BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



28 nov 2010

Adriana, teologa fuori dal coro

Cattolica, laica, teologa, scrittrice, eremita e donna, libera, a volte isolata, spesso fuori dal coro e magari inopportuna. Adriana Zarri se n'è andata a 91 anni dopo aver attraversato la storia della Chiesa in Italia e aver scritto parole e parole sul Vangelo e su Dio. Era nata nel 1919 vicino a Bologna, famiglia contadina. Diventa giornalista e ci mette la passione, come in tutte le cose. Dissente, certo, ma cerca di illuminare i passaggi più nascosti della teologia, che narra anche in posti dove parlare di Dio è esercizio scivoloso. Le importa la storia, quella che accompagna sempre il Vangelo: la politica, la teologia, le istituzioni che le vanno strette della Chiesa e del mondo. E' brava a raccontare le storie del Vangelo in parabole moderne. E intitola Parabole la sua rubrica sul Manifesto. Poi nel 1975 Adriana sente che non le bastano più le parole e i dibattiti. Ha bisogno di silenzio e va a vivere in un casale di campagna. Scrive in uno degli ultimi articoli: "Dio non può venire dimostrato con argomenti alla vista e alla ragione, ma è conosciuto nell'esperienza di amare gratuitamente. Se qualche volta posso fare questo,se qualcuno lo fa per me,è perché Dio c'è e vive in noi, più vivo di noi".

Alberto Bobbio
(tratto da famiglia cristiana)

27 nov 2010

IL VENTO


Per questo devo tornare
a tanti luoghi futuri
per incontrarmi con me stesso
ed esaminarmi senza sosta,
senz'altro testimone che la luna
e poi fischiare di gioia
calpestando pietre e zolle,
senz'altro compito che esistere,
senz'altra famiglia che la strada.

Pablo Neruda

26 nov 2010

AFFINITA' ELETTIVE



Con i miei amati fiori hai preso il raffreddore da fieno
con il mio dolce amore hai fatto indigestione di marmellata
con la storia della mia vita la pizza delle pizze
con le mie care lettere barchette su barchette
le mie poesie le hai accompagnate di corsa all'asilo
insomma affinità elettive poche pochine nessuna
(sarà per questo che brilli così nel mezzo del mio cielo?)


Vivian Lamarque

23 nov 2010

ANCORA EMILY DICKINSON

Vi è una solitudine dello spazio,
una solitudine del mare,
una solitudine della morte, ma queste
saranno una folla
a confronto di quel luogo più profondo
quella polare segretezza,
un'anima ammessa alla propria presenza-
finita infinità.

"VERSO UN SAPERE DELL'ANIMA"




Il filosofo, al contrario dell'esteta, non si accontenta
dell'offerta spontanea della vita, vuole penetrare in essa,
ed è esigente solo verso se stesso, in una tensione continua...


Maria Zambrano





A proposito di noi donne.....

Buongiorno a tutte,
immagino abbiate visto tutte la trasmissione di Fazio-Saviano ieri sera. L'efficace presenza e testimonianza della Bonino, Camusso, Morante mi pare proprio abbiano dato ulteriore attualità, motivazione e forza alla nostra prossima lettura e riflessione. Un abbraccio, corinna 

ADRIANA ZARRI

 
E' morta in questi giorni (18 nov.2010), a Strambino, presso Ivrea, piu' che novantenne, Adriana Zarri.
Teologa, monaca orante, poetessa, mistica, amica, libera, donna, critica, persona aggregatrice di amicizie e di spiriti, promotrice di liberta', impegnata, sofferta e lieta.

Tra gli altri suoi scritti, non molto tempo fa compose per se' questa "epigrafe d'erba". E' una preghiera alla terra e al cielo, alla Vita, che ogni cuore aspirante puo' elevare insieme a lei.

Epigrafe d'erba

Non mi vestite di nero:
e' triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
e' superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c'e' una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un'epigrafe d'erba.
E dira'
che ho vissuto,
che attendo.
E scrivera' il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

Adriana Zarri  (+ 18 nov. 2010)

Ricordiamola, corinna

22 nov 2010

UNA POESIA DI ANNA PACIFICO

Vorresti un sole diverso ogni mattina?
Un campo sempre verde e grasso?
Un cielo che non sa tempesta?

Io ti do l'innocenza
il dubbio
la disperazione
l'amore dei figli ribelli
l'ignoranza e il paradiso
l'anima immortale
l'effimero cielo azzurro
il destino che non consola
le lacrime e il sorriso
i vani giuramenti
l'attesa.

21 nov 2010

Canzone dell'appartenenza

Ciao, ciao!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Eugenio Montale

Una buona domenica piovosa, corinna

19 nov 2010

LEI, BAMBINA INVISIBILE

Lei era una bambina lunga e smilza, con una testolina di boccoli biondi ribelli e occhi azzurri, di un azzurro quasi blu, come di un cielo che aspetta un temporale indeciso. Era una bambina timida che si stava muovendo in un ambiente di relazioni complesse, tra nonni, zie materne e paterne, cugine, genitori, operai, garzoni e donne a ore. Tutto girava intorno all’attività familiare, al laboratorio e alle botteghe e nessuno aveva tempo per la bambina.
O meglio, c’erano per lei scampoli di tempo di persone sempre diverse e sempre di corsa verso altre incombenze.
Intorno era un via vai indaffarato, come in un grande formicaio di umani adulti.
Chi si accorgeva della bambina invisibile?
Lei poi era spesso altrove, spostata da una famiglia all’altra, da una zia all’altra, da una nonna all’altra. Tante case, tanti letti, tante persone. Quasi tutte donne.

Intanto si guardava intorno, non provava paura e neppure tristezza ma curiosità. La grande famiglia intorno, anche se si curava poco di lei, era una sicurezza.
Lei, la bambina invisibile, era una bambina tranquilla e persino felice. L’invisibilità significava autonomia; spazi da esplorare, persone da conoscere, situazioni nuove da vivere, tempi per sé. Anche troppi.
La bambina invisibile non era triste ma solo in attesa. Tutti la consideravano una bambina fortunata.
Prima o poi anche la persona più importante della sua vita, si sarebbe finalmente accorta di lei; di quanto era brava, tranquilla, buona, obbediente …

Cercava di cogliere e di interpretare i segni della madre; i gesti, le azioni, persino gli sguardi, sempre alla ricerca di scampoli di affetto, di briciole d’amore.
Questo poteva significare quello. Ormai era un gioco, capire.
Uno caramella era al posto di un bacio. Un panino con lo sgombro e le cipolline sostituiva un abbraccio. Un grappolo d’uva erano le carezze …
Ma un’attenzione ruvida che cos’era? …

Lei, la bambina smilza dai riccioli ribelli sentiva di avere dei bisogni affettivi suoi ma non sapeva riconoscersi il diritto ad averli. Perciò prudentemente li accantonava, anche se la speranza di poterli un giorno gridare ai quattro venti, chiamandoli per nome uno ad uno, non l’abbandonava mai.
Prima o poi avrebbe dato un nome a quei bisogni … prima o poi avrebbe saputo come fare a domandare, a esigere.

Quando la famiglia si assottigliò, dopo la morte della nonna, vera gran maman direttrice di tutta la casa e della sua complessità, la bambina si sentì improvvisamente più sola e si fece strada in lei una nuova consapevolezza.
I suoi bisogni doveva imparare a manifestarli o altri avrebbero preso tutto lo spazio affettivo disponibile , che ormai era davvero poco.
Era morto anche il nonno e una giovane zia. Tutto nel giro di due anni. Gli zii si erano sposati. Le zie se n’erano andate altrove.

Intendiamoci, cari e attenti lettori, non che la madre non amasse i suoi due figli; semplicemente nel suo mondo, averli partoriti, alimentati, puliti , vestiti ed educati alla buona creanza era il massimo del dovere materno.
Infatti spesso affermava: “I bambini sono belli soltanto quando li puoi tenere in braccio."
Le coccole, le manifestazioni di affetto erano azioni che neanche la madre riconosceva a se stessa.
Nessuno l’aveva iniziata e, come si usa dire, nessuno nasce imparato.
Anche con lei sua madre era stata ruvida e affettivamente indisposta ma questo la madre lo confessò quando ormai la bambina era grande e già madre a sua volta.
Il padre: lui era spesso altrove. Però lui sapeva dare affetto, era di un’altra educazione; ma non era previsto che i padri si occupassero dei figli, perciò anche questo affetto era un piccolo, insufficiente scampolo, una pezzetta calda e delicata ma applicata ogni tanto.

Crescendo la bambina cominciò a imparare qualche trucco.
Cominciò a capire che una persona solitamente invisibile, quando si manifesta viene sicuramente ascoltata.
Ricorda ancora la sorpresa sui volti di papà e mamma quando una volta, a sei anni, si rifiutò di tornare a casa e da una vecchia zia, perché loro, i genitori, dovevano andare da amici.
L’ebbe vinta, anche se dopo crollò di sonno, costringendo tutti al rientro anticipato.
Ricorda anche quella volta che si impuntò di voler dormire nel lettone tra papà e mamma. L’ebbe vinta per la cocciutaggine.
Ma queste azioni ribelli, questi atti di forza, lasciarono segni importanti e pesanti. Lasciarono nella bambina un grande e sproporzionato senso di colpa. Forse il primo, un annuncio di tanti altri sensi di colpa a venire.

17 nov 2010

VISIBILE-INVISIBILE (ancora)



Visibile invisibile
quello che conta
è che non voglio fingere.
Quello che conta
è che se anche ne sto fuori
io sono dentro a chi amo.
E dentro o fuori
visibile o invisibile
una traccia nella vita rimane.
La mia.
Perché così è
e così voglio io che sia.

EMILY DICKINSON

Il mare disse “Vieni” al ruscello -
il ruscello disse “ Lasciami crescere” -
il mare disse “Allora sarai un mare -
voglio un ruscello – vieni ora ! -

Il mare disse “Va al mare -
il mare disse “Sono quello
che amasti” - “Dotte acque -
per me – la saggezza è insipida”


15 nov 2010

LEGGERE ...

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.


Marcel Proust

14 nov 2010

Il Ginko Biloba



                                                                               Francesca


L' autunno è arrivato
la pioggia non smette
cade fitta e inzuppante
sui tetti e sull' anima.

Col pensiero vado al bosco
profumi tornano alla mente
odore di muschio, di terra soffice.

Il tentativo di un raggio di sole
t' invita fuori, nella piazza Viviani
in un' atmosfera magica.

I Ginko Biloba, dalla scura corteccia
e foglie ad ali di farfalla
intrecciano le fronde
a formare la volta dorata.

Contrasto sottile fra terra e cielo.

Accanto, l' eroe dei due mondi osserva curioso
gli artisti indaffarati su tavolozze colorate d' ambra,
giallo, oro, ocra.

In questo giorno di fine autunno Verona è tutta d' oro
l' inverno può aspettare.


WISLAVA SZYMBORSKA UNA VITA ALL'ISTANTE

Una vita all'istante. Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena

Mal preparata all'onore di vivere,
reggo con fatica il ritmo dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbotonato in corsa-
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.


Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).


Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.


Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia, 
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

ASSONANZE 

Non ho potuto leggere il copione, se l'avessi fatto forse avrei rifiutato la parte,.... o forse no.
La mia vita si è arricchita anche attraverso i percorsi difficili.
Ho accettato la parte e caratterizzando la recita, non subendo la passività di un monologo infinito, ho dato battaglia con le armi che avevo ,tentando di rendere la sofferenza costruttiva, dove è stato possibile.
Avrei voluto essere più sicura, accettarmi e piacermi di più, dominare l'ansia, non sentire il bisogno di maschere ed  avere in copione battute più accattivanti, più originali, più colte.
Lo sgretolarsi improvviso del bozzolo dorato dell'infanzia mi ha trovata sconcertata e impreparata ad affrontare le scene impreviste della vita.
Avrei preferito anch'io poter provare, in un giorno qualsiasi, evitando così qualche errore, avrei scelto magari sceneggiature diverse, ma di sicuro non avrei mai cambiato gli attori !
A pensarci bene nemmeno la trama.
E mentre mi preparo per una nuova rappresentazione, l'oggi scivola già nel ieri e non mi lascia scelta...sono costretta a improvvisare.
Ma a darmi forza ci sono stelle, scintille preziose ad illuminare il palco, a rischiarare il teatro , guizzi di felicità e di interminabili tenerezze.

Breve riflessione tratta da: "IL BACIO DELLA MEDUSA" di Melania Mazzucco




... La vita è una cosa, la biografia un'altra.
Perché una persona è un aggregato di atomi,
una formula chimica che interagendo con le altre produce le combinazioni più impensate, complesse, imprevedibili: non è un elemento isolato, e le sostanze si attraggono, si respingono, si fondono, si annullano ... 




12 nov 2010

Sintesi di opposti

Visibilità invisibilità
In me esistono un popolo di 'Silvana'. Una volta pensavo fosse un difetto, o peggio un'anomalia. Ora, non sempre, ma spesso convivo con queste mie 'anime'.  C'è la Silvana paziente che si scontra con l'impaziente.
Sono una donna che ama la vita sociale, ma sto bene anche in solitudine. Devo avere dei giorni di assoluta calma. Non incontro nessuno. Ho voglia di stare a casa. Quando arrivano le mie figlie, il nipotino  la mia casa si riempie delle loro voci e io mi sento come 'Cornelia' e loro sono i miei 'gioielli'. Preparo'mangiarini'speciali, ho un gran da fare e sono felice. Quando se ne vanno, dopo che ho rimesso tutto a posto sono ugualmente felice.
Sono capace di cantare a squarciagola e ridere. Sono capace di piangere ed essere triste. Sono docile e sono ingovernabile. Sono buona e sono una iena, se occorre.

RIFLESSIONI “A FREDDO” SUL PRIMO INCONTRO AUTOGESTITO




E' stata per me, un'esperienza molto bella, interessante, stimolante...a cominciare dalla preparazione dell'incontro, che mi ha molto coinvolto, dalla ricerca, la selezione delle poesie e degli aforismi, all'idea dell'”allestimento scenico” il tempo che ho dedicato a tutto ciò me lo sono proprio goduto!
I confronti con Betty , lo scambio delle nostre idee, le prove di lettura , tutto si è trasformato in divertimento, per noi è stata un'ulteriore occasione di godere della reciproca compagnia.
La serata dell'incontro eravamo entrambe emozionate, miglioreremo,ed alternandoci nella conduzione porteremo, tutte, idee nuove e sollecitazioni di volta in volta più stimolanti ; ribadisco per me è stata
un' esperienza positiva, attendo il prossimo incontro, felice di ritrovarci, per continuare questa nuova avventura.
Ora tocca a voi, ci aspettiamo di leggere le vostre “Visibilità e Invisibilità” presto sul Blog..



INCONTRO DI LETTURA


Ciao a tutte,
vi ricordo che il testo scelto per il prossimo incontro di lettura è il saggio di Michela Marzano, edito da Mondadori. Poiché la lettura del testo è abbastanza scorrevole, vi suggerisco di soffermarvi,  in particolare, sui seguenti capitoletti, così da poterne poi discutere insieme:
Che cos'è una donna?
Non ho fiducia in me!
Cercasi amore disperatamente
Il declino dell'impero partiarcale
Quell'uomo ci offende
Il gene dell'indignazione morale

Un abbraccio, corinna

P.s: sono contenta del buon esito del laboratorio di scrittura,

11 nov 2010

INVISIBILITA'

Quello che le donne non dicono” 
 
Conosco donne, che nell'innamorarsi, nello scegliere un uomo, nel condividerne la vita, si sono vestite di invisibilità.
Donne preparate, professioniste, agguerrite femministe o placide casalinghe,ma tutte donne speciali. Donne che si sono trovate ad affrontare un percorso inusuale, un viaggio fatto di sofferenza, di difficoltà, anche nelle semplici, quotidiane incombenze, che diventano oneri pesanti, un viaggio dalle asperità forse inattese.
Anch'io, in parte,condivido con queste donne questa esperienza.
Con il passare degli anni tutto ha acquistato una dimensione più serena; il processo di accettazione è ancora in cammino, ma ha fatto molta strada…
Non posso però non condividere con loro  emozioni, sensi di colpa, rabbia e tanto altro di questa esperienza che sono stata costretta a vivere e che mi fa essere tuttora incazzata con quello stupido gene che perdendosi ha dato un indirizzo del tutto diverso alle nostre vite, costringendoci a percorrere strade di emozioni, timori e pene inaspettate.
Trovo giusto però che arrivi il momento liberatorio, per una compagna, una sorella,in cui l'invisibilità e il non detto di anni e anni, la partecipazione nel vivere gomito a gomito con questa realtà, l’ansia silenziosa, repressa , esplodano e si trovi il coraggio di dire:" C’ero anch’io, anch’io ho condiviso,l’incertezza, le apprensioni, se non il dolore fisico, io con il cuore c’ero, ci sono sempre stata…e non sempre ero la più forte."
E' impegnativo guardarsi dentro ed ammettere la stanchezza, la difficoltà di sostenere un ruolo che spesso ci trova impreparate , riconoscere che è duro dimostrare sempre padronanza, sicurezza, è più facile smentirsi e continuare a mascherarsi,dietro accettazione, pazienza, comprensione..…
E’ più semplice seguire una fredda conferenza medica in cui vengono esposti dei dati di ricerca o dei risultati di cura, qualcosa insomma di doloroso, ma palpabile, concreto, dove ci vengono dati strumenti per affrontare le situazioni.
Quando si parla di sentimenti è tutto più complicato , per pudore, per cultura ,tendiamo a nasconderci e non è semplice trovare il coraggio di ammettere che è una strada sfiancante da percorrere anche per chi la vive di riflesso. Sopportare ed accettare la sofferenza delle persone care è molto duro.
Riuscire finalmente a parlarne con consapevolezza e senza falsi eroismi uscendo dall'invisibilità è un grande passo. Dare voce a quelle ansie taciute, fingendo sempre una forza e un coraggio che a volte siamo ben lungi dal provare, svuotare il cuore da troppi sensi di colpa inutili, sterili ma che noi donne siamo cosi’ abili nell’alimentare: è terapeutico, è come posare un bagaglio troppo pesante, per riprendere fiato,e ritrovare un ruolo, un'identità, anche in una relazione così inconsapevolmente e inevitabilmente esigente.
E’ quello che queste donne qualche volta dovrebbero dire, ammettere, non per drammatizzare, ma per posare sul piatto della bilancia anche i loro sentimenti, le debolezze, le fatiche.
La mia è un'esperienza di mamma e per me il discorso è molto diverso, un figlio non è altro che… te stessa.. e molto di più, per un figlio non c’è stanchezza, sensi di colpa si, tanti e se a volte mi sono sentita “trasparente” è stata una sensazione fuggevole, trascurabile, di fronte alla realtà che mio figlio era costretto a vivere , ma ammetto : è stato, ed è difficile, molto difficile, non far trasparire la mia ansia , non sempre ci sono riuscita.
A voi sorelle, compagne spetta un compito ancor più impegnativo, io non conosco ricette, posso dirvi solo“posate ogni tanto la maschera, non sarete per questo meno coraggiose !”
Vi abbraccio tutte e grazie di essere.... cosi come siete

10 nov 2010

FILASTROCCA DEL VISIBILE E DELL'INVISIBILE



Siamo visibili ed invisibili
perché siamo credibili ed incredibili.
Abbiamo maschere che spesso usiamo,
mentre altre mai le indossiamo.
Ci piace la maschera dell'ironia,
ma evitiamo quella della bugia,
usiamo spesso la gentilezza
anche se sentiamo dentro molta amarezza.
A volte vorremmo essere trascurate,
ma dobbiamo tenerci ordinate,
altre sentiamo forte un dolore,
ma sorridiamo con ardore,
oppure siamo costrette ad essere serie,
ma dentro ridiamo e con l'anima giochiamo.
E quando "batte" la malinconia
ci viene in aiuto la scrittura, la poesia,
e magari queste non sono maschere,
ma solo la realtà 
della nostra sfaccettata molteplicità.

08 nov 2010

A TUTTE

BUONA SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA AUTOGESTITA!


P.s: un in bocca al lupo alle conduttrici.

corinna

05 nov 2010

PROPOSTA DI LABORATORIO PER LA MAIL ART


Care Amichedipenna
alle ore 16.30 di lunedì 8 novembre a casa mia vi propongo un piccolo laboratorio di costruzione della cartapesta per fare le mele de "L'albero delle parole desuete" per la mostra di Mail Art.
Chi ha tempo e voglia di applicarsi è invitato.
Alle 19.15 seguirà la ormai consueta bondolata delle donne. Alle 20,15 si va a Montorio per il corso di teatro. Alessandro chiede puntualità.



Per il laboratorio portate un pennello un pò grandino, un barattolino di vinavil e uno o due giornali quotidiani.
Un basin a tutte e per favore segnate nei commenti la vostra presenza così mi regolo.
Marisa

QUALCHE PAROLA SULL'ANIMA wislawa szymborska