BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



21 dic 2009



LETTURE DI NATALE 2009

Mancano dei pezzi perchè non sono capace di inserirli. Li avevo scannerizzati. Mi mancano anche tutti i testi di chi ha letto cose portate da casa. Se volete inserirli andate su modifica e aggiungeteli. Buon Natale Marisa



NATALE ‘55 di Bepo
legge Bepo


Era partito lunedì mattina, prima dell’alba, molto prima.
Imbacuccato nel giaccone da camionista,. in pelle nera, ma è meglio dire in cuoio spesso, che gli rende difficili i movimenti.. la sciarpa fin sopra le orecchie e la coppola calcata in testa di modo che resta solo una fessura per gli occhi. Pantaloni di fustagno, scarponi da lavoro e guantoni di lana completano l’abbigliamento del ciclista notturno, anche se con pochi risultati. Dopo due chilometri percorsi nell’oscurità e nella nebbia pungente di dicembre, papà arriva comunque intirizzito nel cortile dell’azienda, dove l’attende il camion della Esso. E’ il kilolitro rosso con il quale va a Porto Marghera, lo riempie di carburante e riparte velocemente per andare a rifornire i distributori del Trentino Alto Adige.
Da sei mesi lo vediamo solo dal sabato sera alla domenica sera. Il resto della settimana lo passa nelle locande di Marghera o del Trentino.
Questa settimana lo aspettiamo con particolare ansia. Domenica è Natale. Speriamo che torni prima del solito. Speriamo che “quel senza cor” del suo datore di lavoro, come dice mamma, gli conceda qualche ora in più per la famiglia.
Siamo in tanti, in famiglia, mamma ha già messo al mondo dieci figli, siamo vivi in otto, ma non è ancora finita…
Questa sera anche i miei cinque fratelli più grandi, tre ragazzi e due signorine, sono rimasti a casa.
Di papà non abbiamo notizie. A casa nostra, come in quasi tutte quelle vicine, il telefono non esiste.
Non c’è nemmeno la corrente. Il riscaldamento viene dalla cucina economica e dal camino, concentrati nella piccola cucina. Siamo tutti assiepati lì, attorno al tavolo, in attesa di papà. Doveva arrivare prima di cena, ma la mamma ad un certo punto ci ha fatto mangiare.
I piccoli stanno crollando dal sonno, ma resistono eroicamente. I grandi battibeccano tra loro, le mie sorelle portano le “scaldine” nelle camere da letto e le infilano con le “moneghe” sotto le coperte.
Sono ormai le nove. Mamma non riesce più a trattenere l’angoscia: “Perché non torna? Quel senza cor del so paron nol ga rispeto gnanca del Nadal”.
“Dai, bambini, recitiamo il rosario, chissà che la madonna non ci faccia la grazia”
Deusinaditoriomeonintende…
All’improvviso una folata di vento più forte del solito entra da sotto le porte piene di pertugi. La fiammella della lucerna trema pericolosamente dentro il tubo. La Selva abbaia. Saltiamo tutti in piedi: “Gemino!” “Papà”.
E’ lui. Un babbo natale scuro, coperto di uno spesso strato di neve che comincia a sciogliersi prima che papà, impedito da tante mani e tante braccia, riesca a fatica a spogliarsi e a sedersi a tavola.
E’ stata dura scendere da Bressanone a Cerea con la neve che turbinando vorticosamente e incessantemente annullava le differenze tra la strada e i campi. Grande camionista, papà.
Sarà uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo, ma che importa, siamo qui tutti intorno a papà.
Questa sera il rosario è saltato. E domani e Natale!


DALLA VITA PRIMA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI di Tommaso da Celano
legge Francesca

Nella contrada di Greccio c’era un uomo di nome Giovanni molto caro a Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne.

Circa due settimana della natività, Francesco lo chiamò e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù prepara quanto ti dico:
Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betleme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fù adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”.

Appena l’ebbe ascoltato Giovanni se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto di Francesco.

E giunse il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza.

Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti, uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando, ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.

Arriva alla fine Francesco, vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio ed è raggiante di letizia.

Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducano il bue e l’asinello.

In quella scena commovente risplende la sensibilità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.

Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali!

La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero.

La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi.

I frati cantano scelte lodi al Signore,e la notte sembra tutto un sussulto di gioia.


NATALE ALTROVE di Betty

Natale altrove? Oddio mi piacerebbe.
Certo se sapessi dove si trova. L’ho cercato sull’atlante, ma nulla.
Deve essere un posto decisamente affascinante!
Altrove… altrove… Evocativo già il nome.
Me lo immagino un luogo ricco di storia, credo non manchi il mare, anzi sarà l’oceano.
Chissà che meraviglia nuotare nell’altrove e poi camminare nei prati dell’altrove, inerpicarsi sui monti dell’altrove … deve far scaturire una gioia indicibile.
E lontani dagli assilli della quotidianità, dalla monotonia, si stacca la spina e si vola, non credo di sbagliarmi. Deve essere così.
Il Natale altrove allora?
Altrove in fondo è inseguire l’utopia, l’illusione.
Altrove è l’ignoto, l’insolito.
E’ altro da scoprire.
Io inseguo l’altrove e al contempo amo il mio “qui e ora”. Devo imparare a conciliare le due cose, è arduo, ma d’altra parte la vita non è una passeggiata. Neppure il Natale è solo gioia, pranzi, luci, lustrini e abbracci.
Il Natale è molto di più di tutto questo.
Solo che nel frattempo “Lui” si che se ne andato altrove, lontano da tutta questa confusione, a vivere un tempo più intimo. Forse possiamo ancora recuperarlo, forse ce la facciamo. Già questa sera è un nobile tentativo per ritrovarlo nella sua essenza.
Forza, credo che siamo sulla buona strada.


LA STELLA di Edmond Rostand ( 1868 – 1918)
legge Franco

Perdettero la stella un giorno.
Come si fa a perdere la stella?
Per averla troppo a lungo fissata...
I due re bianchi, ch’erano due sapienti di Caldea,
tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento...
Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete di essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri, si disse:
"Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali".

E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.


EL PRESEPIETO DE LA MARISA di Marisa V. Natale 2009
legge Marisa


Ricordito belo el me presepieto?
‘na cassa de asse par fa la capana
‘na stela sbilenca postà sora el teto
du angioli biondi che i canta l’osana.

Se impissa e se smorsa la luce, l’è straca
la struca de ocio, è saltà l’alternansa
Godemolo istesso ‘l spetacolo a maca
ne basta el ricordo e l’udor de naransa

Ricordito el lago ‘ndo sguassa du pessi
che tri i è za massa sul lustro del specio
E dò anare insulse malè de boressi
parade nel fosso da i sighi de ‘n vecio.

Le anare mate le sbate le ale
No so se le vera, me par de sicuro
ma forse l’è solo emossion del Natale
le ombrie de la luce sparade sul muro.

Le ale pararia, le piume perfete
sisone stonade, le pene bordò
sui àrsari teneri, dai mus’ci protete
le par ‘n bel ‘sciapo, invesse i è dò.

Sul bianco sentiero adrio a la seriola
col manto ben cuerto de bianca bambasa
le par buteleti in fila par scola
le pegore strache , le va verso casa.

Dedrio, strapagando i piè ‘nel giarin
ariva i pastori vestidi de pel
i serca la stela che porta al butin,
in spale, par siarpa, i se porta l’agnel.

Fornàri e bandàri, ‘na dona che lava
li sposto a piaser, nel me presepieto
E l’angiolo biondo che ancora cantava
lo porto a la grepia a far da pageto

El musso lo meto a cargar ‘n po’ de stele
a giutar S. Giusepe a far un bel fogo
Le stende le strasse do bele butele
El bò me lo sposto nel fien, rento al logo.

La testa girada pa’ un fia de creansa
(l'ha dito i vangeli che arfiar i era in do)
le bestie se cucia a sponsar su la pansa
co' i oci seradi, el musso e anca el bò.

No son mai contento, el me piase perfeto
La grepia impenida lì poco distante
La mama l’è pronta a tacarselo al peto
Giusepe l’aspeta el momento importante

Ma tuto finisse co ‘n colpo de gloria
parchè a mesanotte , in silensio perfeto
co’ nasse el butin cominsia ‘la storia
e finisse l’atesa pa’ el me presepieto.

Spetar le più belo che ‘l giorno de festa
Te par che ogni dì possa dir novità
‘n sbrisego al col, ‘n po’ soto la testa
la festa l’ariva e 'l te belo passà .

Un tempo se nasse un tempo se more
Un tempo se vive, speremo sia ben
Però che destin che g’à nostro Signore
ch’ el dorme beato postà sora al fien !


UN NATALE LONTANO di Ornella
legge Ornella

Vorrei andare lontano per affrancarmi dalla pesantezza del vivere quotidiano.
Non voglio tediarvi, ho preso a prestito un’espressione molto corrente.
Ho bisogno di staccare la spina!!!
L’ho sentita molte volte, ma poche mi ha trovato concorde.
Staccare la spina da cosa?
Non certo dalla TV che guardo pochissimo e su di essa esercito il mio diritto alla “sicurezza e salvezza mentale”
Pensando a certe trasmissioni televisive… polemiche, dibattiti, litigi …“Aria fritta”
Spegnerla, è un atto di difesa personale, per proteggere quei pochi neuroni che ancora
sono disposti a collegarsi, magari a fasi alterne...prima uno poi l’altro.
Ecco perché dimentico dove metto gli occhiali, il telefono, la biro….

Poi vorrei andare lontano per non pensare al lavoro, al capo, all’orario!!!
Ormai… sono collocata a riposo, decido cosa fare e come gestire il mio tempo libero, per cosi dire..
Però ho pensato, che ogni cosa che faccio deve essere: divertente per me o utile agli altri. E’ un modo di coniugare il tempo con il piacere.
Anche questo è un modo di stare lontano.

Vorrei andare lontano per incontrare nuova gente, per conoscere nuovi usi e costumi.
Desiderio esaudito… 10 Moldavi nell’appartamento attiguo e 4 Siciliani sul pianerottolo.
Posso ascoltare lingue sempre diverse, linguaggi che non capisco, litigi inaspettati e telefonate alle 1 di notte. Assaporare i profumi di spezie, usi e costumi molto diversi dai miei.

Sei sicura che vorresti andare lontano lontano???
Ma goditi la vita che si dipana attorno a te.
Guarda quanta bella gente ti è vicina ed aspetta ansiosa il Natale con te!!
In un Resort, sull’Oceano non avresti avuto un audience più alto.
Non poteva andarti meglio!!!

Ricorda che: Il miglior addobbo Natalizio, è un sorriso.

BUON NATALE A TUTTI.


NATALE ALLA MUSELLA di Renata legge Renata

Alla Scaletta, io e mia sorella eravamo nate e tornavamo regolarmente a trovare zii e cugini che lì ancora vivevano e lavoravano.
La Tenuta Musella, di cui la Scaletta faceva parte, era di proprietà dei duchi D’Acquarone.
Pietro, l’ultimo ministro della Real Casa di Savoia, padre dell’attuale proprietario, l’aveva acquisita sposando Maddalena Trezza, figlia di Cesare.
All’attuale proprietario era rimasto un inutile titolo nobiliare, un immenso patrimonio e il nome ereditato dal nonno materno.
Cesare D’Acquarone una volta all’anno, la notte di Natale, apriva la chiesa della sua villa a tutti gli abitanti della tenuta.
Contadini, guardiacaccia, giardinieri e personale di servizio avevano così il privilegio di assistere alla messa di Natale assieme al duca e alla sua famiglia.
Io e mia sorella aspettavamo da tempo l’occasione giusta e questa era la volta buona.
E’ la notte di Natale del 1967. Accompagnate dai nostri cugini siamo salite dalla Scaletta fino alla Villa e ci siamo accomodate per tempo sui banchi della chiesetta.
Non c’è la neve, ma l’atmosfera natalizia è quella di sempre: gli addobbi e le musiche ci ricordano che questo è il periodo dell’anno dedicato agli affetti familiari.
La chiesetta è bella da vedere, grazie agli affreschi seicenteschi, ma noi siamo tutte eccitate nell’attesa dell’arrivo dei Duchi.
Eccoli! Arrivano proprio all’inizio della messa.
O forse è il prete che inizia la messa quando loro arrivano.
Il duca è un giovane uomo di 42 anni, ma è la moglie che attira la nostra curiosità.
Claire è una bella donna, alta, ben vestita, bionda e con i capelli lungi e ondulati che le corrono lungo la schiena.
Non riesco a fare a meno di guardarla per tutta la messa e quando esco di chiesa mi porto dietro un profondo senso di ammirazione e d’invidia per questa donna che ha coronato i suoi sogni, sposando una specie di Principe azzurro che l’ha colmata di amore e di ricchezza.
Non vedo l’ora di tornare al mio paese per raccontare tutto alle mie amiche!

Dopo dieci giorni il duca Cesare D’Acquarone finisce sui giornali di mezzo mondo.
Il suo corpo, crivellato da cinque colpi di pistola, viene ripescato in una piscina di Acapulco, in Messico.
Del delitto, secondo lei accidentale, si autoaccusa la suocera, che finisce in carcere per qualche anno.
Ma tutti sono convinti che ad ammazzare il duca sia stata la bionda, angelica moglie Claire.

ADIO VECIO NADAL di Elsa Adami Vendramini
legge Laura

Me ricordo el presepio, a casa mia,
co'l canto dei pastori infondo al cor
e l'albaro che un poca de magia
avéa vestì de neve e de slusor.
Risentarò anca st' ano le campane
da tuti i campanili risonàr
e el vento na falìva su le mane
me portarà da l'alto a caressàr.
La voce del NADAL dei me bei ani
me ciamarà più forte ... o tasarà
sveiando in cor sorisi ormai lontani;
memorie che col pianto sgossarà!
Rivedarò anca st' ano i me pastori,
la stala, i albareti, el sfondo blu
çercando 'n la taolossa dei colori
un sogno che oramai no'l torna più.



CE N’E’ TROPPO DI NATALE di Betty

La Coca Cola ha già fatto il cambio di stagione. Lasciata la divisa vacanziera ha indossato quella natalizia, festosa e accattivante. Non c’è dubbio un Natale senza CocaCcola manca di brio, vogliamo anche le bollicine scure non solo quelle bionde dello spumante o dello champagne, non ammettiamo nessuna forma di razzismo, neanche nelle bevande.
Il pandoro è un classico al quale è impossibile rinunciare, un pranzo di Natale senza pandoro perde di spessore, di contenuti burrosi.
Poco importa se poi lo mangiamo più o meno tutto il resto dell’anno! Infatti un pandoro costa oramai come un pacco di biscotti del Mulino Bianco!
E così dicasi per cotechini e zamponi, giocattoli, libri, cd, che puntualmente escono nei periodi natalizi ad invogliare agli acquisti per gli immancabili scambi di regali che sono veramente indispensabili.
La gioia di ricevere, la meraviglia di donare, dimenticando i parti mentali fatti per pensare a: cosa gli o le regalo ?
E il Natale luccicante delle strade, delle vetrine dei negozi, dei centri commerciali, degli outelet.
NO! Stop! Mi fermo.
Troppi bagliori, troppi rumori, ho bisogno di silenzio.
Tutto questo rumore, questa confusione va a coprire forse un po’ di vuoto?
Tanto vuoto?
Mi guardo attorno, cammino più lentamente, cerco un respiro più ampio.
A Natale nasce Gesù.
E’ per questo che esiste il Natale, mi pare sia per questo, non credo di confondermi. Tutto il resto è ormai davvero troppo, esageratamente troppo.
Ed è un troppo figlio di “un così poco”!

IL MIO NATALE DOV’E’ di Luisa
legge Luisa

Quanto Natale, troppo Natale mi circonda, è un assedio,che mi avvolge,ma non mi penetra. Il Mio Natale dov'è?
Lo devo cercare altrove, in una foto sbiadita, o nel pozzo dei ricordi, quando per fare Natale, bastava quel presepe, quell'ansia giocosa nello scartare le statuine e gli addobbi per l'albero,facendo attenzione a non farli cadere,erano in vetro fragilissimo ,Natale era nell'emozione di ritrovare le cose riposte un anno prima, era in quella pecorella con una zampina rotta, fatta stare in equilibrio con il muschio, nelle minuscole luci nascoste dalla carta velina a creare come per magia un cielo stellato. Era nell'atmosfera della mia casa , nel calore dei miei affetti sicuri , inscindibili , nella Messa la mattina di Natale,
con mamma e papà.
Oggi i mercatini, le luci esagerate, la ressa,la caccia ai regali e agli addobbi sempre più nuovi ,sempre più originali, sempre più uguali.
Ogni anno un Natale diverso, ogni anno meno Natale.
E la frenesia si impossessa di noi, nostro malgrado.
Vorrei un Natale altrove, non nei mari del sud, no, sono troppo tradizionalista,
lo vorrei ,che so, in Finlandia, con poca luce e tanta neve, poche case,
tanto tanto spazio.
Ma anche li sarà senz'altro un Natale illuminatissimo e Babbo Natale magari venderà giocattoli negli ipermercati...

Pero'... lasciatemi sognare


LA LETTERINA DI NATALE di Silvana
legge Silvana

La letterina di Natale ve la ricordate?
Con le righe già tracciate e i
brillantini.
Mi ricordo quando la mettevo sotto il piatto del mio papà.
Quello che scrivevo non erano mai richieste di giocattoli.

La sistemavo sotto
il piatto prima che lui arrivasse, poi ci sedevamo a tavola e io trepidavo a
pensare a quando l'avesse trovata.
Era quasi una tortura.
Fuoriusciva dal
piatto ma papà fingeva di non vederla e io ci credevo .
Finalmente tolto il
secondo piatto fingeva una sorpresa
che per me era autentica:
" Ma saghè quà - cossa ela sta letera"
Io mi illuminavo , lui l'apriva e la leggeva.

“Caro papà ,prometto di essere
brava di ubbidire sempre alla mamma e non risponderle mai.”
Poi mi abbracciava e io ero felice.


LE CIARAMELLE dai Canti di Castelvecchio aprile 1903
di Giovanni Pascoli legge Giulia


Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!


NATALE A REGALPETRA
di Leonardo Sciascia
legge Giovanna

… Il vento porta via le orecchie - dice il bidello.
Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.
I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.
L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo.
Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto :un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.
Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.
In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca:"La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".
Alcuni hanno scritto,senza consapevole amarezza, amarissime cose:
"Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa". Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema…
Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.
"La mattina del Santo Natale - scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto".
La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre "per fare la spesa". Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.
"E così ho passato il Santo Natale".


NATALE INSIEME di Ivano Adriana e Mario
legge la famiglia

NATALE INSIEME
PER non tollerare più ingiustizie e nefandezze,
PER non arrenderci di fronte all'apparente impossibilità di rovesciare la direzione delle cose del mondo.
NATALE INSIEME
PER ascoltare più attentamente,
PER scegliere,
PER coltivare giardini più belli e più fioriti,
PER guardare più spesso in alto,
PER immergerci nelle musiche che ci raccontano della bellezza che stiamo perdendo,
PER leggere più attentamente i versi dei poeti consapevoli,
PER salvare il salvabile,
PER essere più duri, inflessibili,
PER difendere la cultura che ci piace
PER combattere per quella.
NATALE INSIEME
PER gridare più forte,
PER divulgare ciò che merita di essere divulgato,
PER denunciare con decisione patacche e imbrogli, finzioni e prese in giro.
NATALE INSIEME
PER snidare la falsità dovunque si annidi,
PER salvaguardare il valore delle parole.
NATALE INSIEME
PER non farci umiliare,
PER non rassegnarci,
PER non farci confinare in schieramenti obbligati.
NATALE INSIEME
PER tenere a mente che tutto quello che facciamo rimarrà nell'aria per i piccoli che oggi stanno crescendo.
NATALE INSIEME
PER garantire la creatività,
PER commettere meno errori possibile.
NATALE INSIEME
PER esserci,
PER non scappare,
PER non chiudere gli occhi di fronte a nulla,
PER meditare, viaggiare col pensiero, non accettare la barbarie.
NATALE INSIEME
PER insistere, dialogare, capire in quale direzione ci stiamo muovendo,
dire e scrivere ciò che pensiamo,
proporre il meglio,
diffondere musiche e immagini che interpretano la parte migliore del mondo.
NATALE INSIEME
PER non annegare nel mare del consumo.
NATALE INSIEME
per essere buoni, anche se questo volesse dire essere cattivi, anzi cattivissimi.

UN SERENO NATALE A VOI TUTTI!!!


E' NATALE!
DI Madre Teresa di Calcutta
legge Mario


E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

DENTRO LE GABBIE GELIDE DI PONTE GALERIA di Furio Colombo (tratto da) legge Giovanni

Si apre un immenso cancello scorrevole e al di là c’è un soldato che verifica e trattiene i documenti. Noi siamo deputati o politici e questo determina una curiosa estraneità, come una differenza di mondi.
Passano veicoli militari nella striscia d’asfalto che separa il grande cancello dagli edifici del luogo in cui stiamo per entrare e che – da fuori e da lontano - sono lastroni di cemento senza aperture. Avete visto il film 2012 sull’imminente fine del mondo, e il senso di condanna che incombe su strutture poderose e inutili? L’atmosfera è quella, minacciosa e allo stesso tempo non vera, come una cupa scena di Hollywood.
Qui, alle porte di Roma, a Ponte Galeria, un contenitore di cemento e metallo grande e sigillato è stato preparato per chi viene catturato in un gioco perverso: il gioco dei clandestini. Gente che vive e lavora in Italia dopo essere sfuggita alla morte di guerra e alla traversata del mare, viene fermata, mentre porta i bambini a scuola o ha commesso l’imprudenza di andare in un ospedale, viene "catturata" mentre va o viene dal lavoro.
E - come in quei Paesi estranei alla democrazia - i catturati sono portati qui, nelle gabbie grandi all’ aperto e in piccole stanze gelide con dodici o quindici letti sul fondo delle gabbie. In quelle stanze i catturati - che non sanno perché e per quanto saranno qui - cercano di dormire, indossando tutti gli indumenti che possiedono, per non sapere la vita che stanno vivendo. Come sempre succede in questa Italia, non ci sono soldi, non ci sono Enti responsabili, non ci sono cure.
Qui un essere umano costa alla Repubblica Italiana 47 euro al giorno, quasi solo per piatti precotti con giorni di anticipo e che tutti uomini e donne, ucraini e africani, descrivono come immangiabili. La nostra visita non porta pace. I detenuti ci parlano con affanno e si capisce subito che non incontrano mai nessuno, che il giudice di pace, quando viene qui, non può che certificare che "mancano i documenti", "gli avvocati d’ ufficio" scompaiono subito, dopo la prima formalità di finto processo.
I poliziotti, cercano di essere d’ aiuto agli strani visitatori. Capisci al volo che sono precisi in quello che fanno, ma sono come l’ equipaggio volenteroso di un’astronave sperduta. Il loro vero lavoro è fuori, per le strade a proteggere i cittadini. Quelli che incontriamo hanno l’ aria di saperlo fare. Trasformati all’improvviso in secondini (insieme ai soldati che abbiamo visto all’ esterno e che, quando sono in missione nel mondo, proteggono la stessa gente che qui è rinchiusa nelle gabbia) sembrano anch’essi sul punto di chiedere "perché siamo qui, che cosa è successo"?
Invece correttamente ti spiegano tutti i passaggi della procedura arbitraria e assurda che porta qui, in detenzione e poi all’ espulsione, lavoratori che erano in Italia da anni e che hanno famiglie italiane che li aspettavano, giovani madri che l’arresto ha separato di colpo da bambini piccoli, badanti sorprese un passo lontano dall’ assistito e prive di "quel documento" (il permesso di soggiorno).
I poliziotti ripetono, per chiarire, "così vuole la legge", come per separare la loro vita di uomini e donne normali da questa vicenda che farebbe venire il cuore in gola in un film.
Il visitatore "politico" come me, come Ferrante, come deputati e dirigenti dei radicali italiani che hanno organizzato questo giorno di civiltà sanno già che molti, detenuti qui, non hanno mai commesso alcun reato e stavano lavorando in Italia. Qui ci sono anche persone, portate nelle gabbie dopo aver scontato anni nelle prigioni italiane. Sono i primi a dirtelo. Qui nessuno pensa di farti pena, nessuno implora, anche se il parlare delle madri che non sanno dove sono e con chi sono i bambini è concitato, nervoso.
L’emozione è difficile da controllare, anche se l’uomo che hanno portato via mentre tornava a casa dopo il lavoro per cenare con moglie e figli , non può far finta di non piangere.
Pubblicato il 10/12/2009 nella rubrica Cronaca de Il Cannocchiale.


AUGURI FINALI del Presidente del Circolo


Abbiamo concluso con un pezzo terribile, attualissimo, che riguarda tutti e che chiama in causa la nostra umanità.
Lo abbiamo fatto non per togliere qualcosa alla magia del Natale ma per recuperare il sentimento che riteniamo più importante a marcare una festa come il Natale: l’attenzione e il rispetto per il prossimo.


UNA BUONA COSCIENZA E’ UN NATALE PERFETTO
AUGURI A TUTTI.