BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



30 lug 2008

Una conta

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, scaraboto, fitadela, pesca, molesca, tira, su, la, gamba, che, l'è, questa!

Annamaria

Il Condor


Io sono il condor, volo
su di te che cammini
e d’improvviso in un giro di vento,
penna, artigli,
ti assalto e ti sollevo
in un ciclone sibilante
di freddo tempestoso.

Alla mia torre di neve,
alla mia tana nera,
ti porto, e sola vivi,
e ti copri di penne,
e voli sopra il mondo,
immobile, nell’alto.

Donna condor, saltiamo
su questa preda rossa,
straziamo la vita
che passa palpitando
e innalziamo uniti
il nostro volo selvaggio.

Pablo Neruda

29 lug 2008

A MARISA

Ciao Marisa,

a nome di tutte, un abbraccio forte, forte......Corinna

Pensiamoci!

Carissime,
dopo il piacevole appuntamento di ieri mi sono chiesta se per caso non sia giunto il momento di aprire il nostro blog anche a nuove amiche. Potrebbero arricchirci offrendoci ulteriori riflessioni, sollecitazioni, affinità di spirito. Provate a pensarci!.......Poi ne possiamo parlare. Inoltre se avete tempo e voglia e vi frulla in testa qualche idea, progetto per il prossimo futuro, passatemi le vostre proposte perchè saranno per me un'ispirazione preziosa. A sabato, Corinna
P.s: un grazie di cuore a Loretta per essere ancora tra noi.

26 lug 2008

LO SCOPRITORE

"Non c'è un solo uomo che non sia uno scopritore.
Inizia scoprendo l'amaro, il salato, il liscio, il ruvido,
i sette colori dell'arcobaleno e le venti e più
lettere dell'alfabeto; continua coi volti, le mappe, gli animali e gli astri,
conclude col dubbio o con la fede
e con la certezza quasi totale della propria ignoranza"

(da l'Atlante di Jorge Luis Borges)

Luisa

22 lug 2008

LA BELLEZZA ,IN UN RICORDO DI IERI


BAIA DI TARCO

Un’ansa sabbiosa, chiusa nell’abbraccio di bassi scogli scuri digradanti nel mare,che col suo lento o impetuoso , ma instancabile andare e venire ha levigato, forgiandoli in forme curiose.

Onde giocose, chiacchiericcio allegro,colonna sonora dei percorsi della mente.

Cristalli tremolanti sulla superficie del mare creano abbaglianti giochi di luce, ma appena volgo lo sguardo ecco il riposante, fitto ed intenso, verde del “maquis”, la boscaglia, alle spalle della spiaggia, dove la macchia mediterranea convive con gli alti alberi del sugaro dai tronchi feriti, spogliati della loro preziosa corteccia.

E l’instancabile eterno richiamo del mare mi invita ad abbandonarmi al suo abbraccio rinnovando in me un’emozione antica, di volta in volta nuova e identica a se stessa ,un’ebbrezza che mille parole non possono descrivere.

Qui i ritmi sono lenti, con gli occhi socchiusi e la mente vuota, osservo: un bimbo con il secchiello che gioca con la sabbia, un cagnolino nero un po’ buffo che corteggia tutti gli ospiti della spiaggia,sdraiandosi sotto ogni ombrellone, godendosi le “coccole”,per poi passare oltre, una giovane coppia sdraiata al sole si scambia carezze con la scusa della crema solare, due bambini più in la giocano a palla, una ragazza si lascia dondolare dalle onde, stesa sul materassino….

Mi alzo e mi tuffo nuovamente

(giugno 2008) Luisa

a tutte voi un abbraccio x dirvi che ci sono

Ci sono sempre con il cuore, e non importa se i tempi per la scrittura sono stretti stretti, Vi ho letto, tutte, frettolosamente ma con la gioia di un bimbo che infila il dito nel vasetto della nutella e se la gusta eccitato e frettoloso x non farsi scoprire. Grandi tutte amiche mie, mi fate rivivere atmosfere antiche davvero emozionanti, ritratti di un tempo che sembrava sparito che nelle tele di tante parole ritornano vive fino a farmi sentire gli schiamazzi festosi dei tanti nostri cortili. A presto. Maristella

ALBERI

La poesia sull'albero voleva essere solo un riferimento all'aggressione oggi rivolta contro la Natura e al declino della sua Bellezza.
I nostri alberi, tutti colorati, esplosivi e vitali, erano, forse, anch'essi una reazione a quanto sta accadendo.
Notte, Corinna

21 lug 2008

Poesia del giorno dopo

Han sradicato un albero. Ancora stamani
il vento, il sole, gli uccelli
l'accarezzavano benignamente.
Era felice e giovane, candido ed eretto,
con una chiara vocazione di cielo
e un alto futuro di stelle.
Stasera giace come un bimbo
esiliato dalla sua culla, spezzate
le tenere gambe, affondato il capo,
sparso per terra e triste,
disfatto di foglie
e in pianto ancora verde, in pianto.
Questa notte uscirò - quando nessuno
potrà vedere, quando sarò solo -
a chiudergli gli occhi e a cantargli
quella canzone che stamani
il vento passando sussurrava.

Rafael Alberti, I bimbi di Estremadura

E' un po' triste, ma mi pare molto toccante.

E' stato davvero bello stare ancora una volta insieme, un grazie e un bacio Corinna

16 lug 2008

CANTE DELL'INFANZIA

Mama, papà
còmpreme un sciopetin
da nar in Francia
a copar quell'uselin
tuta notte el canta
e mi non posso mai dormir.
Passa un elefante
con tre cavalle bianche
con tre cavalle nere...
ciuccia candele!


Addio mamma
vado all'asilo
vado all'asilo per tutto il giorno.
Grembiule rosa, colletto bianco
cestino al fianco,
gioia nel cuor.
L'orologio la mattina dice:" bimbi fate presto che le nove sono già"!
TICHE TICHE TICHE TAC
TICHE TICHE TICHE TAC!!!


AM BLEM BLEM
SICUTIRE AM BLEM.
Ciàpela morettina te la voio dar a ti
A MUCì MUCì MUCì
la me gatta la me fuggì
la me fuggì de giovedì
A MUCì MUCì MUCì
A STAR FO RA TE TO CA PRO PRIO A TI...


Queste "cante" sono ricordi indelebili e piacevoli della mia infanzia, desidero condividerli con voi. Non vedo l'ora che arrivi agosto per ritrovarci ancora insieme piene di entusiasmo e progetti.
Ciao a tutte e buone vacanze, Silvana Z.

13 lug 2008

I GIOCHI DELLA MEMORIA

Penso e ripenso, sorrido e mi perdo, nell'allegria di allora.
Che magia quei cortili, che scenari immensi avevamo da
plasmare, incidere, calpestare, conquistare.
La "corte" era la regina dei nostri giochi,
la dea bendata che accompagnava,
dispanava, scenografava,
le nostre giornate.
Quanti ricordi sereni e un pò di nostalgia per quel tempo che fu.
Che grande vuoto per i nostri figli non avere lo spazio, il tempo,
l'opportunità di vivere quelle stupende avventure.
Tra i tanti bellissimi giochi che riaffiorano, (la peta, el pindolo, le figurine,
el sciopeto con le camaradarie, le pirole, el campanon, la soga ect.),
un posto particolare nella valigia dei miei giochi è riservato ai giochi che
si facevano nel periodo di carnevale, e solo allora, durante gli anni delle scuole elementari presso le suore Campostrini di Montorio.
Erano giochi speciali, che si ammantavano ai miei occhi di bambina, di una coltre magica.
Consistevano in un torneo che si svolgeva nel grande (allora) cortile della
scuola; noi bambini ci dovevamo cimentare con delle prove di equilibrio, velocità, concentrazione, agilità.
Il poter accedere al grande cortile anche noi bambine, era già un fatto eccezionale: normalmente lo spazio era prerogativa per i giochi maschili,
noi dovevamo limitare la nostra esuberanza e fare solo giochi consoni a
delle "brave" bambine.
Si faceva la corsa con i sacchi, il percorso con il cucchiaio tra i denti e la biglia sopra, la corsa con la candela accesa, ma soprattutto si faceva la corsa
a tre gambe. Il gioco consisteva in una corsa tra piu' coppie, dove la mia gamba destra era legata con la gamba sinistra della mia compagna, Carla.
Era senza dubbio il mio gioco preferito, agognato per un intero anno, dove
riuscivo sempre a vincere, trainata dalla mole di Carla che mi sovrastava letteralmente, ma con la quale ero in perfetta sincronia.
L'ambito premio di questi giochi erano dei dolci particolari chiamati in dialetto
"favette o castagnole"e che per tanto tempo ho idealizzato in modo assurdo,
perchè solo in quella occasione le mangiavo.
Quando un pò di anni piu' tardi (prima non ne aveva il tempo) mia mamma
le ha cucinate, è stata una sorpresa e una delusione; di sicuro è stata la fine di un "mito".
Forse se chiudo gli occhi, sento ancora il sapore dolce di quei bei tempi andati
ma che fortuna averli gustati.
Giovanna

11 lug 2008

Un saluto

Carissime amiche di penna anche se scrivo raramente vi penso ( brave a tutte quelle che scrivono sul blog).
Invidio chi parteciperà al seminario, sarò con il pensiero assieme a voi.
Parto per i monti della Val di Non , spero di produrre scritti e acquerelli.
A tutte un grosso bacio Paola

NEBBIE DI LUGLIO

Si appoggiano nebbie
in angoli dell'anima
invadendo orizzonti quasi limpidi.
I paesaggi così rarefatti diventano surreali.
L'anima pare che dorma,
sembra regni una specie di pace.
La nebbia riesce ad
attutire anche il rumore.
Non sento quasi più nulla,
solo in lontananza un vocio confuso.

Betty

SESSANT'ANNI


Lungo i sentieri della memoria

volti di amicizie perdute,

altre conquistate


Terreno d'alta quota talvolta,

talora piatto, di pianura


Paesaggi dell'anima

scorrono:

albe e tramonti

mai dimenticati,

nuvole non passeggere

di ricordi indelebili


Dietro

il sole

ci sarà?


laura

07 lug 2008

FANTASIA - L'infinito gioco di sempre

bambine che giocano - 1959


Nel lontano 1957 una bimba di appena cinque anni lasciava un piccolo paese delle Madonie verso il Nord.
Nel paese che abbandonava i bambini scorazzavano liberi per le stradine tortuose.
I maschietti con alte grida gioiose si lanciavano giù per le discese, seduti su tavole di legno da loro munite di manubri e ruote che chiamavano “carruzzuni”, preoccupati solo di scansare pecore, capre e galline.
Le bambine, più tranquille, stavano ferme a piccoli gruppi: un cardellino ricevuto in dono, tenuto in mano con tenero affetto (ambito dalle altre compagne di giochi) bastava per trascorrere gaiamente tutta la giornata.
Interminabili pomeriggi estivi assolati passati a giocare a girotondo cantando per ore e ore “….. a cavallo di un cavallo è arrivato l’ambasciatore con le piume sul cappello ..…”
Giungevano gli anni Sessanta pieni di modernità.
La Festa in cui i bambini aspettavano con meraviglia i “Pupi di zucchero” (colorate ballerine e cavalieri e galletti di zucchero) che la notte dei morti, nonni, mamme, papà, zii defunti tornando nelle loro case lasciavano loro in dono, ponendoli in scatole di scarpe con qualche dolcetto e frutta in segno che si ricordavano di chi avevano tanto amato, era stata sostituita da “Santa Lucia” che portava coloratissimi Shanghai per giocare in compagnia, Lulla op (sempre sognato e mai avuto), grandi bambole camminanti che l’indomani finivano a fare bella mostra di sé sul lettone di mamma e papà.
Nella bella stagione i giochi con la palla: palla prigioniera, palla avvelenata, ai dieci fratelli e con la corda: a tre, salto a piedi uniti, salto con una gamba, in velocità……..
Insostituibili e lunghissime ore a cavalcare cavalli insieme a tanti amici per immensi deserti e oasi, scalando montagne altissime, attraversando fiumi in piena sotto tempeste tremende e ostacoli imprevedibili ….. lottando furiosamente fino allo sfinimento, ma sempre vincitori.
E alla fine, mettere a riposo il ramo di siepe fantasticamente trasformato e vivo….. purtroppo era ora di cena.


(Francesca Aguglia)

06 lug 2008

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

Autore: Brecht, Bertold

Berlino, 1932

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Marisa

04 lug 2008

AMORE NON MIO E NEANCHE TUO

Amore semplicissimo che crede alle parole,
poichè non posso fare quello che voglio fare
non ti posso abbracciare ne baciare
il mio piacere è nelle mie parole
e quando posso ti parlo d'amore.
Cosi seduta davanti a un bicchiere
in un posto pieno di persone
se la tua fronte si increspa veloce
io parlo ad alta voce nell'ardore
tu non mi dici fa meno rumore
che ognuno pensi pure quel che vuole
io mi avvicino sciolta di languore
e tu negli occhi hai un tenero velame
io non ti tocco,no, neanche ti sfioro
ma nel tuo corpo mi sembra di nuotare,
e il divano di quel bar salotto
quando ci alziamo sembra un letto sfatto.

Patrizia Cavalli

(Luisa)

03 lug 2008

care amiche

Care amiche di penna, vi ringrazio per la vicinanza che ho "sentito" al di là del diretto contatto con ciascuna di voi.Poichè non sembra esserci ancora un po' di tranquillità per me(della serie "La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!"), non posso ancora offrire disponibilità in alcun senso.
Ben felice di associarmi alle vs. iniziative non appena possibile.
Proprio per tentare di uscire dall'isolamento in cui mi trovo, non avendo la mente sufficientemente sgombra per dedicarmi a nuovi compiti, vi propongo qualcosa di datato che ha a che fare con gli ultimi viaggi.
Anche se rintanata in casa, posso pur sempre sfogliare il libro dei sogni...in attesa di tempi migliori...

VIAGGI DI PRIMAVERA

LA TOR EIFEL

Tore de Babele
batesà
da artisti e leterati
bistratà .

I bastian contrari
i gh’è sempre,
ma se te i badi,
no’ te faressi niente.

Mecano,
sugatolo de Eifel,
ai so’ tempi
l’à scandalisà,
ma ai nostri
l’à ‘ncantà.

Tirada su
par i sent’ani
de la Rivolussion,
l’à creà
‘na gran costernassion.

Mostro
con quatro sate
divaricà
par tresento metri
l’è sta’ ‘nalsà,
tuta de fero,
tuta ‘mbulonà.

Vorea essarghe sta
quando ‘l ciel
la prima volta
l’à sbusà.

La so ombra
par vint’ani
la dovea slongarse
come macia d’inchiostro
su la cità.

‘na scusa
el sentenar
de la Rivolussion?
Fato sta,
che dopo più d’un secolo,
la tor Eifel
l’è ancora qua!

Laura Parigi, 21 marzo 2008

ANDALUSIA
Il nome
è già
poesia

CORDOBA:
nei suoi patii
un’esplosione
di fiori,
colori,
odori,
umori.

Il profumo
di zagara
e gelsomino
t’accompagna,
in città
come
in campagna.

Alcazar:
giardini arabi
aranceti, calle,
rose, ninfee,
fiori in quantità
acque che scorrono,
uccelli in libertà.

Mezquita:
selva di eleganti
colonne,
mirabile beltà,
archi e pizzi
di marmo
inneggiano
la divinità.

GRANADA:
magia
delle torri rosse
dell’Alahambra
al tramonto,

tetti di coccio
dell’Albaicin,
bianche nevi della Sierra
cangianti
al mutar
della luce.

SEVILLA:
tutto è colore,
feria,
movida,
inno alla vita.

La Primavera
qui
è già
Estate

laura 1 maggio 2008

01 lug 2008

XXXVI

E ci sono poeti che sono artisti
E lavorano sui loro versi
Come un carpentiere sulle assi!...

Che triste non saper fiorire!
Dover porre verso su verso, come chi costruisce un muro
E guardare se va bene, o sennò abbatterlo!...
Mentre l'unica casa artistica è la Terra tutta
Che varia e sta sempre bene ed è sempre la stessa.
Penso a questo, non come chi pensa, ma come
chi non pensa,

E guardo i fiori e sorrido...
Non so se essi mi comprendono
Né se io comprendo loro,
Ma so che la verità sta in loro e in me
E nella nostra comune divinità
Di lasciarci andare e vivere sulla Terra
E farci portare in braccio dalle stagioni lieti
E lasciare che il vento canti per addormentarci
E non aver sogni nel nostro sonno.

Fernando Pessoa

(Betty)