BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



7 gen 2010

VIAGGIO (BREVE) A PARIGI



Un mese su Internet alla ricerca dell’hotel. Quando finalmente ne trovo uno con tutti i requisiti verifico che non c’è posto. Scoraggiata mi rivolgo all’agenzia. Il volo lo prenota Giovanni.
Viaggio Ryanair, un’ora Bergamo-Parigi, cinque ore di spostamenti e check in.
Hotel quasi in centro, alla Madeleine, accogliente hall, piena di morbidi divani, due ascensori, sei piani di un palazzo stile Haussman e assurda stanza mignon.
Camera con letti twin. Detto così sembra un optional confortevole; all’agenzia paghiamo di più per averli. Scopriamo ora trattarsi di un letto matrimoniale con piumoni singoli anziché di due ampi letti francesi individuali.
Stanza caldissima. Avevo portato un pigiama pesante e le scarpette da notte di lana. Volevo portarmi anche lo scaldapiedi elettrico ma avevo paura che ai raggi del metal detector potesse essere scambiato per una bomba. Dormo in mutande e con i vetri aperti.
Sveglia e petit déjeuner da Eric Kayser, come i francesi d’oc; consigliato da Matilde, una collega di Giovanni, parigina di nascita. Un chilometro per un croissant burroso che digerisco soltanto con l’antiacido, però l’assortimento di pani e pasticceria è notevole. Il posto, una boulangerie sfiziosa, è sicuramente interessante.
Vive le France! Mi sento parigina.

Visita a Notre Dame e tour dell’ÎIe de la Cité. Impossibile non partecipare al rito della messa delle 11 in latino, con suggestioni indescrivibili. Ah, il mistero delle parole incomprensibili … il suono a cadenze antifonali che ti chiama nel coro …! Come resistere? Sono contenta perché riesco a unirmi cantando correttamente in latino (ricordi di cori di collegio). Uno dei custodi (che protegge la funzione dall’invasività dei turisti) mi si avvicina e, apprezzando la mia devozione e la mia buona lettura si unisce a me nel canto.
Segno un punto a mio favore.
Giovanni cerca di salire sulla cattedrale senza riuscirci.
C’è chi apprezza la vista da sotto, chi preferisce gli scorci e le minuzie e chi, come Giovanni, ama le altezze. Al segno di pace devo mollare la messa e i cori in latino. Lui mi aspetta fuori al freddo. Lo trovo irritato per il ritardo. Gli parlo di suggestioni. Non funziona ma passa subito.
Agli approdi del batobus facciamo una sosta per un croque monsier e ci viene in mente Proust e La recherche du temps perdu. Nell’immaginaria Balbec anche lui assaggia le croque monsieur. Con questa citazione nel gustare le croque ci sentiamo molto intellettuali. Alla caffetteria dell’approdo chiediamo un caffè au lait, s’il vous plait, e ci portano caffelatte. Ormai si dice cappuccino ovunque ma io viaggio ancora con la Conversation del Lami, Edizioni Petrini - 1962, di quando andavo alle medie.
Giovanni mi dice di smetterla di voler sembrare francese; tanto si vede che siamo turisti italiani. Mi resta il dubbio: da cosa si vede?
Ritorniamo all’hotel per una doccia e andiamo a cena in un posto suggerito da un amico di Giovanni. Arredo Art Nouveau, splendido. Ordiniamo una alzatina di ostriche, gamberi e altre amenità crude. Mi lascio trasportare dall’entusiasmo, dimenticando la mia avversione per il crudo e alla fine mangio soltanto gamberi ed escargot ma affogati in una salsa squisita. Usciamo appagati e sazi. Se andate a Parigi vi do l’indirizzo. Ne vale la pena.

Dopo le petit dejeuner del mattino ci avviamo alla Torre Eiffel. Il Metro ci inghiotte. Questo continuo scendere sotto terra mi fa sentire una pantegana. Però il metrò è comodo per spostarsi in velocità.
In Place de la Concorde chiedo una sosta. Mi sistemo su una panchina mentre Giovanni va in esplorazione; mi sento un pò vecchia e stanca, ma è solo un attimo.
Ci avviamo e raggiungiamo i giardini dell’Ecole Militaire, pieni di folla. E’ una giornata di sole. Sotto la torre quattro lunghe code ci dicono che per vedere la torre dovremo soffrire.
Non sono mai stata lassù, nonostante sia venuta a Parigi altre volte. Giovanni mi sfida ad andarci a piedi. “Alza quel culone, che ti fa bene alla salute!” borbotta.
Dopo più di un’ora di coda al freddo è il nostro turno; 579 gradini per arrivare al secondo livello.
Riconosco però che ne valeva la pena. Alla cima si arriva soltanto con l’ascensore. Ci rimettiamo diligentemente in coda per l’ultimo tratto. Arrivati lassù la cosa che più mi stupisce sono le colline intorno a Parigi. Immaginavo una pianura invece scopro rilievi. E tanti boschi, sia dentro che intorno alla città. Il ricamo ordinato e curato dei giardini della città che sono sotto di noi, l’omogeneità delle architetture, i rettilinei degli Champes Elisée ci stupiscono e ci rallegrano. Sembriamo bambini, beati della grandezza del mondo.
Al ritorno ci avviamo al Trocadero.
Lì si può pattinare e ci sono i mercatini di Natale. Sembra di essere in Piazza dei Signori. Stessa merce, stessa lingua (tedesca), casette di legno coperte di finta neve e birra. Mangiamo una baguette ripiena di salsicce, cipolla fritta e senape. Giovanni esagera con le salsicce.

Domani ci aspettano gli Impressionisti, alla Gare d’Orsay. Perciò torniamo presto in hotel.
Alla Gare d’Orsay arriviamo alle dieci. Una coda chilometrica ci aspetta. Moltissimi gli italiani ma si battono bene anche i giapponesi e i russi. Mi leggo tutta Repubblica e sono ancora a metà della fila. Passo alle pagine di Milano, tanto per prolungare la lettura e coprire i tempi di attesa. Tre ore di coda. Comincia a piovere. Mi si bagna il giornale e non posso girare pagina e tenere l’ombrello, perciò rinuncio e ascolto i discorsi dei turisti italiani. Battute su Berlusconi. Oh no, Berlusconi anche a Parigi. E’ una ossessione.
Uno propone di comperare una Torre Eiffel souvenir ... La fantasia e l'umorismo arricchiscono le possibilità e si va avanti per un bel po’… Il tempo passa e non sono stanca. Sono serena, un po’ umida e aspetto fiduciosa.
Entriamo. Sono finite le audio guide in italiano. Troppi italiani a Parigi, mi dice la signorina, sorridendo e scusandosi.
Aspettiamo e finalmente, muniti della famosa radioguida in italiano, ci infiliamo nelle sale di esposizione.
Già dalla prima stanza capisci cosa ti aspetta. Davanti ti trovi Il mulino de la gallette di Renoir e appena poco avanti Le ninfee di Monet … Procediamo in ordine sparso, ciascuno concentrato ad assorbire il massimo della bellezza nell’arte. Fotografo alcune opere, come per portarmi via un riflesso, una pennellata, un segno più marcato, un colore più gioioso, un particolare più raffinato.
Godiamo la bellezza.
Trovo Giovanni stanco, seduto sull’unica sedia disponibile nell’atrio. Non si sente molto bene, dice. Io esco dalla saletta dove sono esposte le maggiori opere di Van Gogh: la chiesa di Auvers, il ritratto del dottor Gachet, l’Arlesiana, l’Italiana, i Gemelli …
Anche Giovanni si infila nel percorso di visita e riesce nell’impresa di vedere Van Gogh. Esce con lo sguardo attonito e gli occhi rossi. Non è soltanto emozione , ha anche la febbre, accidenti. Però abbiamo visto tutta l'esposizione del primo livello. Una meraviglia!
Torniamo in albergo in taxi.
La febbre sale perciò chiediamo un medico. E’ la grippe, dice il dottore; detta in francese l’influenza sembra quasi uno scherzetto da ragazzini, una quisquilia, un vezzo, un gioco. Il TG francese trasmette la mappa dell'incidenza dell'influenza. Ci siamo in pieno.
Esco a cercare una farmacia. Dopo aver pagato novanta euro di medico mi auguro di ricevere le medicine gratis, con il tesserino europeo. Niente affatto, si paga. Siamo europei solo per l’euro, non per i servizi.
Avevamo in programma il Beaubourg e l’arte moderna, la Defense (dove vado da sola, mentre comincia a nevicare e Parigi sembra anche più bella) e la Villette con Le Grand Geode. Magari il Museo di Picasso. Escluso il Louvre, per questa volta, perché troppo impegnativo.
Per Giò purtroppo la vacanza è finita con la grippe. Ci dispiaciamo ma ci ripromettiamo di tornare presto.
Io mi infilo da Printemps dove, dopo parecchi giri ai piani, cerco una toilette alla Sala da the di Landour. Mi portano un croissant, grande come il piatto, da mangiarsi con le posate d’argento di accompagnamento. Camerieri gentili ma troppo impettiti e riverenti, per i miei gusti.
Dopo il cappuccino e il mega-croissant da sette euro e cinquanta centesimi (e tentativo di intascare il resto di dieci da parte della cameriera) decido che posso osare e chiedere dov’è la toilette. “No toilette. Out, a left” mi risponde la francese in inglese.
Per la miseria, ho pure sbagliato luogo. Mi dirigo a left e in fondo, in un angolino (tutte le toilette dei grandi magazzini sono in fondo in un angolino, avete notato?) trovo la toilette. Custode in divisa, pubblicità di spazzoloni, carta igienica e tazze sospese. L’interno è piacevole e immacolato, con tazze trasparenti e carta igienica colorata. Si paga un euro. Qui ne vale la pena. Quando esci passa il commesso con lo spray del disinfettante. Compie questa azione con sussiego, come una missione. Bravo Mastro Lindo, all’attacco …!
Ah, se volete comperare i pasticcini di Landour vi conviene portarvi appresso la carta di credito. Sono abbastanza costosi.
Gli abitini da Primtemps? Cari. Non ho trovato le taglie conformate e ne ha guadagnato il mio conto corrente di pensionata della P.A. Persino gli accessori, sui quali talvolta mi rifugio in cerca di consolazione, sono carissimi. Perciò niente acquisti . Faccio una visita anche alle Gallerie Lafayette ma soltanto per rivedere l’interno del meraviglioso edificio. Tutto in fucsia, l’addobbo natalizio. Un bon bon, una torta di comleanno, una favola di Disney. Bello, bellissimo! Torneremo ancora.

Care amiche di penna, vi ho detto tutto del mio viaggio a Parigi perciò, quando ci vediamo siete esentate dal chiedermi come è andata. Direi bene, a parte la grippe.