BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



13 lug 2008

I GIOCHI DELLA MEMORIA

Penso e ripenso, sorrido e mi perdo, nell'allegria di allora.
Che magia quei cortili, che scenari immensi avevamo da
plasmare, incidere, calpestare, conquistare.
La "corte" era la regina dei nostri giochi,
la dea bendata che accompagnava,
dispanava, scenografava,
le nostre giornate.
Quanti ricordi sereni e un pò di nostalgia per quel tempo che fu.
Che grande vuoto per i nostri figli non avere lo spazio, il tempo,
l'opportunità di vivere quelle stupende avventure.
Tra i tanti bellissimi giochi che riaffiorano, (la peta, el pindolo, le figurine,
el sciopeto con le camaradarie, le pirole, el campanon, la soga ect.),
un posto particolare nella valigia dei miei giochi è riservato ai giochi che
si facevano nel periodo di carnevale, e solo allora, durante gli anni delle scuole elementari presso le suore Campostrini di Montorio.
Erano giochi speciali, che si ammantavano ai miei occhi di bambina, di una coltre magica.
Consistevano in un torneo che si svolgeva nel grande (allora) cortile della
scuola; noi bambini ci dovevamo cimentare con delle prove di equilibrio, velocità, concentrazione, agilità.
Il poter accedere al grande cortile anche noi bambine, era già un fatto eccezionale: normalmente lo spazio era prerogativa per i giochi maschili,
noi dovevamo limitare la nostra esuberanza e fare solo giochi consoni a
delle "brave" bambine.
Si faceva la corsa con i sacchi, il percorso con il cucchiaio tra i denti e la biglia sopra, la corsa con la candela accesa, ma soprattutto si faceva la corsa
a tre gambe. Il gioco consisteva in una corsa tra piu' coppie, dove la mia gamba destra era legata con la gamba sinistra della mia compagna, Carla.
Era senza dubbio il mio gioco preferito, agognato per un intero anno, dove
riuscivo sempre a vincere, trainata dalla mole di Carla che mi sovrastava letteralmente, ma con la quale ero in perfetta sincronia.
L'ambito premio di questi giochi erano dei dolci particolari chiamati in dialetto
"favette o castagnole"e che per tanto tempo ho idealizzato in modo assurdo,
perchè solo in quella occasione le mangiavo.
Quando un pò di anni piu' tardi (prima non ne aveva il tempo) mia mamma
le ha cucinate, è stata una sorpresa e una delusione; di sicuro è stata la fine di un "mito".
Forse se chiudo gli occhi, sento ancora il sapore dolce di quei bei tempi andati
ma che fortuna averli gustati.
Giovanna

1 commento:

In punta di penna ha detto...

Senz'altro un'infanzia ricca di affetti, giochi e serenità, contribuisce nel formare dentro di noi una "robusta" forza interiore,indispensabile nell'età adulta, quando nebbie, uragani e venti impetuosi la attraversano.
Cara Giovanna, che belli i ricordi dei tuoi giochi! Sono sicuramente un tesoro da conservare e questa occasione ci permette di riviverli.
Allora viva il toca tì!
Ti abbraccio, Betty