BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



29 nov 2008

Tribulà

TRIBULA':QUANDO IL LAVORO ERA FATICA

"Il lavoro nobilita l'uomo e... la donna".
Sicuramente lavorando ci si sente utili,aumenta l'autostima, ci si valorizza (naturalmente se il lavoro piace, soddisfa, non ti rende schiavo).
Neanche due secoli ci separano dall'abolizione della schiavitù e, a volte, sembra che il percorso verso una reale libertà dalle catene sia ancora lontano se consideriamo le condizioni spaventosamente disumane a cui sono soggiogati ancora oggi molti extracomunitari (e non solo) in Italia e in Europa.
E non sono poi trascorsi tanti anni da quando i nostri nonni e genitori hanno dovuto davvero tribulà per tirare avanti.
Se rammento la mia infanzia, non posso esimermi dal collegare ogni gesto a sacrificio e tribolazione.
Ho avuto "la fortuna" di essere l'ultimogenita di una famiglia numerosa dove tutti abbiamo dato una mano prestissimo ad arrotondare lo stipendio di papà e il lavoro assai poco remunerativo di mamma.
Lei, persona straordinaria, non so dove prendesse l'energia per badare a tutto.
Al mattino si alzava presto, nonostante le ore piccole in cui si era coricata, per preparare noi figli per la scuola.
Quando tutti ce n'eravamo andati, riassestava la casa, lavava a mano (nei primi anni di matrimonio non aveva la lavatrice) vasche di panni alla fontana pubblica raggiungibile attraverso un viottolo scosceso distante ameno 300m da casa, preparava ottimi cibi.
Era suo compito pure allevare qualche animale da cortile, coltivare l'orto con verdure per il fabbisogno familiare.
A tarda sera, trafelata, quando tutti, compreso mio padre,dopo il Carosello ci eravamo ritirati nelle nostre stanze da letto, si dedicava alla sua professione di sarta.
Era quell'attività che la gratificava e fino a tarda notte si soffermava a tagliare,cucire, confezionare abiti per noi e per persone sempre troppo amiche, parenti o povere per poter chieder loro la giusta ricompensa per tutta quella fatica, quel "tribulà".
E da lì le controversie familiari per sacrifici non ripagati.
Adriana

1 commento:

In punta di penna ha detto...

Riconosco in questo ritratto di donna il ritratto di molte donne della mia famiglia, e non solo. Donne provate da tante gravidanze, donne usate, donne tribolate ma sempre donne fiere e in gamba.
E mentre gli uomini, evitando ci comprendere, ancora si cullavano nel detto: "Che la piasa, che la tasa,che la staga in casa" le donne alimentavano il desiderio di autonomia, insieme al diritto di contare e occupavano spazi nuovi.Meno male!
Marisa