BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



31 gen 2009

INFLUENZA IMPREVISTA

Carissime,
a nome di Nunzia vi informo subito che l'inizio del laboratorio di teatro si sposta a lunedì 9 febbraio a causa della sua brutta influenza.
Un abbraccio, Corinna

QUELLA VOLTA CHE SUL LAVORO …

QUELLA VOLTA CHE SUL LAVORO …
mi sono sentita: attesa, asfissiata, arrabbiata, ascoltata

L’ultimo anno di scuola, prima della pensione, tra le varie classi ne avevo una particolarmente vivace. Era una classe mista, sia come sesso che come paese di origine: Italia, Cina, Marocco, Ghana, Ucraina, Albania. Tutti allievi/e esuberanti, intelligenti, simpatici e dispettosi.

Pochi avevano voglia di studiare. Si dimenticavano i libri, perdevano le fotocopie, spesso non avevano la penna. Tutti avevano il telefonino.

Quando arrivavo in classe era una baraonda:
Buongiorno Prof …
E’ già qui Prof?
Profeeee … non ho voglia di far niente …
Cosa facciamo oggi Prof?
Posso andare in bagno Prof … me la faccio addosso …
Prof … sono tornata a scuola … è contenta?
Sa cosa mi è successo Prof …
Parlavano tutti insieme a voce alta. Ci voleva del bello e del buono per iniziare la lezione.

Un giorno, entrando in classe, una delle ragazze mi attende con il telefonino per farmi una foto.
Istintivamente mi ritraggo.

All’improvviso tutta la classe si precipita verso di me con il telefonino in mano urlando:
Una foto …
Una foto …
Una foto Prof …
Diciotto mani munite di telefonino sulla mia faccia!
Mi sento mancare l’aria. Panico! Mi arrabbio così tanto che urlo: BASTAAAA!!!

Dalle classi vicine arrivano le colleghe spaventate: ognuna seguita da un codazzo di allievi, incuriositi e vocianti.

I miei allievi, forse, capiscono di aver esagerato:
Perché si è spaventata Prof?
Incredibile. Mi chiedono scusa! Sono degli angioletti!
Fino a quando? Solo per quel giorno, naturalmente!

ORIZZONTI

Nel mio immaginario l’orizzonte che si contempla da lontano è ricolmo di bellezza.
La bellezza di questa terra stupenda, perfetta e piena di meraviglie per tutte le creature che la popolano, piante ed animali.
Non solo per noi umani, piccola parte del tutto.
L’orizzonte è anche pieno di misteri, da svelare, ma non a tutti i costi.

PUNTO a capo

E adesso? Ricominciamo! Eh, no!
Iniziamo, come se prima ci fosse … il niente …
No, non è possibile cancellare tutta la vita.
Al massimo possiamo fingere di essere persone nuove.
Ma gli errori di ieri non dobbiamo ripeterli.
E le cose belle? Quelle si. Magari!
In realtà non si può ricominciare.
Si può solo percorrere altre strade.
Gli occhi bene aperti …
Il cuore colmo di speranza …
Gli ideali ben stretti nel palmo delle mani …
Si, adesso va bene! Andiamo …

Attese

Molto intrigante il tema di questa sera. Tante poesie da cui trarre spunto. Ma ognuna ti porta su un sentiero diverso.
Seguire questo o quello? Cosa attendo? Cosa spero? Cosa voglio?
A volte lo so! Ora non lo so più!
Attendo tante cose ma, pensandoci meglio, forse ne attendo solo una. Una che comprende tutte le altre: VIVERE.
Assaporare tutte le ore, i minuti, gli attimi, così come vengono, senza selezionare né privilegiare. Saper dire di si, di slancio, ma anche un bel no, senza rammarico, senza sensi di colpa. Avere tanti desideri senza aspettarsi niente di definitivo.
Lasciare sempre la porta aperta al nuovo…….

Entusiasmo

Quante cose si potrebbero fare se solo l’entusiasmo fosse nostro alleato.
Un bel corso di ottimismo, ecco di cosa avrei bisogno.
Una iniezione di autostima.
Una pillola di volontà.
Una tisana di esaltazione celestiale.
Un biscotto creativo.
Una ciliegina di spirito collaborativo.
Un bagno di luce e una terapia di dolce stima.
Stop alle sciocchezze!

28 gen 2009

ANONIMO

Diversi anni fa ho trascritto nel mio quaderno i seguenti versi, di cui non conosco l'autore...



Datemi ciò che è dell'uomo:
-Diritto di pensare i miei pensieri
-Diritto di fare ciò che penso
-Diritto di levar alta la fronte
....e di chiamar mia l'anima mia.

...........

Un abbraccio collettivo Luisa

26 gen 2009

. punto - a capo

19. 1. 2009-
(ottavo incontro)


Punti ne ho messi tanti,
nella mia vita.
Ma non mi piace pensare al punto e basta!
Mi piace invece andare a capo e ricominciare.

Punti dolorosi
Punti dolci e piacevoli
Punti impegnativi e difficili
sempre seguiti da un a capo necessario, struggente, ma rivitalizzante.

Lasciare il paese d'origine per altri orizzonti
Punto: mi stava stretto … basta!
A capo: necessario, struggente, faticoso … cambiamento totale.

Il primo problema che mi si è presentato è stato la ricerca di un lavoro, che, nel contempo mi permettesse anche di studiare.
Un lavoro, certo!, un lavoro per mantenermi.

Lavoro: quale significato per me?
per me la parola “lavoro” si associa ad “autonomia - affrancamento”.
Lavorare ha significato per me rendermi autonoma economicamente per poter aprire la mia mente, il mio cuore, il mio corpo al mondo.
Un mondo che era diverso da quello che avevo conosciuto ed in cui avevo coerentemente vissuto.

Forse questo è stato il passaggio più difficile, più faticoso della mia vita, ma rivitalizzante.
Ha significato mettere un punto su una situazione conosciuta che pur era rassicurante, sapete!, con il contenimento che mi offrivano casa, famiglia, parenti, amici.
Ma non mi bastava più!
Oltre il paese intravedevo nuovi orizzonti … orizzonti in movimento.

Venanzia

L’erba dei oc (degli ochi)

24 novembre 2008
(secondo incontro)


Lavorare, lavorare, lavorare… .
Io penso di aver sempre lavorato, non ricordo nella mia vita di aver avuto lunghi periodi in cui non ho lavorato: ancor oggi il pensiero, la tensione sono sempre rivolti a “cosa posso fare”?
Non è possibile stare “con le mani in mano”, parola delle donne di casa mia, oppure “bisogna”.
Un lavoro che da piccola facevo, e che racconto spesso facendo sbellicare dalle risate chi mi ascolta, era portare al pascolo le oche. È vero! Io e mia sorella portavamo le nostre due oche al pascolo per il paese.
Era un lavoro perché le oche sono veramente delle oche e in più sono cattive, irose, aggressive.
Andavamo per le viuzze del paese con un bastone per badare a queste oche di oche che spesso se ne andavano per conto loro e soffiavano a tutti quelli che incontravano.
Controllarle era difficilissimo, ed ogni volta di ritorno dal pascolo delle oche cercavamo di dire a mia mamma che le si potevano tenere nel prato che avrebbero potuto brucare erba anche lì.
Ma questo non era possibile.
In primo luogo perché esiste un’erba particolare, di cui le oche vanno ghiottissime, denominata appunto l’erba (dei oc) degli ochi (forse la lattuga pungente!?), che non cresce nei prati ma nei luoghi abbandonati, incolti, inselvatichiti, nei viottoli o a margine delle strade; inoltre il calpestio delle oche nel prato non faceva bene all’erba che poi doveva essere falciata e diventare fieno per l’inverno; e men che meno, data la natura litigiosa delle oche, le si potevano tenere nel recinto con le galline e i pulcini.

Questo è solo un piccolo esempio di quella che era la vita ai miei tempi, e mi riferisco agli anni 50.
Non sono stati per la mia famiglia anni di miseria, no!, il lavoro di mio padre bastava a mantenerci tutti quattro, ma, se si voleva avere il vestito in più per le festività, avere la propria casa per non essere tutti mescolati con zii , cugini ecc. …bisognava mettersi tutti di buona lena!
Ed allora pascolare le oche, aiutare nell’orto, raccogliere legna e pigne nel bosco, dare una mano agli zii durante la raccolta del fieno, stare coi cugini al pascolo con le mucche ecc., facevano parte del “bisogna”.
E questo concetto del “bisogna” faceva parte del vivere quotidiano, del reale di quegli anni, così come anche il “non star con le mani in mano” era una filosofia di vita di chi durante la guerra aveva veramente fatto la fame.

Venanzia

Primo giorno di lavoro

Era l'agosto 1963, mi ricordo bene perchè mi annoiavo a morte. Non avevo più l'età per andare almeno in colonia. Passavo pomeriggi interminabili con la mia sorellina di 5 anni. Un giorno una signora, sorella della mia vicina, mi chiede: "Senti bela quanti ani gheto? Vuto nar a laorar da na paruchiera? ". Mi sentii esplodere dalla felicità; era troppo bello, la PARRUCCHIERA... il mio sogno. Le dissi subito di sì e che avevo 12 anni e che non vedevo l'ora di iniziare. Mi avevano spiegato bene la strada: prendere l'autobus a Quinzano, scendere a Portoni Borsari e poi a piedi fino in via Leoni, vicino alla Standa. Il primo giorno sono andata e ho trovato il negozio, ma quando sono uscita alle 12.30 ho sbagliato strada e non mi ritrovavo più. Mi ricordo che ho camminato tanto, avevo paura e ho iniziato a pregare, ho fatto anche un voto: se ritrovavo la strada non avrei più letto "Sogno" e "Luna Park". Erano fotoromanzi a puntate. Ad un certo punto mi trovo davanti ad un edificio con la facciata di mattoni che poi mi hanno spiegato essere la stazione di Porta Nuova. Per mia fortuna ho visto passare l'autobus n.14, l'ho preso al volo e mi ha riportato a casa. Mi hanno preso in giro per un bel po' ma non mi importava. Ah!.. il mio lavoro consisteva nello svuotare il serbatoio del lavateste che era sempre pieno d'acqua, pulire gli specchi, lavare per terra e, quando mi andava bene, passavo le clips alla parrucchiera.


Sono in ritardo con l'argomento ma quando posso pubblico. Un saluto a tutte

Silvana Z.

24 gen 2009

Sollecito

Carissime,
sono dispiaciuta per quante non sono riuscite a partecipare all'iniziativa di ieri sera alla Biblioteca Civica. Non era prevista tanta gente!. Sarà possibile comunque riascoltare Etty raccontata da Nadia Neri il 6 febbraio prossimo.
Ringranzio tutte della collaborazione offertami.

L'incontro con Nunzia per il teatro è fissato per mercoledì 28 alle ore 18 sempre all'Arci. E' l'unica possibilità visto che dobbiamo presentare un programma per la Giornata della donna entro il 30 gennaio. Fate dunque il possibile per essere presenti o datemi la delega telefonicamente. Per cortesia date al più presto a Giovanna conferma, così da avvertire Nunzia.
Un abbraccio, Corinna

PER CORINNA - Giornata della Memoria

Abbiamo accolto il tuo invito ma siamo rimasti sorpresi nel non trovare posto già alle 20,20. Tutto esaurito, ci è stato detto. Dopo il primo momento di delusione abbiamo convenuto che era una bella notizia; a significare che a Verona non regna il "pensiero unico" ma ci sono ancora persone che non dimenticano e non rimuovono, pur essendo persone di pace.
Brava Corinna.
Marisa, Lucia e Franco

ORIZZONTE IN MOVIMENTO

Intoppi,montagne all'apparenza invalicabili,
fiumi dalla corrente vorticosa sembrano trascinarmi con sè
mari profondi e oscuri...
Scorciatoie, colline più dolci e superabili,
fiumi navigabili mi invitano a seguire la corrente
mari profondi ma limpidi...
Cieli aperti su vaste pianure,
fiumi calmi mi permettono di andare controcorrente
mari profondi tra il verde smeraldo e l'azzurro
dove mi tuffo con avidità, assetata di conoscenza.
Adriana

PUNTO E A CAPO

Sta per terminare un percorso interessante che mi ha visto coinvolta e appassionata scrittrice di me, del mio lavoro, della mia famiglia,del mio percorso di crescita.
Ho potuto condividere con voi gioie, sofferenze e dolori aprendoci sempre più una all'altra con la disponibilità all'ascolto e la sospensione di ogni giudizio morale.
La scrittura autobiografica mi ha aiutata a scavare dentro di me, a ripercorrere alcune tappe fondamentali della mia vita: le prime fatiche,le mie aspettative, il dividermi tra famiglia e lavoro; ho potuto riflettere su come sia possibile costruirsi un'identità attraverso la propria esperienza lavorativa.
Piacevole è stato ripensare a vecchi compagni, amicizie, incontri politico-sociali tra donne.
La cura di sè mi ha sollecitato a ripercorrere i momenti e le strategie adottate per star bene con me stessa.
Peccato tutto ciò stia per volgere al termine...mentre attendo che Corinna ci dia altri input per proseguire il nostro cammino, mi piace pensare ai puntini di sospensione...
Adriana

23 gen 2009

RELAZIONI, ESPERIENZE, DIRITTO AL LAVORO, AMICIZIE OLTRE IL LAVORO.

Eravamo cinque colleghe, divenute amiche. A quell’epoca non adoperavamo i computer. Scrivevamo con macchine elettriche con carrello grande, da potervi introdurre carte bollate aperte, con sette o otto copie.
Non erano ammesse ribattiture, cancellazioni, errori; inoltre essendo i testi molto lunghi, si esigeva attenzione e velocità.
Una di queste ragazze ebbe la fortuna di essere assunta in Prefettura, dopo aver superato il concorso e gli esami come segretaria del Prefetto.
In occasione del suo matrimonio ebbe l’onore di andare all’altare proprio al braccio del Prefetto perché quell’anno a Verona, nella Basilica di Santa Anastasia, per San Valentino ci fu il matrimonio collettivo di diverse coppie della provincia. Madrina d’onore fu Josephine Backer, la Venere Nera, scelta perché aveva adottato tanti figli.
La nostra amica rappresentava “la sposa di Verona” e tutti noi fummo invitati con i rispettivi fidanzati.
Eravamo in fermento per l’abbigliamento; volevamo essere all’altezza e farle fare bella figura. Io mi sono comperata un grazioso cappello. Fu una bellissima cerimonia e una bella esperienza.
Ecco, questa almeno ce l’ha fatta a decollare! I miei erano tempi duri per le donne che cercavano esperienze di lavoro fuori casa.
A me non è andata altrettanto bene. Conservo ancora la cartolina di convocazione del Ministero di Grazia e Giustizia in risposta alla domanda da me inoltrata per l’assunzione in Tribunale.
Dovetti rinunciare essendo venuta a conoscenza che avrei dovuto fare mesi e mesi di gavetta nel meridione, lontana da casa.
I miei non me lo permisero, tarpandomi le ali.

di Ivana

22 gen 2009

Pro memoria

Ottobre 1942
E quando la burrasca sarà troppo forte e non saprò più come uscirne, mi riamarranno sempre due mani giunte e un ginocchio piegato....Com'è strana la mia storia, la storia della ragazza che non sapeva inginocchiarsi.

Etty Hillesum

Venerdì 23 gennaio-Biblioteca civica- Sala Farinati-20.30

Tutte a riascoltare Etty. Un grazie affettuoso, Corinna

21 gen 2009

CREDO NELLA VITA

Un'altra poesia di Eugenio Montejo, poeta Sudamericano, che ho avuto modo di leggere su il mensile POESIA

Credo nella vita sotto forma terrestre,
tangibile, vagamente rotonda,
meno sferica ai poli,
dappertutto piena di orizzonti.

Credo nelle nuvole, nelle loro pagine
nitidamente scritte
e negli alberi, soprattutto d'autunno.
(Talvolta mi pare d'essere un albero.)

Credo nella vita come territudine,
come grazia o disgrazia.
-Il mio desiderio più grande fu quello di nascere,
e ogni volta continua ad aumentare.

Credo nel dubbio agonico di Dio,
vale a dire, credo che non credo,
anche se la notte, da solo,
interrogo le pietre,
ma non sono ateo rispetto a nulla
tranne che alla morte.

(da Betty)

20 gen 2009

IL CIPRESSO DI ANNA


Ecco il mio cipresso.
A distanza di tanto tempo, guardandolo,
rivivo ancora il piacere dell'uso e del gioco
con i colori, di quel giorno.
Ciao.
Anna

Punto e... a capo

Il nostro laboratorio di scrittura questa sera giunge al termine.
E’ stato bello anche questa volta ritrovarci tutte e passare insieme
le serate per scrivere del lavoro; del nostro lavoro.
Certo che il nostro gruppo è veramente eccezionale, si consolida
sempre più, dovremmo nominarlo “ Patrimonio dell’Umanità”
come fa l’Unesco per i monumenti o i luoghi di valore.
Inutile dire quanto mi spiace che siamo arrivati alla fine del corso;
a questo punto dovrei fare punto.
Lo faccio volentieri certa di andare presto a capo prossimamente
con la nostra Corinna e con le compagne di Inpuntadipenna2007;
pronte a tuffarci in nuove avventure piacevoli, stimolanti, struggenti,
per ritrovare, recuperare dal pozzo dell’oblio altri pezzi delle
nostre vite vissute.

Orizzonti in movimento

Una volta, tanti anni fa, amavo guardare l’orizzonte.
Per me che abitavo nella “Bassa “bastava salire un
piano di scale e l’orizzonte che guardavo dalla finestra
era ampio, lontano, vivo, colorato.
Nulla si frapponeva fra me e l’orizzonte, se non la
campagna piana, qualche filare di alberi lontani.
Amavo guardare il sole al tramonto che accendeva
d’arancio l’orizzonte ed io sognavo di giocare con
quella grossa palla rossa quasi a portata di mano.
Ora, forse perché abito in collina, o forse perché
son passati troppi anni, il mio orizzonte è vicino,
vicino al mio naso, fra gli occhi che convergono strabici.
E’ l’albero del nespolo che sta fuori e che mi perdo a
guardarlo dalla finestra della cucina; ha belle foglie
verdi a forma di bouquet e da un anno vi hanno fatto
il nido due piccioni innamorati.
Più oltre non vedo, né voglio vedere.
Lucia ( 19 gennaio 09)

OBBLIGO DI CURA

Io non avrei voluto prendermi cura di me in quel modo, è logico, ma sono stata costretta a farlo.
Per molti anni, e in parte ancora, le cure mediche sono state presenti quasi quotidianamente nella mia vita.
Ho così avuto modo di frequentare vari ospedali e molti specialisti, ho fatto conoscenza con altri pazienti, lunghe chiacchiere nelle anonime sale d'attesa sulle rispettive magagne. E poi analisi e controlli, ticket e tac, risonanze, ecografie e scintigrafie ... e via dicendo.
Tutto questo è un bagaglio di vissuto che mi porto inevitabilmente appresso, ho dovuto dedicarle tempo, ma soprattutto molta energia. Quando si combatte una malattia la poni davanti a molte altre cose e sicuramente l'egoismo la fa da padrone, niente è così importante come tu e la tua malattia, vivi sul filo del rasoio nell'attesa dei risultati, un microcosmo che ruota attorno agli asterischi dei valori delle analisi, allo sguardo più o meno umano dello specialista, a una parola di conforto che ti garantisca che il peggio è passato. Delusioni e speranze si susseguono e intanto gli anni passano e la convivenza con questo tipo di cura diventa consuetudine.
Sono comunque consapevole di aver provato, attraverso varie strategie, a prendere in cura anche altre parti di me.
Il cuore e le sicurezze con l'amore, il sorriso e gli affetti con le buone amicizie, la spiritualità attraverso la ricerca di un mio percorso di fede, la fantasia con le letture, il corpo con camminate a contatto con la natura e qualche sport sparso qua e là, la gola con i dolci (ahimè), e così anche tutto questo ha contribuito a salvarmi.


FINE CORSO

E anche questo corso se ne è andato
dal tempo risucchiato,
ma l'ho vissuto sempre con ugual passione
a sviscerar questo argomento
che per me era un gran tormento:
IL LAVORO.
Eppure, come sempre, non è stato
tutto così brutto.
Senza finzioni e con coraggio
del passato sono andata
all'arrembaggio.
A scuola ho portato poca testimonianza
così voi avete potuto farla franca,
ma vi assicuro è stato un bel cammino,
ora sto decisamente benino.

Un abbraccio a tutte, Betty

19 gen 2009

Il lavoro

Che cosa è stato per me il lavoro?

Devo riconoscere che non l'ho mai sentito come un peso né mi ha mai deluso.
In famiglia mi hanno sempre detto che il lavoro mi avrebbe dato un'autonomia e che era molto importante che mi facessi una posizione nella vita (si diceva così) perchè non sarei mai dovuta dipendere economicamente da qualcuno ed avrei potuto compiere liberamente le mie scelte. Quanto a me, ho cominciato a lavorare con spontaneità perchè la vedevo come un'attività indispensabile come mangiare, alzarsi al mattino, vestirsi. Mi piaceva essere attiva e avere un'occupazione che mi faceva sentire realizzata. Avevo il mio posto nel mondo!
Ho sempre sentito indispensabili anche i lavori di casa per cui mi sono sempre sembrati un'alternativa al lavoro "vero"; mi piaceva prendermi cura delle persone che vivevano con me.
Solo la stanchezza fisica mi ha messo e mi mette dei limiti e, quando prevale, ho bisogno di evadere, di andare via da casa alla ricerca di nuovi paesaggi che mi riportino l'energia e la serenità.

Attese

Quante speranze , quante aspettative avevo per il mio futuro, un marito dei figli, un lavoro soddisfacente.
Ora verso il tramonto guardandomi alle spalle mi accorgo che certe attese sono sparite in un lampo, come Vittorino; il lavoro invece tutto sommato mi ha dato traguardi felici e soddisfacenti.
Mia figlia attesa con tanta trepidazione ha soddisfatto il mio orgoglio per la sua bravura ed il suo amore per me.
La vita mi ha donato gioie e dolori, spero solo che l’attesa di un futuro sereno e tranquillo si verifichi senza troppi intoppi o danni.

11-01-2009

Ricordo del momento pregnante

Uno dei momenti in cui provai paura del sangue che usciva a fiotti dal naso, fu in ufficio un giorno piovoso e freddo d’inverno; ero raffreddata e forse una soffiata più violenta del solito fece rompere una vena del naso.
Il sangue nonostante il fazzoletto bagnato non accennava a diminuire, ero impaurita, così un mio collega prontamente mi sdraiò a terra mentre stavo per svenire e con il cotone emostatico sistemò la situazione.

Tra i colleghi che ti sembrano amici cordiali a volte inaspettatamente ti sta per arrivare la coltellata alle spalle: ma il mio sesto senso quella volta mi fece drizzare le antenne e così evitai di perdere la promozione agognata e per la quale avevo tanto duramente lavorato.

Tra ricordi più o meno brutti ci sono stati sul lavoro anche momenti molto felici, spensierati e tranquilli soprattutto negli anni che ho passato in Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Verona Porta Vescovo.


18-12-2008

Mi ricordo il primo giorno di lavoro

Fatto il concorso in Ferrovia e vinto ,( tra 1500 candidati, fui tra i circa 45 che superarono l’esame) venni assunta come Segretaria nel Compartimento di Verona.
Il primo giorno mi presentai assieme ad altre 20 persone in Lungadige Capuleti al Palazzo Compartimentale per avere la destinazione del posto di lavoro..
Venni assegnata alla Ragioneria visto i miei studi, destinazione Reparto Ragioneria dell’Officina Grandi Riparazioni di Verona Porta Vescovo.
Ero felice perché finalmente potevo lavorare ed essere quindi indipendente economicamente.
Arrivai al Reparto Ragioneria assieme all’altra collega neo assunta come me, il Capo Reparto ci presentò ai colleghi , ebbi l’impressione di essere entrata in un ufficio di vecchi dato che eravamo le prime impiegate assunte dopo la fine della guerra circa 25 anni.
Finalmente negli Uffici delle Ferrovie si respirava aria di nuovo dopo anni di immobilismo; cominciavano ad assumere personale qualificato.
In quel Reparto mi sono trovata proprio bene, tutti erano pronti a darti una mano, era un ambiente prettamente maschile, ma molto rispettoso delle donne.

6-12-2008

8 parole

Le parole :
Campanello Insegnante Disegno Paesaggio Disegnare Colori Festa Piacere Emozione



Il campanello suona e l’insegnante di disegno arriva, il paesaggio prende forma , la mano scorre veloce tra il disegno con i pennelli e i colori.
Disegnare è bello, sono soddisfatta del quadro, è una festa , un piacere per gli occhi e per lo spirito, che emozione il quadro ben riuscito.


15-01-2009

Ricordi magici

Ricordo che il suono del campanello faceva sobbalzare me e Nadia , mia figlia,dalla visione del cartone alla tv; aprivo la porta e piccolina e sorridente c’era Anna la bimbetta della vicina di casa che ogni tanto aveva voglia di passare un po’ di tempo con noi e magari di rimanere a cena in compagnia.
Anna piccolina sempre allegra , tranquilla, serena con due occhi neri che brillavano nel volto di porcellana, ora grande mi sembra impossibile che sia passato tanto tempo.
Ora è già laureata, ma quando la vedo per me è sempre la bimbetta della porta accanto e ricordo i suoi inviti a cena fatti con lo sguardo, di nascosto della mamma

1-12-2008

Da grande volevo diventare

Mi sarebbe piaciuto tanto fare l’insegnante di disegno, disegnare e colorare era sempre stata la mia passione fin da piccola.
Le matite colorate e i fogli bianchi mi avevano affascinata , ero spesso intenta a dipingere e disegnare; i miei quaderni avevano sempre disegni alla fine di ogni lavoro.
In terza elementare su di un foglio fornito dalla maestra dipinsi un paesaggio che mi fece vincere un’Enciclopedia; non vi dico la gioia che provai.
Il sogno di insegnare disegno si scontrò subito con la proibizione di frequentare il Liceo Artistico perché ritenuto non adatto ad una signorina perbene.
Divenni ragioniera e non si avverò neppure il sogno di fare la commercialista, questo per gli eventi della vita.

1-12-2008

primo stipendio

Il primo stipendio


Conservo ancora il ruolino paga del primo stipendio de 27-02-1073 ben 112.000 lire, che emozione poter dire “questi li ho guadagnati io”.
Mio papà era contento “così qualsiasi cosa può accadere puoi provvedere a te stessa” era la sua filosofia di vita, “quanta verità in quelle parole!"
Il regalo che mi concedetti fu una borsa di pelle blu, che conservo ancora,,ora è diventata vintagé, il resto lo diedi un po’ a papà per contribuire al menage familiare un po’ in banca e spiccioli per i capricci.
7-12-2008

18 gen 2009

CURA DI SE'

Mi sono tuffata e rituffata nel mio passato per individuare i momenti in cui mi sono occupata di me stessa e ne ho ritrovati tanti mescolati ad altrettanti in cui con abnegazione mi sono curata degli altri.
Credo di essermi spesso presa cura di me stessa se ciò presupponeva cercare le migliori strategie di adattamento alla vita per soffrire il meno possibile e per migliorare, senza tralasciare la sofferenza altrui.
Sì, perchè cura di sè (sarà un condizionamento cattocomunista) significa per me star bene con me stessa e con gli altri. E come posso star bene con me stessa se non mi occupo in parte di chi mi circonda?
Dopo tale premessa, tuttavia credo sia importante sottolineare l'importanza della cura di se stessi come crescita personale: sto bene con me stessa e posso starlo con più persone se so destreggiarmi in campi e modi diversi, se ho svariati interessi, se sono viva, energica, intraprendente, simpatica, aperta, preparata ma anche se a volte mi concedo il lusso di essere l'esatto opposto di tutto ciò senza farne un patema ma con la consapevolezza che la fragilità è parte integrante di me stessa.
Sto bene con me stessa se curo la mia immagine esteriore e qui aprirei una parentesi.
Io, come tutte avrete notato,non è per trascuratezza ma non amo particolarmente curarmi dell'aspetto fisico, un po' per pigrizia, un po'perchè ritengo assurdo consumare i miei risparmi in quella direzione,un po' perchè mi sento più a mio agio e libera vestita in modo casual...un po' perchè ho sempre preferito essere amata e apprezzata per il mio cervello più che per il mio aspetto esteriore.
Ma non temete: faccio regolarmente la doccia,i controlli medici,amo i profumi... e proprio così sciatta non mi pare di essere o apparire.
Mi occupo del mio aspetto fisico senza esagerare, in quanto ruberei del tempo ad altre attività più importanti per me, ora.Può darsi che tra qualche mese,anno,decennio diventerò parrucchiera ed estetista dipendente...chi lo sa.
Per il momento faccio i conti col tempo:una giornata è fatta di 24 ore:quante per il sonno-riposo? Quante per il lavoro? Quante per la famiglia? Quante restano per i miei interessi e la cura di me?
E poi: per il mio benessere psico-fisico è meglio: scrivere,sfogliare un quotidiano,collegarmi al blog, coccolare il mio bambino,frequentare gli amici,praticare uno sport,occuparmi dei miei familiari stimolandoli magari a fare altrettanto con me in modo che non arrivi trafelata e arrabbiata con loro e con il mondo per non avere avuto spazi miei?!?
Probabilmente in dosi diverse tutto ciò ed altro ancora contribuisce a farmi star bene e pensando alla mia serenità (non credo ALLA FELICITA')mi sforzo di trovare un equilibrio molto personale che potrà variare di giorno in giorno.
Bene,tutto ciò presuppone che IO Adriana,nessun altro capisca quali siano le priorità e che stia attenta a non farmi risucchiare da troppe esigenze altrui.
Tutto ciò lo sto apprendendo col passare degli anni,imparando a dire qualche no,ad assaporare qualche imprevisto se può aiutarmi a vivere meglio,rendendomi preziosa a chi un tempo poteva contare su di me in modo quasi "gratuito".
Cerco di amare ed essere amata,apprezzare ed essere apprezzata,accettare ed essere accettata e premiata in questa vita, anche rischiando da buona "miscredente" di finire tra le fiamme dell'inferno.
Adriana
P.S.Spero di non avervi tediato con pensieri troppo contorti

A presto

La poesia

La poesia attraversa la terra in solitudine,
appoggia la sua voce sul dolore del mondo
e niente chiede
-nemmeno parole.
Arriva da lontano e senza orario, non avverte mai,
ha la chiave della porta.
Entrando si sofferma sempre ad osservarci.
Poi apre la sua mano e ci offre
un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto,
ma tanto intenso che il cuore palpita
troppo veloce. E ci svegliamo.
Eugenio Montejo



Carissime,
intanto piovigginosa, ma buona domenica.
Domani sera, ultimo incontro, 'giochi di letture e di ascolto'. Ordinate e portate dunque i vostri elaborati. Ripercorrendo le tematiche affrontate, avremo così occasione di condividere quelle memorie che non avete avuto modo e desiderate leggere.
In particolare raccogliete le vostre idee su quello che 'vogliamo fare da grandi', così da definire le nostre progettualità.Un abbraccio Corinna

una foto per il desktop


Ho messo questa foto come sfondo del desktop per adattarlo alla stagione in cui siamo e... mi è venuta l'ispirazione.




Mi porti dolci ricordi, sfumati dal tempo.
Non c'erano molte speranze,
vivevo una realtà
fuori dal calendario,
al di là dell'orologio e
assaporavo ogni attimo,
nell'attesa che finisse.
Adesso ti guardo,
rivivendo quel tempo
e pensando che
non è stato tempo sprecato.

A domani, anita

Un gesto di cura

Ogni goccia di latte che succhiavo
dalle mammelle di mia madre,
ogni sua parola, gesto, atto,
era un elisir, un distillato
per far crescere in me bambina
un forte senso di responsabilità,
di cura e dedizione per i miei fratelli,
per i genitori, i figli, il marito,
parenti prossimi e meno prossimi,
i più deboli, tutta l’umanità,
ma non per me.
Le chiamavano virtù, giusto
per farmi accettare
e rendermi amabile in questo mondo
e farmi perdonare d’esser nata femmina.
Mi son presa cura dei fratelli,
dei genitori, di mia figlia, di mio marito,
dei parenti prossimi e meno prossimi,
dei più deboli, dell’umanità
ma non di me.
Quando esausta non ho avuto
più fiato, neanche per respirare,
quando il dolore era talmente forte
da annientarmi e il grido di aiuto
restava strozzato nella gola,
nessuno si è accorto di me.
Per sopravvivere ho avuto bisogno
dell’aiuto di una psicologa che
m’ha insegnato pazientemente
ad aver cura di me.
Credo sia stata la cosa più difficile
da imparare e, lo confesso, l’ho
imparato soltanto per disperazione.
Ho imparato che neanche con le virtù
bisogna esagerare, e come dice Dio :
“ Ama il prossimo tuo come te stesso”
Ciò presuppone amore di sé.
“sebben che siamo donne …”


Lucia (gennaio 2009)

17 gen 2009

CURA


Non soffro di forme deliranti, se decido di dialogare con me stessa (a me ogni tanto capita) è per cercare di capire meglio il mio mondo interiore a volte confuso. Così ho deciso di concedermi un’ intervista sull’argomento trattato l’altra sera: la “cura”.

IO: Penso di prendermi abbastanza cura di me stessa? Riesco cioè a fare cose che mi piacciono e mi fanno stare bene?
BETTY: Ce la metto tutta. Prima CERCO di svolgere al meglio i miei doveri, poi mi costruisco sani momenti di pausa anche molto vari tra loro, passo dalla pasticceria per un caffé E NON SOLO, una passeggiata, una biciclettata appena mi è possibile, vado in piscina per compensare certe abbuffate (tanto vincono loro), amo da sempre il cinema, andare per mostre, qualche concerto, il teatro e la lettura. Sin da quando ero giovane applico la pratica della scrittura e ne ho sempre ricavato un ottimo beneficio, negli ultimi tempi lo scrivere non è più solo personale, ma frequento un gruppo di donne SUPER con le quali condivido la stessa passione e devo dirmi che mi diverto davvero molto.
Cosa ne penso? Mi curo abbastanza?
IO: Direi che non mi faccio mancare nulla. ANZI. Qualche briciolo e senso di colpa magari? Sei certa di non trascurare niente e nessuno?
Ma mi devo rispondere sinceramente, almeno sono felice?
BETTY: Si fino ad un secondo fa lo ero, perlomeno serena. E’ molto meglio che non rilasci più nessuna intervista a me stessa, invece di essermi chiarita le idee sono più confusa di prima. Meglio “dialogare” con il blog in vostra compagnia, che con questa me stessa che mi getta perennemente in crisi. E’ decisamente una forma di autocoscienza deprimente. Dopo provo a parlarmi ancora, spero mi sia passata.


Mi sono ricordata vedendo gli scritti delle amiche “blogghiste”, che ho fatto anch’io il compito della “Lettera”.
Quando si parla di alunne diligenti!

Ti stupirà questa mia lettera, cara Patrizia. E’ un modo ormai desueto per comunicare, ma sicuramente non è invadente. Voglio scriverti del sentimento di simpatia e affetto che provo nei tuoi confronti, nonostante siano ormai passati molti mesi dalla nostra ultima telefonata e posso in parte capirne il motivo. Ho incontrato una nostra ex collega e mi ha raccontato che hai subito un’ operazione importante, ma che tutto sembra essersi risolto, so che sei già ritornata al lavoro e questo mi permette di scriverti con maggior leggerezza.
E’ stato il lavoro infatti a farci ritrovare. Quando ci siamo riviste già molto grandi nella cucina di quella scuola, il tempo è ritornato come un lampo all’infanzia e all’adolescenza, vissuta in gran parte insieme. Scuola, parrocchia, compagnia, i primi flirt, momenti molto importanti nella crescita e da qui tutta la nostra gioia nel rivederci dopo anni, a condividere un lavoro abbastanza pesante e monotono. Scelte di vita diverse ci avevano allontanato. Complice del nostro stare bene insieme è stata sicuramente la cucina, situata in un luogo piuttosto isolato rispetto alle aule, che ci ha così permesso di poter esprimere tutta la nostra vitalità, cantando a squarciagola, inventandoci storie demenziali, ti ricordi il nostro romanzo “vocale” a cui ogni giorno aggiungevamo un tassello? Una storia tragicomica che tu hai persino scritto. Ma ci sono stati pure momenti di sconforto e quella cucina, ha visto qualche lacrima e molte dolci consolazioni, infatti è capitato spesso che io abbia portato qualche torta per un breve momento di ristoro. Alla fine del nostro turno tutto in ordine perfetto, ricordi? La nostra allegria contagiosa ha fatto star bene noi, ma anche chi ha lavorato al nostro fianco.
Ho fatto ancora qualche anno nelle cucine delle scuole, ho cambiato varie sedi, ma ovviamente non sono più riuscita a stabilire con nessuno un rapporto così giocoso e profondo. Certe alchimie non si possono ripetere.
Spero di risentirti presto e mi auguro che questa lettera possa farci ritrovare un po' l’intimità del nostro bel rapporto. Voglio augurarti tutto il meglio per la tua salute e stringendoti in un forte abbraccio ti dico “ciao Mery” … come ci dicevamo da bambine. Aspetto il saluto che tu sai come risposta.

Betty

ATMOSFERE

1966, un pomeriggio di febbraio, sono sola in casa, Franco è fuori a giocare con i suoi amichetti,sto stirando, papà è in ospedale,la mamma è andata da lui.
Non prendo molto sul serio la malattia di papà ,troppo lontano da me il pensiero della morte,così mentre stiro ho una piccola “radio transistor” sul tavolo davanti a me , ascolto musica e canto sottovoce.
Ad un tratto tra le canzoni di Sanremo sento una melodia sconosciuta che mi attira, alzo il volume ed ascolto attenta le parole che subito mi commuovono mi entrano nel cuore , ancora non lo so, ma non lo lasceranno più: “Questa di Marinella è la storia vera.....”non ho fatto in tempo a sentire il nome del cantante ha una voce straordinaria, indimenticabile. Sono passati più di quarantanni ma quella canzone per me è sempre legata a quel giorno lontano, quel giorno pieno di sogni ancora intatti.
I tempi erano “altri” ero poco più che una bambina, non sapevo come scoprire di chi era quella voce.
Ma aveva messo radici nel mio cuore e così diversi anni dopo, con qualche mezzo in più, cominciai a seguire ogni nuova incisione condividendo con Franco le atmosfere piene di suggestioni ,che si creavano ascoltando “La buona novella”, la sera a luci basse nel salotto.
Lasciavamo scivolare in noi quella musica,quella poesia, coccolando un po' con essa le nostre leggere malinconie .In quelle atmosfere scoprimmo una nuova comunione di interessi, che si tramutò poi in un periodo di complicità mai conosciuta prima con mio fratello .
La vita però, aveva per noi altri disegni, percorsi tanto diversi che hanno messo tra di noi distanze anche fisiche, ma quelle atmosfere rimangono sempre ancorate nei nostri cuori.
Fu lui che dieci anni fa, in quella mattina di gennaio, mi telefonò per darmi la notizia della morte di Fabrizio De Andrè.

Luisa

16 gen 2009

CARE AMICHEDIPENNA

Ho saputo che ci sono poche iscritte per il teatro; mi dispiace molto. Ne avevamo parlato insieme e con Corinna siamo andate in delegazione dalla Dirigente alle Pari Opportunità per sollecitare l'inserimento nel programma dell'Assessorato per l'otto marzo. Infatti è arrivata la richiesta dei dettagli e la dobbiamo presentare subito per entrare nel calendario e nei manifesti. Sono realmente stupita delle troppe defezioni.
Anch'io, come Adriana, sono convinta che con il microfono è meglio. l'abbiamo visto anche a Natale che se la voce arriva c'è più apprezzamento da parte del pubblico e meno ansia da parte nostra. Se tutte noi vogliamo porre questa condizione possiamo insistere con Nunzia: in fondo noi vogliamo essere ascoltate in quello che scriviamo. Ci interessano poco gli effetti scenici o la voce allenata ... non abbiamo grandi ambizioni teatrali. Ci teniamo soltanto a fare una figura dignitosa con una voce impostata decentemente. Questo ce lo siamo detto e ridetto.
Credo che ora la palla debba passare a Nunzia, Giovanna e Corinna. Corinna saprà mediare e Nunzia saprà trovare una soluzione morbida, anche perchè effettivamente un problema di voce c'è stato in tutti gli spettacoli. Giovanna ci supporterà, ne sono sicura.
Rinunciare a partecipare per colpa del microfono mi sembra penalizzante per il gruppo perchè si dovranno ridiscutere tutti gli interventi.
Abbiamo visto che insieme funzioniamo, siamo una forza; perchè non continuare?
Forza Amichedipenna datevi una mossa accidenti!
Vi voglio bene Marisa

15 gen 2009

LETTERA AD UNA COLLEGA


Cara Nadia


è ormai trascorso un anno da quando non fai più parte del mio quotidiano, ora vivo un tempo scompigliato in cui gli impegni nascono da scelte mie dai miei desideri dalle mie passioni, non posso però dimenticare , troppi gli anni passati assieme, le confidenze, le risate, le chiacchiere,le ansie condivise…le giornate malinconiche, qualche lacrima e molte fragorose risate, tutto questo è stato parte della mia vita per tanto tempo. Siamo state alleate contro chi cercava di renderci i giorni difficili, per invidia o spesso per ignoranza, provando inutilmente a dividerci con meschini espedienti.

Come ci eravamo promesse ed augurate non ci siamo perse, se ci vediamo molto meno siamo però sempre aggiornate sulle nostre vite, la tua sta per essere travolta da un evento dolcissimo.L’amicizia può avere molte facce, ho diverse amiche con ognuna condivido un vissuto, tante sono le sfaccettature della vita, ogni viso, ogni sorriso, porta con se una porzione di me delle mie emozioni , una fetta del mio cuore , sono amicizie a volte lievi , disimpegnate ma non per questo meno vere.

Tu ,che da semplice collega sei diventata amica sincera, hai, ed avrai un posto nel mio cuore e di tutti gli anni trascorsi assieme farò tesoro , da te ho avuto comprensione, consigli ed affetto. Alzare lo sguardo e scambiarci un sorriso , ha reso vivibile anche quell’ambiente cosi poco accogliente , potevo buttarmi alle spalle le ipocrisie, l’invidia, l’arroganza di tante persone che mi circondavano, perché sapevo che c’eri tu la tua amicizia e la tua complicità.

E' con gioia che aspetto di rivederti Con affetto Luisa




Lettera ad una amica

Carissima Carmen,
sono passati tanti anni da quel corso di aggiornamento, in settembre, a Peschiera del Garda.
Non ci siamo più riviste, anche se qualcosa abbiamo saputo una dell'altra da colleghi comuni.
Tu di Treviso, io di Verona. Tu due bimbe piccole, io una. Entrambe con una passione politica, entrambe con la voglia di vivere intensamente.
Ho ancora un ricordo dolcissimo di te, delle tue idee, così diversa dalle mie colleghe dalla lingua tagliente.
Il corso di aggiornamento era noiosissimo, perciò, alla sera, ci si ritrovava con il collega di Rovigo per chiaccherare, condividere le idee e le aspirazioni. Non smettevamo mai ed eravamo sempre gli ultimi a tornare in albergo.
Ricordi quel pomeriggio che ci eclissammo, prima del termine del corso, per andare, con altri due colleghi, fino a Brescia?
Ci recammo in Piazza della Loggia a rendere omaggio alle vittime della strage. Che commozione! Al ritorno non riuscivamo a parlare.
Arrivammo tardi a cena ed i colleghi sogghignavano, sospettando chissà cosa.
Ti confesso che, dopo tanto tempo, non sono più la persona di allora. Ho imparato anch'io ad usare la lingua in modo tagliente e gli slanci ideali di allora si sono molto assopiti.
Mi accontento di brontolare, ma non partecipo più attivamente alle lotte politiche. Che delusione!
Spero che tu sia ancora quella che ho conosciuto, almeno nei tuoi ideali.
Ciao Carmen e grazie di essere passata dalla mia vita.

14 gen 2009

SE PENSI A 3 GIORNI SOLO PER TE






Il meglio dall'esperienza delle antiche Thermae Romanae

Prova il piacere di concederti una parentesi di benessere ogni volta che vuoi...


Tra i tanti trattamenti disponibili a listino ricordiamo:
fanghi, bagni, idromassaggi, massaggi subacquei,

grotte, piscina termale, percorsi vascolari,

cure inalatorie e per sordità rinogena, cure ginecologiche, massaggi manuali diversi.

12 gen 2009

Ero indignata per l’appellativo che il Direttore aveva appioppato a noi insegnanti del pomeriggio in una intervista a L’Arena. Aveva avuto il coraggio di chiamarci Miss Sorriso, noi, maestre a mezzo tempo, a mezzo stipendio, a mezzo contratto, considerate anche di mezza tacca, come si dice di chi conta poco.
Infatti non ci chiamavano neppure con l’appellativo di maestre ma con uno assai vago, di assistenti. Certo, qualunque cosa si facesse nelle quattro ore di completamento dell’orario scolastico, secondo il Direttore lo dovevamo fare con il sorriso sulle labbra, dimenticando che eravamo sottopagate, spesso mortificate da certe titolari arroganti e con un contratto inevitabilmente a termine.
“Miss sorriso” così ci aveva chiamate il Dottore nell’articolo su L’Arena. E noi di sorrisi ne spendevamo molti, magari al buio, per rincuorare sonnellini pomeridiani forzati, ma non potevamo accettare che qualcuno ce li etichettasse addosso, ce li estorcesse con subdoli complimenti. Che coraggio!
Ricordo di aver chiamato indignata la Redazione del giornale e di aver fatto le mie rimostranze, parlando al plurale, convinta che anche le altre fossero indignate al pari mio.
Accanto a me c’era un’amica del tempo, Rosanna, con cui avevo lavorato in un istituto religioso cittadino e che sapevo impegnata sentimentalmente con un uomo politico di sinistra. Rosanna era una donna schietta, diretta, e soprattutto che conosceva bene il sindacalismo militante.
Io avevo appena conosciuto Beppe e imparato a destreggiarmi tra gli – ismi del tempo e in me si era finalmente svegliata la cosiddetta coscienza politica.
Non poco per allora: ero donna e per di più di campagna, con formazione cattolico-cristiana ed ero di una bellezza “tranquilla”, casereccia direi. Con queste credenziali, senza il fascino dell’intellettuale tenebrosa e contorta, sfacciata ed alternativa, avevo davvero poche speranze.
Tuttavia quello che ascoltavo, infrattata nei fumosi ambienti politici dell’epoca, mi intrigava considerevolmente.
I lunghi e talvolta tortuosi ragionamenti politici a cui non ero abituata, il disprezzo per il Potere, i suoi abusi e le sue manifestazioni più becere e sanguinose (leggi guerra nel Vietnam), il pensiero alternativo che accomunava studenti, operai, insegnanti … godeva di un fascino a cui non riuscivo a sfuggire.
Si cantava con trasporto “Siur padrun dale bele braghe bianche fora le palanche che ‘ndema a ca’ “ e ci si sentiva davvero fratelli e sorelle di lotta delle mondine e delle operaie sfruttate.
Oppure, sull’onda di Fo, che seguivamo negli spettacoli di “Ci ragiono e canto”, si intonava in coro, con ironia e dileggio: “E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco ed al cardinale, diventan tristi se noi piangiàm.”
Eppure ero spesso critica, tanto da essere guardata con sospetto, come una noiosa moderata che faceva troppi distinguo; ma i tempi erano quelli della speranza nel cambiamento e un vento nuovo e giovane spazzava via il formalismo di facciata e le ipocrisie di una società vecchia; ed io ero lì e non volevo restare esclusa. Quando cantavamo “Bella ciao” i vecchi gloriosi ex partigiani del bar Campidoglio si commuovevano, e noi con loro.
Per i nostri problemi di contratto Rosanna ed io fissammo un appuntamento in una osteria di Via San Vitale, vicino alla CGIL, dove i sindacalisti erano soliti farsi l’ombretta a metà mattina. L’ambiente era ampio, basso e fumoso; pieno di gente che chiacchierava animatamente di politica, di occupazioni, di crumiri, di scioperi. Ci sentivamo carbonare e cospiratrici, nascoste dal fumo delle nostre Camel.
Non esisteva un sindacato per il nostro ordine di scuola, ci dissero, dovevamo fondarlo noi. Noi non significava una moltitudine; noi eravamo Rosanna ed io.
Se le altre giovani colleghe si sentivano indignate, sfruttate, sottopagate, non ce lo avevano ancora comunicato. Anzi, a qualcuna, a sentire la parola “sciopero” veniva l’orticaria.
La mia Dirigente, ad esempio, affermava con candore: “Non possiamo scioperare. Dobbiamo chiederlo prima al Signor Sindaco …!” Ma lei era una anziana borghese di altri tempi.
Fummo subito invitate a parlare all’UDI, un accogliente circolo di donne di sinistra, dove le nostre rimostranze furono subito prese in considerazione e rilanciate a livello politico.
Ricordo ancora l’emozione del mio primo intervento in pubblico, una relazione di parecchie pagine sulla nostra condizione di sfruttate; ricordo l’ansia ma anche la calma con cui riuscii a leggere compostamente il testo preparato, e ricordo gli applausi. Ero gasatissima ma non potevo parlarne in famiglia; non avrebbero capito. Disapprovavano la mia partecipazione alle lotte studentesche e agli eventi politici. Ne parlavo perciò con Beppe e con Ennio e ragionavamo a lungo sul da farsi.
Che tempi! Pensavamo davvero di meritare un mondo migliore ed avevamo il coraggio di chiederlo, di scendere in piazza per manifestare e per rivendicare i nostri diritti. E c’era chi ci ascoltava!
Ora chi ascolta gli sfruttati, i precari, i sottopagati? Chi da voce alle sofferenze? Chi restituisce i sogni a questa gioventù così fragile e senza avvenire? Chi garantisce i diritti in un mondo dove il diritto non dimora più? Chi?

8 parole

L'immaginazione è la più grande qualità delle donne. E' l'mmaginazione che fa loro risolvere i problemi improvvisi e più disparati, che le fa vivere con leggerezza anche in mezzo al caos,che le fa uscire dagli schemi abituali e permette loro di vedere nuove prospettive.
E' la loro marcia in più; in una manciata di secondi le fa decidedere di accettare una proposta e, magari, di cambiare totalmente la loro vita.

Le discussioni; oh, quanto amano discutere le donne! Devono far condividere le loro idee a compagni, amici, figli e a chiunque altro le ascolti. Devono convincere, creare delle alleanze, per loro non esiste il "Si fa così e non c'è niente da discutere". Ricordo il mio ex capo che, quando mi convocava per comunicazioni e per problemi di lavoro mi diceva: "Guarda che non sei qui per contrattare, devi solo eseguire quello che ti dico!"

Le vacanze: credo che le donne le sappiano apprezzare più degli uomini perchè se possono passarle nell'ozio sanno dedicarsi a loro stesse e recuperare energie che poi dovranno reimpiegare nelle fatiche quotidiane; se gli impegni continuano ad essere pressanti anche nei periodi di ferie sanno vedere il lato positivo e dicono: "Meno male che non c'è il lavoro!"

L'amicizia e l'autonomia vanno di pari passo nella vita di una donna. Con le prime amiche si affronta insieme la vita sociale, si condividono i primi amori, i primi crucci, le prime "disperazioni" e col passare del tempo ci si stacca dalla famiglia, si diventa sempre più autonome, si trovano punti di riferimento diversi, si costruisce la propria vita.

anita

BRICIOLE DI RICORDI MAGICI

Spesso in primavera qualche passero faceva il nido sotto le tegole del tetto della nostra casa,
e capitava che qualche piccolo implume cadesse, lo sentivamo pigolare debolmente, oramai conoscevamo il suono e andavamo a cercarlo.
Erano passerotti deboli, con un becco sproporzionato e sempre aperto in cerca del cibo che portava loro la mamma, per salvarli tu papà, li raccoglievi da terra con una delicatezza che contrastava con la tua figura alta, poderosa, con le tue mani dalle dita lunghe, a volte te li accostavi alla guancia, a mo di carezza, quasi a consolarli e chiamavi noi bambini per aiutarti a soccorrerli.
Prendevamo una scatola, del cotone , per cercare di ricreare il nido perso, tu prendevi un po’ di mollica di pane la riducevi in briciole, che mettevi in un piattino con del latte, e con pazienza infinita usando uno stuzzicadenti, cercavi di nutrirli, i primi tentativi non avevano un gran risultato ed io e Franco avevamo paura che non si riuscisse a farli mangiare e morissero.
Ma spesso la tua pazienza veniva premiata e piano piano i cuccioli si irrobustivano e dovevamo mettere un coperchio con i buchi alla scatola per paura che tentassero di volare via, ancora troppo deboli per sopravvivere.
Quando finalmente erano pronti li portavi in cortile e ,quasi lanciandoli in aria ,li aiutavi a spiccare il volo, verso il loro destino, noi ti seguivamo trattenendo il respiro,battendo poi le mani, felici,nel vederli volare, …ma con gli occhi pieni di lacrime…...


Luisa

EMOZIONI IN VIAGGIO TRA NATALE E L'ANNO NUOVO

Caro papà,
Ciao, sorpreso vero? Lo so non ti scrivo da tanto, non sono riuscita a trovare il tempo. La solita scusa che usi per giustificarti starai pensando e forse è anche così, eppure oggi sono di nuovo qui a scrivere per parlare con te, ho voglia di raccontarti ciò che già sai perché tu puoi vedere dove io non arrivo.
Per domenica quattro gennaio con i miei fratelli abbiamo programmato un viaggio a Padova per incontrare cugini e zii che non vediamo da tanto tempo e per riscoprire luoghi, emozioni , paesaggi ed atmosfere lontane.
L’appuntamento è a Casalserugo, il paesino che ci ha dato i natali, a casa di Luciano tuo nipote, alle ore 12 circa, ma strada facendo è Liliano a lanciare l’idea di fare una capatina anche dalla zia Flavia per farle una sorpresa ed un veloce saluto.
Nessuno ha avuto dubbi che dovevamo farlo, che sarebbe stato la ciliegina sulla torta di un giorno che sentiamo dentro di noi come un evento straordinario e io respiro di questa attesa, l’eccezionalità, il fermento e l’euforia di quei tempi lontani che sembravano perduti mentre ora ritornano.
Ritorna il tuo viso, ritorni tu meraviglioso e ti siedi al volante, la mamma ti è accanto con Franco in braccio e ci conduci verso la sospirata meta mentre noi già leggiamo ogni cartello pubblicitario, giochiamo, li contiamo, vince chi legge per primo la pubblicità, ridiamo chiassosi mentre tu minacci di riportarci indietro, ma noi piccoli sovraeccitati dunque sordi continuiamo.
La mamma bellissima e paziente che invano c’invita dolcemente a stare calmi. Un minuto dopo il richiamo è dimenticato e ci urtiamo l’un l’altro per avere un po’ più di spazio, siamo in quattro dietro e sulla Fiat topolino si sta stretti.
Ti rivedi papà brontolone, infastidito dalla nostra frenesia a lanciare invano ripetute minacce affinché ti regalassimo una tregua e stessimo un po’ fermi e zitti?
Io chiudo gli occhi e mi abbandono ai ricordi di quei luoghi incantati, ritorno bambina e la felicità canta nel mio petto e non voglio lasciarti andare. Sono alle origini, sono di nuovo bambina. Sopra una nuvola trasparente ed impalpabile tu sei ritornato da me e con te per un soffio di tempo altri affetti importanti, nonno Giuseppe e nonna Giuseppina e non poteva certo mancare lo zio Giovanni, l’allegria fatta uomo.
Ritornano le vostre immagini che mi parevano perdute. Guardo finalmente nei vostri occhi, i vostri sorrisi mi riscaldano l’anima, le vostre voci diventano poesia soave che cura la mia cronica malinconia; ai vostri baci, abbracci stretti beata mi sono arresa, mi avvolgono come una dolce morsa che non soffoca. S’accendono i giochi, l’allegria, i canti, le scommesse e le promesse; riappaiono i profumi e i fumi rotondi di brodo caldo di arrosti deliziosi, carni lessate e croccanti patatine fritte,insalatina e verdure cotte sfiziose più per i grandi che i piccoli; pizzicano i sottoaceti fatti dalla nonna e un dito mi sfugge impertinente ed affonda appena nel purè morbido e cremoso che lesta porto alla bocca. Elegante il tavolo spazioso preparato per venti commensali, rivestito dalla pallida tovaglia di raso color avorio, ogni cosa è pronta al suo posto, l’antipasto che dice mangiami e tutti che giriamo attorno furtivi per rubarne il profumo ma non solo anche la fettina prima del tempo. L’aperitivo con il vino bianco frizzantino mosso da curiose bollicine, ma è soltanto per i grandi, l’acqua o l’analcolico annacquato per i piccoli e qualche salatino. Il brindisi e poi tutti seduti e la nonna e la zia che ad una ad una servono felici le portate. Tra un boccone e l’altro chiacchiere, schiamazzi, risate, barzellette, non c’è tregua per i grandi e neppure per i piccoli che dopo un po’ aprono le loro corse, instancabili nonostante il “ basta!” dei grandi che ogni tanto ci richiamano al tavolo per qualche altra specialità. Ma noi facciamo un boccone e via dentro e fuori su e giù dalla sala in giardino, qualche corsa in bicicletta lungo la strada di campagna, a turno con i più piccoli seduti sul manubrio. Non ci sono soste è tutto tempo da vivere intensamente perché la sera arriva presto ed è un grande dispiacere il distacco. Passeranno giorni e giorni prima che si ritorni nel paese dei balocchi.
Papà ho vagato felice in quelle stanze . Ad ogni sguardo ogni attimo il vuoto si riempiva di ricordi vivi e dolci purificati dalla tristezza e dal dolore che pure c’era allora, nascosto a noi bambini, ma chiaro nell’anima dei grandi per i cattivi presagi che portavano con se la tua malattia e quella dello zio Giovanni ed entrambe a quei tempi lasciavano poche speranze.
Sono tornata bambina in un attimo in quella casa che è stata il luogo della magia, un’oasi di felicità dove tu papà proprio per questo quando la salute te lo permetteva per farci felici ci portavi.
E’ passato tanto tempo quasi mezzo secolo da quando ti ho perduto, ma lo scrivere rende la tua presenza immortale anche se quando apro gli occhi ho sempre tanta voglia che tu ritorni.
Ti bacio papà, amore troppo presto perduto e ancora una volta veglia su me e sulle persone a me care.
La tua Stellina

11 gen 2009

Indovinello

La risoluzione dell'indivinello per me è la Vita.

La vita è vasta , ma quando si vive non ci accorgiamo quanto è grande, più grande del mare.
La vita la attraversiamo nuotando anche contro le onde avverse.
La vita che è scandita dal tic- tac del cuore nel petto.
La vita che viviamo e che ci lasciamo vivere.
La vita che beviamo con l’acqua della fonte.
La vita che viviamo finché non ci lascia, e ci mettono sotterra.

Paola T.

Ho ricevuto in regalo un bulbo e adesso è così!

A domani, anita

lettera ad una collega

Cara Gianna,

non ci incontriamo da parecchio tempo, dall'ultimo collegio docenti della mia carriera, credo; e, se devo essere sincera, mi pare che il mio pensiero non ti abbia mai focalizzato fino ad adesso, durante il corso di scrittura autobiografica inerente il lavoro. Si doveva scrivere di amicizie e relazioni sindacali e subito ho ricordato le R.S.U. d'Istituto.
Ti conoscevo da parecchi anni come collega e avevo avuto sempre l'impressione che tu fossi una persona equilibrata e ragionevole con la quale si poteva discutere ed arrivare ad una mediazione. Sapevo anche che avevi avuto una vita abbastanza difficile e che eri abituata a risolvere da sola i tuoi problemi. Perciò ero stata contenta quando eri stata eletta come rappresentante sindacale e per di più appartenevi al sindacato al quale ero iscritta anch'io. Ricordo anche che ci eravamo incontrate ad una cena dopo la tua elezione e tu mi avevi chiesto di aiutarti perchè eri piuttosto digiuna in materia. A me venne da sorridere, sarei stata la controparte!
Iniziarono gli incontri per la contrattazione e ben presto mi resi conto che il tuo essere rappresentante sindacale era limitato a poche persone e ad obiettivi di interesse personale delle poche persone. Cominciò così una serie di discussioni fino ad arrivare allo sfinimento in cui io cercavo di ricondurti ad ambiti generali e cercavo di capire cosa volevi e tu continuavi a ribadire lamentele che ti arrivavano da alcuni colleghi e che peraltro non erano materia di contrattazione. Ero quasi sull'orlo di una crisi di nervi ed ero decisa a chiudere, senza firmare il contratto, quando, una mattina, vennero in ufficio le altre due rappresentanti sindacali e mi dissero che erano stufe di tiritere ed erano pronte a firmare. Avevo la maggioranza ma subito non mi sembrò opportuno chiudere un contratto senza la firma di tutte le R.S.U. e presi tempo. Dopo qualche giorno la Direttrice Amministrativa mi ricordò che erano in arrivo i revisori dei conti, che avrebbero voluto vedere il nuovo contratto...io feci un rapido esame di coscienza e decisi che con te non sarei riuscita a concludere niente, per cui feci convocare le altre rappresentanti e firmai il contratto.
Credo che tu l'abbia presa piuttosto male; dopo qualche settimana circolò un volantino del sincacato in cui si diceva che il contratto non era piaciuto (a chi?..) ed io ero decisa a scrivere una letteraccia. Alla fine presa da altri pressanti impegni, mi dissi "ma cchi se ne fr... vado in pensione" ed accantonai l'idea.
Ti rividi in un supermercato qualche tempo dopo, sentii di nuovo la rabbia montare dentro di me e ti evitai, anzi, con cattiveria gratuita pensai "per forza tuo marito ha voluto il divorzio!"
Non volermene, ero ancora troppo vicina al lavoro e ai suoi problemi!
Col tempo dimenticherò queste cose e forse potremo di nuovo essere amiche.
Ti saluto, Anita

"OTTO PAROLE"

Pensieri, angolo, sfogo, volo, inseguire, cieli, cerco, verità.

I pensieri sono fermi in un angolo,
li traduco scrivendo
e sfogo così il mio volo.
Ora sono libera di inseguire
nuovi cieli
dove cerco altre verità.

Betty

10 gen 2009

COMPITO DI VENANZIA

vacanze di Natale 2008/09

Cara Corinna

Ci hai suggerito questo compito: - scrivete una lettera per rivedere un rapporto, per fare gli auguri o altro -.Io ho scelto - o altro -.
La lettera che ti scrivo ha a che fare con la scrittura.
Durante queste feste natalizie ho lavorato poco, mangiato il giusto, letto molto e scritto un poco.
Ho ricevuto in dono, oltre ai vari regali mangerecci o comunque destinati al corpo, due libri che ho subito letto (Magda Szabò La porta, Ed. Einaudi 1987; Erri De Luca Non ora, non qui, Feltrinelli 1989)
Non conoscevo i due autori e mi ci sono quindi avvicinata con curiosità.
Ho apprezzato entrambi i testi seppur lo stile degli autori sia molto diverso.
Gli autori parlano dei rapporti che hanno con persone reali, descrivono fatti e sentimenti della propria vita, si esprimono in prima persona e si rivolgono entrambi a una donna per loro particolarmente importante. Il testo di Erri De Luca mi ha portato a pensare ad uno dei consigli che tu ci regali durante i nostri incontri.
È una autobiografia di 84 paginette in cui “scorrono” i primi quarant’anni della vita dell’autore.
Uso a proposito questo termine, “scorrono”, perché è un’autobiografia dura, che procede per passaggi veloci, spesso repentini, è lo “scorrere” veloce della sua vita con fatti, sentimenti, emozioni. L’autore ben si guarda dall’offrirci una cronaca, un resoconto della propria esistenza, ci regala degli scampoli di vita con sullo sfondo un cielo nuvoloso con qua e là qualche sprazzo di sereno. Ed è anche crudele perché scrivere di sé dalla nascita ai 40 anni in così poco spazio, con così poche parole, è una sorta di miracolo e di certo non tutti gli umani vi possono riuscire.
Quindi, cara Corinna, quando dici “taglia, taglia … sintesi, sintesi”, so che ci stai aiutando a diventare delle brave scrittrici “autobiografiche” e stai tranquilla, noi ce la metteremo tutta per riuscire!!.
Tornando alle cose serie i due testi che ho letto mi hanno fatto riflettere e man mano che procedevo nella lettura ho trovato vari punti in assonanza con il mio mondo interiore che hanno risvegliato pensieri, fatto riaffiorare ricordi.
Ho quindi aggiunto qualche frase, qualche tassello, degli scampoli, alla mia ipotetica autobiografia.
Grazie per le opportunità che mi offri.
Venanzia

COMPITO " OTTO PAROLE"

Tempo

Cuore

Spensierato

Attenzione

Dolore

Consapevolezza

Nebuloso

Vita

LE NOSTRE DIVERSITA'

Ma dov'ero mentre voi eravate cosi' impegnate, nelle lotte civili e sindacali?

Il sessantotto mi è passato accanto con le sue battaglie solo sfiorandomi, gli slogan, i cortei, i comizi non mi hanno coinvolto.

Dov'ero? Eppure eravamo quasi coetanee.

Ero concentrata su me stessa sui capovolgimenti della mia vita, in quel tempo che per definizione avrebbe dovuto essere spensierato e che era invece saturo di nuove responsabilità, accadimenti che scavavano a fondo nel cuore e lo confondevano, facendomi piombare impreparata nell'età adulta. Ero li con i miei coetanei ma vivevo esperienze completamente diverse da loro.

Mi sono sentita spesso estranea.

Non ero completamente consapevole delle lotte e del fermento di quegli anni, in fondo a me stessa condividevo gli ideali per cui si combatteva ma, non voglio accampare scuse , forse non ero pronta o semplicemente non ero nata per essere così battagliera!

Non vivevo nel contesto adatto ad una tale presa di coscienza, mi mancavano tanti troppi punti di riferimento, il mio mondo non era più così ben definito.

Anche nei primi anni di lavoro la mia attenzione era volta ad altre necessità , altri impellenti compiti fu un periodo talmente colmo di incalzanti fatti che rendevano i miei giorni nebulosi, ed il dolore mi impediva di essere distaccata e lucida. Mi rendo conto di aver vissuto diversi anni della mia vita assorbita da circostanze che mi hanno portato, anche nell'età adulta, a vivere esperienze fuori dalla norma per molti, privandomi di altre magari più condivisibili.

Credo che la cosa più bella del nostro incontro sia proprio questo mescolarsi di esperienze, queste diversità che ci arricchiscono ed uniscono, intensi vissuti che giungendo da percorsi differenti si sono ora intrecciati rendendo questo presente insieme più ricco.


Luisa




saluti alle donne


Finalmente sono riuscita a pubblicare i miei scritti, dimentico facilmente i vari passaggi.
Ciao a tutte arrivederci a lunedì Paola T.

Quella volta che sul lavoro mi sono sentita ...apprezzata

Il lavoro di contabilità nell’Officina Grandi Riparazioni di Verona mi piaceva molto, mi sentivo soddisfatta per la meta agognata di avere un lavoro di contabilità, la mia indipendenza economica; e soprattutto mi piaceva il contatto con le mille persone che facevano parte di quella grande famiglia delle Officine G.R.di Verona.
I colleghi molto gentili ed anche molto schietti avevano accettato le poche colleghe femmine, entrate con l’ultimo concorso, come ferrovieri.Nei primi tempi io e la mia collega imparammo e seguimmo gli insegnamenti delle vecchie leve, però servirono molto i nostri studi di ragioneria che ci facevano capire certe cose che i colleghi davano per scontate perchè si facevano “così”.
Io fui anche la prima donna che rimase a casa nove mesi dopo la nascita di mia figlia usufruendo della possibilità data alle donne di chiedere aspettativa a stipendio ridotto: il grande capo pensava che forse non avevo molta voglia di lavorare “il maschilista”.
Il mio riscatto arrivò dopo che tornai dalla maternità.
Finalmente le mie capacità nell’espletare il lavoro, che mi piaceva proprio, furono riconosciute.
Sapevo con i fatti far valere le mie potenzialità, tant’è che alla fine apprezzata ottenni anche una promozione.

Paola T.

Compagni, Amicizie, Esperienze sindacali

In Ferrovia precisamente nell’ Officina G.R.di Verona ho trovato persone le più varie vista anche la grandezza del complesso; noi del Reparto Ragioneria eravamo una quindicina con il Capo Reparto che era soprannominato “Il Leone”, immaginate come mai; tra queste naturalmente vi erano i più o meno simpatici; io andavo d’accordo con quasi tutti visto il mio carattere accomodante.
Eravamo una grande famiglia che si aiutava anche fuori dall’orario di lavoro.
Vi erano colleghi si litigiosi ma che alla fine riuscivamo a neutralizzare con qualche battuta , e qualche presa in giro.
Era un ambiente che quando arrivai la prima volta mi sembrò fatto di soli vecchi, le ultime assunzioni negli Uffici erano state fatte subito dopo la guerra, le nostre dopo trent’anni, vi era quindi una generazione mancante.
I compagni che ho trovato nell’ambiente di lavoro a volte sono diventati cari amici, qualche amicizia dura anch’ora adesso che sono in pensione.
La mia ex collega Cristina è ancora la mia grande amica ed anche altre Franca Antonia, Fernandina Raffaello Piergiorgio sono ex colleghi amici che frequento ancora con piacere.
Non sono mai stata interessata ai sindacati, pur essendo passata nel periodo sessantottino, non ho mai preso parte a lotte e battaglie politiche, andavo si a riunioni varie per sentire quello che veniva proclamato ma me ne sono sempre tenuta a distanza.

Paola T.

Lavoro come identità

Essere entrata a far parte nel 1973 delle Ferrovie dello Stato mi ha fatto proprio piacere, mi sono sentita parte di un tutto rivolto al servizio dei cittadini che metteva , allora, in primo piano l’espletamento al meglio di un pubblico servizio.
Eravamo consapevoli di adoperarci, ognuno per la sua parte, per il servizio del trasporto ferroviario pubblico, ero orgogliosa di presentarmi come “ FERROVIERE”.
Essere parte di un grande gruppo mi faceva sentire protetta da alterne vicende lavorative che potevano capitare in ambiti lavorativi privati grandi e piccoli.
Purtroppo verso gli ultimi anni prima di andare in pensione tutto cambiò, vuoi perché il progresso, la modernità ed il privato hanno fatto cambiare il volto di tante cose e di tanti lavori.
Ora sentendo ex colleghi che ancora lavorano non capto più l’orgoglio di appartenere alle ferrovie, malcontento e mal amministrazione hanno fatto perdere quello che negli anni precedenti e per decenni i vecchi ferrovieri avevano costruito.

Paola T.

9 gen 2009

LETTERA AD UNA COMPAGNA


Vendri 8 gennaio 2009

Cara Luigina Zandonà,
ti ho già raccontato che frequento il corso di scrittura autobiografica; ebbene, pensa che per compito in questi giorni di festa, mi hanno dato da scrivere una lettera ad una compagna.
Quindi questa lettera è proprio per te cara amica e compagna Luigina, anche se ci siamo sentite per telefono qualche giorno fa per gli auguri di S. Lucia.
Ci siamo conosciute nei primi anni settanta attraverso Luisa, anche lei di Cerea come te. Io ero in politica da qualche anno ed ero responsabile femminile della “bassa” e nella bassa dovevo organizzare la festa dell'Otto Marzo ovunque fosse stato possibile.
Rimasi subito conquistata dalla tua freschezza, dall' entusiasmo e dalla forza d'animo che scaturiva in ogni tuo gesto e parola.
Eri una militante storica da tanti anni, piena di grazia, saggezza e umiltà.
Mi colpì il tuo racconto di quando appena signorina, nei primi anni cinquanta, andasti nell'Unione Sovietica assieme alla Anita Pasquali fondatrice dell' U.D.I. (Unione Donne Italiane ) e la meraviglia e lo stupore che provasti in quel grande e avventuroso viaggio.
Mi ricordo di quando ascoltavi anche radio Mosca, tutte le sere, nonostante il nostro partito avesse preso da anni le debite distanze.
Eri perfino orgogliosa e felice che il tuo compleanno scadesse proprio il primo maggio, dicevi che era un segno del destino quello di compiere gli anni alla festa dei lavoratori, festa che da allora festeggiammo sempre insieme, con pranzo Al Borsa di Valeggio sul Mincio per poi subito andare a ruzzolarci come bambine monelle nei prati verdi del Parco Sicurtà, tutto pieno di rose, fino a qualche anno fa.

Eravamo tutte e due nel consiglio comunale; tu a Cerea, io a Bovolone e alla domenica mattina andavamo a distribuire il giornale l' Unità nei nostri paesi e tutte e due eravamo mamme ; tu di Katia ed io di Betta. Quante cose ci accomunavano.
Ti ricordi Luigina di quell'Otto Marzo davvero riuscito bene che abbiamo festeggiato a Cerea insieme alle compagne di Casaleone dove abbiamo cantato a squarciagola come matte fino a notte ? E quei compagni dall'aria patita che erano stati emigranti, che ci cantavano le canzoni strazianti, accompagnandosi con la fisarmonica e noi giù a piangere e a commuoverci ?
E ti ricordi quella volta di ritorno dalla manifestazione a Verona con la Jotti (allora Presidente della Camera ) quando tutte e due con le nostre bandiere siamo state apostrofate volgarmente da un gruppetto di fascisti sopra una jeep e noi due senza neanche parlarci, bandiera in resta, li abbiamo rincorsi ... e loro che scappavano ... !
Te la ricordi questa foto che ti allego ? Era proprio di quel giorno.
Da allora non abbiamo mai smesso di volerci bene, le nostre bimbe sono diventate grandi, si sono sposate, siamo diventate nonne, ora ci vediamo raramente, ma ci sentiamo per telefono con lo stesso affetto di sempre, ed ogni volta è come se ci fossimo lasciate la sera prima.
Abbiamo fatto tante battaglie insieme, superate difficoltà di tutti i generi, allora era davvero dura essere comuniste in piccoli paesi come i nostri, eppure non è mai venuta meno la fede, la speranza e l'entusiasmo nel “sol dell'avvenir”.
Cara Luigina voglio dirti che è stato proprio bello averti amica e compagna in tutti questi anni e desidero ringraziarti del lungo tratto di strada che abbiamo percorso insieme, per i bei ricordi che ci legano, per la parte di vita che abbiamo speso con gioia inseguendo i nostri ideali.
Ti abbraccio con tanto affetto
Lucia

8 gen 2009

IL GRUPPO U.D.I. DELL'ALTAVALCAMONICA

Avevo forse 15 anni quando iniziai a frequentare il gruppo dell'U.D.I. della mia zona. Eravamo una decina di donne-ragazze (io la più giovane) e il punto di ritrovo era l'accogliente casa di Graziella che avendo due bimbe piccole,aveva più problemi a spostarsi.
Ricordo le lunghe e interessanti discussioni sul ruolo della donna nella società, sull'aborto e sul divorzio;erano gli anni settanta e quelle erano le tematiche scottanti.
Preparavamo insieme: le feste dell'8 marzo, i nostri spazi alle feste locali dell'Unità, gli incontri in biblioteca; ci scambiavamo consigli di lettura e libri.
Fu allora che iniziai a conoscere Simone De Beauvoir, Elena Gianini Belotti, Germaine Greer e il testo di A.A.V.V."Noi e il nostro corpo".
Mi sentivo molto combattiva e arrabbiata col sesso maschile che mi pareva avesse troppi vantaggi e privilegi rispetto a noi donne.
Nel mio borgo natìo, c'era una Biblioteca Popolare costituitasi in quegli anni grazie al volontariato di un gruppo di giovani che misero a disposizione i loro libri per il prestito e tutto il tempo libero a loro disposizione per farla funzionare.
Tra quei volontari c'ero pure io che passai molte serate della mia adolescenza a tenere aperta e viva questa struttura alla quale mi sentivo legata anima e corpo.
Confesso di non aver contibuito con i miei pochi e amati libri di allora proprio perchè vi ero troppo affezionata (sigh...sigh...mea culpa...)Ovviamente i miei cari fratelli non mi risparmiarono nel farmi sentire più volte in colpa.
In quella biblioteca organizzavamo spettacoli teatrali, cineforum, conferenze, incontri di lettura, giochi di società, serate musicali, conferenze, dibattiti, feste,stampavamo un giornalino.
Fu un periodo di intenso fermento culturale, indimenticabile.
Dopo aver divorato il testo "Dalla parte delle bambine" scrissi sul giornalino la recensione con una critica molto positiva, femminista ma non ebbi il coraggio di firmarla temendo le reazioni dei cattolici intransigenti (per la cronaca la maggioranza dei miei compaesani).
Ma il paese era piccolo, si intuì chi fosse l'autrice e qualcuno mi fece i complimenti per aver osato...
Furono anni di militanza politica, di idealismo, arrabbiature...esperienze che mi diedero la spinta a percorrere il cammino che ho intrapreso in seguito.
Furono anni significativi che rammento con nostalgia.
Gli incontri con voi donne in punta di penna mi fanno piacevolmente rivivere alcuni momenti di allora.
Adriana

7 gen 2009

LAVORO COME IDENTITA’


Qualsiasi lavoro è lodevole. Non possono esistere solamente docenti o intellettuali. Tutti abbiamo bisogno degli altri: agricoltori per mangiare, calzolai e sarti per vestire, operai … . Ogni essere umano ha diritto al lavoro.
Il lavoro a volte stanca, sfinisce, ma guai se non ci fosse!
Io l’ho sempre svolto con amore, anche se ha comportato sacrifici, soprattutto per la lontananza dalla famiglia. Quando però il sabato pomeriggio tornavo a casa il carico di lavoro si raddoppiava perché sentivo il dovere di sollevare un po’ la mamma, sempre oberata dai lavori domestici e sofferente nel fisico.
L’identità lavorativa si esprime fuori, non in famiglia.
Sul lavoro, ad un certo punto, mi è mancata la certezza d’essere apprezzata e ne soffrivo, non avendo ricevuto per anni il benché minimo complimento per il lavoro svolto. Un giorno arrivò in studio una personalità di Roma e il principale scelse me per redarre l’atto. Prima di congedarmi disse presentandomi: “Questa signorina è il mio braccio destro”.
“Non lo dubito - rispose il signore -è svelta e brava”.
Queste parole mi compensarono di tutto; per proseguire sereni alle volte si ha bisogno di un incentivo.
Altro episodio che mi gratificò fu quando, sposata da poco, a passeggio con mio marito in città incrociammo una coppia; il signore mi salutò con un cenno d’inchino, levandosi il cappello. Mio marito mi chiese subito chi fosse. Era un giudice del Tribunale che vedendomi quasi quotidianamente a registrare i processi forse mi credeva una dottoressa in Diritto!
Nella mia vita non mi sono mai adagiata ma accontentata, senza grandi aspirazioni. Nel lavoro mi sono identificata e sentita orgogliosa e paga.

di Ivana

6 gen 2009

IMPREVEDIBILI INCONTRI

Val Sarentino 30 dicembre 2008 , una splendida e gelida giornata di sole è trascorsa, all'ora di cena tutto il gruppo si riunisce in albergo, ritrovo amici che da tanti anni non frequento, in un clima festoso che sa di rimpatriata, i sorrisi sono facili , spontanei e si mescolano su volti noti e volti sconosciuti.
Raggiungo il posto che mi è stato assegnato nella lunga tavolata,
dopo pochi minuti arriva una coppia che non conosco, lui si siede di fronte a me: corporatura piuttosto alta, la classica pancetta che definisce l'età, capelli pochini, la giusta dose di rughette attorno agli occhi, chiari, che devono essere stati belli...e qui lo sguardo indugia.. mi sembra di conoscerli, vengono da un passato molto molto lontano, ma non dimenticato...
Ebbene vi ricordate per caso quel ragazzino che ai giardinetti mi mandava messaggi con l'alfabeto muto?
Era proprio lui arrivato dai lontanissimi anni sessanta, piombato li stesso albergo, stessa compagnia, è scontato che non si ricordi di me ,in quanto Luisa,
ma solo perché facente parte del gruppetto di ragazzine con le quali passava le sere di quel mese di maggio,al confine tra fanciullezza ed adolescenza: questo neppure lui lo ha dimenticato.
Abbiamo cercato un po' nella memoria fatti e volti, di quel tempo, ci siamo aggiornati sulle nostre vite, quasi per un tacito obbligo che per vero interesse, siamo ad ogni effetto due estranei che per un disegno del destino hanno condiviso qualche gioco , forse qualche batticuore e non si sono più rivisti da quegli anni. Ma la vita ,imprevedibile, ha preso per noi un appuntamento a distanza di secoli, ed ora eccoci qua, siamo sempre noi ma non più gli stessi ed è impensabile ripescare quelle immagini, riportarle nel presente.
Così nascondo gelosamente i miei ricordi.
E' bello con la mente giocare con il passato ,cercare di sbrogliare i ricordi, ma quel tempo per fortuna rimane infagottato in quegli abiti fuori moda, in calzoncini corti ed una maglietta a righe e così voglio che restino,immobili nella memoria , che quei ragazzini rimangano sempre giovani ed impacciati, che arrossiscano per uno sguardo, che si emozionino per una parola sillabata con” l'alfabeto muto”, voglio che non crescano mai.
Che nel cuore e negli occhi abbiano per sempre dodici anni .

Luisa



L'INVERNO

L'inverno punge, bussa severo,
a far il nemico ci pensa davvero.
La brina forma disegni ghiacciati
così i rami degli alberi paion ricamati.
La gente passeggia velocemente
e a fermarsi non ci pensa per niente.
E così pure i passerotti sembran infreddoliti
anzi quasi annichiliti.
Questa stagione gioca con la brina,
sorride alla nebbia e scherza con il ghiaccio,
ma non è una stagione pagliaccio.
Non certo come l'estate con la quale
si posson fare tante mattate.
L'inverno mi chiude nel suo gelo,
ma un'eterna estate l'amerei davvero?

Betty

5 gen 2009

VIAGGIO

VIAGGIO RICORDI MAGICI CUORE SORRISO INCONTRO LACRIMUCCIA INCOMPRENSIONE

Viaggio col sorriso sulle labbra
Viaggio col cuore danzante
Viaggio per incontrare e migliorare
Viaggio lasciando qualche lacrimuccia
Viaggio con qualche incomprensione.
RICORDI MAGICI!

Buon proseguimento a tutte voi con un 2009 magico!
Adriana

4 gen 2009

IL CIELO CAPOVOLTO



Qui il silenzio è assordante, un intenso blu mi sovrasta e avvolge, unico suono, ritmico, lo struscìo dei miei sci sulla neve, a lato il respiro di un ruscello mi accompagna, acque cristalline che si fanno largo insinuandosi tra sassi luccicanti di ghiaccio, scorrendo tra scheletri di cespugli trasformati in preziose trine da brillanti cristalli di neve.
Mi sembra di calpestare un cielo capovolto, il candore abbacinante che ricopre ogni cosa è costellato da milioni di stelle che riflettono l'accecante luce del sole, quasi stordita mi fermo ad ammirare tanto splendore...
E penso che non serve una tavolozza di colori per stupire lo sguardo,
non occorrono note musicali per far cantare il cuore, basta solo questo immenso silenzio

Luisa

Auguri Mafalda

3 gen 2009

BUONA BEFANA



Nella tersa mattina d'inverno,

Irradiato dal sole di dicembre

Il calicanto è fiorito.

Il suo profumo già è promessa

Ci vuole tempo...

Arriveranno presto i venti di Marzo

Giocheranno con foglie e fiori

Le scure aiole assumeranno colori d'arcobaleno

Brezze capricciose giocheranno con gonne e fiori

Fiori ambulanti annunceranno Primavera

Al pettirosso lo dirà la rondine.

(Francesca)

2 gen 2009

AUGURI

Rientro ora da qualche giorno di gioiosa e giocosa evasione, a tutte un pensiero affettuoso e tanti tanti, auguri per il nuovo anno con parole prese in prestito

L'ANNO NUOVO di Gianni Rodari

Indovinami,indovino,
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedi'
sarà sempre un martedi'.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo:
per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno.


Un abbraccio, a martedi'

Luisa

1 gen 2009