BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



27 feb 2009

CERCANDO LE PAROLE

I pensieri che affollano la mente non si lasciano facilmente intrappolare
e le parole non nascono spontanee, ma si fanno cercare ,le devo studiare, corteggiare, hanno il vezzo rendersi preziose,
sgusciando via dai miei pensieri, sono difficili da afferrare.
Eppure oramai dovrebbero saperlo che non mi arrendo con facilità,
non do loro tregua,le rincorro,
testarda, instancabile, ostinata e...innamorata


Luisa

25 feb 2009

IL TRENO

Una filastrocca dedicata a tutti i nipotini e le nipotine delle nonne "In punta di penna"



Il treno colorato è di materiale riciclato.
Sferraglia e starnazza come un’oca pazza,
ma i bambini ci salgono felici
e sono tutti buoni amici.

Si ferma dove vuole,
alla stazione dalle mille aiuole,
nella città incantata,
tutta bianca innevata.

Prosegue su colli verdi
per salite e discese,
tra laghetti e castelli
tutti ridenti e belli.


C’è la casa della strega
dove non manca la sorpresa,
infatti da questa strega tutti i bambini
posson fare i birichini,
perché lei è gentile e divertente,
anche se brutta e senza un dente.

Poi il treno la corsa prosegue,
attraversa il lago su un ponte dorato
e quando il sole al tramonto nell'acqua si tuffa,
il treno rallenta, si ferma e sbuffa.

Finito è il viaggio
chi è stufo può scendere,
ma chi vuole può restare...

il sogno così può continuare.

Betty

IL TEMPO ( perso ) DELLE DONNE

Per quasi tutti il tempo è denaro;
Der zeit ist geld. Da pochi anni
anche il tempo delle donne è denaro,
quindi ha valore, ma … a patto
che sia speso per gli altri.
Se è speso per se stesse è considerato
TEMPO PERSO, senza valore.

Ebbene, il TEMPO PERSO, appunto,
quello dedicato a noi stesse ;
quello della scrittura, della lettura,
della creatività, del pensiero,
della riflessione, delle chiacchiere,
della bellezza e dell’ozio, lo ritengo
il più importante, il più prezioso.

Non perdiamo il TEMPO PERSO !
Dobbiamo invece raccoglierlo,
tenerlo stretto, ché nessuno ce lo rubi.
Restiamo attaccate a questo tempo,
cuciamocelo addosso come i brillanti
nei tempi difficili; è la nostra risorsa
e sarà la nostra salvezza se ne avremo memoria.

Lucia

24 feb 2009

NUOVI TEMPI NUOVE CURE

.”Ieri rincorrevo il tempo, il tempo mi correva dietro, erano gli anni della fantasia,
ora son qui che guardo il cielo con le sue rondini in volo......”
Sono versi di una canzone che sollecitano pensieri

Erano anni giovani e pieni, dei figli del lavoro, la casa, erano anni che correvano, scappavano assorbiti e dedicati a tante cure,ma sempre riuscivo a fare spazio al cinema alle letture: con gli occhi della memoria mi rivedo , in cucina mentre aspetto che cuocia la pasta con il mestolo in una mano ed un libro nell'altra, o la sera, rubando ore al sonno, consegnare al foglio, pensieri, emozioni, sofferenze, ma erano ritagli di tempo nascosti, che poi lasciavano striscianti sensi di colpa.
Ora il mio tempo è altro, questo tempo che aspettavo ansiosa si è svelato inaspettatamente ancora più ricco, di incontri, di stimoli,di una nuova coscienza, si è fatto un po' egoista, non è disposto a farsi rubare spazi.
Dopo gli anni di lavoro da conciliare con incombenze domestiche e necessità dei figli, attendevo questo tempo da dedicare a me, alla cura di me, giornate che incominciano
senza il suono di una sveglia, a violentare i miei sogni , ma pigramente alzando lo sguardo su un cielo piovoso o sereno che sia, ma comunque su un altro giorno MIO.
Non provo più quel leggero insidioso senso di diversità o disagio se esprimo il mio bisogno
di voli: per decollare è sufficiente una penna, un foglio su cui farli atterrare; tanto basta e mi acquieta.
E il percorso di cura di me iniziato con queste donne, si è rivelato sorprendente anche per i suoi risvolti familiari: sono più serena, soddisfatta di questa maggiore capacità di esprimermi e questi stati d'animo si riflettono nella mia vita, sulla accresciuta stima di mio marito, sulla sua soddisfazione nello scoprire questo nuovo, o solo nascosto lato di me.
Vivo questa stagione con una sorta di continua sottile eccitazione, per questi nuovi inattesi
orizzonti.
....So e posso “star a guardare il cielo con le sue rondini in volo...” ma posso e voglio vivere assaporando ogni nuovo momento stimolante, che la vita mi vuol regalare.


Luisa

23 feb 2009

Tratto da "IL LIBRO OLTRE LA DUNA"




Nel fluire mutevole dei giorni
di sillabe segrete un linguaggio
si formava, una trama, rete nera.
Non visibile, un libro andò scrivendosi.
Dentro il libro del corpo lessi l'anima,
e compresi che il corpo,
con l'anima, compone un solo libro,
la suprema unità d'un Dio intero.

Andrés Sànchez Robayna

22 feb 2009

Lettera a Lucia

Cara Lucia,nei giorni scorsi mi sono letta gran parte dei vostri scritti,visto che ho imparato ad accedere nel nostro bellissimo"blog".
Mi ha colpito particolarmente la lettera che hai scritto alla tua amica Luigina.
devo dire che ho provato una sorta di invidia buona e ho pensato:"che bello avere avuto un ideale politico vissuto così intensamente"
quando tu dici che era difficile a quei tempi essere donne comuniste io posso confermartelo avendolo vissuto "dll'altra parte".Mi hai fatto ricordare alcuni episodi.Ero bambina e quando parlavano di qualcuno con la tua fede politica dicevano:"Seto quei là iè comunisti".Io non sapevo cosa volesse dire,ma da come lo dicevano doveva eessere una cosa terribile.Sentivo altri discorsi del tipo:"El seto che se va su i comunisti i sera le Cese"A quei tempi votare "Democrazia Cristiana voleva dire anche assicurarsi il"Paradiso" Una volta penso sotto le elezioni ho trovato a casa mia un volantino con tutti i simboli dei partiti e c'era quello del P.C.I.barrato da una croce e io ho pensato che i miei genitori avessero votato "Comunista".Mi sono sentita "perduta".Avevo paura.
Avrei ancora da raccontare e metto continua.Ciao e grazie a lunedì

Silvana Z

18 feb 2009

IL TEMPO DELLE DONNE (moderno tribolar)

IL TEMPO DELLE DONNE
(moderno tribolar)


ATTENDERE, ASPETTARE, MEDIARE, SORVOLARE, RINUNCIARE

E QUANT’ALTRO ANCORA, POSSIAMO RACCONTARE.

E’ IL NOSTRO VIVERE, LA NOSTRA QUOTIDIANITA’ IMPREGNATA DI,

TANTE ATTESE, TANTI ARRIVI,

TANTE PARTENZE, TANTE RINUNCE,

SEMPRE NELL’ATTESA DI UN QUALCOSA,

O DI UN QUALCUNO, CHE VERRA’.

LA NOSTRA ESSENZA FEMMINILE, DA UNA VITA,

RICAMA, INTRECCIA, DISNODA, RAMMENDA, RITAGLIA,

NELL’ATTESA DI…….., CON LA SPERANZA DI……, CON LA PROMESSA DI…..

COME UN PERCORSO CON TANTI INCROCI,

TANTE VIE CHE SI INTERSECANO,

I FIGLI, I RUOLI, I GENITORI, LA SOCIETA’,

SIAMO SEMPRE IN BALIA, A DISPOSIZIONE,

DI UN QUALCOSA O DI QUALCUN’ALTRO.

E IN QUESTO PERCORSO INSERIAMOCI IL LAVORO,

RARAMENTE GRATIFICANTE, SPESSO LOGORANTE,

SEMPRE, PER NOI, PRESSANTE.

SEMPRE DI CORSA, (PER QUESTO AMIAMO LE PALESTRE?)

PIENE DI SENSI DI COLPA, (PERCHE’ LA MORALE SOLO A NOI TOCCA?)

EQUILIBRISTE DI AFFETTI, (ALCHIMIA E’ UN TERMINE FEMMINILE).

CI PIACE LAVORARE, MA NON PIU’ TRIBOLARE.

CERCHIAMO IL NOSTRO DOMANI,

LIBERANDOCI, PIANO PIANO, DELLE TANTE ZAVORRE

CHE ANCORA FRENANO, IL NOSTRO DECOLLARE.

MATURERA’ IL TEMPO DELLE DONNE

E CON IL LAVORO, UNA NUOVA EMPATIA,

PER NOI SI CREERA’.

GIOVANNA MARTINI

Un Paese dove le donne continuano ad aver paura

Ritorna la paura delle donne.E'una pauura antica che non passa mai e diventa piu'acuta di fronte all'ondata di recenti violenze.Ecco di nuovo gli incubi,il buio,una strada solitaria,un passo alle spalle nel silenzio,il timore di trovarsi la sera fuori casa da sole,la rabbia per il rischio di diventare vittime.
Quando la nostra legge stabilì finalmente che lo stupro é un reato contro la persona e non contro la morale ;quando i giudici la piantarono di considerare le vittime quasi come"istigatrici"con la loro imprudenza o il comportamento disinvolto ,ci sembrò che la paura delle donne avesse un sollievo .No,non é piu'così.All'orrore per la violenza sessuale,oggi si accompagna un po'piu'di sfiducia nella scietà civile.
Franca Zambonini
riassunto da Silvana Zardini

Per Silvana

Mi dispiace ma non ho trovato niente nelle bozze. Posso solo dirti di riprovare con un piccolo pezzo e pubblicarlo subito.
Ciao da Annamaria

17 feb 2009

PAROLE

"E' tempo di armare le parole,
armarle e lanciarle contro i muri,
riusciranno a passare dall'altra parte"


Jean Marie Cleziò

(Luisa)

14 feb 2009

GENNAIO

Amo l'estate, le lunghe sere,l'abbraccio del sole.
Amo la libertà che preme sulle ore.

Eppure mi piace un inverno così,
le giornate avvolte dalla nebbia,
che ruba i contorni delle cose, delle persone
amo persino quell'odore pesante, ferroso
che mi affretta il respiro

amo i giorni che
vestono di immacolata brina
viali di alberi rinsecchiti,
che sembrano alzare al cielo
lunghe, candide braccia magre

e il fiume, che pare respiri,
in quel vapore sospeso che l'accompagna ,
nello scorrere sotto i ponti , o nel lambire i muraglioni,
o intrichi di sterpi imbiancati da una inattesa nevicata.

La mia città è bellissima
avvolta da questa atmosfera,
ovattata, misteriosa
e nel suo freddo candore
mi illudo che sia...incontaminata


Luisa 9/01/09


FINALMENTE ci sono riuscita, GRAZIE Annamaria!

11 feb 2009

Dedicato a una Donna

Oh Dee, Dei tutti donatele il dovuto eterno riposo e splenda a Lei la luce Divina. Cosi sia. 
Silvana

VI RACCONTO IL MIO ORIZZONTE

Per alcuni periodi della mia vita, l'orizzonte mi è stato precluso.
Attorno a me un muro. Anzi anche sopra...Si insomma un tunnel in piena regola, con il suo ingresso e la sua uscita ed io ad arrancare in questo luogo non certo ameno, in lontananza balugina la luce, ma fatico a raggiungerla e se esco non è certo per sempre.
Cosa posso fare? Cerco tra me e me una soluzione, questi traslochi mentali distruggono, l'aria e la luce fuori dal tunnel sono sempre desiderabili, quando rientro è sempre più difficile l'adattamento.
Un giorno in cui sono fuori, ho un pensiero folgorante. "E se mi arredassi il tunnel rendendolo più confortevole possibile? Tanto lì prima o poi ci torno." Così al primo previsto rientro ho un pizzico di ottimismo in più e mi metto subito all'opera. Coloro le pareti azzurro cielo di giugno, con qualche nuvola giusto per creare movimento, un bel sole con raggi obliqui, non mi faccio mancare uno stormo di uccelli migranti, qualche collina verdeggiante ricca di piante e fiori di ogni genere, anche vegetazione tropicale, il tunnel è piuttosto lungo. Dipingo, giusto prima dell'uscita, un lembo di mare turchese ricco di trasparenze, sembra quasi vero. A fine lavoro sono esausta, ma felice, l'effetto è gradevole, posso persino riposarmi su un'amaca appesa a due magnifici platani.
Ho fatto ancora qualche breve soggiorno ed è stato sicuramente meno duro.
Ora è parecchio tempo che sono fuori, certo non ho nostalgia, guardare un orizzonte reale non ha termini di paragone e il senso di libertà e gratitudine alla vita si rinnova sempre a questa vista, ma se penso al mio tunnel e alla forza che ci ho messo per renderlo più confortevole, mi prende un pizzico, ma solo un pizzico, di malinconia e immagino che i colori di quel cielo e di quel mare ora saranno sbiaditi, che le foglie degli alberi avranno perso quel verde smagliante e la mia amaca si sentirà molto sola .
Ma se l'orizzonte voglio intenderlo anche come speranza e progetto, allora ho troppe cose da fare, il cielo  è giusto sopra di me, per quanto riguarda il mare il discorso è più impegnativo, ma ho una parete libera in camera mia, un azzurro speciale non stonerebbe.

Betty

P.S.
Non mi sento di ringraziarti per l'ospitalità tunnel, ma tutto sommato poteva andare peggio. 



10 feb 2009

Mi sono sentita .. arrivata!

Vado a controllare la cassetta della posta e.. trovo una raccomandata. Il mittente è il Ministero della Pubblica Istruzione.
E' la fine di agosto e sono convocata al Provveditorato di Vicenza per il giorno 8 settembre. Sembra quasi uno scherzo perché, a Vicenza, l'otto settembre, festa della Madonna di Monteberico, è la festa del patrono e nessuno lavora!
Ma un solerte funzionario siciliano ha ben pensato di convocare i neo-immessi in ruolo per quella data.
Arriva il giorno fatidico, vado a Vicenza, mi assegnano la sede in una scuola sperduta sui Colli Berici e finalmente... sono di ruolo.
Mi sento arrivata, sento di avere raggiunto un traguardo sicuro e di non dover più attendere con ansia l'inizio delle lezioni per avere la sospirata supplenza. Niente più attese, niente più code in Provveditorato sperando che qualche collega con un punteggio più alto non prenda la sede alla quale aspiro.
Da oggi avrò la mia scuola, sarò titolare di una cattedra; nessuno potrà portarmela via, avrò sempre il mio stipendio e il mio ruolo nella vita.

La magia delle sere d’estate



Da bambina, fino quasi agli undici anni, abitavo nella contrada Fontane in un piccolo paese della Valsaviore.
Il paese è circondato da una corona di montagne alte ed imponenti che, abbracciandosi, chiudono la vallata e vanno fondendosi con il Pian di Neve.
Durante i mesi invernali il sole non riesce a superare le alte montagne e a donare i suoi caldi raggi, ma l’estate è tutta un’altra cosa!.
Dell’estate ricordo la magia delle sere in piazza dove tutti noi ragazzi stavamo.
Era il luogo d’incontro per piccoli e grandi.
Non avevamo bisogno di darci degli appuntamenti: eravamo tutti sicuramente lì, ogni sera.
La piazza ci apparteneva e noi ne eravamo parte integrante, imprescindibile.
Si correva, si urlava, si rideva: i giochi venivano da sé ed il magico era esserci tutti, tutti insieme.
C’erano anche i ragazzi più grandi,(ma quanto erano grandi!! …) a volte ci facevano dei dispetti, a volte ci deridevano per i nostri ingenui giochi da bambini, a volte vi partecipavano essi stessi e rendevano il gioco più movimentato ed ancor più magico.
Adoravo questo vivere all’aperto, con questa spontanea partecipazione di tutti a giochi, a riti, a feste, a litigi.
Quando poi mi sono trasferita al centro del paese, questa magia è andata un po’ scomparendo come pure la parte di me stessa più “selvatica”.

STUPENDA SERATA!!!

Care ragazze, questa sera mi sono commossa a sentire i vostri scritti.
E' stato molto emozionante, anche se le avevo lette quasi tutte sul blog.
Sentirvi recitare il vostro vissuto, le vostre gioie, le vostre perplessità, è stato
come sentirle per la prima volta.
O meglio, è stato condividere con voi, questi momenti di "sana riflessione".
Le donne vivono più a lungo, perchè filtrano le loro emozioni e trovano
le strade, tra mille impegni, di incanalare le energie che altrimenti resterebbero
inespresse.
Brave, complimenti!!! Conoscervi è stato un ennesimo regalo della vita.
Alla mia età, i regali bisogna tenerseli stretti stretti, perchè i neuroni si collegano
a fasi alterne e potrei dimenticare in fretta.
Arrivederci a Lunedi. Un abbraccio a tutte!!!

09 feb 2009

ORIZZONTI

Guardo avanti ma non fisso lo sguardo. Passo via svelta per non vedere nessun orizzonte. Chi mai vuol vedere il vuoto?
Come si vive senza guardare l’orizzonte? Si sopravvive.
E allora fisso lo sguardo a terra, orizzonte/non orizzonte ma certezza dell’esserci, in qualche posto.
Se alzo appena lo sguardo è per spostarlo di poco, piccola insignificante tappa che il mio passo incerto può ancora raggiungere.
Gli orizzonti lontani, quelli chiari all’alba e rosei al tramonto non rientrano nelle mie possibilità.
Nebbia in Valpadana.

07 feb 2009

Successo di Etty Hillesum

Ringrazio di cuore tutti quelli che sono venuti/ritornati all'iniziativa di ieri sera su Etty Hillesum. E' stato davvero bello essere in tanti/e. Ogni vostra collaborazione è stata come sempre determinante al felice esito dell'appuntamento. Un abbraccio, Corinna

06 feb 2009

ESPERIENZE DI LAVORO

COMPAGNI - AMICIZIE - ESPERIENZE SINDACALI
Mi ricordo di un esperienza che mi ha dato molta soddisfazione.
Lavoravo in una piccola azienda conserviera. Eravamo cinque ragazze operaie più una impiegata, due rappresentanti, la “capa” e il titolare. Il lavoro era molto sporco, pulivamo il pesce e lavoravamo sott’oli e sott’aceti però mi piaceva. Lavoravamo dieci ore al giorno dalle otto alle dodici e trenta. Ci scaldavamo la “ramineta” e mangiavamo sul posto. All’ una ricominciavamo e terminavamo alle diciannove . Il sabato dalle otto alle dodici e trenta. La “capa” per farci lavorare di più pesava le acciughe che pulivamo e alla sera metteva a confronto il mio lavoro con quello delle altre.
Quando lei non c’era, se dovevamo andare al bagno, nella nostra ingenuità, decidevamo di fermarci tutte, così nessuna andava avanti con il lavoro.
Quello che vi voglio raccontare è un altro fatto: E’ vero che il lavoro ci piaceva, ma ci eravamo accorte che lavoravamo troppe ore e non era giusto, per questo avevamo iniziato a mugugnare tra di noi.
Eravamo tutte fuori regola. Ricordo che due avevano più di vent’anni, una ne aveva diciassette, io quattordici e Flavia tredici. Nel frattempo ero diventata veramente brava nel lavoro, ero capace di decorare i vasi con i peperoni e a pulire e pelare le acciughe non mi batteva nessuno neppure le grandi.
Io fui designata a parlare con la “capa” detta matta, una donna volgare, vestita come una signora, ma con i modi da scaricatore di porto (con tutto il rispetto che ho per loro).
Iniziai a parlare e le dissi che dieci ore al giorno erano troppe e che volevamo finire un’ora prima alla sera e terminare alle dodici il sabato.
Lei iniziò a bestemmiare, rovesciare sedie, sbattere la porta, ma io non mi sono mai sentita così sicura di me come in quel momento. Ho saputo poi dalle mie compagne che avrebbe voluto licenziarmi, ma loro le avevano “suggerito” che ero molto brava e non le conveniva.
Alla fine della storia abbiamo ottenuto quello che avevamo chiesto.
A onor del vero devo dire che ciò che non avevamo domandato ce lo siamo preso poiché lei arrivava sul lavoro alle sedici e noi chiacchieravamo fino alle quattordici così le fregavamo un’ora.
Silvana

A proposito di tribular

Allora non sapevo che quel primo maggio, anno 1986, fosse una giornata così importante.
Pensavo lo fosse solo per me!
Quando ho scoperto che ricorreva il centenario della festa del lavoro sono stata veramente orgogliosa di aver onorato in pieno questa giornata … lavorando alla grande.
I francesi usano il termine “travail” per indicare sia il lavoro in generale, sia il travaglio coè quella fase che precede e prepara il parto
In effetti è un lavoro: lo possiamo addolcire alla francese, travail, con la sua bella erre moscia e senza la l finale, lo possiamo semplicemente chiamare lavoro, ma possiamo anche sottolineare la fatica, lo sforzo e la spossatezza del tribular che il travaglio comporta.
E’ un lavoro, un bel lavoro, pagato e ripagato per tutta la vita, ma pur sempre un lavoro,e mentre sei lì che “tribuli” e imprechi, vorresti che tutto finisse in un attimo.
Finito!
Finalmente la vedo!
Come è bella la mia bimba!
Leggera e felice, la stringo forte forte e questo “tribular” pian piano è diventato un “travailler”
(pronuncia = travaié con la r moscia)

ATMOSFERE

I fiocchi di neve attutiscono suoni e rumori, perfino i botti risultano ammutoliti;
il paesaggio imbiancato trasmette serenità, dolcezza, calma infinita.
La mia mente vaga verso ricordi infantili creduti ormai sepolti dal tempo, dal vento, dalla neve di allora.
Carovane di slitte e bob di legno costruiti dai nonni o dai papà scivolavano lungo viottoli scoscesi con a bordo ragazzi vocianti che capitombolavano spesso uno contro l'altro o verso ammassi di neve non sempre soffice.
Morbida e lieve la neve scende e un brivido di nostalgia per quei tempi mi pervade.
Adesso strade trafficate, televisione, computer, giochini elettronici...e tanta solitudine accompagnano le serate invernali di quel borgo.
E l'atmosfera di ora non è più quella di allora.
Adriana

A SAMUELE

6 febbraio 2009

Due anni fa sei nato. Eri così piccolo che la tutina n. 0 era immensa.
Quando ti ho preso in braccio L'ho fatto come se io fossi stata in punta di piedi, le braccia me le sentivo attaccate alle orecchie, avevo paura di romperti, ti vedevo così fragile. Mi sentivo così nonna, così importante, piena di gratitudine.
La vita mi ha regalato un segue, un continua ...
Buon compleanno Samuele.

Nonna Silvana

LIU'

Alla mia Liù

Mai nome fu tanto appropriato cara Liù, ti fu dato 13 anni fa
per quella lacrima nell’occhio sinistro, quando ti prendemmo dal canile.
Il tuo viso era dolcissimo e lo sguardo malinconico.
Rivelasti subito uno spirito libero e indipendente : Niente guinzagli né recinti,
e noi ti abbiamo assecondata; niente guinzagli né recinti.
Vestivi una pelliccia fulva a pelo lungo quasi da volpe e come la volpe
eri schiva e un po’ selvaggia.
Non hai mai adattato il tuo passo al nostro, camminavi venti metri
avanti da sola, a far da battistrada, girandoti indietro di tanto in tanto
per tenerci d’occhio.
Andrea è stato fin dalla nascita il tuo cucciolo più amato.
Attenta, nei primi passi l’hai accompagnato con amore materno, dividendo
pappa e biscotti : Un boccone a lui, un boccone a te …
Hai amato tutti i bambini indistintamente che giravano per casa.
Rassegnata e paziente sopportavi le loro carezze maldestre.
Nei primi anni, non gradivi invece gli amici, non volevi si sedessero a tavola
con noi, né si prendessero i cioccolatini dal portadolci, né le sigarette dalle loro borse.
Li fermavi immediatamente morsicando delicatamente il loro braccio.
Forse eri gelosa perché ci rubavano a te. Infatti, tu restavi accovacciata sotto
il tavolo in mezzo a noi per tutto il tempo senza muoverti.
Non permettevi a nessuno di avvicinarsi alla porta e suonare il campanello
di casa, nemmeno ai nostri vicini che ti amavano quanto noi.
Infatti dovevano munirsi di un biscotto e buttarlo lontano, solo quando ti
allontanavi potevano suonare. Questo comportamento chissà come l’avevi imparato.
Avevi tanta paura dei temporali d’estate, dei fuochi d’artificio, e dei botti
d’inverno. Allora salivi in camera da letto e ti accoccolavi vicina a me disperata
ad ogni tuono o botto ti avvicinavi sempre di più fino a fare il salto finale e
rifugiarti sul letto in mezzo fra me e Franco col cuore che ti batteva forte, forte.
Da qualche anno non ti fidavi più a salire le scale, restavi sul primo gradino
a piangere come una bambina, così scendevo io per starti vicino e consolarti
fino a mattina.
Non sopportavi i ricci che incontravi nel cortile, perché al tuo abbaiare
restavano fermi, immobili; ciò ti faceva impazzire.
Eri golosa, mangiavi con gioia di tutto, ma il cibo rubato alla micia era in
assoluto quello che gustavi di più.
Un richiamo irresistibile era la voce del vento; impaziente ti lanciavi
di corsa fuori nella notte ululando alla luna frasi misteriose.
Almeno una volta all’anno c’era un raduno notturno con tanti cani sconosciuti,
non ho mai scoperto dove andavate, forse un sabba, un convegno ?
Certamente andavate lontano, io vi sentivo al ritorno abbaiare gioiosamente.
Anche ieri ti sei lanciata fuori nella bufera, cadeva una gelida pioggia invernale,
il cielo era cupo, e tu saltellante sei corsa gioiosa verso il tuo paradiso.
Ti ha trovata il tuo amichetto di giochi nell’orto qui in basso,
ci ha avvisato il suo pianto straziante;il suo correre dall’orto alla casa.
Tu dormivi nascosta sotto le foglie di un cavolo grosso,
mostrando i bianchi canini in un sorriso.

Lucia 3 febbraio 2009

... E POI


... E poi c'è quel riso di bimba
che mi corre incontro
mi scivola dentro
e lì trova dimora.
Ho costruito un nido prezioso
dove lo racchiudo.
Limpido come un suono di cristallo
crea nuove melodie
che si spandono in me
e vanno a confondere
le mille note stonate.

Betty

05 feb 2009

NON NAVIGHIAMO SULLO STESSO MARE

Non navighiamo sullo stesso mare,
eppure così sembra.
Grossi tronchi e ferro in coperta,
sabbia e cemento nella stiva,
io resto nel profondo, io avanzo con lentezza,
a fatica nella tempesta,
urlo nella nebbia.
Tu veleggi in una barca di carta,
e il sogno sospinge l'azzurra vela,
così dolce è il vento, così delicata l'onda.

OLAV H.HAUGE


(Luisa)

ORIZZONTE

Limite dei ricordi oscuri
linea invisibile che si perde nebulosa
tra sogno e realtà,
confine incerto,tra dolore furioso
e stanca rassegnazione

Luisa

02 feb 2009

TRIBULAR

Che compito difficile parlare del tribulàr! Difficile perché in realtà, pur avendo lavorato molto e con un buon impegno di tempo e di energie, non ritengo di aver tribolato. Anzi, il mio lavoro è stato quasi sempre fonte di soddisfazione e spesso anche di divertimento. Lavorare coi bambini è fare davvero qualcosa di speciale.
Il tribulàr mi rimanda invece a vecchie storie, a racconti di memorie familiari di fatiche che hanno segnato vite ormai consumate e sepolte.

Le opere di contenimento del sedicesimo secolo del torrente, estroso e sempre poco affidabile, avevano reso le terre di Valpantena più sicure; le dure fatiche di dissodamento dell’uomo avevano reso quelle terre di valle più fertili e generose.
Mio bisnonno Antonio era uno di quei contadini che già alla fine del milleottocento faticava, dissodando e coltivando terre altrui per guadagnarsi il pane e il diritto di comperare terre proprie.
Col tempo e con le riforme agrarie c’era riuscito ed aveva acquistato terra, allargando la proprietà, fino ad essere considerato tra gli abbienti del paese.
Con la fatica del vivere guadagnò anche un volto duro, aspro e cotto dal sole; la bocca era tirata in una piega amara, a ricordare che la sua esistenza fu dura e tribolata. La schiena però era dritta, anche se usava un bastone per sostenere il passo, e l’intera sua figura emanava orgoglio e sfida.
Conservo una sua fotografia, presa in vecchiaia, quando ormai non lavorava più nei campi ma si limitava a sovrintendere e a dare consigli al figlio Enrico, unico maschio rimasto nella vecchia e grande casa della famiglia. Il bisnonno Antonio io non l’ho conosciuto. Era già morto nel ’48, quando sono nata.
Già il nonno Enrico, che io ho conosciuto ed amato, aveva cominciato a prendere le distanze dal lavoro di contadino e spesso, quando ripensava ai tempi della sua gioventù e alla fatica nei campi, esclamava con amarezza:
- La tera l’è bassa e cuciarse se tribula, mondoboia! –
Il nonno Enrico era stato contadino, in gioventù. Si era poi proposto come commerciante, con buon successo, e si era occupato anche del Municipio, perché era uno dei pochi in paese a saper leggere, scrivere e far di conto. Il bisnonno Antonio aveva mandato a scuola tutti e tre i figli maschi e anche una delle femmine, zia Angela, perché era una bambina sveglia ed intelligente. A quei tempi si discriminavano ancora le donne e per loro l’istruzione era considerata un assurdo e inutile spreco di tempo.
I fratelli del nonno erano entrati nell’esercito giovanissimi, e fatto brillanti carriere. Non avevano mai sporcato le mani di terra e se ne vantavano.
Avevano nel tempo assunto uno stile che si distaccava da quello in uso nel nostro piccolo mondo di paese. Avevano assunto modi urbani, era il commento di zia Angela. Traduzione: erano profondamente cambiati, erano diventati foresti, e i loro modi educati erano considerati con sospetto, con soggezione e con un po’ di invidia.
Nonno no, non era cambiato nello stile; conservava i modi burberi del padre ma la natura gli aveva conferito dei lineamenti delicati, con due occhi color acquamarina e un bel viso aristocratico. Che contraddizione! Lui aveva ereditato la campagna, il lavoro e il sapere contadino, cioè tutte quelle regole, quelle tecniche, quelle usanze e consuetudini, quelle astuzie trasmesse da padre a figlio,che da sempre sovrintendevano alla coltivazione della terra. Secondo il progetto del padre, Enrico doveva prendersi cura della proprietà, allargandone i confini.
Prendersene cura significava stare nei campi dall’alba al tramonto, con il caldo e con il freddo. Significava stare chini sulle zolle a dissodare e a preparare il terreno per la semina. Significava occuparsi delle vigne, potandole, legandole, scegliendo accuratamente i grappoli da portare a maturazione. Significava tagliare il fieno e l’erba spagna per le bestie, e falciare a mano le preziose spighe di grano, legandole pazientemente in covoni. Significava anche vedere il raccolto marcire sotto una pioggia incessante, con il cuore che si strizzava di pena.
Certo, negli anni, si era cominciato a noleggiare qualche macchina trebbiatrice e poi a comperare un trattore … ma questi non sono i ricordi con cui il nonno amava infarcire le sue storie di tribolazioni. Secondo lui questi aggeggi moderni si collocavano già nel periodo che chiamava delle comodità da siòri.
Nonno era fortemente legato alla valle e alla sua terra e lo rimase fino alla fine, anche quando le campagne erano curate da altri.

Talvolta, quando passeggio per il paese, mi capita di ricordare i luoghi com’erano … di rivedere il filare dell’uva moscata che il nonno curava con amore, di immaginare l’ombra amichevole della vigna di uva molinara, dove giocavamo noi bambini, e dove le zie sedevano a lavorare a maglia e a ricamare il corredo … di sorridere al ricordo delle macchie di succo d’uva sul colletto di scuola, con il grappolo sottratto per la merenda … di cercare con gli occhi il luogo esatto del fossato delle rane, la seriòla, che scavalcavo per passare alla strada grande, i muri di sasso del brolo, dove a primavera le lucertole si attardavano fino all’ultimo sole … di ricordare l’ondeggiare dei campi di frumento punteggiati dal rosso dei papaveri e dal blu dei fiordalisi e della lobelia selvatica …
Ora ci sono solo palazzi sui campi del nonno.
Cerco con gli occhi qualche tratto di campo vero, ancora autentico, tra i recinti e i giardinetti pensili, sopra i garage coperti di erba asfittica da sembrare finta, … cerco qualche fazzoletto selvatico di terra di campagna, dove occhieggino ancora i pissacani, gialli come l’oro, o i delicati occhietti della Madonna.
Cerco una manciata di scure zolle, perché lì c’è il sudore del mio bisnonno Antonio e del mio nonno Enrico, distillato prezioso di anni e anni di tribulàr, che “la tera l’è bassa, mondo boia!!”

01 feb 2009

SUPER uomo

La donna è superiore all'uomo.
Non è un luogo comune.
Non è un ritornello fuori tempo.

E' una verità.
Assertiva.
Una constatazione.
Ad alta quota.

La donna è superiore all'uomo.
Ha un'altezza.
Da favola.
Un'altitudine.
Pensile.

Uomini!
Abbandonate le poltrone.
Via le carte da quelle scrivanie.
Liberate i seggi nei parlamenti.

Venite avanti, voi.
Che portate i tacchi.
In testa.

Isabel Allende torni a Santiago.
Wislawa Szymborska guidi la Polonia.
Facciano lo stesso, Agota Kristof in Ungheria,
Elfriede Jelinek in Austria
e Ada Merini a Palazzo Chigi,
Tracy Chapman cambi colore alla Casa Bianca.
Indicate l'uscita al tedesco, in Vaticano.
Chiamate una suora dal Burkina Faso.
Una donna della striscia di Gaza
governi Tel Aviv.
Una donna ebrea si insedi a Beirut.
Fate questo in tutti paesi.
Basta!, con le cravatte che soffocano il cuore.

Vediamo se - finalmente - questo pianeta
la smette di abbronzarsi attorno al sole,
se la finisce di specchiarsi attorno a sé stesso.

Vediamo se - dopo 5000 anni - il mondo
incomincia a girare attorno alle persone.

Andrea Ingrosso

Mi è sembrata una "simpatica riflessione", considerando soprattutto il fatto che è scritta da un uomo.

Da Betty

TEMPI MODERNI: NUOVI RUOLI E NUOVE CURE

TEMPI MODERNI: NUOVI RUOLI E NUOVE CURE

Mi sveglio presto al mattino
corro in cucinino,
la colazione è scaldata
.........non ho fatto la frittatal

Accendo il computer:
furtiva mi regalo,
10 minuti di evasione
a volte mi sento in prigione.

Il mio blog mi aspetta:
leggo, sorrido, cerco la filastrocca
che mi riporti con la mente a far bisboccia.

Di corsa a rassettare
mi devo anche lavare.
Esco di buon'ora
per la fila non perdo una mezz'ora.

Con le buste della spesa,
(neanche fossi una marchesa,
con il suo feudo da sfamare)
corro a conteggiare,
le poche entrate, le tante uscite,
per quadrare mi tocca penare.

Dopo pranzo un riposino,
se mi svegliano,
mi arrabbio un pochino.

E poi di nuovo ripartire,
quante incombenze da smaltire.

Tutti mi cercano,
tutti mi vogliono,
ma io cosa voglio?

Domani me lo chiedo,
oggi già lo vedo
e scruto in lontananza
al ritmo di una danza.

Tanti orizzonti riesco a vedere
cerco solo di non cadere
e se poi succederà,
una nuova danza mi rialzerà

Giovanna

ATMOSFERE

La memoria brulica di ricordi e un’atmosfera veramente magica l’ho vissuta da giovane sposa, ormai tanti anni fa, durante il periodo natalizio.
Volo sulle ali del ricordo e mi ritrovo in Val d’Aosta la sera del 31 dicembre, con tanti amici, tutti eleganti per la festa di fine d’anno.
Partiti da Aosta dovevamo raggiungere l’hotel San Bernardo, sito proprio vicino all’imbocco del Gran San Bernardo, dove avevamo prenotato.
Alla partenza la neve scendeva mista ad acqua, ma durante il tragitto si tramutò in breve tempo in grossi fiocchi che la bassa temperatura fece gelare. Tutti fummo costretti a fermarci, chi in mezzo alla strada, chi di traverso perché le macchine slittavano, con grave pericolo anche per quelle che incrociavamo. Con ai piedi i delicati sandolini d’argento aiutai mio marito a mettere le catene.
La serata fu poi fantastica: musica, cotillons, allegria, in un ambiente caldo e confortevole.
Guardando fuori dalla grande vetrata si poteva ammirare un paesaggio quasi irreale, anche per la copiosa e continua nevicata.
La sorpresa fu alla fine della festa, verso mattina, quando, uscendo, trovammo tutte le auto coperte completamente dalla neve; si intravedevano appena le sagome e nessuno riusciva ad individuare la propria.
I giorni seguenti scoprimmo paesini incantati, con ponticelli e ruscelletti da sogno, dove aleggiava una serena quiete. Con quella coltre di neve, quasi impalpabile, io immaginavo essere questo il regno della bellezza e della felicità.

Con il mio primo stipendio


Con il mio primo stipendio …
(La signorina nella colonia marina)

Non ricordo quale anno fosse, ma sicuramente intorno al 1970, quando, appena finite le magistrali, ho avuto il mio primo lavoro ufficiale e con lo stipendio: la signorina in una colonia marina.

Al mare, in colonia, ero stata da bambina e il ricordo che ne conservo è un po’ triste.
La prima volta avevo sei anni e la colonia non esisteva.
Il comune del mio paese aveva “offerto” ai bambini residenti la possibilità di godere del clima marino organizzando un soggiorno di quattro settimane al mare, a Sestri Levante, accompagnati da una signorina e da una cuoca del paese.
La signorina era una donna sola, non ricordo se nubile o vedova, con una figlia della mia età.
Non aveva un titolo professionale adeguato all’incarico; il comune aiutava lei e la figlia offrendo loro questo soggiorno e in cambio le chiedeva di prendersi cura di noi ragazzi.
La colonia non esisteva: dormivamo in una scuola su delle nude brandine e mangiavamo in un altro posto; durante il giorno percorrevamo chilometri per andare da un posto all’altro, ma non riesco a ricordare il mare; e per giunta si mangiava poco e male.
Ho stampato nella memoria il viso di mia mamma, quando di ritorno dal mare, sono scesa dal pullman: mi ha guardato a lungo e ha detto “ma non sarà la mia bambina questa vero!?!” tanto ero magra e sciupata.
Gli anni successivi il comune ci ha mandato nella colonia della POA a Cesenatico.
La colonia esisteva, era direttamente sul mare, c’erano le signorine vere in divisa, ero con mia sorella e le mie amiche, e, a parte la disciplina ferrea e la nostalgia di casa, si stava in spiaggia a giocare, si faceva il bagno tutti i giorni, e si mangiava regolarmente.

Lavorare nelle colonie, per le ragazze di paese come me, era considerato un privilegio.
E’ vero che non ricevevi uno stipendio, però … ti facevi quattro settimane al mare, spesata in tutto compreso il viaggio, con la tua bella divisa, ed avevi anche qualche ora libera alla settimana!!!.
Io ho avuto la fortuna di lavorare nella colonia dell’ENEL di Cesenatico dove le conquiste sindacali avevano già portato lo stipendio, i contributi, qualche ora di riposo il pomeriggio, e un giorno libero alla settimana.
Lo stipendio l’ho speso prima di averlo in mano durante la libera uscita settimanale: sono andata a visitare Ravenna, S. Marino e tutti i negozi del centro di Cesenatico.
Ricordo di aver comprato un copricostume in maglina di cotone, con dei disegni geometrici, coloratissimo e cortissimo; e qualche metro di buona stoffa per gli strofinacci da cucina da aggiungere alle lenzuola e tovaglie nel baule della dote.

ATTESE ILLUSORIE

Cosa attendo? Quelle dosi residue di speranze e illusioni, che sopravvivono in me guardano al futuro ancora con un pizzico di ottimismo, sbirciano il domani nell'attesa di giorni ,almeno sereni.
Ma ancora una volta, dopo una breve tregua, ecco affacciarsi il domani come una tigre, le fauci spalancate pronte ad azzannarmi ancora e ancora e ancora...
Mi chiedo ci sarà mai un lungo percorso in pianura, dove l'anima si acquieta e vive giorni senza continue incognite angoscianti??
Non credo più ,non oso più sperare, e nel susseguirsi dei giorni, trattengo il respiro quando la vita sembra essersi dimenticata di me e mi regala giorni quieti (mai del tutto) perché oramai so che sta solo meditando quali altre sorprese prepararmi e il cuore trema.
Quanto è fantasiosa la vita, la mia vita!
Ho trascorso un anno cercando di scacciare quel demone che sogghignando mi bisbigliava all'orecchio:”non dura,cara, non ti illudere” mentre vivevo la gioia di assaporare momenti belli ed imprevisti, pensando che in fondo li meritavo, che avevo già pagato un pegno piuttosto salato alla vita, ma non era cosi.
Punto a capo o piuttosto chiusa parentesi, si ricomincia, coraggio in cammino, ancora salita, tocca nuovamente a te.

Come è faticosa la vita!


Luisa, 31/01/09

ATTESE

Siete andati con una valigia di sogni , gli amori, i progetti
Siete andati con l'entusiasmo delle scoperte , delle sfide ad nuova vita..

A me la nostalgia leggera di visi bambini, larghi sorrisi, coinvolgenti risate.
della quotidiana presenza, del disordine ,del vociare ,dei litigi, dello squillo del telefono e delle grida :”E' per me!!”
A me la nostalgia anche di quelle ore in attesa che la chiave giri nella toppa per poter spegnere le luce.
A me la nostalgia di tutto ,di tutto il vostro essere.
A me ora l'attesa, a me la quiete, i silenzi,
a me la tregua di non leggere nei vostri occhi, una pena, un'incertezza,la delusione, un dolore ,una ruga di stanchezza.
Una tregua di solitudine dove attendere i vostri sorrisi , i vostri abbracci, con in cuore la leggerezza, la freschezza dei vostri occhi..




Luisa , 27/12/08