BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



29 feb 2012

NELL'ARIA SENTO LA PRIMAVERA

Bella serata ieri sera. Siamo diventate davvero brave. Setting suggestivo per calarci nei racconti.
Tra nuvolette azzurre e cieli sfumati abbiamo scritto e parlato dei sogni. Bell'argomento.
Per depurarmi dai festeggiamenti dei compleanni delle amiche di penna, generosamente organizzati dalle medesime nel post laboratorio, questa mattina mi sono dedicata al giardinaggio.
Movimento, movimento ...
Mentre piantavo le viole mi è venuta in mente questa poesia della grande Szymborska.






Addio a una vista -

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

28 feb 2012

Arrivo in ritardo, chiedo venia.

Finalmente mi sono decisa a ricopiare i miei testi dell'incontro precedente!


Essere gruppo a prescindere.
Se penso al mio primo incontro di scrittura ricordo la sensazione provata d'acchito:"Siamo tutte donne, basta! Non si resisterà."
Adesso, a quattro anni di distanza mi guardo intorno ancora incredula. Siamo tuttora qui, con la voglia di scrivere e di incontrarci. Ognuna di noi ha la propria vita, il proprio carattere, i propri pregi e difetti.
Abbiamo avuto i nostri incidenti di percorso ma siamo riuscite a considerarli con cuore leggero e a rimanere gruppo.
Siamo ancora commosse e frastornate per la perdita di Venanzia ma siamo qui, nel nostro circolo, con le penne in mano, pronte a riprendere il nostro percorso, rinsaldate nel nostro legame sottile ma forte.


Santi e patroni di casa mia.
I miei genitori non erano tutti casa e chiesa ma piuttosto casa e bottega. Tuttavia papà ha avuto per tutta la vita una devozione particolare alla Madonna di Monte Berico e non mancava mai di portarci, almeno una volta l'anno, in pellegrinaggio al Santuario di Vicenza. Credo, riconoscesse alla Madonna,  il fatto di essere uscito dalla guerra indenne e di essere uscito vivo per miracolo da un brutto incidente stradale al Passo della Futa, in Toscana. Andava anche regolarmente a Messa tutte le domeniche.
Mamma, invece, era talmente presa da casa e bottega che, tante volte, preferiva restare tra le mura domestiche per avere un po' di tregua. Anche lei comunque era devota alla Madonna di Monte Berico e devo a lei il nome Maria davanti ad Annita.
Con dei genitori così il mio approccio alla religione fu abbastanza leggero. Ma cambiò totalmente quando cominciai a frequentare la scuola in un Istituto di suore con una visione molto rigida sull'argomento.

Laboratorio autobiografico

Ciao a tutte,
auguro a questo gruppo molto, molto speciale, felici scritture serali. In particolare un divertente
"in bocca al lupo" alle conduttrici Betty e Anita. Sarà come sempre un successo!
Un abbraccio, Corinna

27 feb 2012

Tra religione e superstizione

Che dire … come spiegare … la religione non mi ha mai affascinato, l’ho subita.
La superstizione? Boh! Non ne ho nessun ricordo.
Posso dire che ero terrorizzata dalle eterne fiamme dell’inferno:
Domanda della piccola Annamaria: “Che cosa significa eterne?”
Risposta della persona adulta: “Che non finiscono mai!”
Ma! Non riuscivo a immaginare lo scopo di una cosa che non avesse mai fine. Era un po’ come la frase del lupo a Cappuccetto Rosso: “E’ per mangiarti meglio bambina mia!”.
Mi facevano paura i “Santini”, con questi personaggi dagli occhi stravolti, sottoposti a vari supplizi per riscattare i miei peccati. Ricordo ancora gli occhi di Santa Lucia nel piatto. Ma perché nel piatto? Però dicevano che lei mi vedeva lo stesso. Da dove? Dal piatto?
I bambini si pongono sempre tante domande su questo strano mondo e le risposte degli adulti sono sempre insoddisfacenti.
Stranamente però mi piacevano molto certi riti, altri meno. Al primo posto la messa cantata con la musica dell’organo e le varie voci del coro, ne ero affascinata. Mi piaceva anche la ricorrenza della candelora, a cui la mamma non voleva che mancassimo, con le due candele incrociate per proteggere la gola. Le ceneri in testa no, mi facevano schifo.
E l’altarino del mese di maggio con le candele accese ed i fiori freschi? Si, era bello, ma il rosario non finiva mai! Per non parlare dei “fioretti”, non riuscivo mai a completare la tabella dei fiorellini. La cosa terminò quella volta che, complimentandomi con una amichetta che aveva la tabella quasi terminata, questa mi rispose: “Come sei stupida, completala anche tu!”.
Anche la processione estiva con i petali dei fiori da spargere per strada era intrigante ma bisognava chiedere i fiori alla vicina perché non avevamo il giardino, i miei erano sempre pochi e finivano subito. Che rabbia le bambine con il cestino sempre pieno di petali di rosa!
Odiavo tanto le ore della dottrina al pomeriggio della domenica, non passavano mai, però poi c’era il premio e potevo andare al cinema parrocchiale Aurora con mio fratello.
Con il passare degli anni ed il crescere dell’età di tutto questo è rimasto solo il ricordo. Tranne la passione per il cinema.

SANTI E PATRONI DI CASA MIA

Le espressioni della religiosità domestica della mia prima famiglia (quella che mi ha vista nascere e che è rimasta mia fino ai sette anni) erano manifestazioni leggere, come leggera era la fede dei componenti. Si manifestavano raramente e non c’erano pratiche particolari, come il rosario collettivo o la frequentazione stabile ed obbligata delle funzioni religiose.
Tuttavia si rispettavano la Chiesa (in quanto Istituzione) e i Preti come espressione del Potere Ecclesiastico.
A casa nostra non si era “mangiapreti”, come si usava dire di qualcuno in paese e dei (pochi) comunisti della valle. Da noi c’era grande tolleranza e rispetto per tutti.
Si considerava la spiritualità come bisogno soggettivo, a risposta individuale. E ci si comportava di conseguenza.
In famiglia si conservava il ricordo di un defunto zio prete, raffinato  intellettuale e storico, e di un altro vivente, giornalista alla cronache religiose del Gazzettino, dell’Arena e di Verona Fedele.
Preghiere? Poche. Un Angelo di Dio recitato da nonna Barbara come Ninnananna per me o mio fratello; l’invocazione delle zie che chiamavano Sant’Antonio con la recita dei Sequeri a presiedere le ricerche di oggetti smarriti … e poco altro..
Quando c’era il temporale la nonna recitava “Santa Barbara San Simon, protegete dalle site e dal ton”, detto alla veneta, senza le doppie.
La nonna si chiamava Barbara. Io immaginavo una Santa Barbara con le grandi tette morbide della nonna, che rimandava in cielo i fulmini scagliandoli con forza. E da quel grande seno mi sentivo accolta e protetta da qualsiasi infausto evento.
In cameretta dei bambini troneggiava un bellissimo Bambino Gesù di cera, con i capelli biondi, veri, due occhi azzurri sognanti e le braccia aperte ad accogliere il mondo intero. Peccato che era dentro a una teca di vetro e non lo potevamo toccare. Quando ci siamo riusciti lo abbiamo fuso per curiosità.

Nonna Dorina invece, nonna materna, era una donna timida e schiva, asciutta, di poche parole. Una donna invisibile, sempre vestita di scuro, che sgattaiolava a messaprima per non mettersi in vista e per non  sottrarre tempo  ai lavori domestici.
Per un breve periodo sono rimasta sotto il suo diretto e pesante controllo. Ero adolescente.
“Al catechismo non ci vado più. Cosa ci vado a fare?”
A ascoltar le bone parole”
“A cosa serve?!“
No le  te fa mìa mal!
Era inflessibile e anaffettiva. Mai un gesto affettuoso, mai un cedimento con me e neppure con se stessa.

Le zie paterne invece andavano alla messa delle dieci, detta anche messaultima. Impiegavano ore a prepararsi.
Erano in età da marito, erano carine e adoravano truccarsi, vestirsi bene e andare a inginocchiarsi compunte e oranti nel lato della chiesa riservato alle donne, sotto la statua di Maria Vergine. Oltre le colonne però, posto di grande visibilità  ma defilato rispetto allo sguardo indagatore del prete.

Nella geografia dei posti in chiesa erano chiare e nette le divisioni di età e di genere.
Le anziane sedevano in fondo, vicino alla porta da dove controllavano tutto, custodi vigili del tempio e dei fedeli. Talvolta bisbigliavano preghiere miste a commenti. Perlopiù comunicavano con occhiate significative.
I maschi se erano soli entravano da una porta laterale separata.
Entravano  dalla porta principale soltanto se arrivavano con tutta la famiglia.
Solo i “foresti”, cioè i cittadini abitanti delle ville, che d’estate si trasferivano in Valpantena, erano esentati dall’obbligo dei posti. Erano di una casta speciale e rispondevano soltanto alla volontà  di  Dio e non certamente del prete.

Le donne portavano il velo e le maniche lunghe, gli uomini tenevano il cappello o il berretto in mano.
La parte delle donne era suddivisa ulteriormente, in ordine crescente rispetto all’altare: Aspiranti, Giovanissime, Effettive, Figlie di Maria, Madri Cristiane. Tutta l’Azione Cattolica schierata.
La suora sedeva all’armonium e dirigeva il coro. C’era una ragazza che cantava a voce spiegata : “Benedetta la sua santa immacolata in processione …” Troppo difficile da comprendere la Concezione; ma faceva lo stesso, aveva una bella voce..

Dei maschi del lato destro ricordo i Confratelli, perché indossavano una mantellina sopra a una cotta bianca e nelle processioni portavano la Croce, il cero pasquale  o il baldacchino con la statua del santo.
Non afferravo molto il senso del loro ruolo spirituale ma mi piaceva partecipare alla processione del Corpus Domini, quando si spargevano i fiori e anche io mi travestivo indossando il vestito della Prima Comunione con il velo che scendeva leggero da un coroncina di fiori.
Sull’altare di Maria Vergine c’era una epigrafe e una sigla MV, Maria Vergine,  in un corsivo molto elegante e svolazzante, sigla in cui mi identificavo con compiacimento, soprattutto quando indossavo il vestito bianco della Prima Comunione.

Le lacune della mia incompleta istruzione religiosa provvederà a colmarle più avanti zia Angela, prozia nubile, donna vivace e forte di carattere, che viveva il suo bisogno di trascendenza in forma quasi mistica, non esente da contaminazioni di superstizione, derivate dalla cieca fede nella tradizione.
Gatti neri, civette notturne, carri funebri vuoti, ombrelli aperti in casa, specchi rotti, sale sparso … tutti segnali del destino  da interpretare.
Le preghiere di zia Angela erano lunghe e comprendevano intercessioni per ciascun familiare (e la nostra era una grande famiglia) ma anche lunghe e solitarie letture di pagine del Vangelo e delle edificanti Vite dei Santi e dei Martiri.
Aveva santini per ciascuno di noi. I suoi preferiti erano San Domenico Savio, Bernadette alla grotta di Lourdes, orante davanti a Maria Immacolata, Santa Maria Goretti, vergine e martire delle Paludi Pontine, Sant’Agnese e Santa Rita, patrona delle nubili e avvocata dei casi impossibili.

Per  meglio completare l’opera di formazione religiosa di zia Angela sono stata a studiare in un collegio cattolico, sono stata in colonie marine e montane cattoliche,  ho insegnato in scuole cattoliche e ho persino avuto una brevissima parentesi mistica, innamorata del prete che ci raccoglieva in preghiera nei Ritiri Spirituali a Settimo di Negarine.
A una funzione religiosa mancata devo addebitare alcune ansie. Ricorrevano gli Angeli Custodi, cerimonia di benedizione dei bambini.
Mamma si perse nell’agghindarmi come una bambola. I miei riccioli biondi non accettavano di essere pettinati e noi eravamo in ritardo.
Ricordo la corsa, in braccio a zia Rosalia. E’ in assoluto uno dei primi ricordi di me che conservo. Il ricordo si colloca nei miei primi due anni di vita. Come lo so? Dalla misura del bel  vestito di picchè, ricamato a buco d’ape,  che passò  poi ad una cugina più piccola.
Nella salita verso la chiesa vedemmo una folla di bambini chiassosi scendere: la cerimonia era terminata.
In quel preciso momento  mi sono svegliata dal torpore inconsapevole della primissima infanzia sentendomi parte del mondo ma in ritardo e fuori luogo.
Ci ho messo parecchio a recuperare.
Che dire quindi di questa Marisa vissuta in contesti dove la religione spaziava a trecentosessanta gradi ma da dove provenivano una molteplicità di messaggi talvolta contrastanti, spesso irrazionali e noiosissimi, e, in certe circostanze, ridicoli o coercitivi?

Necessariamente Marisa si professò per lungo tempo atea razionalista; con l’età ha ammorbidito questa posizione e si dichiara agnostica ma a voi non deve interessare. La religione come la sessualità appartengono alle libertà personali e sono assolutamente bisogni soggettivi.


 

25 feb 2012

TANTI, TANTISSIMI AUGURI AFFETTUOSI ALLA PESCIOLINA ADRIANA

Anche Franceschini, si é cimentato nel dipingere
la  DONNA PESCI  e  come vedi ci é riuscito !

BUON COMPLEANNO AD ADRIANA

Tanti auguri a te!!!!!
 tanti auguri a te!!!!!!
tanti auguri ad Adriana
tanti auguri a te!!!!!!

SERATA AUTOGESTITA



Martedì 28 Febbraio alle ore 21, Anita e Betty vi ricordano l'importante, inderogabile, imperdibile, appuntamento di autogestione.
Nella speranza di ritrovarci numerose, segnate nei commenti la vostra presenza.
 (niente più freddo polare, ghiaccio e neve come valide scusanti) 
Grazie e a martedì. 

24 feb 2012

Navigando

Ciao a tutte,
su Google, cliccando Ansa dell'Adige, il quotidiano online di Verona In,  accanto a molte interessanti notizie, potete leggere,  nelle pagine precedenti,  un riferimento anche a Venanzia.
Un abbraccio, Corinna

23 feb 2012

ECCO COSA SUCCEDE QUANDO LE DONNE NON SI INDIGNANO ABBASTANZA QUANDO I GIUDICI ASSOLVONO LO STUPRO DI GRUPPO COME E' SUCCESSO LO SCORSO MESE E NON SONO SCESE IN PIAZZA A MANIFESTARE

Ricevo da Marta Fischer questo messaggio che voglio divulgare perché ci RENDIAMO CONTO DELLA GRAVITA' di QUANTO STA ACCADENDO OGGI IN  ITALIA. IL CONTO LO PAGHIAMO NOI DONNE E LE NOSTRE FIGLIE E TUTTA LA SOCIETA'.

Data: Martedì 21 febbraio 2012, 17:21

Ci sembra assurdo ma apprendiamo che ieri i tre caporali del 33esimo reggimento Acqui indagati per lo stupro di Pizzoli sono rientrati in servizio dopo un breve congedo nel giorno in cui lo stesso reggimento ha preso il posto degli Alpini nei servizi di pattugliamento del centro storico nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”.
Ci sembra il minimo quindi chiedere al 33esimo Reggimento Artiglieria Acqui e alle istituzioni competenti che i tre caporali indagati per il violentissimo stupro vengano immediatamente sospesi dal servizio in via precauzionale e che di questo venga reso nota pubblicamente.
Vogliamo la certezza di non trovare questi indagati per stupro a svolgere un qualche ruolo di tutori dell’ordine nell’ambito di un’operazione chiamata “strade sicure”.
In caso contrario non ci verrebbe più data la possibilità di fare distinzioni.
Abbiamo sempre criticato la militarizzazione della nostra città come abbiamo sempre detto che il garantismo per noi è un valore.
Questo però non è garantismo, è omertà complice degli stupri e della cultura della sopraffazione che li sottende. Non possiamo stare a guardare.
Comitato 3e32
Già ieri abbiamo appeso questi cartelli per il centro storico.

22 feb 2012

ESSERE GRUPPO A PRESCINDERE ...


“..quasiasi cosa condivisa raddoppia il piacere …”
                                                             (Calvino)
Sono d’accordo con la bella introduzione da un pensiero di Calvino, che Luisa e Marisa hanno voluto porgerci in questo corso di Scrittura Autogestita.
E’ dal 2007 che faccio parte di questo gruppo ( lo zoccolo duro che resiste, ma anche l’apertura a nuove amiche ) e devo dire con tutta sincerità che mai gruppo è stato per me così felicemente fecondo di idee, di solidarietà e di amicizia sincera.
E si che ho un bel bagaglio di esperienza di gruppi a partire da quelli misti del partito, a quelli delle donne del partito, a quelli delle donne di sinistra, a quelli delle femministe, a quelli del consiglio comunale, a quelli delle donne in quanto donne dei più svariati partiti e movimenti, ecc. dove peraltro mi sono sempre sentita a mio agio.
Il nostro gruppo ha qualche cosa in più che lo contraddistingue, qualche cosa di molto particolare che è la condivisione del nostro vissuto, l’esserci fidate l’una dell’altra nel mettere a nudo parti rilevanti della nostra vita.
Non è stata un’operazione sempre facile, ma Corinna in tutto ciò si è spesa molto e ci ha dato le dritte affinché si potesse da ognuna di noi tirar fuori il nostro vissuto senza paura di essere giudicate. Le nostre storie vere e sincere ci hanno unite come nessun altro gruppo, il riso e il pianto che ciascuna di noi ha condiviso con tutte le altre ha cementato la nostra amicizia e ha fatto si che il nostro gruppo sia unico e forte tanto da poter superare le nostre lacune e i piccoli incidenti di percorso.
Ora siamo anche in grado di autogestirci, siamo diventate grandi, Vi pare poco?
Sento di dover dire GRAZIE a CORINNA E A TUTTE VOI per tutto quanto mi avete dato.
Con profondo affetto,
                                                                                                                                     30 gennaio 2012

Immagine: Lele Luzzati

TRA RELIGIONE E SUPERSTIZIONE " Santi e Patroni di casa mia"

La mia famiglia è sempre stata in bilico fra Santi da una lato e figure Comuniste rilevanti dall’altro.
Ricordo che quand’ero piccina, nella mia casa faceva bella mostra un grande quadro appeso in una parete del tinello di Santa Teresa del Bambino Gesù ( alla quale mia mamma mi aveva raccomandata per via del mio braccio paralitico dalla nascita) la Santa era molto bella, vestita da suora con un gran tralcio di rose in braccio.
Nell’altra parete invece i quadri, anch’essi grandi, di Lenin, Gramsci, Togliatti in bianco e nero a far da contrappeso, questi rappresentavano per noi la speranza nel riscatto del lavoro e dalla povertà.
Non vedevamo nessuna contraddizione in tutto questo, ognuno aveva dei compiti ben precisi e diversi La prima si occupava del corpo si, ( per via del braccio) ma soprattutto dell’anima, mentre gli altri svolgevano lavori di presa di coscienza per far star meglio la mente e il corpo.
San Giuseppe era il Santo del compleanno di mamma, ma era anche patrono dei falegnami e noi appunto, lavoravamo il legno, ed era anche la festa del Papà.
Quindi a San Giuseppe FESTA GRANDE !
Santa Lucia era il mio onomastico, questa Santa era conosciutissima perché portava i doni ai bambini. Io conoscevo bene la sua storia di Martire siciliana che si era strappata gli occhi per non indurre in peccato un romano che se ne era invaghito, io l’ho amata anche per questo, però devo dire che non sono stata contraccambiata, perché a me di doni ne ha portati ben pochi ( forse perché cieca, non mi aveva ancora vista ? O perché sicula non capiva bene il veneto ? Intanto speravo.)
Doveva passare quasi mezzo secolo perché si mettesse in ascolto delle mie preghiere. Ricordo che ero a Venezia davanti al suo corpo e chiesi di illuminarmi, e lei mi esaudì. Non lo dimenticherò mai.
Poi c’era San Biagio ai primi di febbraio, patrono di Bovolone, dove quel giorno si inaugurava anche una fiera di paese, e ti curava dal mal di gola se andavi a messa alla mattina e portavi una candelina lunga e stretta detta della “Zeriola “.
Un gran miscuglio di pensieri, speranze, voglie di Miracoli, anche se dentro di noi sapevamo bene, troppo bene, di non poterci contare troppo.
“ … Iutete che te iuto “… Questo era il moto più serio e realistico di casa mia.
Ma una figura che a me piaceva tantissimo, era L’Angelo di Dio, il mio custode, che io immaginavo sempre dietro di me, bello, alto, con grandi ali azzurre che mi salvava sempre dai pericoli.
Ancora adesso credo che mi sia vicino e che mi protegga.
Quando sto male mi rannicchio mentalmente nelle sue ali di piume azzurre e morbide e lui mi culla come fossi una bimba piccola e mi rassicura.
Come si dice : “ Fede nel santo par vedar el miracolo “…
                                                                                          30 gennaio 2012

VENERDI' A TEATRO


Venerdì 24 febbraio  il Gruppo di Teatro si ritrova alle 20.30 al teatro di  San Giovanni Lupatoto per assistere alla rappresentazione di Gianni Franceschini. Si può prenotare anche  tramite Internet.
Marisa, Anita, Giovanna, Paola, Lucia, Silvana.




20 feb 2012

AUGURI PER LUCIA


CON UN PO' DI RITARDO.....MA IL MICIO E' ARRIVATO SOLO ADESSO!!

TANTISSIMI AUGURI ED UN ABBRACCIO LE TUE AMICHEDIPENNA 

TRA RELIGIONE E SUPERSTIZIONE "SANTI E PATRONI DI CASA MIA"


VI RICORDO I TESTI DELL'AUTOGESTITA

Con dispiacere verifichiamo che non c'è stata partecipazione nell'invio dei testi della sessione autogestita coordinata da Luisa e Marisa.
Ci siamo date un percorso di lavoro in vista della pubblicazione, perchè non rispettarlo? Se il problema è la trascrizione del testo ci siamo offerte di farlo noi per voi. Finora sono pervenuti a Luisa quattro testi.
Attendiamo però con fiducia e comprensione.
Marisa


16 feb 2012

HO BISOGNO DI SAPERE DA VOI IN QUANTE SIAMO PER L'ANNUNCIO SULL'ARENA.

Devo fare il conteggio sulla fattura ma fintanto che non so esattamente quante siamo non posso dividere.
Scrivete la vostra partecipazione nei commenti. Grazie.
Marisa

14 feb 2012

AUGURI ALL'AMORE, AUGURI ALL'AMORE PER LA POESIA

ACCANTO A UN BICCHIERE DI VINO




Con uno sguardo mi ha reso più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo,ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola,Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.

Wislava Szymborska

IDENTITA'

Identita' - Mia Couto (Antonio Emilio Leite Couto)

Devo essere un altro
per essere me stesso
sono briciola di roccia
sono il vento che la consuma
sono polline senza insetto
sono sabbia che sostiene
il sesso degli alberi
esisto dove mi disconoscono
aspettando il mio passato
anelando alla speranza del futuro
nel mondo che combatto
muoio
nel mondo per cui lotto
nasco.

13 feb 2012

SCRITTURA DI POESIA

    La mano traccia sul bianco delle pareti
   Il nero delle lettere
   C'è un silenzio  grave
  Il tavolo brilla dolcemente la sua levigatezza
 In certo senso
 Rimango estranea     


Sophia De Mello Breyner  Andresen 
(Portogallo, 1919-2004)                        


(Magritte)

GUARDA BASSO E FA LA MODESTA

“Guarda basso e fa la modesta”
Non era un modo di dire abusato. Si diceva in certe occasioni, aveva una sua casistica ma a me ne sfuggiva il senso.

Zia Angela talvolta me lo diceva, tuttavia in lei di modesto non c’era nulla, per quanto io la scrutassi per cercare un modello.

Zia era una donna assertiva e autorevole, indipendente in famiglia e fuori.
Guardava basso soltanto quando voleva sembrare una donnetta di campagna, allo scopo di ottenere un qualche vantaggio; con i daziali del Municipio di fronte, ad esempio.
Si era assunta il compito della mia educazione e quindi mi indirizzava ad essere una “signorinetta  di garbo”  secondo i canoni del tempo.

Chi non guardava basso e non faceva la modesta, per contrapposizione e  secondo il suo modo di vedere, era una sfacciata senza pudore,  senza nessun avvenire che non fosse “un destino di perdizione”.
Le doti che zia Angela aveva in mente per me erano elencate nel curricolo della “brava giovane timorata di Dio”: Innocenza e purezza (fulgidi esempi: Santa Maria Goretti e Sant’Agnese), Pudore e Modestia (nell’abito come nella postura), Obbedienza (a Dio come al maschio dominante), Perseveranza, per esercitare al meglio tutte le virtù elencate.

Tutto poi si sublimava con il Timor di Dio e nel Rispetto Umano che richiamavano al primo comandamento e alle parole di Cristo.
Io ero bambina di cinque anni e non capivo come mi sarei dovuta comportare, quali fioretti avrei dovuto fare, cosa era opportuno indossare e chi avrei dovuto frequentare per diventare “signorinetta di garbo e di modestia”.

Certo dovevo essere pulita, su questo punto avevo conferme dalla mamma, con la sua mania del sapone.
Dovevo farmi pettinare i riccioli senza piangere perché la parola "pulizia” si accompagnava sempre  alla parola “ordine”.  
Persino l’essere brava si traduceva con “far pulito”; l’indispensabile pulizia morale che accompagnava la pulizia fisica.
E che altro?
Capivo che era gradita la gentilezza; la risposta “comandi?” quando mi si chiamava,  “grazie” ad ogni occasione e “permesso?” se si entrava  nelle stanze altrui.
Sicuramente non dovevo fissare le persone con insistenza ne tantomeno con la bocca spalancata.
Mi si chiedeva anche di starmene buona e tranquilla, per creanza, ma questo non era un problema.
Io ero una bambina mite, che davvero guardava in basso: trovavo interesse in un sassolino brillante o in un coccio che scriveva, in una lucertola dalla coda tagliata, in una foglia strana  … una delle mie passioni era allestire un circo coi lombrichi o giocare a casetta con le formiche..

Ma fare la modesta … cosa voleva dire?

Mamma mi addobbava di nastri sui capelli, di grembiulini d’organza, di vestitini di picchè a buco d’ape e mi sembrava che tutti fossero contenti e mi guardassero con affetto ammirato.
Quindi non mi si chiedeva di essere sobria, o peggio, dimessa!
Inspiegabile.

Poi una volta zia reagì male perché avevo familiarizzato con l’uomo delle lampadine.

Noi avevamo due negozi  dove si vendeva di tutto. Io passavo la mia vita tra il negozio di nonna Barbara e quello di Nonno Enrico, dove abitava zia Angela.
Era una vita interessante perché nei negozi  accadeva sempre qualcosa di speciale. Una notizia, un litigio, un pettegolezzo, un commento, un regalino.
Io di solito non osavo far domande sulle cose da adulti, in negozio si sarebbero scocciati. Loro, gli adulti, parlavano di noi bambini e degli affari loro come se noi non ci fossimo; crescevamo, loro malgrado, interpretando la realtà a modo nostro.
Cercavo con curiosità di dare significato a ciò che accadeva intorno a me; cercavo segnali e indizi, senza mai disturbare.
Le mie spiegazioni, le interpretazioni che fornivo a me stessa per spiegare il mondo, erano sempre assolutamente fantasiose e immaginifiche.

Nel negozio di zia veniva un  rappresentante che consegnava le lampadine. Non si limitava a lasciare la scatola ma saliva nella cameretta adibita a magazzino. Provava le lampadine una a una avvitandole alla ghiera che pendeva dondolante dal filo elettrico a centro stanza.
Mentre faceva questo lavoro fischiava o cantava.
Cantava per me:

- “Evviva la torre di Pisa che pende e mai non vien giù. Se tu verrai con me Maria Luisa … “

Io godevo per il privilegio che mi accordava.

Non ero abituata a fare domande agli adulti non di famiglia (a dire il vero neanche a quelli di famiglia) perciò ascoltavo lui che mi raccontava della torre pendente e pensavo che  doveva abitare in una città che si chiamava Pisa dove poteva controllare costantemente la tenuta della povera torre pendente. Un compito davvero difficile, che metteva ansia.
L’avranno puntellata come faceva nonno con gli alberi?
Se cadrà quelli sotto dovranno spostarsi in fretta!
Ce la faranno?

La canzone però diceva anche:

-  “Cade la mela dal melo, la pera dal pero è costretta a cascar cade la pioggia dal cielo … “     e fin qua andava bene, erano eventi a me familiari, ma poi la strofetta finiva con

- “…cadono gli uomini in mar -  .

Questa storia degli uomini che cadevano in mare mi risultava oscura. 
Io avevo visto soltanto il mare di Malamocco e lì nessuno cadeva in mare, semmai facevano i tuffi per fare il bagno!

Perché mai gli uomini cadevano come le pere e le mele? Chi li spingeva in mare? Annegavano o stavano a galla?

Ponevo questo ragionamento in forma diretta, quasi ansiosa; ottenendo  dall’uomo delle lampadine risposte articolate; delle vere piccole storie che ben si adattavano alla mia indole di bambina fantasiosa.
"Anche all’uomo delle lampadine piaceva raccontare le storie", fu la mia lieta scoperta.

Non sentii arrivare zia Angela.
- “Disturbela la butina?”

Zia in modo brusco mi mandò a giocare in cortile e mi disse che con il pisano io non ci dovevo parlare mai più; quando veniva non lo dovevo neanche guardare negli occhi e dovevo lasciarlo in pace perché lui stava lavorando.

E terminò dicendo che io  mi ero comportata da  vera sfacciata.
Allora capii che il fare troppe domande dirette a un uomo,  familiarizzare con lui, godere della sua conversazione, ridere e scherzare  era l’esatto contrario del fare la modesta e guardare basso.

11 feb 2012

SOLLECITO

Care amiche, certamente ricordate che ci eravamo promesse di raccogliere i nostri scritti dei laboratori autogestiti, al fine di  portare avanti il progetto di Vananzia.
In riferimento alla prima serata del 30 gennaio
finora ho ricevuto solo i testi di Betty e di Marisa 

Aspetto le opere di  Annamaria, Anita, Gabriella , Linda, Lucia, Ornella .

Le fredde e nevose giornate inducono a starsene al calduccio...e scrivere.

Un caldo abbraccio a tutte.

9 feb 2012

Una"butina dopo due mas'ceti: Silvana

Era il 9 febbraio 1951 ora 22e50 e come si usava allora sono nata in casa.
Più che voluta sono capitata, ma poi accettata.
L'attesa è stata bella e la mia mamma e il mio papà speravano fossi una bambina.
La mamma mi riferisce: "Sono sempre stata bene, non sono mai andata dal dottore e neanche a farmi visitare(non si usava)
Mi sono accorta che ero incinta quando in chiesa ho visto le candele, era già successo, sdoppiarsi.
Il giorno del parto ti sei presentata con il "culetto"podalica.
Ho visto l'espressione preoccupata della levatrice rivolta al papà, poi per fortuna con le doglie ti sei girata e sei nata con la testina.
"E' una bellissima bambina" disse la comare e mi fece notare il "seo" che avevi sulla pelle da bella grassa che eri.
Il papà era fuori di lui dalla contentezza.
La levatrice, ti ha lavato in una vaschetta, ti ha fasciato e avvolta in un asciugamano nuovo e ti ha posto nel letto vicino a me.
Il giorno dopo la via Cozzi era in festa, tutti sapevano che stava per nascere un bambino, quando è nata una bambina dopo due maschietti, doppia festa.
Era una bellissima giornata, mi ricordo la camera piena di donne e illuminata dal sole e tutte mi portarono una bottiglia di "Crama Marsala" per tirarmi su.
Il papà per l'occasione aveva comprato la stufa a legna, perchè avevamo solo il "fogolar", ma era una così bella giornata che non l'abbiamo accesa.
Tuo fratellino Giorgio aveva quattro anni e non voleva che tu stessi nel letto con me, si sentiva spodestato, Giuseppe aveva due anni e non si redeva conto della nuova sorellina.
La quotidianità della casa fu modificata dal fatto che eravate tre bambini piccoli e nessuna comodità.
Eravamo senza acqua corrente e andavo a prenderla alla fontana con i secchi.
Stavo sempre a lavare le poche "strasse" che avevo, perchè eravamo poveri, ma vi ho sempre tenuto puliti.
Andavo a lavare nel fossetto, mi inginocchiavo e stavo attenta a non muovere la terra altrimenti i panni li sporcavo.
Il papà lavorava all'ospedale, lo stipendio era sicuro, ma si dava da fare lavorando anche nei campi e lo pagavano con una sporta di ciliegie o pesche.
Ai battesimi però ho sempre fatto dei buoni pranzetti.

AUGURI SILVANA




                              
......e capita che arrivi il giorno
del tuo compleanno....
Tanti, tanti AUGURI dalle amiche inpuntadipenna

p. s.
AUGURI anche a Sandra; se ci segui batti un colpo

Le tre parole più strane

Quando pronuncio la parola futuro,
la prima sillaba già va nel passato.

Quando pronuncio la parola silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

Wislawa Szymborska

Con questa bella e semplice poesia ringrazio tutte per i cari e affettuosi auguri.

8 feb 2012

ALLA RICERCA DEL LIBRO

Ho ordinato il libro alla libreria Jolly (borgo Milano)
posso richiedere altre copie per chi lo desidera.
Fatemi sapere, Luisa

AUGURI


                     BUON COMPLEANNO

                           A n n a M a r i a

7 feb 2012

CAMBIO DATA

Care Donne,  
per motivi tecnici siamo costrette a spostare la nostra serata autogestita a 

                     martedì 28 febbraio, ore 21.00

Sperando di non crearvi problemi, vi aspettiamo ugualmente numerose.

Un abbraccio a tutte, Anita e Betty

ANNIVERSARIO CHARLES DICKENS

 
"Unico spiraglio di luce in tanta tristezza erano i miei libri;
 fui fedele a loro com'essi eran rimasti fedeli a me
 e li rilessi da cima a fondo non so quante volte"
C. Dickens

Oggi ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens (1812-2012), grande scrittore che raccontò la società industriale della sua Inghilterra, denunciandone la spietatezza, ma sapendo anche coglierne aspetti di profonda umanità. Un invito alla rilettura delle sue opere.
Un caro saluto, Corinna  

INFORMAZIONE LIBRO MIA COUTO

Avete trovato il libro?
Cercatelo nelle varie biblioteche che si trovano in città, nei negozi "dell'altro mercato" o tramite internet, in ogni caso sappiatemi dire, così da regolarmi nell'eventualità di cambiare il testo.
Ciao a tutte, Corinna

6 feb 2012

SCORCIO DI SECOLO


Doveva essere migliore degli altri il nostro ventesimo secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.
Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare
non è arrivato.
Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, tra l'altro.
La paura doveva abbandonare i monti e le valli.
La verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.
Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
 ad esempio la guerra
e la fame, e così via.
Doveva essere rispettata 
l'inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.
Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un'impresa
impossibile.
La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.
La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.
Dio doveva finalmente credere nell'uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.
Come vivere? - mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare 
la stessa domanda.
Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come  si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.


W. S.

5 feb 2012




Sotto una piccola stella(Wislawa Szymborska)

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto, se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti, se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

4 feb 2012

DISATTENZIONE

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell'uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l'ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perchè-
e da dove è saltato fuori uno così-
e a che gli sevono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l'altro avvenivano cambiamenti
perfino nell'ambito ristretto d'un batter d'occhio.

Su un tavolo più giovane di una mano d'un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poichè dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già uno spazio lasciato per sempre.

E' durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po' d'attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco con regole ignote.
(Wislawa Szymborska)

3 feb 2012

SCRITTURA AUTOGESTITA



Care donne, 
 lunedì 27 febbraio ci ritroviamo per la nostra serata di scrittura.
Cercate perciò di non mancare che tutte insieme vogliamo stare!
Anzi siate così gentili da segnalare nei commenti la vostra presenza... dai portate pazienza!


Betty e Anita

2 feb 2012

UN AMORE FELICE



(Magritte)


Un amore felice. E' normale?
E' serio? E' utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?


Innalzati l'uno verso l'altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così - in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo -
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i princìpi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange
e butta giù.


Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po',
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono - è un un insulto.
In che lingua parlano - comprensibile all'apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s'inventano -
sembra un complotto contro l'umanità!


E' difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?


Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.


Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l'amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l'amore felice.


Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.


Wislawa Szymborska

RICORDO DI WISLAWA SZYMBORSKA

IL GIORNO DOPO- SENZA DI NOI

La mattinata si prannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d'alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d'intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuizione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata,
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l'ombrello.

Wislawa Szymborska

NOTIZIA DOLENTE

CHIUNQUE sappia dove sia finita
la compassione (immaginazione del cuore)
- si faccia avanti! Si faccia avanti!
Lo  canti a voce spiegata
e danzi come un folle
gioendo sotto l'esile betulla,
sempre pronta al pianto.
......


E' mancata la grande poetessa Wislawa Szymborska che noi tutte amiamo profondamente.
Un invito a ricordarla con dei versi, per colmare l'infinita mancanza. Corinna

1 feb 2012

Sotto cieli infiniti

Carissime donneinpuntadipenna,
vi segnalo questa mostra di pittura "Sotto cieli infiniti", che sarà inaugurata venerdì 3 febbraio a San Fermo.

http://www.fondazionetoniolo.it/mostre.cfm

A proposito della serata autogestita: bella, come avete scritto, in leggerezza, nonostante la tristezza di fondo. Ancora complimenti a Marisa e Luisa!

Ciao, Gabriella