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Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



13 gen 2008

NAIF: piccoli passi per imparare ad amarsi.

Stava seduta al tavolino del caffè, nel sole tranquillo e pigro di una primavera ancora una volta in ritardo.
Sulle pietre del corso la gente passeggiava, rideva, pensava, ciarlava leggera, mentre un vento imbarazzato si confondeva col cicaleccio ora serio degli uomini d'affari tutti blu, ora scanzonato dei ragazzi raccolti in un nido passeggero attorno ad una moto fiammante, da cui un "biondo-abbronzato-occhi azzurri" lanciava sguardi soddisfatti di perfezione.
Era seduta lì da un tempo incalcolabile.
Era uscita da scuola lasciandosi alle spalle le bocche sdentate dei bambini, le loro guance sporche di sfrenati desideri di irregolarità; e aveva sentito una voglia petulante di andare a vedere il mondo, ma in un film diverso dal suo, quotidiano, fatto di alberi e di grano che da verde diventava ancora, dopo tanti anni, irrimediabilmente giallo, dalle case oltre la strada che avevano sempre il medesimo colore.
Ed eccola lì, impettita sulla sedia, di fronte a quello schermo affollato di immagini così velocemente intercambiabili, così nitidamente perfette, così irreparabilmente allegre.
Squadrava quei personaggi con attenzione e le domande di sempre scodinzolavano tra i suoi pensieri: - Sarà vero quello sguardo così sicuro? E quel portamento fiero? E quel sorriso così prepotentemente felice?-
Tutto in quel film sembrava straordinariamente perfetto.
Ma il soggetto preferito delle sue osservazioni erano le donne, il femminile, quel "femminile" che a lei sembrava irraggiungibile.
Le donne: altere, avvolte in morbidi vestiti colorati, sgargianti, si muovevano con leggiadria e sicurezza su fragili tacchi a spillo, vaporose principesse su scarpette di cristallo. Eppure il loro passo era deciso, non lasciava trasparire incertezza. Andavano quasi danzando, senza mai abbassare lo sguardo, con incedere elegante, con sorrisi sapientemente distibuiti e altrettanto sapientemente negati.
Avvolte in involucri ammiccanti, mostravano corpi sinuosi, avvezzi a chiedere, contrattare ed ottenere.
Seduzione... Ecco cos'era.
Se ne stava lì, seduta al tavolino di quel caffè e si stringeva addosso quel vestito così anonimo, quasi buffo, quasi troppo grigio... Le sembrava che un pittore distratto, per errore, avesse sbagliato tela. Così era finita, lei, vestita di grigio, con quel viso strano appena appena sorridente, con i capelli raccolti quasi a farsi coraggio tra loro...lei, troppo naif, in un quadro futurista, dove il movimento si smembrava e poi si complicava in figure così impulsivamente concatenate e fuse, contemporaneamente distanti e contemperate.
Lì, a guardare se stessa, troppo naif, troppo tranquilla, con i suoi silenzi troppo lunghi, attraverso gli occhi delle altre: futuriste, colorate-luccicanti. ogni giorno nuove e diverse.
Si guardò nella tazzina del caffè e lì dentro si rispecchiò la sua eterna lotta di contraddizioni, la sua guerra tra il desidetrio di pace e tranquille sicurezze e il clamore delle vite degli altri. tra la voglia di silenzi d'acqua e di verde e quella dei suoni incandescenti della folla.
Ascoltò ancora lo sferzare della sua eterna battaglia, avvolta nella carta opaca del suo striminzito vestito grigio.
Chiuse gli occhi e le ciglia si incrociarono, ricacciando una goccia del sangue trasparente che da quella battaglia, ogni tanto, sgorgava.
Come un sasso che inghiottito dal mare languido del crepuscolo, si inabissa, lasciando solo la fantasia di cerchi concentrici di caledoscopio, così il nodo che le aveva assalito la gola sprofondò, facendosi spazio a fatica, tra le pareti della voce che, muta reporter di guerra, osservava i suoi pensieri sfilacciati.
Poi fu silenzio.
I cerchi di quel mare al crepuscolo si richiusero e la superficie, di nuovo calma, accolse in un abbraccio gli ultimi raggi del giorno di quella primavera ancora una volta in ritardo.
Le ciglia si separarono e gli occhi scuri si spalancorono sulle guance rosse di irregolarità di una bimba che, incerta, muoveva i riccioli arruffati di biondo verso di lei e spalancava le labbra rosate di carta velina in un traballante sorriso.
Anche la donna sorrise nella tazzina di caffè.
La mano scivolò verso quella della bimba, che si allungò, esplorando senza timore la mano sconosciuta.
Il vestito grigio e le labbra di carta velina si compresero: due piccoli naif nel patto di trasgressione, in quel quadro futurista troppo perfetto.
Ripose lentamente la tazzina sul piatto, raccolse la borsetta dimenticata sulla sedia di vimini e con un nuovo sorriso si allontanò.
Loretta

1 commento:

In punta di penna ha detto...

Notevole
bacio laura