BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



13 lug 2011

PAPAVERI E PAPERE a Casetta Maritati

La serata ha avuto uno svolgimento molto tranquillo e festoso.
I nostri fans ci hanno applaudito, noi siamo felici delle nostre
"performance". Potrete verificarlo dalle nostre foto. Grazie alla
accurata preparazione di Luisa, a Thea e a Ulisse e la sua musica.
Ferragosto e festa dell’Assunzione.
Avevo 7 anni, mia sorella 4. Mia madre propose e dispose per una visita al Santuario della Madonna della Grazie a Mantova.
C’era e c’è tutt’ora una fiera legata alla festa Patronale.
Il tragitto fu molto movimentato, bicicletta, treno e autobus. Oggi diremmo un tour completo.
Le strade non erano tutte asfaltate, qualche tratto era polveroso.
Entrambe con il vestitino della Domenica e il cappellino di paglina bianca. Anche mamma e papà erano eleganti.
Salimmo sulla loro bicicletta fino alla stazione, io seduta sulla canna e mia sorella in piedi come una vedetta, sul legnetto che si introduceva nelle bici da donna.
Alla stazione mi parve di sognare. Quante cose scoprii per la prima volta!!!
In treno la mia emozione crebbe, i sedili erano di legno, il treno faceva ciuf ciuf. Io osservavo le persone sole senza la mamma e mi chiedevo se loro sapessero dove andare?
L’autobus fu l’ultimo mezzo che ci avvicinò al Santuario.
Attraversammo il piazzale tra ambulanti urlanti e sudati per il caldo.
In chiesa la folla era impenetrabile.
Noi due sorelle restammo immobili e sorprese ad osservare questo andirivieni di gente molto più grande di noi, mentre i miei si confessarono per poi comunicarsi.
Dopo la messa, la famigliola si ricompose.
In Chiesa ci fecero osservare il grande coccodrillo imbalsamato appeso al soffitto.
La sua cattura, nel lago Superiore, che è attiguo alla Chiesa, fu un miracolo!! Pare stesse addentando una donna. Tutt’ora è un richiamo turistico!!
Il lago sfoggiava una sorprendente e spettacolare fioritura di fior di loto. Anche qui altri ambulanti, ma di ristorazione.
Dopo il digiuno, un bel panino con il salame o la salsiccia, fu l’ideale.
Girammo un po’, mangiammo e la mamma sempre propositiva,
disse: venite che ci facciamo una fotografia per ricordo!!!
Tutti e 4 in posa, davanti al treppiedi.
Il fotografo vi spari dietro, seguito da una polvere bianca pochi secondi dopo. Tornammo a ritirare le foto nel pomeriggio!!
Riprendemmo il movimentato viaggio di ritorno a casa felici, benedetti e fotografati!! Ornella

GINO BARTALI
Era una domenica pomeriggio di fine settembre del 1958.
Giungendo al bar dello zio, notai subito una grande eccitazione fra gli abituè del bar. Chi giocava a carte, chi a bigliardo, chi partecipava guardando pigramente.
Nel suo grembiule colorato zia Gemma portava le ordinazioni, contenta
Notai che i giocatori, a turno e di gran fretta, lasciavano il loro gioco, andavano alla porta, scrutavano fuori e ritornavano al loro posto.
Quando arrivai fui accolta con gioia da tutti e subito mi proposero, in cambio di un gelato, di rimanere fuori dalla porta a vetri a guardare la strada, chiedendomi di avvisarli subito appena vedevo qualcuno in fondo alla via.
Sul Lungadige Re Teodorico le ore scorrevano lente e uguali una dopo l’altra ma ugualmente intense. Guardavo i Tigli che avevano perso il profumo di maggio e le chiome verdi già indoravano un po’ nel sole del primo pomeriggio. Preludio di autunno imminente.
Aspettavo saltellando sul marciapiedi, guardando l’Adige che verde, scorreva allegro da Ponte Pietra a Ponte Nuovo e assaporando golosamente l’ennesimo ricoperto “Montanina” che mi avevano regalato.
Da vedetta attenta e accorta a sei anni, quella domenica, mi guadagnai più gelati.
Improvvisamente vidi un gruppetto compatto di ciclisti in fondo alla via che si avvicinava in volata pedalando velocissimi, a testa bassa.
Gridai: “ Arrivano ……. arrivano ……. !!!”.
Tutti gli avventori del bar lasciarono carte e bigliardo e corsero fuori.
I ciclisti si erano fermati proprio davanti al bar dello zio. Tra loro c’era un uomo avanti negli anni a cui tutti dimostravano immenso affetto:
Chi applaudiva, chi gli stringeva la mano, chi gli offriva da bere, era circondato da tutti e amato. Sorrideva.
Si fermò una decina di minuti davanti al bar, Poi ripartì assieme al gruppo.
Uno degli appassionati mi regalò una fotografia in bianco e nero formato cartolina con l’immagine di Gino Bartali ridente,immortalato nel momento della vittoria del 1948 al Tour de France, dicendomi: ecco ti sei meritata la foto di un grande campione ma, soprattutto di un grande uomo”.
In quel momento non capii quelle parole, ma dopo, negli anni, il senso di quella frase che con tanta emozione aveva trovato posto in un cantuccio del mio cuore mi fu chiara. Francesca 2011


I GIOCHI DELLA MEMORIA
Penso e ripenso, sorrido e mi perdo, nell'allegria di allora.
Che magia quei cortili, che scenari immensi avevamo da costruire,
calpestare, conquistare.
La "corte" era la regina dei nostri giochi la dea bendata
che accompagnava, dispanava, inventava, le nostre giornate.
Quanti ricordi sereni e un pò di nostalgia per quel tempo che fu.
Che grande vuoto per i nostri figli non avere lo spazio, il tempo,
l'opportunità di vivere quelle stupende avventure.
Tra i tanti bellissimi giochi che riaffiorano, (la peta, el pindolo, le figurine, el sciopeto con le camaradarie, le pirole, el campanon, la soga ect.),
un posto particolare nella valigia dei miei ricordi è riservato ai giochi chesi facevano nel periodo di carnevale, e solo allora, durante gli anni delle scuole elementari presso le suore Campostrini di Montorio.
Erano giochi speciali, che si ammantavano ai miei occhi di bambina,
di una coltre magica.
Consistevano in un torneo che si svolgeva nel grande (allora) cortile della scuola; noi bambini ci dovevamo cimentare con delle prove di equilibrio,
velocità, concentrazione, agilità.
Il poter accedere al grande cortile anche noi bambine, era già un fatto eccezionale: normalmente lo spazio era prerogativa per i giochi maschili,
noi dovevamo limitare la nostra esuberanza e fare solo giochi consoni a
delle "brave" bambine.
Si faceva la corsa con i sacchi, il percorso con il cucchiaio tra i denti e la biglia sopra, la corsa con la candela accesa, ma soprattutto si faceva
la corsa a tre gambe.
Il gioco consisteva in una corsa tra piu' coppie, dove la mia gamba destra era legata con la gamba sinistra della mia compagna, Carla.
Era senza dubbio il mio gioco preferito, agognato per un intero anno, dove
riuscivo sempre a vincere, trainata dalla mole di Carla che mi sovrastava letteralmente, ma con la quale ero in perfetta sincronia.
L'ambito premio di questi giochi erano dei dolci particolari chiamati in dialetto "favette o castagnole"e che per tanto tempo ho idealizzato in modo assurdo, perchè solo in quella occasione le mangiavo.
Quando un pò di anni piu' tardi (prima non ne aveva il tempo) mia mamma
le ha cucinate, è stata una sorpresa e una delusione; di sicuro è stata la fine di un "mito".
Forse se chiudo gli occhi, sento ancora il sapore dolce di quei bei tempi andati ma che fortuna averli, anche, gustati. Giovanna

Nonna Angela

Si può dire che ho vissuto con lei,ho dormito con lei ,andavo dappertutto con lei.
Nonna Angela,aveva i capelli gialli,ma non erano biondi.Ne aveva pochi e tutti tirati all’indietro.Aveva la crocchia fermata da forcine.
Non era alta e sembrava grassoccia anche perché aveva tanti indumenti addosso compreso il grembiule.
Quando parlava era tutto un lamento.La vita era stata dura per lei.
Quando il nonno morì lei fu totalmente a carico del mio papà,
Non percepiva nessuna pensione e spesso mi diceva:
seto Silvana l’è dura no averghe gnanca diese franchi par torme le mente
Invece le “mente”me le faceva trovare sempre,quelle bianche ,tonde e grandi.
Mi sembra di vederle ancora, sparpagliate senza la carta nel cassetto del comodino quando andavo a dormire con lei.
Un bel ricordo è anche Quando scrivevo per lei.
Nonna Angela era analfabeta,però la sua firma la sapeva fare e anche i numeri conosceva.
Scrivevo a sua sorella che abitava a Marano di Valpolicella, ma a quei tempi senza mezzi era come se abitasse in un altro Stato.
Lei era brava a dettare e sapeva cosa dire e io ero la sua piccola scrivana.
Finita la lettera mi faceva girare il foglio tutto intorno e riempivo gli spazi rimasti in bianco.
Si commuoveva sempre:”Salutami tutti anche le strette nipotine e quando vengo a trovarvi fatemi il caffè;quello buono non quello di cicoria”
Una volta l’ho vista allegra ed è stato quando l’ECA,un ente benefico le elargì dei soldi, erano poche migliaia di lire, ma per lei era un riconoscimento.Ho sentito la nonna cantare e ora posso dire che anche i soldi danno felicità. Silvana

LA BALLERINA
Talvolta, nella tarda mattina, accompagnavo il papà al bar vicino a casa.
Di solito il premio per una giornata da brava bambina era una spuma dalla tinta vivace, di colore arancio finto.
Solo in casi eccezionali, come la promozione, Natale o S. Lucia, la spuma era accompagnata da un boero incartato con una scoppiettante carta stagnola rossa. Conservavo a lungo e con cura la stagnola nel quaderno di scuola, come un tesoro prezioso e raro e affrontavo il boero succhiandolo con gusto, attenta

a non perdere neanche una goccia del liquore zuccherino e denso che copriva la ciliegia.
Avevo sei anni, ero alta, esile e sognavo di fare la ballerina.
Al bar del Memo, sotto gli sguardi compiacenti dei pochi avventori e lo sguardo orgoglioso del mio papà, si ripeteva ogni volta lo stesso rituale:
Memo chiedeva: “Dime qua bela, cossa vuto far da grande?”
Io rispondevo, con un sorriso nell’anima e con gli occhi scintillanti:

“La ballerina”.
E il Memo: “Ma va' dai … Sìto almànco bona de balàr?”.
E io, che apposta mi ero messa le pantofole morbide di feltro, mi alzavo sulle punte, allungandomi verso l’alto e librandomi verso futuri quanto improbabili successi di palcoscenico.
Poi i passaggi degli aerei nel cielo, con lunghe scie bianche che rigavano la valle da est a ovest si fecero più frequenti ed io, seguendo nuovi sogni e nuove aspirazioni, cominciai a dirottare le mie attenzioni verso nuovi obiettivi.
Fare l'hostes doveva essere proprio un bel mestiere ...! MARISA


PICCOLI RICORDI

Spesso a primavera i passeri facevano il nido sotto le tegole del tetto della nostra casa e capitava che qualche piccolo implume cadesse, lo sentivamo pigolare debolmente e andavamo a cercarlo per soccorrerlo.
Erano passerotti sparuti con un becco sproporzionato e sempre aperto in attesa di cibo.
Papà li raccoglieva da terra con una delicatezza che contrastava con la figura alta ,poderosa, li sollevava con dolcezza a volte accostandoli alla guancia, a mo di carezza, quasi a consolarli e chiamava noi bambini per aiutarlo a soccorrerli .
Allora preparavamo una scatola con del cotone, per cercare di ricreare il nido perduto, papà prendeva un po' di mollica e ridotta in briciole la metteva in un piattino con del latte e con pazienza infinita, usando uno stuzzicadenti, cercava di nutrirli; i primi tentativi non avevano un gran successo, ed io e Franco temevamo di non riuscire a farli mangiare e che morissero.
Ma qualche volta le nostre cure venivano premiate e piano piano quei passerotti si irrobustivano e dovevamo mettere un coperchio, con i buchi, alla scatola per paura che tentassero di volare via ancora troppo deboli per sopravvivere.
Quando finalmente ci sembravano pronti, papà li portava in cortile e quasi li lanciava verso il cielo aiutandoli così a spiccare il volo, noi bambini seguivamo, tutta l'operazione trattenendo il respiro, battendo poi le mani, felici, nel vederli volare.   LUISA

sarebbe bello pubblicare i testi che abbiamo letto. Se me li inviate, li aggiungo sotto ogni foto.

3 commenti:

Francesca ha detto...

E vero, seratina estiva al chiaro di luna riuscita.
Buona la musica e brave tutte noi.
A Tea mille grazie ancora.
Alla prossima???

Anonimo ha detto...

Cara Ornella grazie delle foto, ti ho mandatoil mio testo.
grazie a Luisa,a Thea e Ulisse con la sua fisarmonica
ciao Silvana

Marisa ha detto...

Io te lo manderei ma credo ci sia già nella mia cartella. Marisa
Grazie delle foto