BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



22 dic 2008

LAVORO COME IDENTITA’

di Marisa

Pensare che avrei dovuto fare la ragioniera. Mia madre era convinta che il diploma di ragioniera si potesse spendere bene sul mercato del lavoro.
Io, abbandonata l’idea di fare la ballerina o di girare il mondo come hostess, avrei voluto andare al Conservatorio a imparare pianoforte o all’Accademia per un percorso artistico nella pittura o nella sceneggiatura. La risposta di mamma era: “Cavolate, perditempo, non fanno per te; meglio la ragioniera e poi vai a fare la segretaria e ti comperi la macchina”. Questo era il più realistico programma che mia madre aveva impostato per me.
In realtà, durante la prima estate di lavoro in ufficio, credo di aver combinato un gran casino con l’inventario di magazzino, anche perché dovevo contare pezzi come bulloni, dadi, rotelle e aste metalliche per una fabbrichetta di carrelli per tivù, occupazione troppo noiosa per una diciasettenne che sognava una carriera artistica.
Delusa la madre per l’abbandono della carriera di ragioniera (il papà era morto che avevo dodici anni), su suggerimento di zia Lina passai alle magistrali e la frustrazione di una estate tra i bulloni passò immediatamente.
Quando si dice la predisposizione …! Infatti mi dedicai, da subito con ottimi risultati, allo studio della pedagogia, della filosofia, delle materie letterarie.
Papà prima di morire mi chiamava “La maestrina dalla penna rossa” come nel libro Cuore, allora in voga. Previsione straordinaria ? Obiettivo? Chissà …
Il tirocinio, d’obbligo per una carriera da insegnante, lo feci su tre ordini di scuola: all’asilo nido (allora struttura arcaica, viziata dalla prevalenza dell’assistenza a casi umani), nella scuola dell’infanzia, ai tempi chiamata scuola materna o più banalmente asilo, e nella scuola speciale per l’handicap, che ora si chiama scuola di avviamento al lavoro.
Queste esperienze assai robuste, unite ai mesi di colonia estiva per raggranellare punteggio per le graduatorie pubbliche, e a una forte motivazione personale hanno contribuito sicuramente a darmi una identità ben accentuata, pratica e razionale.
Ai bambini era ed è necessario dare risposte veloci, coerenti; è importante l’uso dell’empatia, la capacità di relazionare positivamente … insomma, tenendo conto che ero anche una creativa, seppur mancata, ero la persona adatta nel posto adatto: la scuola dell’infanzia, scuola meravigliosa che mi ha restituito tutto quello che ho dato in energia ed impegno.
La scuola ha certo contribuito a darmi una forte identità se marito e figlio ancora oggi, quando bisticciamo, mi chiudono la bocca con “Smettila di fare la maestra!”.
Beh, quei due devono aver avuto delle pessime esperienze scolastiche e dei cattivi maestri, questo è certo!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Credo di interpretare il pensiero di molte, ti vorremmo sempre insieme a noi, cara maestra Marisa.
Ciao Lucia

In punta di penna ha detto...

Brava maestra Marisa!
Simpatico il commento finale.
Temo che la nostra professione non sia vista più come un tempo quando il maestro aveva un ruolo centrale, quasi sacro nella vita delle comunità...
Adriana