BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



19 gen 2008

PASSI

Ero una bambina piccola, ma mai dimenticherò quei passi veloci e frettolosi, le corse affannate di centinaia di persone che cercavano scampo e riparo dalle bombe che piovevano dal cielo.
Tutto ciò risale ai primi ricordi dell’infanzia. A quando papà trasferì la famiglia a Milano dove aveva trovato lavoro nell’Isotta Fraschini.
Quanto ero fiera di lui.
Instancabile nel lavoro, bello, elegante … tanto che le mie amichette lo credevano il Dottore.
Ebbi una infanzia felice e dorata, circondata da affetto, da bei vestitini e tanti giocattoli. Mamma, brava sarta, bel tipo, sempre elegantissima, spesso mi portava ai defilè di moda, dove prendeva lo spunto per confezionare eleganti modelli.
Ricordo un magico Natale con l’albero carico di doni, una bambola grande quanto me e il cavallo a dondolo per mio fratello, la bella casa, i bei mobili …
Casa tanto amata che in giovinezza ebbi poi a rimpiangere: Via Cavour numero ventitrè.
Arrivò la bufera che spazzò via tutto quanto e l’incanto finì.
Milano venne bombardata ripetutamente e io risento quei passi veloci, di corsa, di gente angosciata, che scappava accanto a noi.
Mamma veniva trafelata a ritirare noi bambini da scuola, ma l’UMPA ci fermava perché la sirena annunciava l’imminente bombardamento e cacciava tutti noi nei rifugi o dentro i palazzi, nei negozi e nei bar, per farci mettere al riparo.
Papà perse il lavoro per la chiusura dello stabilimento e fummo costretti a scappare perché i tedeschi rastrellavano la popolazione per le strade, sui treni, nelle case e spedivano i giovani in Germania.
Rammento che partimmo in treno verso Verona, lasciando tutto. Venimmo a sapere poi che la casa fu occupata da sinistrati.
Papà era irriconoscibile, vestito da straccione, con barba incolta da sembrare un vecchio. Infatti i tedeschi, saliti sul treno, non lo notarono nemmeno, mentre noi trattenevamo il respiro per l’ansia e per la paura.
Seguirono tempi durissimi, le risorse pian piano finirono.
Conoscemmo la fame e le privazioni, il dormire in cinque persone nella stessa stanza, i mobili generosamente prestati da amici e parenti…; con papa disoccupato, il lavoro da sarta di mamma non bastava a sfamare cinque bocche.
E’ il caso di dire: dalle stelle alle stalle.
Queste cose mi si sono fissate indelebilmente nella memoria così come i passi degli americani e la gioia incontenibile per la fine della guerra.

Ivana

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