BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



02 nov 2008

LE PERIFERIE DELLA CITY

 Io non ho partecipato alla maratona poetica dedicata a Nicola Tommasoli, ma voglio trascrivere una risposta del professore Umberto Galimberti comparsa sulla rivista "D la repubblica delle donne" inerente all'argomento del disagio giovanile.
Esprime il mio sentire (ma penso anche il vostro) riguardo a questa grande e triste "confusione"che ci circonda.   

La politica che Platone considerava regina delle arti, oggi è diventata serva di due padroni: la spettacolarità e il denaro. E' ovvio che è molto più spettacolare, giusto per fare un esempio, costruire il ponte sullo Stretto di Messina che impiegare denaro per costruire un habitat civile nelle periferie degradate delle nostre città. Scuole, biblioteche, sale cinematografiche e teatri con belle programmazioni, centri ricreativi e sportivi, insegnanti preparati, assistenti sociali impegnati, micro-strutture imprenditoriali e produttive non hanno lo stesso effetto mediatico della costruzione di una grande opera, non allargano il consenso, non restano nella memoria al momento del voto.
E per ciò l'intervento nelle nostre periferie viene affidato alla buona volontà di persone o strutture di volontariato oppure a personale a cui vengono assegnate quelle sedi come posto di lavoro, dove si opera nell'impotenza finchè non si ottiene il trasferimento. E così i quartieri di periferia degradano non solo negli edifici che col tempo diventano fatiscenti, non solo nel tempo vuoto che si dilata offrendo condizioni favorevoli ai gesti più violenti e più insensati per ammazzare la noia, non solo nei traffici più loschi per raggranellare un po' di denaro, non solo nel razzismo perché, nel deserto del pensiero, qualche idea ferma e precisa bisogna pur averla,
ma soprattutto nella mancata crescita mentale e sociale delle giovani generazioni, che di giorno in giorno costruiscono la loro definitiva emarginazione.
Tutto quello che non si è speso prima in educazione e civilizzazione lo si spenderà poi in repressione, con costi economici e sociali decisamente maggiori di quelli che sarebbero occorsi con interventi meno spettacolari e più pensati, studiati e articolati. Ma chi ne trae vantaggio (elettorale) da questa diversificazione della spesa? Nessuno. Perché l'emancipazione e l'acculturazione di un quartiere, che avviene a poco a poco per un  significativo periodo di tempo, non è una notizia televisiva e tanto meno giornalistica. E siccome quello che non appare in tv non esiste, a che scopo prodigarsi e investire in scenari che non offrono un ritorno di immagine e di consensi?
E così la società degrada. E le periferie, i luoghi dell'emarginazione appariranno in tv solo in occasione di delitti e misfatti che chiedono tolleranza zero. Questa sì, porta consenso. Non l'educazione e l'acculturazione di giovani generazioni abbandonate prima all'inedia e poi inevitabilmente al crimine.
Ma alla lunga questa subordinazione della politica che decide i suoi interventi in base agli effetti mediatici non emancipa, e il cerchio delle periferie degradate stringerà sempre di più, come in un cappio, le nostre città, diffondendo quella cultura della paura e della difesa che sono l'esatto contrario delle condizioni grazie alle quali un Paese ha l'opportunità di crescere.

Non dispero di vedervi presto nel frattempo vi abbraccio tutte, ma proprio tutte, con immutato affetto, Betty.

Nessun commento: