BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



16 lug 2011

La " Pina Cica-Spua"



 
Quand’ ero piccola, nell’immediato dopo guerra, arrivava nella nostra casa una strana figura; la Pina, che tutti chiamavano“Pina Cica-Spùa”molto diversa da tutte le altre donne che conoscevo.
Curioso il suo modo di vestire; indossava vecchie palandrane sopra pantaloni larghi e sdruciti, che allora portavano solo gli uomini; in testa aveva sempre un basco di panno blu, sia d’inverno che d’estate, dal quale spuntavano cortissimi capelli pepe-sale.
Era magra, il viso scuro, pieno di rughe e due occhietti furbi e neri come punte di spilli.
Teneva stretta fra le labbra, all’angolo della bocca, sempre una cicca di sigaretta, che sputava solo quando si scottava; da qui“Pina Cica-Spùa”
La Pina era seria e non dava confidenza, mai. Credo vivesse sola.
Si guadagnava da vivere catturando le rane nei fossi di notte con una lampada a carburo. Si, proprio le rane che, nella bassa dove abitavo, erano assai diffuse e si mangiavano fritte e nel risotto.
La Pina cacciava le rane di notte e da sola, non aveva paura di niente, nonostante che allora, il buio fosse molto fitto, e ne prendeva sempre tantissime perché era brava e conosceva il suo mestiere.
Quindi, le infilzava ancora vive, una per una, in fili di ferro di varie misure; un filo più lungo con tre dozzine di rane, diventava una cintura, un filo con due dozzine, diventava una collana, con meno, una corona attorno alla testa.
Siccome di rane ne catturava parecchie, di fili ne faceva molti; poi, tutti questi fili pieni di rane vive e saltellanti se li metteva addosso e andava ad offrirli alle famiglie.
Non ho mai dimenticato l’impressione che provavo quando appariva a casa nostra tutta ricoperta di rane dalla testa alla cinta, che, ancora vive, si muovevano tutte.
Mamma comprava sempre due “cinture” di rane, essendo la nostra una famiglia numerosa e le faceva fritte. Le pagava con uova di gallina che allora erano considerate denaro contante.
Io, appiccicata alla gonna di mamma, restavo incantata a guardare la Pina Cica-Spùa, immaginavo fosse una “Stria”e, provavo si paura, ma altrettanta ammirazione; trovavo che era una creatura fantastica e molto coraggiosa.
Lucia

3 commenti:

Anonimo ha detto...

..mi ricorda L'Accabadora..
Bellissimo racconto, grazie Lucia
Barbara

In punta di penna ha detto...

Barbara sei proprio tu, la Barbara che conosco dei primi tempi di autobiografia ? Sono molto felice che ti sia piaciuto. Grazie ! Si, le Accabadore c'erano anche nelle nostre campagne, non avevano questo nome, ma facevano esattamente le stesse cose...
Un abbraccio, Lucia

Betty ha detto...

Un racconto suggestivo, impressionante, davvero molto bello.
Un forte abbraccio