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Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



23 dic 2008

IL CAPPONE DI NATALE

A casa mia era usanza che per il pranzo di Natale ci fossero i tortellini in brodo fatti in casa, il lesso di manzo, il cappone con la “pearà” e la mostarda mantovana.
Il cappone veniva preparato fin da settembre: infatti veniva a casa nostra l'Angela che era una nostra vicina di casa esperta nel trasformare i polli in capponi con un'operazione chirurgica. Poi, la mia mamma, per tre mesi lo nutriva affinché fosse pronto per essere mangiato bello grosso a Natale.
Quell'anno, era il 1949, il cappone venne ucciso qualche giorno prima di Natale, spellato, e poi con le zampe chiuse dentro ad un cassetto del banco di lavoro da falegname, fu messo a frollare con la testa in giù, affinché tutto il sangue potesse affluire ed ingrossare il collo.
Il mio papà preferiva proprio questa parte: Il collo del cappone.
Successe però che alla vigilia di Natale, di notte, entrarono dalla finestra del laboratorio dei gatti, che rubarono e mangiarono il cappone. I miei fratelli che avevano la stanza da letto sopra, sentirono i gatti che facevano rumori strani, ma pensarono che fossero in amore.
Alla mattina furono trovati soltanto dei poveri resti in cortile; questa fu una vera tragedia !
La mia mamma era disperata perché allora non era come adesso che si può sostituire andando in macelleria a comprarne un altro. Non c'erano soldi, erano gli anni del dopoguerra e noi eravamo poveri; si aspettava un anno intero per poter mangiare il cappone.
Se poi mio padre si fosse accorto dell'accaduto, si sarebbe arrabbiato moltissimo, avrebbe anche bestemmiato come un turco. Allora la mamma cercò di rimediare come poteva; uccise in tutta fretta una gallinella, la lessò e diede il collo a mio padre pregando Gesù affinché papà non si accorgesse della sostituzione. Gesù ascoltò le sue preghiere e tutto filò liscio anche se il collo era evidentemente piuttosto piccolo.
Il giorno dopo era S. Stefano e mio papà si recò dal barbiere che era nostro amico e questi, essendo già stato messo al corrente dai miei fratelli di cosa fosse accaduto il giorno prima, chiese a mio padre cosa avesse mangiato il giorno di Natale. Mio padre con orgoglio fece l'elenco dei cibi mangiati e naturalmente nominò il piatto forte ; il cappone.
Il barbiere ed il suo aiutante si misero a sghignazzare e a fare il verso dei gatti :” Miaoooo ... Miaooo ...” Il papà non capiva perché i barbieri ridessero e facessero il verso dei gatti, quindi, piuttosto accigliato rispose che non aveva mangiato gatto, ma cappone. Ma loro continuarono a fare” Miaooo, miaooo”.
Quando il papà tornò a casa per pranzo ci raccontò piuttosto seccato questo episodio dei due barbieri che miagolavano ed allora anche noi fratelli e la mamma ci mettemmo a ridere tutti come matti e così raccontammo la verità.
Al papà non rimase altro che ridere assieme a noi.

Lucia Franzini (dic.2008 )

1 commento:

In punta di penna ha detto...

Maramao Maramao, tutti i gatti in coro ... Divertentissimo miao miao e Buon Natale