
Domenica sul Blog di Donneinpuntadipenna: rileggo le poesie di Betty. Giochi di parole con finale a sorpresa. Mi mettono allegria.
Domenica senza orologio: il sole che oggi stentava a definire le sue intenzioni è tramontato. Preparo la tavola per la cena. E sono di nuovo ai fornelli.
Domenica con i miei cognati: è piacevole stare insieme.
Domenica leggendo un post di Saviano che elenca le sue domeniche. Ne faccio uno anch’io. Questo.
Come passa in fretta la domenica.
Rileggo il testo.
Ed è già lunedì.

Marisa


AUTUNNO AL PONTE VERDE

Profumi e colori d’autunno. Pannocchie gialle da sgarbotar nel fragore delle foglie secche.
Castagne da raccogliere nascoste sotto foglie gialle che scricchiolano.
Mele cotogne che odorano e profumano cassetti e vassoi.
Rosse e grosse melegranate succose da aprire e schizzano colorando le mani.
Zucche di tante forme e sfumature.
Tappeti di foglie dai colori caldi e melanconici che si sbriciolano sotto i piedi.
Vento d’autunno che strappa le ultime foglie ai rami e scompiglia l’ordine del precedente tappeto.
Dai vigneti, andirivieni di trattori traboccanti di grappoli che hanno imprigionato il calore dell’estate e fanno evocare il ricordo di quando ero piccola: dopo i Santi tutti in pantaloncini corti e, con i piedi infreddoliti, a pestare l’uva nei tini con il vapore del mosto che ci stordiva.
Odore di mosto anche nelle corti di Montorio e profumo di olio del frantoio che si spande nell’aria.
Alberi di nespole polpose e meli antichi e selvatici, dai piccoli frutti lucenti. Pesanti alberi di cachi arancioni.
Vite americana che tappezza intere pareti e sfoggia i suoi colori più belli, dal giallo al rosso, al viola.
Ciliegi che si trasformano in distese di foglie arancio, rosse e gialle.
Siepi cariche di bacche rosse che brilleranno nelle giornate grigie e fredde.
Durante la mia passeggiata vengo catturata da bordure di rucola selvatica, i cui fiorellini giallo limone espandono
un delicato profumo e mentre raccolgo un mazzolino di foglie da portare in tavola sento l’acquolina in bocca.
Godo di questo spettacolo che ora la natura ci regala e ci restituisce, dopo aver inglobato e racchiuso in sé tutto il calore della lunga estate.
Lasciamoci coccolare dal tepore di queste melanconiche giornate che ci scaldano il cuore.

Gabriella


DANZANO I COLORI

Autunno: guardo i tuoi colori da me tanto amati, lo sferzare di giornate ventose e la magia della danza delle foglie.
La ballata delle foglie è una poesia che vorrei scrivere, ne sento l’esigenza, per riuscire a comunicare quell’effetto magico, che questo evento racchiude.
Danzano i colori al sole tiepido delle tue giornate brevi.
Il mio corpo, la mia mente si rilassano assorbendo nuova linfa dai tuoi frequenti acquazzoni.
Riparte la mia rinascita dopo l’arsura soffocante che, come una ragnatela, mi avvolgeva.
I tuoi gialli, i tuoi bruni, i rossi, ricolorano le mie giornate più brevi ma tanto intense.
Lo scricchiolar delle tue foglie è una nenia antica che mi culla e mi dà sicurezza.
E’ il tempo per pensare, per seminare, per progettare avvolti da odori antichi come il mosto del vino o dal profumo  invitante delle caldarroste.
Un manto di foschia mi avvolge ma, quando si dissolve, atmosfere nitide mi si presentano.
Ritmo la mia vita con lo scorrere delle stagioni e l’autunno è il mio tango.

Giovanna


RICOMINCIO DA CAPO

Quando tutto ti crolla addosso, quando la tristezza è di casa e di giorno in giorno diventa una compagna stabile, quando troppi eventi negativi quasi quotidianamente ti assalgono, quando ti sembra di toccare definitivamente il fondo, con grande sforzo e un barlume di ottimismo è il momento di dire
ORA RICOMINCIO DA CAPO.
La vita, nonostante le amarezze che ci riserva, vale la pena di viverla fino in fondo con la consapevolezza che esiste chi ha tanto bisogno di te e su di te conta molto.
E’ terribilmente duro ricominciare senza avere più accanto la persona amata. Ma si va avanti sempre, con un po’ di speranza, un po’ di ottimismo e serenità.
Anche un sorriso è contagioso ed ha il suo pregio: non costa niente e rende felice chi lo riceve.
Fatemi un sorriso.
Ivana



… ed è di nuovo inverno



A cura di
Donneinpuntadipenna
Circolo Arcimontorio – Verona
Gennaio 2013
© Fotografia di copertina di Paolo Ferrazzi