BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



13 feb 2012

GUARDA BASSO E FA LA MODESTA

“Guarda basso e fa la modesta”
Non era un modo di dire abusato. Si diceva in certe occasioni, aveva una sua casistica ma a me ne sfuggiva il senso.

Zia Angela talvolta me lo diceva, tuttavia in lei di modesto non c’era nulla, per quanto io la scrutassi per cercare un modello.

Zia era una donna assertiva e autorevole, indipendente in famiglia e fuori.
Guardava basso soltanto quando voleva sembrare una donnetta di campagna, allo scopo di ottenere un qualche vantaggio; con i daziali del Municipio di fronte, ad esempio.
Si era assunta il compito della mia educazione e quindi mi indirizzava ad essere una “signorinetta  di garbo”  secondo i canoni del tempo.

Chi non guardava basso e non faceva la modesta, per contrapposizione e  secondo il suo modo di vedere, era una sfacciata senza pudore,  senza nessun avvenire che non fosse “un destino di perdizione”.
Le doti che zia Angela aveva in mente per me erano elencate nel curricolo della “brava giovane timorata di Dio”: Innocenza e purezza (fulgidi esempi: Santa Maria Goretti e Sant’Agnese), Pudore e Modestia (nell’abito come nella postura), Obbedienza (a Dio come al maschio dominante), Perseveranza, per esercitare al meglio tutte le virtù elencate.

Tutto poi si sublimava con il Timor di Dio e nel Rispetto Umano che richiamavano al primo comandamento e alle parole di Cristo.
Io ero bambina di cinque anni e non capivo come mi sarei dovuta comportare, quali fioretti avrei dovuto fare, cosa era opportuno indossare e chi avrei dovuto frequentare per diventare “signorinetta di garbo e di modestia”.

Certo dovevo essere pulita, su questo punto avevo conferme dalla mamma, con la sua mania del sapone.
Dovevo farmi pettinare i riccioli senza piangere perché la parola "pulizia” si accompagnava sempre  alla parola “ordine”.  
Persino l’essere brava si traduceva con “far pulito”; l’indispensabile pulizia morale che accompagnava la pulizia fisica.
E che altro?
Capivo che era gradita la gentilezza; la risposta “comandi?” quando mi si chiamava,  “grazie” ad ogni occasione e “permesso?” se si entrava  nelle stanze altrui.
Sicuramente non dovevo fissare le persone con insistenza ne tantomeno con la bocca spalancata.
Mi si chiedeva anche di starmene buona e tranquilla, per creanza, ma questo non era un problema.
Io ero una bambina mite, che davvero guardava in basso: trovavo interesse in un sassolino brillante o in un coccio che scriveva, in una lucertola dalla coda tagliata, in una foglia strana  … una delle mie passioni era allestire un circo coi lombrichi o giocare a casetta con le formiche..

Ma fare la modesta … cosa voleva dire?

Mamma mi addobbava di nastri sui capelli, di grembiulini d’organza, di vestitini di picchè a buco d’ape e mi sembrava che tutti fossero contenti e mi guardassero con affetto ammirato.
Quindi non mi si chiedeva di essere sobria, o peggio, dimessa!
Inspiegabile.

Poi una volta zia reagì male perché avevo familiarizzato con l’uomo delle lampadine.

Noi avevamo due negozi  dove si vendeva di tutto. Io passavo la mia vita tra il negozio di nonna Barbara e quello di Nonno Enrico, dove abitava zia Angela.
Era una vita interessante perché nei negozi  accadeva sempre qualcosa di speciale. Una notizia, un litigio, un pettegolezzo, un commento, un regalino.
Io di solito non osavo far domande sulle cose da adulti, in negozio si sarebbero scocciati. Loro, gli adulti, parlavano di noi bambini e degli affari loro come se noi non ci fossimo; crescevamo, loro malgrado, interpretando la realtà a modo nostro.
Cercavo con curiosità di dare significato a ciò che accadeva intorno a me; cercavo segnali e indizi, senza mai disturbare.
Le mie spiegazioni, le interpretazioni che fornivo a me stessa per spiegare il mondo, erano sempre assolutamente fantasiose e immaginifiche.

Nel negozio di zia veniva un  rappresentante che consegnava le lampadine. Non si limitava a lasciare la scatola ma saliva nella cameretta adibita a magazzino. Provava le lampadine una a una avvitandole alla ghiera che pendeva dondolante dal filo elettrico a centro stanza.
Mentre faceva questo lavoro fischiava o cantava.
Cantava per me:

- “Evviva la torre di Pisa che pende e mai non vien giù. Se tu verrai con me Maria Luisa … “

Io godevo per il privilegio che mi accordava.

Non ero abituata a fare domande agli adulti non di famiglia (a dire il vero neanche a quelli di famiglia) perciò ascoltavo lui che mi raccontava della torre pendente e pensavo che  doveva abitare in una città che si chiamava Pisa dove poteva controllare costantemente la tenuta della povera torre pendente. Un compito davvero difficile, che metteva ansia.
L’avranno puntellata come faceva nonno con gli alberi?
Se cadrà quelli sotto dovranno spostarsi in fretta!
Ce la faranno?

La canzone però diceva anche:

-  “Cade la mela dal melo, la pera dal pero è costretta a cascar cade la pioggia dal cielo … “     e fin qua andava bene, erano eventi a me familiari, ma poi la strofetta finiva con

- “…cadono gli uomini in mar -  .

Questa storia degli uomini che cadevano in mare mi risultava oscura. 
Io avevo visto soltanto il mare di Malamocco e lì nessuno cadeva in mare, semmai facevano i tuffi per fare il bagno!

Perché mai gli uomini cadevano come le pere e le mele? Chi li spingeva in mare? Annegavano o stavano a galla?

Ponevo questo ragionamento in forma diretta, quasi ansiosa; ottenendo  dall’uomo delle lampadine risposte articolate; delle vere piccole storie che ben si adattavano alla mia indole di bambina fantasiosa.
"Anche all’uomo delle lampadine piaceva raccontare le storie", fu la mia lieta scoperta.

Non sentii arrivare zia Angela.
- “Disturbela la butina?”

Zia in modo brusco mi mandò a giocare in cortile e mi disse che con il pisano io non ci dovevo parlare mai più; quando veniva non lo dovevo neanche guardare negli occhi e dovevo lasciarlo in pace perché lui stava lavorando.

E terminò dicendo che io  mi ero comportata da  vera sfacciata.
Allora capii che il fare troppe domande dirette a un uomo,  familiarizzare con lui, godere della sua conversazione, ridere e scherzare  era l’esatto contrario del fare la modesta e guardare basso.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Marisa,a me dicevano:
"no speiarte che de drio al speio ghe el diaolo".
ciao Silvana

Lucia ha detto...

- a me la mamma diceva:" sta composta" che voleva dire " tien serà strete le gambe, sempre".." no sta fidarte mai de un'omo... parché i omini ié inganatori e impostori"
Con queste premesse é tanto che mi sia sposata anziché ENTRARE IN UN CONVENTO E FARMI MONACA "
Hai capito Marisa perché Suor Carolina ?

Luisa ha detto...

Sta composta! E così, dalle suore, si faceva ginnastica indossando una blu gonna plissettata che doveva coprire bene il ginocchio. Sotto portavamo degli orrendi mutandoni neri,in modo da nascondere le cosce allo sguardo delle compagne(solo femmine ovviamente)...