BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



31 dic 2009

FILASTROCCA DI CAPODANNO

Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l’anno:

Voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,

Voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.


Gianni Rodari


da Corinna con un Buon Anno

BUON ANNO SEMPRE CON MONET




Il ponte del fantastico giardino dipinto da Monet,
metafora del passaggio nel nuovo anno che vi auguro colorato e fiorito proprio come questo giardino.

27 dic 2009

PER CHI RIMANE IN CITTA'

Care tutte,
tutto bene?Avete trascorso un Natale sereno? Avete come me peccato di gola?Pazienza!
Dal momento che fino all'11 di gennaio non ci si ritrova, vi andrebbe di scambiarci un Buon Anno in Piazzetta pescheria? Potrebbe essere una tarda mattinata o un tardo pomeriggio. Attendo vostre proposte, un abbraccio corinna

26 dic 2009

da Reading Natale 2009

Si chiamava Gesù
Fabrizio de André


Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto
Ebbe forse un po' troppe virtù
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.

UN DIPINTO SOGNANTE DI MARC CHAGALL

25 dic 2009

AUGURI!

Care tutte,
cercando, ricercando qualcosa di originale, siamo arrivati all'imbrunire, ma anche all'essenziale:
ancora BUON NATALE,

un abbraccio, corinna e paolo

25 dicembre 2009


E così, Dio scomparso,

che voglio averti.

Piccolo cembalo di farina per il neonato.

Brezza e materia unite

nell'espressione esatta

per amor della carne

che non sa il tuo nome.
E così,

forma breve d'inefferabile rumore,

Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno,

mille volte ripetuto,

morto, crocifisso,

dall'impura parola dell'uomo che suda.

Federico Garcia Lorca

Vista l'impossibilità di farvi gli auguri personalmente causa neve, un piccolo pensiero attraverso il blog. Un augurio particolare a Betty.

Susanna

24 dic 2009

LA COMETA




O stella che accompagni i pastori,
con la coda in fiamme,
parola che guida a una capanna spoglia,
chi ti metterà sulla guglia
più alta del mondo?


Alda Merini "Francesco,Canto di una creatura"





BUON NATALE e UN ABBRACCIO A TUTTE
Luisa

per tutte voi amiche di scrittura

I più dolci Auguri per un Natale ed un Anno Nuovo sereni e pieni di Felicità, di scritture e sorprendenti avventure dentro e fuori l'anima. Maristella

23 dic 2009

L'AMBASCIATRICE



Oggi Luisa ha fatto l'ambasciatrice e mi ha portato in dono il vostro libro che ho gradito immensamente, è un libro di Luce Irigary "Preghiere quotidiane", mi terrà compagnia in questi giorni in cui devo, o meglio dovrei, stare un po' a riposo.
Mi avete viziata troppo, però volendo ho ancora altri organi disponibili all'asportazione... (intanto tocco ferro).

Ora un mio pensiero

Di terra in terra, di luogo in luogo, d'ospedale in ospedale, di sala in sala (operatoria)
Ognuno di noi sente di far parte d'un determinato luogo, io per destino peregrino spesso nei luoghi sopra citati, non propriamente ameni, ma non posso non provare per essi una certa qual appartenenza.
Voglio qui ora valutare le suggestioni che questi luoghi suscitano in me.
Suggestioni luminose:
Nei lampadari delle sale (operatorie), nei verdi tenui delle pareti, negli acciai scintillanti di alcuni oggetti ed arredi.
Suggestioni ricche di movimento:
Nella frenesia delle corsie, nello svolazzare dei bianchi camici, nell'arrivo improvviso di nuovi "ospiti".
Suggestioni inerenti allo scorrere del tempo:
Le giornate qui sono interminabili. Le notti ancora di più.
Suggestioni umane:
Gli inevitabili rapporti che si creano con le altre "ospiti", scambi di storie pesanti, solitamente più pesanti della mia. Giuro.
Suggestioni ricche di povertà umana:
I medici che guardano solo il numero del tuo letto evitando accuratamente di fissarti negli occhi. Siamo in troppi non c'è tempo per un sorriso o anche solo una parola di conforto.
Suggestioni emotive:
... E quando tutto passa, perché sembra impossibile ma passa, torno a casa e riprendo possesso con gioia del mio letto, del mio bagno, della mia intimità, delle piccole cose che abitano la vita di tutti i giorni.
E si che mi sembrava di essere entrata in sintonia con la mia quotidianità! Forse mi sembrava. Ma ora prometto, non mi lamenterò più di nulla, le banalità di ogni giorno saranno per me fonte inesauribile di gioia, le pile di biancheria da stirare affettuose certezze sempre in attesa, la spesa, un momento di ristoro, lo spolvero, un gesto di cura verso i mobili, ecc. ecc. Perciò per me il Natale quest'anno sarà davvero speciale, senza andare altrove lo vivrò intensamente e non ne avanzerò neanche un pezzettino.
Auguro a tutte voi giorni colmi di gioia.

22 dic 2009

Se quel giorno Maria avesse detto di no



Se quel giorno Maria avesse detto di no all’Arcangelo Gabriele, se si fosse rifiutata di mettere al mondo Gesù, forse l’Arcangelo si sarebbe rivolto ad un’altra giovinetta, e niente sarebbe cambiato; Gesù sarebbe stato partorito comunque, perché questo era il disegno di Dio suo Padre.
Non avremmo però avuti Maria come Madonna, e nemmeno S. Giuseppe come padre putativo, e nemmeno S. Anna sua nonna o S. Elisabetta e Zaccaria genitori di Giovanni Battista e suoi cugini; tutti questi santi, a dire il vero, a forza di leggerli son diventati un po’ anche miei parenti. Avremmo avuto altra Madonna e altri santi, più o meno simili ma con altri caratteri e altri nomi. Di Maria non si sarebbe saputo assolutamente niente, il rifiuto di una donna all’Arcangelo non sarebbe stato certamente ricordato o menzionato nei vangeli.
Forse l’Arcangelo si sarebbe vendicato con Maria perché sarebbe stata di cattivo esempio per tutte le donne della Galilea e della Giudea e non solo … Sicuramente l’avrebbe punita, forse anche uccisa, fatta lapidare, perché non si dice di no ad un uomo, figurarsi ad un Arcangelo mandato nientemeno che da Dio.
E’ bene ricordare, che il periodo era quello in cui vigevano le leggi dell’Antico testamento, e sappiamo quanto questi personaggi biblici, fossero di pessimo carattere e più inclini alla vendetta che all’amore e al perdono.
Maria non era una donna ribelle ; ma una donna mite e gentile che all’Arcangelo risponde : “Ecco, io son l’umile Ancella, sia fatta la tua volontà …”
Era una giovinetta buona, timida, umile, vergine, bella e piena di grazia, che tutto accetta senza chiedersi o chiedere perché, che non fa domande moleste; una donna che rappresenta ancor oggi, il massimo dell’immaginario maschile universale.
I maschi di tutto il mondo, di tutti i tempi, di tutte le religioni, gli atei, gli agnostici, aspirano ad una donna come Maria.
A noi donne è stata tramandata come modello dagli Evangelisti, i pittori l’anno dipinta come l’immaginavano nella loro mente e così gli scultori, i poeti ecc. ma, a dire il vero, per noi donne è un po’ difficile da imitare.
Tuttavia, a me piace pensare che Gesù con una madre diversa da Maria, e un padre diverso da Giuseppe non sarebbe stato lo stesso Gesù che conosciamo attraverso i Vangeli;
Un Uomo mite e gentile che rispetta profondamente le donne, le quali, allora, contavano meno di niente.
Questo rispetto lo aveva sicuramente imparato da Giuseppe suo padre, che aveva sposato Maria anche se incinta di un bimbo che lui ben sapeva non essere suo.
Ma Giuseppe non si era fermato solo all’ atto pubblico del matrimonio che sottraeva così Maria dallo scandalo e dal martirio della lapidazione, ma si era preso cura con grande responsabilità e amore, sia di Maria, che della crescita e dell’educazione del Figlio; lo aveva fatto studiare con i dottori, i sapienti; lui, che era soltanto un falegname .
Con questi esempi Gesù cresceva diverso dagli uomini del suo tempo, per Lui era naturale il rispetto e l’amore per i più deboli e indifesi e fra questi, le donne ; Vedi la Maddalena, La Samaritana, la Concubina che stava per essere lapidata, l’emorroissa …
L’unicità di Gesù, è dovuta proprio all’umanità che questi genitori umili e gentili hanno saputo infondere in Lui, rovesciando così i valori dell’Antico Testamento che erano la Vendetta.
Lui invece, portò L’Amore.
Meno male che quel giorno Maria ha detto di si.

21 dic 2009



LETTURE DI NATALE 2009

Mancano dei pezzi perchè non sono capace di inserirli. Li avevo scannerizzati. Mi mancano anche tutti i testi di chi ha letto cose portate da casa. Se volete inserirli andate su modifica e aggiungeteli. Buon Natale Marisa



NATALE ‘55 di Bepo
legge Bepo


Era partito lunedì mattina, prima dell’alba, molto prima.
Imbacuccato nel giaccone da camionista,. in pelle nera, ma è meglio dire in cuoio spesso, che gli rende difficili i movimenti.. la sciarpa fin sopra le orecchie e la coppola calcata in testa di modo che resta solo una fessura per gli occhi. Pantaloni di fustagno, scarponi da lavoro e guantoni di lana completano l’abbigliamento del ciclista notturno, anche se con pochi risultati. Dopo due chilometri percorsi nell’oscurità e nella nebbia pungente di dicembre, papà arriva comunque intirizzito nel cortile dell’azienda, dove l’attende il camion della Esso. E’ il kilolitro rosso con il quale va a Porto Marghera, lo riempie di carburante e riparte velocemente per andare a rifornire i distributori del Trentino Alto Adige.
Da sei mesi lo vediamo solo dal sabato sera alla domenica sera. Il resto della settimana lo passa nelle locande di Marghera o del Trentino.
Questa settimana lo aspettiamo con particolare ansia. Domenica è Natale. Speriamo che torni prima del solito. Speriamo che “quel senza cor” del suo datore di lavoro, come dice mamma, gli conceda qualche ora in più per la famiglia.
Siamo in tanti, in famiglia, mamma ha già messo al mondo dieci figli, siamo vivi in otto, ma non è ancora finita…
Questa sera anche i miei cinque fratelli più grandi, tre ragazzi e due signorine, sono rimasti a casa.
Di papà non abbiamo notizie. A casa nostra, come in quasi tutte quelle vicine, il telefono non esiste.
Non c’è nemmeno la corrente. Il riscaldamento viene dalla cucina economica e dal camino, concentrati nella piccola cucina. Siamo tutti assiepati lì, attorno al tavolo, in attesa di papà. Doveva arrivare prima di cena, ma la mamma ad un certo punto ci ha fatto mangiare.
I piccoli stanno crollando dal sonno, ma resistono eroicamente. I grandi battibeccano tra loro, le mie sorelle portano le “scaldine” nelle camere da letto e le infilano con le “moneghe” sotto le coperte.
Sono ormai le nove. Mamma non riesce più a trattenere l’angoscia: “Perché non torna? Quel senza cor del so paron nol ga rispeto gnanca del Nadal”.
“Dai, bambini, recitiamo il rosario, chissà che la madonna non ci faccia la grazia”
Deusinaditoriomeonintende…
All’improvviso una folata di vento più forte del solito entra da sotto le porte piene di pertugi. La fiammella della lucerna trema pericolosamente dentro il tubo. La Selva abbaia. Saltiamo tutti in piedi: “Gemino!” “Papà”.
E’ lui. Un babbo natale scuro, coperto di uno spesso strato di neve che comincia a sciogliersi prima che papà, impedito da tante mani e tante braccia, riesca a fatica a spogliarsi e a sedersi a tavola.
E’ stata dura scendere da Bressanone a Cerea con la neve che turbinando vorticosamente e incessantemente annullava le differenze tra la strada e i campi. Grande camionista, papà.
Sarà uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo, ma che importa, siamo qui tutti intorno a papà.
Questa sera il rosario è saltato. E domani e Natale!


DALLA VITA PRIMA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI di Tommaso da Celano
legge Francesca

Nella contrada di Greccio c’era un uomo di nome Giovanni molto caro a Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne.

Circa due settimana della natività, Francesco lo chiamò e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù prepara quanto ti dico:
Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betleme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fù adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”.

Appena l’ebbe ascoltato Giovanni se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto di Francesco.

E giunse il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza.

Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti, uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando, ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.

Arriva alla fine Francesco, vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio ed è raggiante di letizia.

Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducano il bue e l’asinello.

In quella scena commovente risplende la sensibilità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.

Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali!

La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero.

La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi.

I frati cantano scelte lodi al Signore,e la notte sembra tutto un sussulto di gioia.


NATALE ALTROVE di Betty

Natale altrove? Oddio mi piacerebbe.
Certo se sapessi dove si trova. L’ho cercato sull’atlante, ma nulla.
Deve essere un posto decisamente affascinante!
Altrove… altrove… Evocativo già il nome.
Me lo immagino un luogo ricco di storia, credo non manchi il mare, anzi sarà l’oceano.
Chissà che meraviglia nuotare nell’altrove e poi camminare nei prati dell’altrove, inerpicarsi sui monti dell’altrove … deve far scaturire una gioia indicibile.
E lontani dagli assilli della quotidianità, dalla monotonia, si stacca la spina e si vola, non credo di sbagliarmi. Deve essere così.
Il Natale altrove allora?
Altrove in fondo è inseguire l’utopia, l’illusione.
Altrove è l’ignoto, l’insolito.
E’ altro da scoprire.
Io inseguo l’altrove e al contempo amo il mio “qui e ora”. Devo imparare a conciliare le due cose, è arduo, ma d’altra parte la vita non è una passeggiata. Neppure il Natale è solo gioia, pranzi, luci, lustrini e abbracci.
Il Natale è molto di più di tutto questo.
Solo che nel frattempo “Lui” si che se ne andato altrove, lontano da tutta questa confusione, a vivere un tempo più intimo. Forse possiamo ancora recuperarlo, forse ce la facciamo. Già questa sera è un nobile tentativo per ritrovarlo nella sua essenza.
Forza, credo che siamo sulla buona strada.


LA STELLA di Edmond Rostand ( 1868 – 1918)
legge Franco

Perdettero la stella un giorno.
Come si fa a perdere la stella?
Per averla troppo a lungo fissata...
I due re bianchi, ch’erano due sapienti di Caldea,
tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento...
Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete di essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri, si disse:
"Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali".

E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.


EL PRESEPIETO DE LA MARISA di Marisa V. Natale 2009
legge Marisa


Ricordito belo el me presepieto?
‘na cassa de asse par fa la capana
‘na stela sbilenca postà sora el teto
du angioli biondi che i canta l’osana.

Se impissa e se smorsa la luce, l’è straca
la struca de ocio, è saltà l’alternansa
Godemolo istesso ‘l spetacolo a maca
ne basta el ricordo e l’udor de naransa

Ricordito el lago ‘ndo sguassa du pessi
che tri i è za massa sul lustro del specio
E dò anare insulse malè de boressi
parade nel fosso da i sighi de ‘n vecio.

Le anare mate le sbate le ale
No so se le vera, me par de sicuro
ma forse l’è solo emossion del Natale
le ombrie de la luce sparade sul muro.

Le ale pararia, le piume perfete
sisone stonade, le pene bordò
sui àrsari teneri, dai mus’ci protete
le par ‘n bel ‘sciapo, invesse i è dò.

Sul bianco sentiero adrio a la seriola
col manto ben cuerto de bianca bambasa
le par buteleti in fila par scola
le pegore strache , le va verso casa.

Dedrio, strapagando i piè ‘nel giarin
ariva i pastori vestidi de pel
i serca la stela che porta al butin,
in spale, par siarpa, i se porta l’agnel.

Fornàri e bandàri, ‘na dona che lava
li sposto a piaser, nel me presepieto
E l’angiolo biondo che ancora cantava
lo porto a la grepia a far da pageto

El musso lo meto a cargar ‘n po’ de stele
a giutar S. Giusepe a far un bel fogo
Le stende le strasse do bele butele
El bò me lo sposto nel fien, rento al logo.

La testa girada pa’ un fia de creansa
(l'ha dito i vangeli che arfiar i era in do)
le bestie se cucia a sponsar su la pansa
co' i oci seradi, el musso e anca el bò.

No son mai contento, el me piase perfeto
La grepia impenida lì poco distante
La mama l’è pronta a tacarselo al peto
Giusepe l’aspeta el momento importante

Ma tuto finisse co ‘n colpo de gloria
parchè a mesanotte , in silensio perfeto
co’ nasse el butin cominsia ‘la storia
e finisse l’atesa pa’ el me presepieto.

Spetar le più belo che ‘l giorno de festa
Te par che ogni dì possa dir novità
‘n sbrisego al col, ‘n po’ soto la testa
la festa l’ariva e 'l te belo passà .

Un tempo se nasse un tempo se more
Un tempo se vive, speremo sia ben
Però che destin che g’à nostro Signore
ch’ el dorme beato postà sora al fien !


UN NATALE LONTANO di Ornella
legge Ornella

Vorrei andare lontano per affrancarmi dalla pesantezza del vivere quotidiano.
Non voglio tediarvi, ho preso a prestito un’espressione molto corrente.
Ho bisogno di staccare la spina!!!
L’ho sentita molte volte, ma poche mi ha trovato concorde.
Staccare la spina da cosa?
Non certo dalla TV che guardo pochissimo e su di essa esercito il mio diritto alla “sicurezza e salvezza mentale”
Pensando a certe trasmissioni televisive… polemiche, dibattiti, litigi …“Aria fritta”
Spegnerla, è un atto di difesa personale, per proteggere quei pochi neuroni che ancora
sono disposti a collegarsi, magari a fasi alterne...prima uno poi l’altro.
Ecco perché dimentico dove metto gli occhiali, il telefono, la biro….

Poi vorrei andare lontano per non pensare al lavoro, al capo, all’orario!!!
Ormai… sono collocata a riposo, decido cosa fare e come gestire il mio tempo libero, per cosi dire..
Però ho pensato, che ogni cosa che faccio deve essere: divertente per me o utile agli altri. E’ un modo di coniugare il tempo con il piacere.
Anche questo è un modo di stare lontano.

Vorrei andare lontano per incontrare nuova gente, per conoscere nuovi usi e costumi.
Desiderio esaudito… 10 Moldavi nell’appartamento attiguo e 4 Siciliani sul pianerottolo.
Posso ascoltare lingue sempre diverse, linguaggi che non capisco, litigi inaspettati e telefonate alle 1 di notte. Assaporare i profumi di spezie, usi e costumi molto diversi dai miei.

Sei sicura che vorresti andare lontano lontano???
Ma goditi la vita che si dipana attorno a te.
Guarda quanta bella gente ti è vicina ed aspetta ansiosa il Natale con te!!
In un Resort, sull’Oceano non avresti avuto un audience più alto.
Non poteva andarti meglio!!!

Ricorda che: Il miglior addobbo Natalizio, è un sorriso.

BUON NATALE A TUTTI.


NATALE ALLA MUSELLA di Renata legge Renata

Alla Scaletta, io e mia sorella eravamo nate e tornavamo regolarmente a trovare zii e cugini che lì ancora vivevano e lavoravano.
La Tenuta Musella, di cui la Scaletta faceva parte, era di proprietà dei duchi D’Acquarone.
Pietro, l’ultimo ministro della Real Casa di Savoia, padre dell’attuale proprietario, l’aveva acquisita sposando Maddalena Trezza, figlia di Cesare.
All’attuale proprietario era rimasto un inutile titolo nobiliare, un immenso patrimonio e il nome ereditato dal nonno materno.
Cesare D’Acquarone una volta all’anno, la notte di Natale, apriva la chiesa della sua villa a tutti gli abitanti della tenuta.
Contadini, guardiacaccia, giardinieri e personale di servizio avevano così il privilegio di assistere alla messa di Natale assieme al duca e alla sua famiglia.
Io e mia sorella aspettavamo da tempo l’occasione giusta e questa era la volta buona.
E’ la notte di Natale del 1967. Accompagnate dai nostri cugini siamo salite dalla Scaletta fino alla Villa e ci siamo accomodate per tempo sui banchi della chiesetta.
Non c’è la neve, ma l’atmosfera natalizia è quella di sempre: gli addobbi e le musiche ci ricordano che questo è il periodo dell’anno dedicato agli affetti familiari.
La chiesetta è bella da vedere, grazie agli affreschi seicenteschi, ma noi siamo tutte eccitate nell’attesa dell’arrivo dei Duchi.
Eccoli! Arrivano proprio all’inizio della messa.
O forse è il prete che inizia la messa quando loro arrivano.
Il duca è un giovane uomo di 42 anni, ma è la moglie che attira la nostra curiosità.
Claire è una bella donna, alta, ben vestita, bionda e con i capelli lungi e ondulati che le corrono lungo la schiena.
Non riesco a fare a meno di guardarla per tutta la messa e quando esco di chiesa mi porto dietro un profondo senso di ammirazione e d’invidia per questa donna che ha coronato i suoi sogni, sposando una specie di Principe azzurro che l’ha colmata di amore e di ricchezza.
Non vedo l’ora di tornare al mio paese per raccontare tutto alle mie amiche!

Dopo dieci giorni il duca Cesare D’Acquarone finisce sui giornali di mezzo mondo.
Il suo corpo, crivellato da cinque colpi di pistola, viene ripescato in una piscina di Acapulco, in Messico.
Del delitto, secondo lei accidentale, si autoaccusa la suocera, che finisce in carcere per qualche anno.
Ma tutti sono convinti che ad ammazzare il duca sia stata la bionda, angelica moglie Claire.

ADIO VECIO NADAL di Elsa Adami Vendramini
legge Laura

Me ricordo el presepio, a casa mia,
co'l canto dei pastori infondo al cor
e l'albaro che un poca de magia
avéa vestì de neve e de slusor.
Risentarò anca st' ano le campane
da tuti i campanili risonàr
e el vento na falìva su le mane
me portarà da l'alto a caressàr.
La voce del NADAL dei me bei ani
me ciamarà più forte ... o tasarà
sveiando in cor sorisi ormai lontani;
memorie che col pianto sgossarà!
Rivedarò anca st' ano i me pastori,
la stala, i albareti, el sfondo blu
çercando 'n la taolossa dei colori
un sogno che oramai no'l torna più.



CE N’E’ TROPPO DI NATALE di Betty

La Coca Cola ha già fatto il cambio di stagione. Lasciata la divisa vacanziera ha indossato quella natalizia, festosa e accattivante. Non c’è dubbio un Natale senza CocaCcola manca di brio, vogliamo anche le bollicine scure non solo quelle bionde dello spumante o dello champagne, non ammettiamo nessuna forma di razzismo, neanche nelle bevande.
Il pandoro è un classico al quale è impossibile rinunciare, un pranzo di Natale senza pandoro perde di spessore, di contenuti burrosi.
Poco importa se poi lo mangiamo più o meno tutto il resto dell’anno! Infatti un pandoro costa oramai come un pacco di biscotti del Mulino Bianco!
E così dicasi per cotechini e zamponi, giocattoli, libri, cd, che puntualmente escono nei periodi natalizi ad invogliare agli acquisti per gli immancabili scambi di regali che sono veramente indispensabili.
La gioia di ricevere, la meraviglia di donare, dimenticando i parti mentali fatti per pensare a: cosa gli o le regalo ?
E il Natale luccicante delle strade, delle vetrine dei negozi, dei centri commerciali, degli outelet.
NO! Stop! Mi fermo.
Troppi bagliori, troppi rumori, ho bisogno di silenzio.
Tutto questo rumore, questa confusione va a coprire forse un po’ di vuoto?
Tanto vuoto?
Mi guardo attorno, cammino più lentamente, cerco un respiro più ampio.
A Natale nasce Gesù.
E’ per questo che esiste il Natale, mi pare sia per questo, non credo di confondermi. Tutto il resto è ormai davvero troppo, esageratamente troppo.
Ed è un troppo figlio di “un così poco”!

IL MIO NATALE DOV’E’ di Luisa
legge Luisa

Quanto Natale, troppo Natale mi circonda, è un assedio,che mi avvolge,ma non mi penetra. Il Mio Natale dov'è?
Lo devo cercare altrove, in una foto sbiadita, o nel pozzo dei ricordi, quando per fare Natale, bastava quel presepe, quell'ansia giocosa nello scartare le statuine e gli addobbi per l'albero,facendo attenzione a non farli cadere,erano in vetro fragilissimo ,Natale era nell'emozione di ritrovare le cose riposte un anno prima, era in quella pecorella con una zampina rotta, fatta stare in equilibrio con il muschio, nelle minuscole luci nascoste dalla carta velina a creare come per magia un cielo stellato. Era nell'atmosfera della mia casa , nel calore dei miei affetti sicuri , inscindibili , nella Messa la mattina di Natale,
con mamma e papà.
Oggi i mercatini, le luci esagerate, la ressa,la caccia ai regali e agli addobbi sempre più nuovi ,sempre più originali, sempre più uguali.
Ogni anno un Natale diverso, ogni anno meno Natale.
E la frenesia si impossessa di noi, nostro malgrado.
Vorrei un Natale altrove, non nei mari del sud, no, sono troppo tradizionalista,
lo vorrei ,che so, in Finlandia, con poca luce e tanta neve, poche case,
tanto tanto spazio.
Ma anche li sarà senz'altro un Natale illuminatissimo e Babbo Natale magari venderà giocattoli negli ipermercati...

Pero'... lasciatemi sognare


LA LETTERINA DI NATALE di Silvana
legge Silvana

La letterina di Natale ve la ricordate?
Con le righe già tracciate e i
brillantini.
Mi ricordo quando la mettevo sotto il piatto del mio papà.
Quello che scrivevo non erano mai richieste di giocattoli.

La sistemavo sotto
il piatto prima che lui arrivasse, poi ci sedevamo a tavola e io trepidavo a
pensare a quando l'avesse trovata.
Era quasi una tortura.
Fuoriusciva dal
piatto ma papà fingeva di non vederla e io ci credevo .
Finalmente tolto il
secondo piatto fingeva una sorpresa
che per me era autentica:
" Ma saghè quà - cossa ela sta letera"
Io mi illuminavo , lui l'apriva e la leggeva.

“Caro papà ,prometto di essere
brava di ubbidire sempre alla mamma e non risponderle mai.”
Poi mi abbracciava e io ero felice.


LE CIARAMELLE dai Canti di Castelvecchio aprile 1903
di Giovanni Pascoli legge Giulia


Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!


NATALE A REGALPETRA
di Leonardo Sciascia
legge Giovanna

… Il vento porta via le orecchie - dice il bidello.
Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.
I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.
L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo.
Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto :un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.
Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.
In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca:"La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".
Alcuni hanno scritto,senza consapevole amarezza, amarissime cose:
"Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa". Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema…
Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.
"La mattina del Santo Natale - scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto".
La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre "per fare la spesa". Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.
"E così ho passato il Santo Natale".


NATALE INSIEME di Ivano Adriana e Mario
legge la famiglia

NATALE INSIEME
PER non tollerare più ingiustizie e nefandezze,
PER non arrenderci di fronte all'apparente impossibilità di rovesciare la direzione delle cose del mondo.
NATALE INSIEME
PER ascoltare più attentamente,
PER scegliere,
PER coltivare giardini più belli e più fioriti,
PER guardare più spesso in alto,
PER immergerci nelle musiche che ci raccontano della bellezza che stiamo perdendo,
PER leggere più attentamente i versi dei poeti consapevoli,
PER salvare il salvabile,
PER essere più duri, inflessibili,
PER difendere la cultura che ci piace
PER combattere per quella.
NATALE INSIEME
PER gridare più forte,
PER divulgare ciò che merita di essere divulgato,
PER denunciare con decisione patacche e imbrogli, finzioni e prese in giro.
NATALE INSIEME
PER snidare la falsità dovunque si annidi,
PER salvaguardare il valore delle parole.
NATALE INSIEME
PER non farci umiliare,
PER non rassegnarci,
PER non farci confinare in schieramenti obbligati.
NATALE INSIEME
PER tenere a mente che tutto quello che facciamo rimarrà nell'aria per i piccoli che oggi stanno crescendo.
NATALE INSIEME
PER garantire la creatività,
PER commettere meno errori possibile.
NATALE INSIEME
PER esserci,
PER non scappare,
PER non chiudere gli occhi di fronte a nulla,
PER meditare, viaggiare col pensiero, non accettare la barbarie.
NATALE INSIEME
PER insistere, dialogare, capire in quale direzione ci stiamo muovendo,
dire e scrivere ciò che pensiamo,
proporre il meglio,
diffondere musiche e immagini che interpretano la parte migliore del mondo.
NATALE INSIEME
PER non annegare nel mare del consumo.
NATALE INSIEME
per essere buoni, anche se questo volesse dire essere cattivi, anzi cattivissimi.

UN SERENO NATALE A VOI TUTTI!!!


E' NATALE!
DI Madre Teresa di Calcutta
legge Mario


E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

DENTRO LE GABBIE GELIDE DI PONTE GALERIA di Furio Colombo (tratto da) legge Giovanni

Si apre un immenso cancello scorrevole e al di là c’è un soldato che verifica e trattiene i documenti. Noi siamo deputati o politici e questo determina una curiosa estraneità, come una differenza di mondi.
Passano veicoli militari nella striscia d’asfalto che separa il grande cancello dagli edifici del luogo in cui stiamo per entrare e che – da fuori e da lontano - sono lastroni di cemento senza aperture. Avete visto il film 2012 sull’imminente fine del mondo, e il senso di condanna che incombe su strutture poderose e inutili? L’atmosfera è quella, minacciosa e allo stesso tempo non vera, come una cupa scena di Hollywood.
Qui, alle porte di Roma, a Ponte Galeria, un contenitore di cemento e metallo grande e sigillato è stato preparato per chi viene catturato in un gioco perverso: il gioco dei clandestini. Gente che vive e lavora in Italia dopo essere sfuggita alla morte di guerra e alla traversata del mare, viene fermata, mentre porta i bambini a scuola o ha commesso l’imprudenza di andare in un ospedale, viene "catturata" mentre va o viene dal lavoro.
E - come in quei Paesi estranei alla democrazia - i catturati sono portati qui, nelle gabbie grandi all’ aperto e in piccole stanze gelide con dodici o quindici letti sul fondo delle gabbie. In quelle stanze i catturati - che non sanno perché e per quanto saranno qui - cercano di dormire, indossando tutti gli indumenti che possiedono, per non sapere la vita che stanno vivendo. Come sempre succede in questa Italia, non ci sono soldi, non ci sono Enti responsabili, non ci sono cure.
Qui un essere umano costa alla Repubblica Italiana 47 euro al giorno, quasi solo per piatti precotti con giorni di anticipo e che tutti uomini e donne, ucraini e africani, descrivono come immangiabili. La nostra visita non porta pace. I detenuti ci parlano con affanno e si capisce subito che non incontrano mai nessuno, che il giudice di pace, quando viene qui, non può che certificare che "mancano i documenti", "gli avvocati d’ ufficio" scompaiono subito, dopo la prima formalità di finto processo.
I poliziotti, cercano di essere d’ aiuto agli strani visitatori. Capisci al volo che sono precisi in quello che fanno, ma sono come l’ equipaggio volenteroso di un’astronave sperduta. Il loro vero lavoro è fuori, per le strade a proteggere i cittadini. Quelli che incontriamo hanno l’ aria di saperlo fare. Trasformati all’improvviso in secondini (insieme ai soldati che abbiamo visto all’ esterno e che, quando sono in missione nel mondo, proteggono la stessa gente che qui è rinchiusa nelle gabbia) sembrano anch’essi sul punto di chiedere "perché siamo qui, che cosa è successo"?
Invece correttamente ti spiegano tutti i passaggi della procedura arbitraria e assurda che porta qui, in detenzione e poi all’ espulsione, lavoratori che erano in Italia da anni e che hanno famiglie italiane che li aspettavano, giovani madri che l’arresto ha separato di colpo da bambini piccoli, badanti sorprese un passo lontano dall’ assistito e prive di "quel documento" (il permesso di soggiorno).
I poliziotti ripetono, per chiarire, "così vuole la legge", come per separare la loro vita di uomini e donne normali da questa vicenda che farebbe venire il cuore in gola in un film.
Il visitatore "politico" come me, come Ferrante, come deputati e dirigenti dei radicali italiani che hanno organizzato questo giorno di civiltà sanno già che molti, detenuti qui, non hanno mai commesso alcun reato e stavano lavorando in Italia. Qui ci sono anche persone, portate nelle gabbie dopo aver scontato anni nelle prigioni italiane. Sono i primi a dirtelo. Qui nessuno pensa di farti pena, nessuno implora, anche se il parlare delle madri che non sanno dove sono e con chi sono i bambini è concitato, nervoso.
L’emozione è difficile da controllare, anche se l’uomo che hanno portato via mentre tornava a casa dopo il lavoro per cenare con moglie e figli , non può far finta di non piangere.
Pubblicato il 10/12/2009 nella rubrica Cronaca de Il Cannocchiale.


AUGURI FINALI del Presidente del Circolo


Abbiamo concluso con un pezzo terribile, attualissimo, che riguarda tutti e che chiama in causa la nostra umanità.
Lo abbiamo fatto non per togliere qualcosa alla magia del Natale ma per recuperare il sentimento che riteniamo più importante a marcare una festa come il Natale: l’attenzione e il rispetto per il prossimo.


UNA BUONA COSCIENZA E’ UN NATALE PERFETTO
AUGURI A TUTTI.

ASPETTANDO NATALE


Mancano solo quattro giorni a Natale e soltanto ieri ho sentito il desiderio e trovato il tempo,di preparare il presepe.

Sono scesa in cantina ho recuperato lo scatolone contenente statuine,pecore muschio,ho fatto spazio sul mobile del soggiorno,ho tolto libri,cornici,qualche ninnolo,insomma, quasi un piccolo trasloco e mi sono messa all'opera.

Nella scelta del posto per allestirlo devo considerare gli spazi della mia casa e fatto più importante il mio gatto,un bellissimo,amatissimo ma curiosissimo gatto persiano bianco.

La locazione deve essere inaccessibile al suddetto gattone,per evitare che possa passeggiare imperterrito tra pastori e pecore annusando e leccando il bambinello nella grotta,a dire il vero è molto abile e riesce a fare uno slalom perfetto solo sfiorando le ignare statuine,non rovesciandone nemmeno una.

Le sue incursioni potrebbero rimanere impunite se non fosse che quando si avvicina,con aria innocente,strusciandosi contro le nostre gambe,per farsi coccolare è ignaro del fatto che vari ciuffi di muschio sono rimasti impigliati nel suo lungo pelo,smascherando la marachella!

Il piccolo presepe è pronto, Kami (il mio gatto)mi osserva e sembra chiedersi:”Se facessi un bel salto riuscirei ad atterrare su quella cosa misteriosa e nuova e tanto invitante?”

Per il momento è rimasto solo un vago interrogativo....speriamo.


20/12/09”



GRAZIE A TUTTE DELLA VICINANZA E ANCORA BUON NATALE

ASPETTANDO NATALE INSIEME (foto)


























20 dic 2009

Carissime, mi spiace essere spesso assente alle vostre serate, ma siete nei miei pensieri.
Ho ricevuto oggi da Gek Tessaro un link ad un suo video. Vorrei condividere con voi 9 minuti di... magia! Buona visione.

Susanna

Di terra in terra... una geografia dei luoghi

Quando ero piccola con le bambine dei "Cossi" andavamo a trovar le viole.
Scendevamo per una scaletta e in fondo c'era il "Cassier". Una pietra di forma quadrata scavata in tondo. Fuoriusciva l'acqua da un buco con una tale potenza da girare all'interno della pietra per confluire poi in un altro buco e finiva in una canaletta che attraversava il paese.
L'acqua era freschissima e si poteva bere. Oltrepassavamo un ponticello di pietra per scavalcare il Progno e ci trovavamo nel campo di "Girardi". Alla vista delle macchie viola facevamo una corsa per arrivare prima delle altre bambine ed esclamavamo: "Tutte mie! Tutte mie! E con un braccio le recintavamo e con l'altro le raccoglievamo.
Dall'altra parte del campo c'erano le bambine che non partecipavano alla raccolta delle viole e ogni volta che ci vedevano intonavano sempre la stessa cantilena.
"Girardi le ghe roba le viole, Girardi le ghe roba le viole."

19 dic 2009

BELLA SERATA!!! SIETE COSI BELLE!!!


E' stata una bella serata, passata in allegra compagnia,
anche se mi sento un pesce fuor d'acqua.
E' sempre cosi quando si rientra in un gruppo dal quale si era usciti.
Sono felice di avervi trovate cosi frizzanti, belle dentro e fuori.
Buona giornata!!

18 dic 2009

Betti, stasera sarai con noi,
la tua ilarità e la tua profondità ci accompagneranno,
le tue filastrocche ci saranno di conforto.

Betti, il nostro gruppo non è tale senza di te.
Non voglio sembrarti patetica
ma mi mancherai,
ti voglio bene.

Adriana

17 dic 2009

DI TERRA IN TERRA ... UNA GEOGRAFIA DEI LUOGHI

A volte non è facile intuire la direzione giusta,
a volte si parte senza conoscere la meta ...
ma è meglio provare a partire che restare immobili.
Susanna

PER BETTY

Affettuosi auguri a Betty di una veloce guarigione, Corinna

TESTO DEL COMUNICATO STAMPA AL GIORNALE L'ARENA

ASPETTANDO IL NATALE - Serata di Letture natalizie

Domenica 20 dicembre alle ore 21, presso il Circolo Arcimontorio in Via Dei Peschi 6a, a Montorio Verona le signore del Gruppo di Scrittura Autobiografica di Corinna Albolino leggeranno storie, racconti e poesie di Natale. E' previsto l'accompagnamento musicale di Giorgio Cottini e Renzo Fiorentini. Gli ospiti saranno invitati a partecipare alle letture. Chiuderà la serata il consueto brindisi natalizio offerto dal Circolo. L'ingresso è libero e gratuito.


CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE VENERDI', SABATO E DOMENICA.

(Speriamo venga pubblicato. Io ci ho messo la buona volontà!)

MI SENTO SPECIALE

Mi sento speciale non perché io sia una donna di particolari virtù o competenze . Mi sento speciale per me stessa; perché sono portatrice di una storia assolutamente speciale, la mia. Una storia unica, irripetibile, particolare.
Magari qualcuno potrà accusarmi di narcisismo, di egocentrismo … ma in un percorso di “cura del me” ritengo terapeutico volare alto.
Certo ci sono giorni e tempi in cui non mi sento, o non mi sono sentita specialissima, tuttavia mi bastano poche cose per farmi stare meglio. Sono cose che io considero speciali e che mi fanno sentire al centro del mondo; il mio, almeno. Sono cose che mi dicono che sto facendo qualcosa “soltanto per me”. Cose semplici, con cui nutro me stessa e la mia nuova solitudine.
Scrivere ad esempio una mail o un racconto o una poesia. Ascoltare all’I Pod una canzone speciale, che ascoltavo con Beppe; in genere Guccini o De Andrè. Rovistare nella scatola delle foto, ricordando che tra il tempo della nascita e il tempo della morte c’è stato il tempo della vita. Preparare un piatto speciale per mio figlio, anche se poi il lavoro gli lascia ben poco tempo per venirselo a prendere … andare al Cineforum e vedere un bel film, come “Il nastro bianco” della settimana scorsa … superare in maniera decente la prova della lezione d’inglese del mercoledì, con teacher Wendy … .
Tutte queste attività della mia giornata trasformano la quotidianità banale in una quotidianità speciale.
Poi ci sono le chiacchiere, un caffè con le amiche “il teino” specialissimo di Lucia, accompagnato dalla fetta di torta di pere e crema …
Partecipare ad una spedizione di shopping negli outlet con le mie care amiche, in cerca di offerte speciali, (acquisti-pomatine contro il dolore), dà alla mia giornata l’etichetta di “giornata assolutamente speciale”.
A volte il ritorno è contrassegnato da un carico di rimorsi, oltre che di un carico di vestitini nuovi, ma il rimorso dura poco, viene presto rimosso.
Tutto serve a spostare in là il tempo del dolore.
Il dolore cerca la solitudine e il silenzio. Io sto imparando ad evitarli entrambi, in un dribbling continuo.
Sarebbe facile lasciarsi andare al dolore, lasciarlo scorrere. Non lo farò. Temo la sua potenza distruttiva.
Combatto con le mie armi e finora vinco io.

15 dic 2009

La Madonna notturna


Quando le nubi nere si distesero nel cielo
vegliava una madre e un bimbo dormiva.
Una voce d'angelo cantava le lodi
a tutti i mondi nel silenzio della notte.

E la giovane madre udì nel fondo del suo cuore
come un'eco la lode silente della notte:
O come s'espande il mondo
quando il bambino dorme !

(Edith Sodergran)

Natività (Raffaello)

13 dic 2009

FINALMENTE RESPIRO!

E’ una benedizione questa lieve brezza
che soffia dai campi verdi e dalle nuvole
e dal cielo: mi batte sulla guancia
quasi consapevole della gioia che dà.
Benvenuta messaggera, benvenuta amica,
ti saluta un prigioniero che esce da una casa
servile, affrancato dalle mura di codesta città,
un carcere che a lungo l’ha serrato.
Ora sono libero, emancipato, all’aria aperta,
posso prendere casa dove mi piace.
Che abitazione mi riceverà? Quale valle
sarà il mio porto? Sotto quale bosco
mi stabilirò e quale dolce corrente
mi persuaderà al sonno col suo mormorio?
La terra mi è tutta davanti. Con cuore
felice, per nulla impaurito della sua libertà,
mi guardo intorno e – fosse guida scelta
nulla di più sicuro di una nuvola vagante –
non mancherò la strada. Finalmente respiro!

Williams Wordsworth - da Il Preludio

Candore

Candore è credere a Santa Lucia,aspettarla,ma averne anche paura.
Non essere capace di dormire perchèquella notte lì sai che arriva.
Svegliarsi il mattino presto sentendo gli spari delle pistole gioccattolo dei bambini.
Correre in strada con il regalo sottobraccio felice di esibire il tuo cestino da lavoro fatto a casetta di colore rosa

L'unione fa la forza....

Care tutte,
mi fa piacere che il nostro blog sia sempre acceso e brilli di iniziative sempre diverse ed interessanti. Rappresenta un altro modo per far fluire la nostra scrittura e per stare insieme. Diciamo che è un 'portarbene' al nostro gruppo ed un invito ad aggregare altre amiche.
Ho esteso l'invito del 20 anche alle altre partecipanti il mio corso di Verona. Visto che affinità, interessi ci accomunano, sarebbe una bella occasione per mettersi in rete.Convinta che la scrittura di sé ha la forza alchemica di unire, rilanciare amicizie, confronti, progettualità condivise, conto sulla vostra presenza martedì alle 18.45 presso la libreria Rinascita. Ritrovarsi in tante è sempre di impatto sulla città per i nostri discorsi. E questo allarga l'orizzonte. Un abbraccio, Corinna

12 dic 2009

Santa Lussia

Santa Lussia, benedetta, férmete quà ne la me caseta
lassa zò on s'ciopetin una spada e un bel cavalin
lassa na pua par me sorela par me mama na brassadela
tre n'aranse par me pupà, santa Lussia fermete quà

Santa Lucia bella, dei bimbi sei la stella, per il mondo vai e vai e non ti stanchi mai.
Portaci bambole e carrozzine e cucinette belle vestine .
Niente fucili niente cannoni la guerra è brutta: siamo buoni.
Evviva Santa Lucia.

La prima é una canzoncina la seconda é una poesiola.
Sono ricordi della mia infanzia.

11 dic 2009

PORTARBENE

Carissime,
mercoledì 16 dicembre l'incontro di filosofia rappresenterà anche un momento di scambio di auguri natalizi. Sarebbe molto carino condividere brevi letture che evochino il 'portarbene', tematica e del nostro corso e della vita più in generale.
Conto come sempre sulla vostra creatività,un abbraccio corinna

10 dic 2009



Come diceva Luisa un po' di tradizione ci vuole, almeno un po'

STATO D'ANIMO E TRADIZIONE



E' un dipinto di Felice Casorati, pittore che amo molto.
Non è certo un'immagine Natalizia, ma rappresenta il mio stato d'animo. Sono stanca, vorrei riposare sdraiata su un prato fiorito in un caldo pomeriggio estivo e con molta giovinezza ancora da vivere.

Presepe

Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l'asinello di colore azzurro.

Salvatore Quasimodo

09 dic 2009

UN PO' DI TRADIZIONE




SANTA LUSSIA


I l'à fati su de note,
co le asse e col martel,
co le tole, mese rote,
piturade da cortel,

co'na tenda trata sora
co i lumeti trati là...
L'è così che salta fora
i bancheti de la Brà!

Là, gh'è paste,là, gh'è fiori,
gh'è i zugatoli da un franco,
(i zugatoli da siori)
ma ghi n'è che costa manco;

ghi n'è fin che costa un besso,
e ghi n'è che de val tri...
"Con parmesso,con parmesso,
che voi vedarli anca mi."

Le puote bele bianche,
le se buta fora in strada;
un caval da do palanche
l'è drio a trarme una peada...

Sto tranvai co i so vagoni
par che el fassa: fu,fu,fu!...
"Bei maroni, bei maroni,
de comandelo , anca lu?"

Giovanin, l'è meso mato
par sta bela carossina;
"Mandolato! Mandolato
tuto màndole e farina..."

Quanta gente! Che boresso,
drio a na tromba che fa piiiii...
"Con parmesso, con parmesso,
che voi vèdarla anca mi."

..............................

BERTO BARBARANI

08 dic 2009

SENZA PUDORE

Una poesia feroce,purtroppo con un fondo innegabile di verità,
non molto natalizia...

DOMENICA SERA


In televisione nevica
su tutti i programmi,
e fuori passa gente
in cerca della propria casa.
Oggi è il 15 settembre.
C'è una moltiplicazione delle domande
attraverso le risposte, dice il conduttore
con faccia preoccupata.
Il titolo della trasmissione è:
come riusciamo a rendere completamente
ridicole le persone?
La faccia del vincitore
non la dimenticherò mai più,
un tipo tale e quale a noi.


Michael Kruger

PUDORE



Gustav klimt "Il bacio"

Cosce, seni, gambe, spesso esageratamente esposti, vite raccontate sin nelle più recondite intimità dai giornali, dalle televisioni. Troppo parlare, troppo urlare, troppo rincorrere la notizia più scioccante, la bellezza effimera, il contenuto morboso di un fatto.
Da tutto questo calderone mi discosto per istinto e in parte anche per un personale pudore.
Si il pudore, termine quasi desueto, sentimento ormai fuori tempo e fuori luogo.
Ma che significato può avere oggi parlare ancora di pudore?
La domanda è retorica, ma grazie alla sollecitazione, sento la necessità di pormela. Perché io vorrei parlare di un pudore da riscoprire, un pudore che non abbia nulla a che vedere con il tabù. Un pudore che celi e protegga come una coperta leggera. Un pudore che possa permettere di entrare in relazione con l'altro e l'ambiente anche in punta dei piedi, non con la prepotenza e la velocità che questa società impone.
Il disagio mi coglie ogni volta in cui una donna mostra esageratamente il suo corpo, quando assume atteggiamenti volutamente provocatori e in lei tutto parla di sessualità, così lontana dalla sensualità, dalla seduzione. Mi disturba perché è indubbio che la figura della donna ne esce svilita, dopo anni di lotte per raggiungere qualche riconoscimento sociale e lavorativo, tante cose decadono.
E così diventa necessario recuperare alcuni valori per ridare un nuovo e più profondo senso al corpo, alla parola, al sentimento, anche attraverso il pudore.

FILASTROCCA

Quei corpi esibiti, così denudati,
mi sembran proprio sbagliati,
non c'è mistero, nessuna poesia,
mi procuran solo una grande malinconia.
Malinconia per te donna
che dopo tanto aver lottato
in parte è questo che hai conquistato.
E' ora il tempo delle veline,
delle "brave" ballerine,
delle ragazze dal seno rifatto
e dal ventre rigorosamente piatto.
Le labbra gonfiate dal silicone
che decisamente fanno impressione.
Vivono alla corte di qulche furbetto
con il quale spesso finiscono a letto.
Sembra una storia trita e ritrita,
ma ancora così funziona la vita.
Forza donna fatti valere
recupera la tua dignità,
non avere quel tipo di velleità
e magari riscoprendo un certo pudore
troverai la vera strada
che porta al tuo cuore.

06 dic 2009

L'INFINITO

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'utimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce,
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

E' una poesia che non ha bisogno di presentazione e che, credo, in molte amiamo.
L'ho riletta ora sul mensile "Poesia" e d'impulso l'ho trascritta per condividerla con voi perché la bellezza di questi versi resta immutabile. Io, inoltre, ho con questa lirica un legame particolare. Mia figlia, nell'età dell'adolescenza, l'ha trascritta su una parete azzurro intenso della sua camera. Quando alzo lo sguardo la leggo e m'intenerisco sempre dinanzi a queste parole e ai mille ricordi legati a quell'età meravigliosa e difficile.

05 dic 2009

E' LA MIA ANIMA??

E' per caso quel librone riposto tra il cuore e lo stomaco?
Quel volume composto da pagine in cartoncino rigido,voluminose e pesanti?
Pagine scritte fitte fitte con inchiostro indelebile,
intercalate da rade pagine in carta velina, sottile, delicata, trasparente, leggerissima, vergate con matite colorate, anch'esse per fortuna, incancellabili ?
E' quel libro con un cospicuo numero di pagine appiccicate tra loro,
pagine che non si possono più sfogliare,
dove la scrittura sarebbe comunque illeggibile cosi' confusa
da quelle strane macchie che la rendono simile
ad un acquarello in chiaroscuro?
E' per caso quel pesante tomo che ogni tanto scivola ,
si mette di traverso
e preme un po' sul cuore , un po' sullo stomaco??



Potessi dimenticare quanto ero felice
ricordare quanto sono triste
sarebbe un'avversità sopportabile
ma la memoria del fiore

continua a rendere il novembre arduo
finché io che ero quasi ardita
perdo la strada come una bambina
e muoio dal freddo.

Emily Dickinson

04 dic 2009

SEMPRE SULL'ANIMA - ERACLITO

Per quanto tu cammini e percorra ogni
strada, non potrai raggiungere i confini
dell'anima, tanto è profondo il suo lògos.
Eraclito,fr.45


corinna

SULL'ANIMA

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so
quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde
e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.
Fernando Pessoa


Buon fine settimana, corinna

PERCHE' SONO LA FORZA DELLE COSE INNOMINATE




Ho sognato nella luna crescente
- dice
e ho lavorato i campi
Prima delle parole
e dei fiori fui
(e più lontano)
Per le mie figlie costruisco
la casa d'argento
mentre col vento
nei capelli
cavalco sull'arcobaleno
Sono l'acqua che scorre
Addormentato va il mare in me
e risveglia la montagna
Perché sono la forza
delle cose innominate, dice
corona del sole: Il tuo canto.

Elicura Chihuailaf Nahuelpàn

02 dic 2009



"E' un grande pudore universale la poesia"

Alda Merini

Parole dell'anima

Ascolto, ti ricordi? La profondità dell'anima non ha confini.
Scavare l'emozione, sentire il dolore.
Vivi i sentimenti con slancio, riflessione, interiorità, spiritualità, conoscenza e libertà.
L'anima a volte equivoca crea inquietudine incomprensione.
Salvati con la fantasia e l'immaginazione.

NAZIM IKMET


I giorni son sempre più brevi
le piogge cominceranno.
La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
Perché hai tardato tanto?
Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca
l’ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
Perché hai tardato tanto?
Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.
Stavano per cadere senz’essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.