BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



30 nov 2008

SINCRONIE

A proposito di 'sincronie'.....
venerdì sera, parlando del nastro di vissuto di Alda Merini, ho menzionato il suo felice incontro con un certo Dott.G. al Paolo Pini di Milano, famoso manicomio.
Ebbene, questa mattina in libreria ho trovato in esposizione 'Lettere al Dott.G.', un breve testo appena pubblicato.Caso o follia? Notte, Corinna

COSA HO COMPRATO CON IL MIO PRIMO STIPENDIO?

Faccio fatica a ricordare il mio primo stipendio, ero ancora una ragazzina che lavorava saltuariamente per pagarsi l’inutile: un cinema, una gonna, un ombretto …
Mi è difficile considerare quelle mance come uno stipendio, quello che ti dà dignità, ti dà la speranza di future autonomie, ti fa intravedere il concretizzarsi di sogni.
Il primo vero rapporto di lavoro l’ho avuto in un prestigioso istituto religioso di Borgo Trento e quindi devo considerare questo rapporto annuale continuativo come quello in cui si può parlare di stipendio mensile.
Ricevevo un compenso di 22.000 lire per sette ore di lavoro. Una cifra ridicola anche per quel tempo,tuttavia l’incarico di insegnante mi consentiva di sommare il punteggio per avanzare nelle graduatorie pubbliche, perciò non potevo fare la difficile; avrebbero trovato altre venti insegnanti disposte a prendere il mio posto.
Con lo stipendio dovevo prima di tutto fare l’abbonamento all’autobus. Dedotta questa spesa gli altri soldi erano a mia disposizione. Duravano poco perché usavo lo stipendio come in precedenza avevo usato le mance: per l’inutile.
Beh, per una diciannovenne vestiti, cosmetici e divertimenti non si annoverano tra il superfluo bensì tra l’indispensabile a condurre una vita decente, anche se allora i capricci erano pochi e i divertimenti erano esigui.
Capirai … con 22.000 lire che spasso!
Ma io sono stata fortunata; le altre mie colleghe dovevano invece consegnare tutto alla famiglia.

Marisa


Perchè fioriscano .......i ricordi. Buona domenica, Corinna

29 nov 2008

SE PARLAVA DE TRIBULAR...

Per pensar al tribular molto indietro devo andar.
La mia bisnonna, santa donna,
lei si che ha tribulato.
Era mondina la poverina,
nelle risaie da sera a mattina,
tra bisce d'acqua e umidità
la sua salute se l'è giocata là.
Ricordo alcuni suoi racconti che si perdon
fra panni lavati nell' acqua ghiacciata,
vagan tra due guerre
attraverso molti figli e privazioni,
in un contesto rurale allora molto usuale.
Queste generazioni hanno assistito
ad eventi eccezionali, a cambi epocali.
Son passati dal carro all'auto,
dai "servizi" esterni ai bagni "interni".
dal lume all'elettricità,
mentre noi tutte quelle comodità le abbiam trovate già.
Il suo aspetto era mite, vestiva solo di nero,
e la domenica andava a messa con il velo.
La mia bisnonna mi faceva sorridere davanti alla tivù,
alla fine di ogni drammone non accettava il finale,
per lei il film doveva continuare.
Con il telefono non ha mai avuto confidenza
le faceva impressione la voce che passava
attraverso quel lungo cordone.
Io non so se la mia laboriosa bisnonna
in cuor suo desiderasse qualche ora di tranquillità,
ma era sempre indaffarata
e così la sua vita agli altri l'ha proprio dedicata.

Betty

Tribulà

TRIBULA':QUANDO IL LAVORO ERA FATICA

"Il lavoro nobilita l'uomo e... la donna".
Sicuramente lavorando ci si sente utili,aumenta l'autostima, ci si valorizza (naturalmente se il lavoro piace, soddisfa, non ti rende schiavo).
Neanche due secoli ci separano dall'abolizione della schiavitù e, a volte, sembra che il percorso verso una reale libertà dalle catene sia ancora lontano se consideriamo le condizioni spaventosamente disumane a cui sono soggiogati ancora oggi molti extracomunitari (e non solo) in Italia e in Europa.
E non sono poi trascorsi tanti anni da quando i nostri nonni e genitori hanno dovuto davvero tribulà per tirare avanti.
Se rammento la mia infanzia, non posso esimermi dal collegare ogni gesto a sacrificio e tribolazione.
Ho avuto "la fortuna" di essere l'ultimogenita di una famiglia numerosa dove tutti abbiamo dato una mano prestissimo ad arrotondare lo stipendio di papà e il lavoro assai poco remunerativo di mamma.
Lei, persona straordinaria, non so dove prendesse l'energia per badare a tutto.
Al mattino si alzava presto, nonostante le ore piccole in cui si era coricata, per preparare noi figli per la scuola.
Quando tutti ce n'eravamo andati, riassestava la casa, lavava a mano (nei primi anni di matrimonio non aveva la lavatrice) vasche di panni alla fontana pubblica raggiungibile attraverso un viottolo scosceso distante ameno 300m da casa, preparava ottimi cibi.
Era suo compito pure allevare qualche animale da cortile, coltivare l'orto con verdure per il fabbisogno familiare.
A tarda sera, trafelata, quando tutti, compreso mio padre,dopo il Carosello ci eravamo ritirati nelle nostre stanze da letto, si dedicava alla sua professione di sarta.
Era quell'attività che la gratificava e fino a tarda notte si soffermava a tagliare,cucire, confezionare abiti per noi e per persone sempre troppo amiche, parenti o povere per poter chieder loro la giusta ricompensa per tutta quella fatica, quel "tribulà".
E da lì le controversie familiari per sacrifici non ripagati.
Adriana

"TRIBULAR" per vivere

LA LATTAIA

La lattaia abitava all’angolo del vicolo dove vivevo: era una donnina piccola e più che magra veniva da pensare “rinsecchita”, sempre in affanno, l’eterno grembiule legato in vita,le maniche del vestito rigorosamente scuro rimboccate sui gomiti, le mani rozze ed arrossate, un sorriso un po’ sdentato, a me, bambina, sembrava tanto vecchia, molto più di mia madre, era invece ben più giovane.
La vedevo trascinare i bidoni del latte fin dentro casa, e pensavo che doveva essere molto forte per riuscirvi , quando la mamma mi mandava a prendere il latte spariva dietro una porta che dalla cucina portava in un locale dove teneva i fusti di alluminio, nella sua cucina c’era sempre un odore penetrante ed aspro piuttosto nauseante, odore appunto di latte.
Ricordo che cercavo di sbirciare in quella stanza semibuia e fredda, la vedevo allora immergere un mestolo dal lungo manico nel bidone e versare il latte , con l’aiuto di un imbuto, nella bottiglia di vetro che portavo da casa, chiudendola poi con un tappo di stagnola.

Quella piccola donna, grande lavoratrice e grandissima chiacchierona era sempre al corrente dei fatti altrui, instancabile con le braccia e non di meno con la lingua, mamma e papà la chiamavano” il Gazzettino.”
Il marito, simile ad un’entità sconosciuta, lavorava in una fabbrica credo, vedendolo dava da pensare ad una persona stanca e rassegnata, era per certi versi un po’ succube della moglie in quanto , in casa , non aveva diritto di parola, ma ricordo che tutto l’onere della vendita del latte e l’andamento della famiglia era unico "privilegio" della moglie!
Avevano due figli maschi di qualche anno più grandi di me, il primo, misteri della genetica, era un ragazzo molto bello, biondo occhi azzurri, ricordo che mi sembrava somigliasse a Paul Newman…


Luisa

Il lavoro

Estate 1973:il mio primo lavoro come baby-sitter dei tre bambini dei vicini-amici di famiglia gestori dell'albergo Miravalle.
Alla fine dell'estate, la mia prima paghetta da consegnare interamente nelle mani della mamma.
Autunno 2008:da allora, con lavori stagionali mentre studiavo poi a tempo determinato e quindi a tempo pieno,lavoro.
Che cosa ha significato nel corso degli anni avere uno stipendio e perchè,pur avendone avuto qualche anno fa la possibilità, non ho mai voluto rinunciarvi?
Per una soddisfazione personale, per essere economicamente indipendente, per non sentirmi murata viva tra le pareti domestiche, per poter dire "Conto anch'io",per permettermi spazi miei senza ricatti affettivi, economici...per,per per...i perchè sono innumerevoli.
Ho dovuto lottare, "sudare sette camicie",farmi forza, coraggio, alienarmi, abbandonare tradizioni, consuetudini, affetti, spazi familiari rassicuranti, il calore del nido domestico, le comodità del sempre pronto e servito per arrivare dove "albergo" ora.
Credo ne sia valsa la pena perchè mi pare di averne guadagnato in autostima, sicurezza,rispetto, gratificazione, indipendenza, arricchimento interiore, a volte spensieratezza.
Mi metto comunque nei panni di chi non ha avuto la forza o la salute per combattere ed esaudire i propri sogni, soffrendo e ingoiando con amarezza qualche rospo in più.
Adriana

28 nov 2008

ALDA MERINI A PROPOSITO DELLA POESIA

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983


Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini, da "La Terra Santa"


da Marisa alle amiche e agli amici dell'EDA

26 nov 2008

MEMO EDA

Care tutte,

vi ricordo l'appuntamento EDA di venerdì prossimo 28 novembre che avrà a tema la biografia di Alda Merini.
Interverrà Laura Ferrin per la lettura di alcune poesie.
Di seguito uno "scorcio di secolo" della poetessa W. Szymborska.
Corinna


SCORCIO DI SECOLO
(1997)

Doveva essere migliore degli altri il nostro
ventesimo secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.

Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare
non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, tra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli,
la verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata
l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.

Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un’impresa
impossibile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.

La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.

Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.

Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura 2006)

LA NOTTE LAVA LA MENTE

Poco dopo si è qui come sai bene,
fila d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare..

Mario Luzi



FILASTROCCA DEL PRIMO GIORNO DI LAVORO

Impiegata in posta e ferrovia
a tempo determinato,
mi sento importante felice alla grande.
Ma alle cinque del mattino non parte il macinino,
Decido per un taxì e fuggo così.
Non ricordo l'abbigliamento
ma penso fossi sobria e posata
da brava impiegata.
Persa tra i miei pensieri,
non vedo che l'autista invece di condurmi
al noto palazzo, mi vuol far scendere
in un altro spiazzo, famoso per un diverso lavoro,
dove sicuramente c'è meno decoro.
Io con stupore gli dico: "Sono impiegata in posta e ferrovia,
mi porti là per cortesia".
E il taxista imbarazzato mi risponde:
"Vista l'ora e il luogo avevo frainteso,
mi scusi la prego."
Poi scesa dall'auto mi scappa una gran risata,
proprio il mio primo giorno da impiegata.

Betty

24 nov 2008

SEGAVANO I RAMI

Segavano i rami sui quali erano seduti
e si scambiavano a gran voce
le loro esperienze
di come segare più in fretta
e precipitarono con uno schianto
e quelli che li videro
scossero la testa segando
e continuarono a segare.

Berthold Brecht


Da un volantino, ieri, domenica. Da chi era in Piazza Bra. Marisa

23 nov 2008

Per Francesca

Grazie Francesca,
è vero sono tenace, ma la mia forza, questa volta, è stata corroborata dall'entusiasmo e dalla voglia di mettersi in gioco di voi tutte.
Un abbraccio, Corinna

DEDICATO A NOI

Per tutte noi che incominciamo, o riprendiamo, questo nuovo percorso che ci porta a frugare nei cassetti della memoria:


"Ricordate sempre che su questo cammino
qualsiasi scoperta
costituirà inevitabilmente una scoperta su
voi stessi
Vi auguro buon viaggio di tutto cuore
anche se non dovete aspettarvi
di navigare sempre in acque tranquille.
Dovete comunque ritenervi fortunati per il solo fatto di poter viaggiare
sarà sempre meglio della solita monotona visuale
di cui potete godere stando fermi in un porto."

Naomi Ozaniec


Un abbraccio a tutte Luisa

22 nov 2008

19 nov 2008

DISEGNO

Fosco giorno d'autunno, nevischio.
Un morbido grigio disegno,
tracciato come in un sogno.
I pini han raccolto cotone di cielo
e infilato i fiocchi tra i capelli
e le betulle tendono i rami sottili
delicatamente...
Su pozze ghiacciate scrivono gli uccelli
su nuove lavagne.

Olav H. Hauge

(Betty)

IL MIO LAVORO: BREVI RICORDI E RIFLESSIONI

Ricordo un poster che avevo appeso in sezione, nella scuola dove ho lavorato per quarant’anni.
Era di Tonucci, quello della Città dei Bambini, che allora si firmava con uno pseudonimo e pubblicava su Zerosei, una rivista di settore, all’avanguardia per quei tempi.
Il poster accanto all’immagine di una donna indaffarata e disperata diceva:
“Per liberare una donna ne occorrono almeno tre: la cuoca, la cameriera, la baby sitter”.
Scritta sibillina, che riconduceva ancora al genere femminile tutti i lavori di cura.

Io ho amato davvero il mio lavoro; ha occupato quarant’anni della mia vita, conferendole senso.
Il mio ruolo di moglie, persino il mio ruolo di madre, in certi momenti passavano in second’ordine.
Quante volte avrei desiderato essere sollevata, seppur momentaneamente, da questi altri ruoli per dedicarmi a ciò che più amavo, ciò che più mi faceva sentire realizzata, completa, appagata … il mio lavoro.
Quante volte avrei voluto una cuoca, una cameriera, una baby sitter per poter dedicare più tempo alla ricerca, all’educazione, alla didattica e alla pedagogia.
Questi aiuti non ci sono stati perché io appartengo al tempo della consapevolezza e non ancora a quello delle risposte e delle soluzioni.

Marisa

Ricordi come ombre

Come ombre i ricordi vanno e vengono
incessanti nella luce del giorno e
nell'oscurità della notte.

Come ombre si posano sulla terra viva,
camminano come fantasmi sospinti
dall'inafferrabile vento della vita.

Ancora alla ricerca di risposte,
l'anima non trova pace.
Mary

18 nov 2008

FILASTROCCA DELL'AUTOBIOGRAFIA

Mai avrei pensato che la mia vita fosse degna di un’autobiografia,
ma tra voi , con armonia, è diventato un gioco… una Magia !

Le nostre voci si sono mescolate,
ci siamo ascoltate, coccolate, perdonate.

Come carezze sul cuore
I ricordi, con dolcezza o furore
hanno trovato parole,
per rammentare con rimpianto un amore,
per lasciar scivolar via un dolore .

Ci siamo riviste, ballare il primo “lento,”
e con la vespa correre nel vento,
o sedute in un cinema, accanto
a quel ragazzo, che schianto !
O ai giardinetti a ridere per niente,
scrivendo un bigliettino,
che intraprendente !

Ricordi che han ripreso vita
regalandoci sorrisi e una tenerezza infinita

Questa è proprio una Magia
e non me la faccio certo portar via!


Luisa


Ho voluto provarci anch'io, portate pazienza,
siate buone.

Un abbraccio a tutte.

MAIL ART - WORK ART

RICORDO A TUTTE L'APPUNTAMENTO PER GIOVEDI' 20 NOVEMBRE ALLE ORE 20,30 PRESSO IL CIRCOLO ARCIMONTORIO,PER INIZIARE L'ALLESTIMENTO DELLA MOSTRA "IL PRISMA DONNA".
LA MOSTRA SARA' INAUGURATA SABATO 13 DICEMBRE ALLE ORE 18,00.
CHI VUOLE AGGIUNGERSI AL GRUPPO LAVORO E' ATTESA E BENVENUTA.
SERVONO IDEE MA SOPRATTUTTO MANI PER REALIZZARLE.
SARA' DI CERTO UN GRANDE EVENTO!
PROVARE E CREDERCI!
UN SALUTO A TUTTE VOI
GIOVANNA

I SOGNI DEI POETI

I sogni dei poeti sono sogni incerti
perdenti o vincenti che siano
son sogni che non si misurano.

I sogni dei poeti fluttuano fra i dolori
o si scompongono come luci
nei caleidoscopi.

I sogni dei poeti non sempre
vagano tra nuvole d'ovatta
più spesso perlustrano fondali.

E non trovando grandi verità
scoprono tra le parole
abbracci e lusinghe.



FILASTROCCA SUI MIEI LAVORI


Vedo mille cambiamenti,
mille adattamenti.
Da casalinga a commessa
a volte brava a volte fessa.
Nelle cucine delle scuole
tra padelle e casseruole,
ma anche a badar bambini
o tenere i figli dei vicini.
Tra le varie mansioni
son passati gli anni
e non senza alcuni danni.
Ora mi rimane un po' d'amarezza
per non aver agito sempre con destrezza.


Betty

12 nov 2008

Appuntamenti

Carissime,
purtroppo giovedì sera sarò con voi solo con il pensiero.Augurandovi buon lavoro vi ricordo che venerdì sera alle ore 20, presso la Scuola Aosta, ha inizio, con cadenza quindicinale, il corso sulle Biografie del '900. Un abbraccio, Corinna

10 nov 2008

PER TUTTE NOI MAMME INPUNTADIPENNA

Com’è dolce e crudele a volte l’essere mamma!
Sentirsi trasformata in una dea nel momento in cui diamo la vita, vivere del loro respiro, capaci di leggere dietro falsi sorrisi, delusioni e dolori di cui non possiamo farci carico, mettere a tacere il cuore per rispettare scelte non condivise e poi sentire il distacco come una ferita, che pian piano lacera qualcosa dentro….
Essere mamma e vivere un sentimento cosi viscerale ed unico con la consapevolezza che saremo per poco il centro del loro universo, saperlo e con la ragione capirlo, accettarlo, ma con il cuore..
Con il cuore è tutto un altro discorso!!
Però siamo noi che li aiutiamo a sciogliere i nodi invisibili di quel filo che li tiene legati e a spiccare così il volo, verso il futuro, verso la loro vita…
Ma poi, lentamente, riprendendo altri fili ,tessendo nuove storie,nuove passioni, la ragione si fa largo e si apprezzano spazi, ordine, anche qualche sano silenzio, dove la mente può navigare verso altre isole, scoperte oggi, o ritrovate, emerse dal passato,
Eppur quel filo come bava invisibile rimane saldissimo e avvinghiato alle loro vite, silenzioso, sempre in attesa.
Riprendiamo il viaggio, solo con panorami nuovi, con pause e attese diverse.
Ma quante donne in una soltanto…
Dalla primavera all’autunno della vita ,la nostra storia è fatta di banali incombenze,
grandi illusioni, amori e sogni, che ci permettono però a volte di “volare” oltre la barriera del quotidiano che incombe, colorando i giorni.
Mi piace pensare che il nostro percorso interiore sia come il mare, in continuo movimento, all’alba ha accarezzato sinuoso rive sabbiose, infrangendosi poi in tumulto su scogli aguzzi al sole accecante del meriggio, trovando a sera riparo in anfratti nascosti e oscuri , per ondeggiare ora dolcemente e pigramente al ritmo della risacca.
Quante donne!!
Amiche, figlie, compagne, amanti e madri.. madri per sempre.


Luisa

BAMBINO (da Marisa per le nonne inpuntadipenna)

Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.

Alda Merini

09 nov 2008

L' ULTIMO SOLE D'AUTUNNO



L’ultimo sole d’autunno
ravviva il verde dei broccoli
il giallo dei vigneti
i rossi e gli arancioni degli alberi di caco
Non penetra nel fango dei miei pensieri
a lenire il mio dolore.
Si limita a mettere qualche cerotto.

Marisa

CASA DI RAMIA

Il esiste des ecrits sans lecteurs
mais non de literature san lecture
(M.Picard)


Care tutte,
nell'augurarvi una buona domenica, voglio ricordare a chi fosse interessata che,da lunedì 10 novembre ore 18, presso la Casa di Ramia, via Mazza 50, partono gli incontri di scambio a partire da libri e letteratura, proposti da
Emma e da Ferrial Benkalaya.
Un caro saluto, Corinna

FAVOLE

Chissà perchè-mi chiedo-son rimasta incantata e legata in modo particolare a due fiabe della mia infanzia: "Cappuccetto Rosso" e "Il brutto anatroccolo".
Ben pensandoci,un motivo ci deve essere se oggi mi preme sensibilizzare i miei ragazzi all'accettazione del diverso (brutto anatroccolo) e al superamento della paura del diverso considerato negativo (il lupo).
Certamente, le fiabe hanno contribuito alla nostra crescita e sono state di aiuto nello sconfiggere le nostre paure più recondite.
"Cappuccetto Rosso" pur ammaliandomi per il bosco incantato che vi ho sempre immaginato,forse non sempre mi è stata di aiuto in passato ad essere prudente verso i lupi che ho incontrato nel mio cammino.
E' stata più incisiva la fiaba del brutto anatroccolo in quanto mi sforzo quotidianamente di accettare tutti, pensando che potenzialmente ognuno di noi possa trasformarsi in un cigno e, come nella fiaba moderna che l'Arcimontorio ha proposto recentemente,essere accettato non soltanto dai propri simili.
Vi confesso, care compagne di viaggio, che di fronte alla quotidiana sopraffazione è davvero difficile e doloroso credere nella reale trasformazione di qualche lupo cattivo.
Un grande abbraccio Adriana

08 nov 2008

.....NOVEMBRE

Ogni bella giornata di novembre
è quasi sempre un'occasione persa.
La luce ha fretta
la luce di novembre non aspetta,
ci pensi sopra e non è più in offerta.
E ci si illanguidisce alla promessa
di una felicità,ah, più che certa
se solo avessi avuto l'accortezza
di predisporre il giusto materiale:
un giro inconcludente in bicicletta
e labbra sfaccendate da baciare.

Patrizia Cavalli

(Luisa)

07 nov 2008

DEDICATA AD AURORA

Nonna, nonna, cosa vuol dire società?

Cara Aurora,
se parliamo della nostra realtà,
rovistando nella quotidianità,
mescolando tante età,
accantonando le viltà e
abbracciando le diversità,
questa è un pò la mia società.

Ma prendiamo un pentolone
come per fare un buon minestrone.

Ci mettiamo tanta gente,
paesi, città e anche quel lago là.
L'azzurro del mare per tutti sfamare,
il blu della sera perchè in un mondo migliore ancora si spera,
un grigio nuvolone per lavare ogni sopraffazione
il giallo del grano per un mondo piu' umano
un pò di violetto per ricordarci il rispetto
il rosso del fuoco per dare a ogni vita uno scopo
il verde dei prati sia d'augurio ai nuovi nati e.......
un pizzico di lealtà, una spruzzata di carità;
per condire l'umana passionalità,
per profumare un tocco di ingegnosità.

Mescoliamo ben benino
rispettando chi non ci è vicino;
se il bollore è troppo forte
invitiamo altri alla nostra corte.

A cottura ultimata
gustiamoci la vita rinata.

Cara nipotina
è questo mio giocare con la realtà,
un augurio per la tua futura società.

nonna Giovanna

AUTUNNO

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli

(Betty)

A PROPOSITO DI SOPRAFFAZIONE

Sopraffazione che gran parolone...
Non c'è dubbio è un termine di per sé inquietante.
Come lo sono sopruso, aggressività, violenza
che si prendon sempre la precedenza.
Fanno un gran chiasso,si impongono
e così i buoni sentimenti spesso soccombono.
Attraverso l'aggressione impongo la mia ragione.
Attraverso l'intolleranza mantengo la distanza.
Attraverso la rigidità il pensiero inchiodato stà.
Idee che oggi non han senso
se si pensa al gran movimento
che gira attorno alle persone
nel mondo dell'integrazione.

Betty

05 nov 2008

POESIA INDIANA

Care amiche di penna, qualche tempo fa Loretta mi ha regalato questa bella poesia, ora che anch'io posso scrivere finalmente sul blog, la regalo a voi.

" Non ti auguro un dono qualsiasi
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno:
Ti auguro tempo per divertirti e per ridere.
Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare
Non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo non per effrettarti e correre, ma tempo
per essere contento.
Ti auguro tempo non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perché te ne resti.
Tempo per stupirti e tempo per fidarti.
Ti auguro tempo per toccare le stelle.
Tempo per crescere, per non smettere di sognare.
Ti auguro tempo per sperare e amare.
Tempo per credere e non rimandare.
Ti auguro tempo per vivere ogni giorno
Ogni ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo.
Tempo per la vita.

Con molto affetto a voi tutte
Lucia

03 nov 2008

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il cielo
Immagina che la gente
viva il presente...

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta la gente
condividere il mondo intero...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Traduzione della canzone IMAGINE di John Lennon

02 nov 2008

Lettera agli assassini di Nicola

Nicola é morto ! Voi lo avete ammazzato !
Era solo un ragazzo.
Egli non vedrà mai più il sole sorgere, né tramontare.
Non vedrà mai più un cielo stellato, né la luce della luna.
Non sentirà mai più il profumo di un fiore,
né potrà mai più udire la melodia di una musica.
La sua bocca non potrà mai più baciare un'altra bocca,
né ricevere baci, né gustare il dolce sapore di un frutto.
Il suo corpo non riceverà mai più una carezza.
Niente di niente ! Mai più !
Nicola é morto ! Voi lo avete ammazzato !
Senza motivo, senza conoscerlo !
Solo perché vi piaceva menare calci e pugni a qualcuno.
Non trovavate niente di meglio da fare.
Sento ancora tanta rabbia per voi ragazzi malvagi
e assassini e sento pena per le vostre mamme che vi hanno
generato e che mai avrebbero pensato di dover versare
lacrime tanto amare a causa del vostro delitto.
Forse, in cuor loro, invidiano le lacrime della madre di Nicola.
Voi siete i figli assassini, siete i carnefici di Nicola.
Avete spezzato la su vita, distrutto la sua famiglia,
( ma anche le vostre non sono state risparmiate).
In un attimo ci avete precipitati nello sgomento più terribile,
avete ucciso le nostre speranze, disonorato la nostra città.
In voi tutto é vecchio e conosciuto: Il gusto per la sopraffazione,
la violenza, la prepotenza, la crudeltà, la noia.
Da soli invece ( voi lo sapete bene ) siete deboli e vili.
Agite al buio, in branco, a tradimento.
Con una scusa qualsiasi attirate la vittima
per sopraffarla, umiliarla e poi ucciderla.
Camminate a occhi bassi, rasenti i muri:
Il nero é il vostro colore preferito. Amate la morte.
Non sapete ridere, né sorridere; solo un ghigno sinistro
e contratto é la vostra bocca.
Pronti a scappare, svelti a nascondervi.
Avete paura di tutto ciò che é diverso da voi.
Odiate la vita e il mondo che vi circonda.
Al posto del cuore avete una massa callosa, un durone
di cellule morte; nessun sentimento, nessun sentire.
Solo la stupida crudeltà di far male gratuitamente, di ferire,
e infierire su chi é già a terra e sta per morire.
Si, sento ancora tanta rabbia per voi ragazzi crudeli e assassini,
solo rabbia e niente più.
Lucia Franzini
31 ottobre 2008

LE PERIFERIE DELLA CITY

 Io non ho partecipato alla maratona poetica dedicata a Nicola Tommasoli, ma voglio trascrivere una risposta del professore Umberto Galimberti comparsa sulla rivista "D la repubblica delle donne" inerente all'argomento del disagio giovanile.
Esprime il mio sentire (ma penso anche il vostro) riguardo a questa grande e triste "confusione"che ci circonda.   

La politica che Platone considerava regina delle arti, oggi è diventata serva di due padroni: la spettacolarità e il denaro. E' ovvio che è molto più spettacolare, giusto per fare un esempio, costruire il ponte sullo Stretto di Messina che impiegare denaro per costruire un habitat civile nelle periferie degradate delle nostre città. Scuole, biblioteche, sale cinematografiche e teatri con belle programmazioni, centri ricreativi e sportivi, insegnanti preparati, assistenti sociali impegnati, micro-strutture imprenditoriali e produttive non hanno lo stesso effetto mediatico della costruzione di una grande opera, non allargano il consenso, non restano nella memoria al momento del voto.
E per ciò l'intervento nelle nostre periferie viene affidato alla buona volontà di persone o strutture di volontariato oppure a personale a cui vengono assegnate quelle sedi come posto di lavoro, dove si opera nell'impotenza finchè non si ottiene il trasferimento. E così i quartieri di periferia degradano non solo negli edifici che col tempo diventano fatiscenti, non solo nel tempo vuoto che si dilata offrendo condizioni favorevoli ai gesti più violenti e più insensati per ammazzare la noia, non solo nei traffici più loschi per raggranellare un po' di denaro, non solo nel razzismo perché, nel deserto del pensiero, qualche idea ferma e precisa bisogna pur averla,
ma soprattutto nella mancata crescita mentale e sociale delle giovani generazioni, che di giorno in giorno costruiscono la loro definitiva emarginazione.
Tutto quello che non si è speso prima in educazione e civilizzazione lo si spenderà poi in repressione, con costi economici e sociali decisamente maggiori di quelli che sarebbero occorsi con interventi meno spettacolari e più pensati, studiati e articolati. Ma chi ne trae vantaggio (elettorale) da questa diversificazione della spesa? Nessuno. Perché l'emancipazione e l'acculturazione di un quartiere, che avviene a poco a poco per un  significativo periodo di tempo, non è una notizia televisiva e tanto meno giornalistica. E siccome quello che non appare in tv non esiste, a che scopo prodigarsi e investire in scenari che non offrono un ritorno di immagine e di consensi?
E così la società degrada. E le periferie, i luoghi dell'emarginazione appariranno in tv solo in occasione di delitti e misfatti che chiedono tolleranza zero. Questa sì, porta consenso. Non l'educazione e l'acculturazione di giovani generazioni abbandonate prima all'inedia e poi inevitabilmente al crimine.
Ma alla lunga questa subordinazione della politica che decide i suoi interventi in base agli effetti mediatici non emancipa, e il cerchio delle periferie degradate stringerà sempre di più, come in un cappio, le nostre città, diffondendo quella cultura della paura e della difesa che sono l'esatto contrario delle condizioni grazie alle quali un Paese ha l'opportunità di crescere.

Non dispero di vedervi presto nel frattempo vi abbraccio tutte, ma proprio tutte, con immutato affetto, Betty.

LETTERA APERTA ALLA MAMMA DI NICOLA TOMMASOLI

Madre, il tuo dolore straziante che ancora non trova un senso nella brutale assurda casualità che ti ha strappato Nicola, le tue lacrime, che ancora non asciugano perché la sorgente è alimentata dall’insensatezza, dall’irragionevolezza, dalla banalità del gesto che ti ha privata del bene più grande. Madre, lasciami oggi gridare la mia rabbia.
Io, donna di pace, madre e educatrice di tanti fanciulli della nostra Verona grido forte, con voce rotta, perché niente deve essere dimenticato. Grido per non finire afona, muta tra tanto rumore, sviata dalla troppa confusione, irretita dai falsi silenzi, soffocata nell’istituzionale ipocrisia, confusa dalle false verità.
Ciò che è accaduto è frutto di una società che giustifica, che nel migliore dei casi perdona, che molto più frequentemente dimentica e cancella.
Una società assuefatta alla violenza, una violenza che istituzionalmente si evita di riconoscere per non doverci fare i conti, per non entrare nel merito.
Madre oggi sono qui per dirti questo. Io lotto, ho lottato per cambiare questa società. Io, educatrice, ho educato alla pace, alla comprensione, alla solidarietà, all’accoglienza, all’amicizia, alla tolleranza. Accanto, a volte, a genitori distratti, indaffarati, indifferenti, lontani o assenti, ma anche spesso accanto a genitori meravigliosi, che come te, che come me, hanno creduto nella forza dei valori morali e nella forza dell’educazione.
Io ci ho provato, per una vita intera e ora sono vecchia e stanca e guardando indietro con sguardo disincantato e malinconico vedo quanta dolcezza, vedo quanta pazienza, vedo quanta attenzione, quanta gioia, quanto sorriso, la nostra società ha via via perduto, rincorrendo falsi modelli e inseguendo valori effimeri ed esasperati.
Però io ci ho provato, ed è questo che oggi voglio donare a te, madre di un giovane normale, solare, tranquillo, stroncato dalla violenza di una società violenta: ti faccio dono di ciò che ho di più caro, ti faccio dono ideale del mio impegno di quarant’anni nell’educazione dei piccoli.
Ti lascio questo, madre, perché non ho nient’ altro da offrire al tuo dolore se non la mia solidarietà, perché so che le tue lacrime devono trovare una via per scorrere tutte, per scendere al mare ed annullarsi ricongiungendosi al dolore di tante madri ferite.
Te lo lascio in un momento in cui la scuola lotta per mantenere dignità e ruolo, io ti dono questa convinzione: possiamo cambiare questa società se noi, madri, educatrici, insegnanti, continueremo a credere, unite, nel valore alto dell’educazione, fino a farne una bandiera, senza mollare. Mai.
Un abbraccio Marisa

01 nov 2008

Per Barbara

Ciao Barbara,
Che sorpresa! Chi l'avrebbe detto........
Grazie di essere di nuovo fra noi, di averci regalato uno scritto, un ricordo. Qualora .... se....
c'è sempre un posto per te, nel nostro nuovo laboratorio. Un forte abbraccio, Corinna

E' stato bello!

Care tutte,
vi ringrazio per la partecipazione alla maratona di ieri in ricordo di Nicola. Come al solito eravamo il gruppo più numeroso. I vostri contributi, tutti bellessimi, hanno reso l'atmosfera toccante.
Vi invito a trascriverli sul blog, per muovere o rinnovare le forti emozioni.
Incomincio io riproponendo i 2 testi commoventi di Ancilla, un mio nuovo incontro.
Il primo riunisce strofe di Quasimodo ( da uomo del mio tempo- 1969) e di Primo Levi (da delega- 1986); il secondo è una preghiera trovata incisa nell'antica chiesa di San Paolo a Baltimora, datata 1692. Corinna

"Sei ancora quello della pietra
e della fionda,
uomo del mio tempo...
Hai ucciso ancora, come sempre
come uccisero i padri..."
eppure secoli sono passati
"Abbiamo pettinato la chioma
alle comete
decifrato i segreti della genesi
calpestato la sabbia della luna
costruito Auschwitz e distrutto
Hiroshima..."
e ancora hai ucciso!
"T'ho visto eri tu, senza amore,
senza Cristo!"
Non dimenticare che sei figlio dell'universo, come ogni animale,
come ogni più piccolo insetto o stelo d'erba, come ogni stella.
perciò sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca e, quali che
siano le tue lotte e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione
della vita, rispetta e ama il creato e ogni creatura.