BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



31 mag 2008

SONO TORNATA

Eccomi a voi, tornata da una lunga,rilassante vacanza.
Quante novità, incontri, progetti in questo mese,e quanto ci sarà da lavorare.
Ho già dato la mia adesione per il seminario di luglio,e nell'attesa di riabbracciarvi venerdi prossimo,vi faccio partecipi del mio diario di vacanza, credevate di farla franca,vero? Un bacione Luisa

MAGGIO A TROPEA


Le ore scorrono lente al sole che gia brucia, mentre, in attesa della smagliante estate, qualche nube passeggia ancora nel cielo.
Giorni che pigramente inseguono i giorni, illanguidita da una brezza che come dita leggere mi sfiora la pelle.
Olivi maestosi, centenari, pennellate di verde-argenteo, che si mescolano al verde intenso dei pini marittimi e delle eleganti palme, sfumature che lungo i fianchi di pendii, scendono fino a lambire la spiaggia.
Case color della creta, abbarbicate alla roccia quasi sospese in questo azzurro incredibile.
Vociare quieto per le vie gia animate di Tropea,mentre passeggio alla scoperta di vicoli stretti e nascosti.
Una terrazza sul mare: incantevoli insenature candide come falci di luna, sfumature di intenso turchino e cristalline trasparenze…
All’orizzonte Stromboli,ombra grigia, che sembra esibire con orgoglio il suo pennacchio bianco !



Luisa maggio 2008

30 mag 2008

SESSANT'ANNI

Nel vecchio baule conservo
i miei sessant’anni.
Conservo quisquilie
Conchiglie
bordate di rosa
sepolte in un mare
di cianfrusaglie.
Sbiadite foglie di seta
Finte camelie
ormai tristi e spoglie
di speranze giovani.

Sotto, due marionette di legno
del ponte Carlo
viaggio familiare a Praga
E un fiocco azzurro
e un libro
di massaggi ayurvedici con dedica
per un bambino morto senza carezze.

E ancora
scampoli di jersey e di seta ecrù
Gomitoli soffici per maglie solo pensate
progetti inconclusi
Calze di seta per giovani caviglie
Pizzi a crochet
nastri e ricami
E voile
per balli dimenticati.

Tutto mi parla di gioventù sepolte.

Marisa
Maggio 2008

26 mag 2008

IL CORTILE

Ai giardini Margherita sfogavo un pò la mia vita,
perchè abitando a Bologna, in pieno centro,
troppo era il cemento.
Arrivata a Verona ancora bambina trovo un mondo
tutto diverso, case nuove, case in costruzione,
era il periodo della grande edificazione.
Ma per noi bambini un pò di campagna ancora c'era,
ed eravamo una bella schiera.
Con aquiloni e biciclette a correr per le vie strette.
Nel cortile poi giocavamo a mosca cieca, a "peta",
a nascondino, facevamo anche il mercatino.
Il signor Venturini, burbero come pochi,
con il suo basco sempre in testa,
ci sgridava e ci rovinava la festa.
"Siete in troppi, urlate sempre, vada ognuno
nel suo giardino, e non fate i furbi non son cretino!"
Allora si andava al campetto della parrocchia
con i nostri pattini in saccoccia, con la boraccia
dell'acqua fresca e tanta allegria, nuovamente in festa.
I bambini di oggi son pieni di impegni,
restano scuola tanto tempo,
passan molte ore davanti alla tivù che procura schiavitù.
E i giochi liberi dove lì mettiamo?
Io posso dire che quel mio tempo è stato un gran portento,
e credo che, se nei momenti bui della mia vita
ho trovato la forza di reagire,
devo ringraziare un pò anche il mitico cortile.

Betty

25 mag 2008

"LA IDA"

Marzana dal 1952 al 1961

La Ida non è solo un mio ricordo; è una presenza che ritrovo nei ricordi di molte persone.
E' ormai parte della memoria collettiva del paese.
La Ida maestra di vita per tanti ragazzini di Quinto e Marzana, era nata nel 1904 e fin dalla sua gioventù aveva ospitato dopo l'orario di scuola nella sua casa alla chiesa, in fondo “a la pontàra”, "i buteleti" di Valpantena.
I più piccoli, col gavettino della pappa, li accoglieva già dal mattino presto.
La Ida aveva un aspetto massiccio e imponente che incuteva soggezione.
La severità del volto era soltanto leggermente mitigata da una cornice di capelli serici, raccolti a crocchia.
Aveva un vezzo. Inclinava lateralmente il capo con un tremito. Forse era un tic, un movimento che non controllava.
Era via via autoritaria o autorevole; dipendeva dalle circostanze.
Raramente era materna.
Le affettuosità le chiamava "sdilinque" e prendeva prudentemente distanza da qualsiasi manifestazione affettuosa.
Soltanto con i più piccini si lasciava andare con manifestazioni di tenerezza.
I baci allora erano sonori e poderosi. Come poderoso era qualche scappellotto. Non era manesca però.
Era soltanto figlia di tempi in cui si aveva consapevolezza dei ruoli e l’ordine dei valori non era messo in discussione.
Lei era la maestra, noi i "buteleti malmaùri".
Parlava spesso della biblica "pianticella da raddrizzare in tenera età" e si comportava di conseguenza.
I nostri genitori erano sempre d'accordo con lei.
La Ida era una devota alla Madonna di Fatima; il terzo segreto, non rivelato, la impauriva e l'intrigava in uguale misura.
Con noi era categorica: sarebbe stata la fine del mondo, solo i buoni si sarebbero salvati, i cattivi avrebbero trovato posto tra le fiamme dell'inferno.

Le sue descrizioni erano accurate e precise nei dettagli. Le anime dannate "digrignavano i denti" e le fiamme dell'inferno erano "lingue di fuoco ardenti". La Ida parlava abitualmente in dialetto; quando recitava le preghiere, leggeva le storie o citava frasi raccolte nelle sue letture si esprimeva in un italiano addomesticato così come addomesticato era il suo latino; allora lei cambiava voce, espressione e persino postura.
Perciò i "danati che digrignavano i denti" (senza la doppia), mi sembravano ancora più tremendi e di monito.

Della Ida ho ricordi eccezionalmente vividi; alcuni olfattivi, molto intensi.
Dal profumo dei campi di grano maturo, quando con gli altri "bocia" percorrevo "la stradela" che dal Cristo di Lumialto continuava fino alla Chiesa di Marzana, al profumo di minestrone che permanentemente stagnava nella stanzetta a veranda della Ida.

Anche la Ida aveva un profumo di buono; ma questo si perde nei ricordi dei primissimi anni.
Si mescola a sensazioni di tenerezza e di sicurezza che mi trasmetteva quando, piccolina di tre anni, cercavo protezione contro i "maramàni" più grandi.
Non esisteva per la Ida un decalogo educativo che non fosse essenziale e di facile comprensione.


Tutto si poteva fare salvo pochissime cose, tutte ugualmente gravi: entrare nel suo orto, mancare di rispetto all'adulto, non dire a voce alta le "orassioni" (messa in latino e litanie) e tirarla per le lunghe con il proprio ricamo.

Dalla Ida si imparava a ricamare.
Punto erba, punto catenella, punto pieno, orlo a giorno (per le adolescenti che preparavano il corredo).
Anche i maschietti e i più piccoli avevano un loro ricamo.
L'unica cosa risparmiata ai maschi era l'uncinetto, a parte qualche caso raro.
Dopo preghiere lunghe e circostanziate, per i vivi, per i morti, per la Madonna e qualche specifica ricorrenza, la Ida ci raccontava LA STORIA.

Le storie della Ida erano veri e propri pezzi teatrali , a puntate.
Le sapeva raccontare come nessun altro.
Lei poi , le sospendeva sempre "sul più belo", quando l'eroina era in pericolo, o il cavaliere era "ne le ambasce" (altra parola sua).
Tutti in coro allora si implorava:
- "Ancora Ida, ancora".-
Lei però era irremovibile e difficilmente si lasciava commuovere.

La storia del rapimento "del'Angiolina de la Ca' Nova", io l'ho sentita da lei.
La raccontava a memoria, anche se ricordo un vecchio libro, logoro e con alcune pagine staccate ma con la copertina ricoperta, del quale lei era gelosissima.

La Ida amava i libri. Forse non ne aveva molti, ma li leggeva e rileggeva.
Alcune storie le aveva trascritte su dei quaderni dalla copertina nera che ogni tanto consultava.
Conosceva un'infinità di canzoni e poesie e aveva frasi di circostanza adatte ad ogni occasione. Molte filastrocche della mia raccolta provengono da questo contesto di gioco.
Anche le commedie le conservava trascritte su quadernetti neri.
Allestiva per noi e con noi spettacoli con veri costumi che confezionava ricavandoli da vecchi abiti.
"Proàr la comedia" era uno spasso per tutti, oltre che una grande emozione.
La Ida, quaderno alla mano, recitava con enfasi tutte le parti. Poi toccava a noi.
Era molto esigente perciò potevamo star ore a provare la recita.
"Mamaluchi" ci rimproverava (ricordi d'Africa e delle colonie); ma non mollava mai.
E alla fine il risultato era sempre all'altezza delle sue aspettative e delle esigenze di un pubblico comprensivo che godeva di pochi svaghi.



La Ida non dimenticava mai "Santa Lussia".I regali c'erano sempre. e per tutti.
Certamente chiedeva contributi ai genitori ma qualcosina c'era, magari una "ruela de liguirissia" o "na naransa". Le nostre (rare) bambolette di celluloide le rivestiva a nuovo per l’occasione.
Santa Lucia era sempre vestita di bianco, col vestito di qualche sposa recente.
Naturalmente era “orba” col viso coperto da un velo.
Era accompagnata dal "gastaldo" (dignitosamente vestito di nero, con bombetta sul capo) e seguita dal "musso" che la Ida chiedeva in prestito al Biciclin.
Noi si diceva una poesia alla Santa, per avere in premio un po' di caramelle.
Di solito una bambina faceva "i omaggi a Santa Lussia", a nome di tutti. E da tutti noi era demandata a scoprire il mistero degli occhi.
- "Guarda se la gà i oci - guardaghe soto, se ghe i busi udi".-
E poi si sussurrava facendo capannello - "Gheto visto i oci?"Forse per l'emozione nessuno di noi era mai riuscito a mettere a fuoco bene il volto della Santa.
Forse non lo volevamo nemmeno. Temevamo di irritare Santa Lussia con la nostra curiosità.

Conservo, insieme ai ricordi, un ricamo che ho fatto sotto la guida esperta della Ida. E' un prezioso ricordo.

Mi fa ricordare le passeggiate della buona stagione, dai Canestrari a metà collina o "dale signorine vissin a la colonia".
Ricordo i giochi durante pomeriggi magici, nel parco di queste ultime.
Dame taciturne e misteriose, per noi niente più che apparizioni.
Con la Ida però le signorine parlavano a lungo.
Quando lei entrava "diese minuti par un cafè" noi sapevamo che il caffè sarebbe stato lungo; si poteva contare su un pomeriggio intero di giochi sfrenati, perché la chiusura del doposcuola della Ida era comunque sempre flessibile; gli orari si adattavano alle esigenze delle famiglie e dei bambini.
Io frequentavo con orario intero.

A cosa si poteva mai giocare nel parco di una villetta che a noi allora sembrava un castello incantato?
A Son marinaio, gioco di destrezza ed inconsapevole esercizio di lateralizzazione che cantato in italiano ci faceva sentire grandi ed evolute sul piano sociale.

Son marinaio
marinaio della Marina
porto le chiavi
dell'oro e dell'argento
Son marinaio
di questo bastimento
Finchè l'Italia
più libera sarà
Para papà papà (2)


Oppure al più casereccioi Elo coto el pan

Elo coto el pan?
L'è un pò brusà
Ci è stà?
La Carolina

Pora Carolina
legata ale catene
fra mile pene
te tocarà morir
Oilì oilà
la Carolina encadenà


Era un gioco un po' complicato. Si formava una fila che man mano diventava catena con l’intreccio di braccia distese, mano nella mano, a far da ponte, sotto al quale doveva passare il capofila. Uno alla volta i bambini si incatenavano girando le spalle al gioco. Alla fine, senza slegarsi, tutta la catena si spostava a formare un cerchio e si cantava:

E tira mola e mola tira
Tira mola e mola tira
Tira mola mola tira
Tira mola lassa ‘ndar.


E si giocava "a l'Angiolina" naturalmente. Una storia vera, romanzata nell’ottocento dal Caliari, che narrava di un fatto accaduto due secoli prima: un rapimento a scopo di estorsione.

Dame, principesse, brutali rapitori, banditi di Falasco, cavalieri valorosi e buli feroci s'incrociavano tra le siepi di bosso.
Lo scialle ad uncinetto, unico indumento che noi bambine usavamo nella mezza stagione, diventava la gonnella della dama e i bastoni si trasformavano in spade per feroci duelli.

Cara Ida.
Quelli di noi che sono passati per "la sua corte" (così chiamavamo il suo doposcuola)non hanno dimenticato.

Non era "dona de mese misure" (come amava puntualizzare) e non poteva non lasciare dentro di noi l'impronta del suo passaggio.
Ultimamente, io ero già grandina, soffriva per la concorrenza dell'asilo parrocchiale e per l'istituzione dei "doposcola comunali"; ma noi "buteleti dela Ida", ci ritenevamo dei privilegiati.
Senza saper dare un significato al nostro sentire, ci sentivamo spiriti liberi.
Dalla Ida eravamo come "polastri ruspanti".
Il doposcuola delle "scole comunali" lo pensavamo come un luogo noioso.
La Ida lo chiamava "la caponàra".
Cos'erano quattro mattoncini di legno con cui giocare, qualche matita spuntata, o mezz'ora di ricreazione a confronto di un mondo intero da scoprire a piacimento?
Un mondo che ci apparteneva perchè la Ida ce lo regalava tutti i giorni? (escluso il suo orto, naturalmente.)

Allacciare le cinture

Cara metà del cielo, stiamo decollando.
Tenetevi forte, piedi a terra e si parte.
La nostra iniziativa, (nome in codice: dan-anna) è partita alla grande.
Abbiamo ricevuto le prime opere dalla Finlandia (bellissima) e dalla Spagna.
Siamo famose

21 mag 2008

MIRABILE IMBROGLIO

Ho passeggiato di filosofia
nel sentiero che, muta ansa, corona
i pioppi arrampicati alla chiaria;

ora nell'inteletto s'accantona
ove incolore freme il sentimento
aspettando il richiamo che lo sprona.

Pur in alto la trascinai con stento,
a rocca a rocca, là rugliava il fiero
e duro rovere, il fluire violento

l'anima arrotolava ed il pensiero...
dipana, zompa da tùrbine a scoglio.
frulla, spruzza... ed il cielo fa di nero.

Scienza non sbroglia il mirabile imbroglio.

Lorenzo Parlatore

(Betty)

18 mag 2008

Sogni d'oro

Care tutte,
tra rose rosse, auguri, prelibatezze, improvvisazioni, è stato davvero un pomeriggio speciale.Ritrovarsi come sempre ci fa bene e ci ricarica. Un grazie di cuore.....notte Corinna

15 mag 2008

LA VITA

Crudele
la pioggia
si lancia sul vetro
lo scuote
lo scorre
sfreccia si libra
ricade
poi striscia
si avvita
La vita
si lancia nel mondo
lo scorre
lo striscia
si intreccia
si invola
ricade
percorre una traccia
veloce
a rilento
poi esplode nel vento.

Carmelo Lorefice

(Betty)

12 mag 2008

SILENZIO

Il silenzio è il rumore
di un secchio di zinco nel cortile
del vicino, il tambureggiare di un picchio,
il fruscio di una foglia.

Come vedi il vento dagli alberi
così senti il silenzio.
Come parole su un foglio vuoto:
uno sciame di zanzare che balla sotto la pensilina.

Herman Leenders

(Betty)

10 mag 2008

Le mie mani

Nonnina le tue mani sono brutte, osserva il mio piccolo Lorenzo.
Io gli sorrido, le guardo e penso che il mio piccino ha ragione. Esse hanno il vestito del tempo fuggito, le vedo vecchie e rugose, ossute e spigolose, la pelle sottile, trasparente e macchiata.
Sono fragili ora, ma hanno saputo amare a piene mani, curare, stringere delicatamente, accarezzare con dolcezza, coccolare, proteggere la vita.
Come il mio cuore, sono mani che hanno un'anima capace di accogliere
le altre. Sono mani vissute.
Ebbene, sì è vero sono brutte le mie mani, ma sanno donare un calore particolare anche d'inverno quando sono fredde.
Guardo Lorenzo nei suoi occhi l'innocenza, con le mie mani fragili
lo alzo e lo stringo forte tra le mie braccia,lo faccio girare fino a quando mi sento ubriaca.Lui ride, ride, il mio cuore batte forte un battito di gioia. Mary

9 mag 2008

TRAFORO

Là, dove ora c’è un bosco
dove la collina sembra
una nuvola verde
che scherza coi venti della valle
dove il prato accoglie generoso
le corse disordinate dei cani
dove i bambini corrono in bici
e le donne rincorrono in scarpe da tennis
il tempo perduto
là, una benna strapperà con forza
zolle fiorite e vigneti dai teneri viticci
e boschi accoglienti
e giardini.
Toglieranno la pelle alla terra
e il monte ci svelerà le sue viscere
mostrandosi nudo.
I venti incroceranno arie mefitiche
di fumosi rimorchi.
I dolci loggiati con archi a tutto sesto,
i giardini all’italiana
disegnati dai bossi e dai roseti,
le ville, iconemi di una valle antica,
ricordi di passate arroganze,
cederanno il passo a nuovi padroni,
resistenti alla bellezza e all’armonia.
Irragionevoli muri di gomma.

Ed io piangerò lacrime di bitume
sulla stoltezza umana.

Marisa

6 mag 2008

C'era una volta una bambina

Caro Maestro devo confidarti una cosa,
c'era una volta una bambina, e per fortuna ora non c'è più, una bambina davvero infelice. E stato difficile parlarne,raccontarti in poche righe di lei, della bambina che ero.
Il farlo mi ha impegnato tantissimo poichè l'esperienza del collegio ha occupato quasi l'intera sua vita di bimba fino all'alba della sua adolescenza.
Questo vissuto impregna, dunque il mio sentire ed il suo ricordo è ancora così prevalente, soffoca tutto il resto che sembra inesistente,sparito.
Basta un accenno, una parola "infanzia" e tutto ritorna chiaro come se fosse ieri, ma fortunatamente un passato che risorge quasi purificato dal dolore.
Dico quasi perchè ancora qualcosa si muove nel mio profondo e lo avverto emergere se sollecitato.
Ecco qui,dunque, di seguito, il risultato di questo mio viaggio a ritroso per ripescare la bambina che ero. E'un breve riassunto, arrivato dopo tre, quattro pagine fitte, fitte, scritte in pochi attimi, ma rielaborate appunto per esercitarmi nell'operazione di tagliare il superfluo.

C'era una volta...
un mare di tristezza
un firmamento di lacrime
un buio spaventoso e infinito
un brivido gelido in cuore
un briciolo di speranza per ogni giorno
un crocifisso nella chiesetta silenziosa
un cuore puro in ginocchio
le mani giunte
gli occhi umidi rivolti al cielo
un grido soffocato
una preghiera silenziosa
una lunga interminabile attesa...
nessun segno, nessuna risposta
e il dolore m'invade ed io divento dolore
un mondo di dolore.
Io ero il frutto di tutto il mio dolore.

Maristella.
un sorriso e un bacio a tutte

DISCUSSIONE SULLA POESIA

Sedevamo sulla riva del giorno- due poeti,
presi dalla discussione sulla vera poesia,
ed io, che li ascoltavo in silenzio.

- La poesia- affermava l'uno senza ombra di dubbio, -
è semplicità. Dobbiamo sradicarla dai vortici
della complessità! Basta con le nebbie!

- Al contrario!- replicava l'altro, non meno
convinto.- La poesia è affogata nei bassifondi
dell'elementare. Dobbiamo estrarla verso le profondità
del pensiero complesso! Basta scorza masticata!

La discussione batteva ora contro una riva ora contro
quella opposta e diventava sempre più spumosa.

Una libellula si mise a volare tra i due. Le sue ali
recavano il vago sorriso del giorno dall'occhio solare,
l'ultimo per lei disponibile. E sfrecciò dritta
verso l'abbraccio d'addio della sera.

La libellula non era affatto semplicità, nemmeno però
complessità.

Era poesia.

Blaga Dimitrova

(Betty)

5 mag 2008

STRANO DOLORE

Amore non è vero che svolazza,
sta fermo e dorme invisibile nascosto
in caldo ripostiglio, il nostro corpo.
Ma quale sia precisamente il posto
finché sta fermo nessuno può saperlo,
quello che sceglie non è per tutti uguale.
Io certo non lo sveglio, però smania nel sonno
e so che adesso si è messo di traverso
proprio in quel punto dove mi fa male,
dietro la quarta vertebra dorsale.

PATRIZIA CAVALLI

(Luisa)

3 mag 2008

MARIO LUZI SCRIVE SULLA POESIA

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenit della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi- sogno che la cosa esclami
nel buio della mente-
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza...

La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?

(Betty)

2 mag 2008

Diario cinese

Volo d’anitre nel diario cinese

Accenno di vegetazione sullo stagno

Ingordi pesci saltano fuor d’acqua

Cerchi misteriosi appaiono, si allargano, si perdono

Anima innamorata, spirito arido, dove trovi nutrimento?


Annamaria

1 mag 2008

I POETI LAVORANO DI NOTTE

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini

(Betty)

VOGLIA DI SCRIVERE

Io non scrivo soltanto con la mano:
Anche il piede vuole scrivere sempre.
Saldo, libero e prode via mi corre
Ora pei campi, ora per le carte.



Scrivere col piede da "La Gaia Scienza" di F. Nietzsche



Ciao, Corinna

UN PENSIERO PER VOI

Ciao a tutte carissime
non potrò essere con voi il 10 maggio da Silvana, ma vi penserò certamente,i nostri incontri sono sempre cosi piacevoli che mi dispiace perderne anche solo uno, ma purtroppo dopo Milano,mancherò anche a questa giornata che si preannuncia molto giocosa e gioiosa.Partiremo credo il 7 per tornare verso fine mese, salvo imprevisti.
Vi abbraccio strette Luisa