BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



27 feb 2012

SANTI E PATRONI DI CASA MIA

Le espressioni della religiosità domestica della mia prima famiglia (quella che mi ha vista nascere e che è rimasta mia fino ai sette anni) erano manifestazioni leggere, come leggera era la fede dei componenti. Si manifestavano raramente e non c’erano pratiche particolari, come il rosario collettivo o la frequentazione stabile ed obbligata delle funzioni religiose.
Tuttavia si rispettavano la Chiesa (in quanto Istituzione) e i Preti come espressione del Potere Ecclesiastico.
A casa nostra non si era “mangiapreti”, come si usava dire di qualcuno in paese e dei (pochi) comunisti della valle. Da noi c’era grande tolleranza e rispetto per tutti.
Si considerava la spiritualità come bisogno soggettivo, a risposta individuale. E ci si comportava di conseguenza.
In famiglia si conservava il ricordo di un defunto zio prete, raffinato  intellettuale e storico, e di un altro vivente, giornalista alla cronache religiose del Gazzettino, dell’Arena e di Verona Fedele.
Preghiere? Poche. Un Angelo di Dio recitato da nonna Barbara come Ninnananna per me o mio fratello; l’invocazione delle zie che chiamavano Sant’Antonio con la recita dei Sequeri a presiedere le ricerche di oggetti smarriti … e poco altro..
Quando c’era il temporale la nonna recitava “Santa Barbara San Simon, protegete dalle site e dal ton”, detto alla veneta, senza le doppie.
La nonna si chiamava Barbara. Io immaginavo una Santa Barbara con le grandi tette morbide della nonna, che rimandava in cielo i fulmini scagliandoli con forza. E da quel grande seno mi sentivo accolta e protetta da qualsiasi infausto evento.
In cameretta dei bambini troneggiava un bellissimo Bambino Gesù di cera, con i capelli biondi, veri, due occhi azzurri sognanti e le braccia aperte ad accogliere il mondo intero. Peccato che era dentro a una teca di vetro e non lo potevamo toccare. Quando ci siamo riusciti lo abbiamo fuso per curiosità.

Nonna Dorina invece, nonna materna, era una donna timida e schiva, asciutta, di poche parole. Una donna invisibile, sempre vestita di scuro, che sgattaiolava a messaprima per non mettersi in vista e per non  sottrarre tempo  ai lavori domestici.
Per un breve periodo sono rimasta sotto il suo diretto e pesante controllo. Ero adolescente.
“Al catechismo non ci vado più. Cosa ci vado a fare?”
A ascoltar le bone parole”
“A cosa serve?!“
No le  te fa mìa mal!
Era inflessibile e anaffettiva. Mai un gesto affettuoso, mai un cedimento con me e neppure con se stessa.

Le zie paterne invece andavano alla messa delle dieci, detta anche messaultima. Impiegavano ore a prepararsi.
Erano in età da marito, erano carine e adoravano truccarsi, vestirsi bene e andare a inginocchiarsi compunte e oranti nel lato della chiesa riservato alle donne, sotto la statua di Maria Vergine. Oltre le colonne però, posto di grande visibilità  ma defilato rispetto allo sguardo indagatore del prete.

Nella geografia dei posti in chiesa erano chiare e nette le divisioni di età e di genere.
Le anziane sedevano in fondo, vicino alla porta da dove controllavano tutto, custodi vigili del tempio e dei fedeli. Talvolta bisbigliavano preghiere miste a commenti. Perlopiù comunicavano con occhiate significative.
I maschi se erano soli entravano da una porta laterale separata.
Entravano  dalla porta principale soltanto se arrivavano con tutta la famiglia.
Solo i “foresti”, cioè i cittadini abitanti delle ville, che d’estate si trasferivano in Valpantena, erano esentati dall’obbligo dei posti. Erano di una casta speciale e rispondevano soltanto alla volontà  di  Dio e non certamente del prete.

Le donne portavano il velo e le maniche lunghe, gli uomini tenevano il cappello o il berretto in mano.
La parte delle donne era suddivisa ulteriormente, in ordine crescente rispetto all’altare: Aspiranti, Giovanissime, Effettive, Figlie di Maria, Madri Cristiane. Tutta l’Azione Cattolica schierata.
La suora sedeva all’armonium e dirigeva il coro. C’era una ragazza che cantava a voce spiegata : “Benedetta la sua santa immacolata in processione …” Troppo difficile da comprendere la Concezione; ma faceva lo stesso, aveva una bella voce..

Dei maschi del lato destro ricordo i Confratelli, perché indossavano una mantellina sopra a una cotta bianca e nelle processioni portavano la Croce, il cero pasquale  o il baldacchino con la statua del santo.
Non afferravo molto il senso del loro ruolo spirituale ma mi piaceva partecipare alla processione del Corpus Domini, quando si spargevano i fiori e anche io mi travestivo indossando il vestito della Prima Comunione con il velo che scendeva leggero da un coroncina di fiori.
Sull’altare di Maria Vergine c’era una epigrafe e una sigla MV, Maria Vergine,  in un corsivo molto elegante e svolazzante, sigla in cui mi identificavo con compiacimento, soprattutto quando indossavo il vestito bianco della Prima Comunione.

Le lacune della mia incompleta istruzione religiosa provvederà a colmarle più avanti zia Angela, prozia nubile, donna vivace e forte di carattere, che viveva il suo bisogno di trascendenza in forma quasi mistica, non esente da contaminazioni di superstizione, derivate dalla cieca fede nella tradizione.
Gatti neri, civette notturne, carri funebri vuoti, ombrelli aperti in casa, specchi rotti, sale sparso … tutti segnali del destino  da interpretare.
Le preghiere di zia Angela erano lunghe e comprendevano intercessioni per ciascun familiare (e la nostra era una grande famiglia) ma anche lunghe e solitarie letture di pagine del Vangelo e delle edificanti Vite dei Santi e dei Martiri.
Aveva santini per ciascuno di noi. I suoi preferiti erano San Domenico Savio, Bernadette alla grotta di Lourdes, orante davanti a Maria Immacolata, Santa Maria Goretti, vergine e martire delle Paludi Pontine, Sant’Agnese e Santa Rita, patrona delle nubili e avvocata dei casi impossibili.

Per  meglio completare l’opera di formazione religiosa di zia Angela sono stata a studiare in un collegio cattolico, sono stata in colonie marine e montane cattoliche,  ho insegnato in scuole cattoliche e ho persino avuto una brevissima parentesi mistica, innamorata del prete che ci raccoglieva in preghiera nei Ritiri Spirituali a Settimo di Negarine.
A una funzione religiosa mancata devo addebitare alcune ansie. Ricorrevano gli Angeli Custodi, cerimonia di benedizione dei bambini.
Mamma si perse nell’agghindarmi come una bambola. I miei riccioli biondi non accettavano di essere pettinati e noi eravamo in ritardo.
Ricordo la corsa, in braccio a zia Rosalia. E’ in assoluto uno dei primi ricordi di me che conservo. Il ricordo si colloca nei miei primi due anni di vita. Come lo so? Dalla misura del bel  vestito di picchè, ricamato a buco d’ape,  che passò  poi ad una cugina più piccola.
Nella salita verso la chiesa vedemmo una folla di bambini chiassosi scendere: la cerimonia era terminata.
In quel preciso momento  mi sono svegliata dal torpore inconsapevole della primissima infanzia sentendomi parte del mondo ma in ritardo e fuori luogo.
Ci ho messo parecchio a recuperare.
Che dire quindi di questa Marisa vissuta in contesti dove la religione spaziava a trecentosessanta gradi ma da dove provenivano una molteplicità di messaggi talvolta contrastanti, spesso irrazionali e noiosissimi, e, in certe circostanze, ridicoli o coercitivi?

Necessariamente Marisa si professò per lungo tempo atea razionalista; con l’età ha ammorbidito questa posizione e si dichiara agnostica ma a voi non deve interessare. La religione come la sessualità appartengono alle libertà personali e sono assolutamente bisogni soggettivi.


 

2 commenti:

Betty ha detto...

Ma come!
Ho letto tutto il tuo scritto e alla fine dichiari che; "a noi non deve interessare" la tua posizione riguardo la fede, dopo tutto quel tuo passato così intenso e denso.... o forse è proprio per questo?
A me invece un po' interessa sapere come "navighi" nelle zone della spiritualità, se hai un porto sicuro a cui affidarti. O del quale anche solo fidarti.
Magari un giorno ce la raccontiamo.... ovviamente solo se ti va!
Intanto ti abbraccio e a domani sera.

Lucia ha detto...

Che dire ? ..Niente ! Soltanto arrenderci e accettare sorridendo questo miscuglio di superstizioni con le quali si é impastato il nostro DNA. Noi ne siamo il risultato ultimo di tutte queste storie, siamo queste storie. Non serve a nente voler definire razionalmente ciò che razionale non é né sarà mai.