BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



26 gen 2009

L’erba dei oc (degli ochi)

24 novembre 2008
(secondo incontro)


Lavorare, lavorare, lavorare… .
Io penso di aver sempre lavorato, non ricordo nella mia vita di aver avuto lunghi periodi in cui non ho lavorato: ancor oggi il pensiero, la tensione sono sempre rivolti a “cosa posso fare”?
Non è possibile stare “con le mani in mano”, parola delle donne di casa mia, oppure “bisogna”.
Un lavoro che da piccola facevo, e che racconto spesso facendo sbellicare dalle risate chi mi ascolta, era portare al pascolo le oche. È vero! Io e mia sorella portavamo le nostre due oche al pascolo per il paese.
Era un lavoro perché le oche sono veramente delle oche e in più sono cattive, irose, aggressive.
Andavamo per le viuzze del paese con un bastone per badare a queste oche di oche che spesso se ne andavano per conto loro e soffiavano a tutti quelli che incontravano.
Controllarle era difficilissimo, ed ogni volta di ritorno dal pascolo delle oche cercavamo di dire a mia mamma che le si potevano tenere nel prato che avrebbero potuto brucare erba anche lì.
Ma questo non era possibile.
In primo luogo perché esiste un’erba particolare, di cui le oche vanno ghiottissime, denominata appunto l’erba (dei oc) degli ochi (forse la lattuga pungente!?), che non cresce nei prati ma nei luoghi abbandonati, incolti, inselvatichiti, nei viottoli o a margine delle strade; inoltre il calpestio delle oche nel prato non faceva bene all’erba che poi doveva essere falciata e diventare fieno per l’inverno; e men che meno, data la natura litigiosa delle oche, le si potevano tenere nel recinto con le galline e i pulcini.

Questo è solo un piccolo esempio di quella che era la vita ai miei tempi, e mi riferisco agli anni 50.
Non sono stati per la mia famiglia anni di miseria, no!, il lavoro di mio padre bastava a mantenerci tutti quattro, ma, se si voleva avere il vestito in più per le festività, avere la propria casa per non essere tutti mescolati con zii , cugini ecc. …bisognava mettersi tutti di buona lena!
Ed allora pascolare le oche, aiutare nell’orto, raccogliere legna e pigne nel bosco, dare una mano agli zii durante la raccolta del fieno, stare coi cugini al pascolo con le mucche ecc., facevano parte del “bisogna”.
E questo concetto del “bisogna” faceva parte del vivere quotidiano, del reale di quegli anni, così come anche il “non star con le mani in mano” era una filosofia di vita di chi durante la guerra aveva veramente fatto la fame.

Venanzia

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