BENVENUTE

Ciao a tutte,
Benvenute nel blog "inpuntadipenna2007"
Questa iniziativa ci offre ulteriori occasioni
di scrittura e di scambio di relazioni.
Una volta in più avremo così modo di stare insieme,
di condividere interessi ed esperienze.
Un contributo di crescita ed amicizia per il nostro
gruppo di scrittura molto speciale.
Che un buon demone ci accompagni.
Corinna



25 gen 2008

UNA GIORNATA QUALUNQUE

Noiosa

piovosa

ventosa

uggiosa

grigia

come l’umore

che stenta

a trovar

le note gioiose

dei giorni di sole,

stupori e allegria

di grida infantili,

timidi sguardi

e amor giovanili

Non fare

che il tempo

ti sfugga

di mano.

Sii tu

il suo signore,

riempi

le ore

24 gen 2008

Bollicine

Deporre i ricordi quelli più ingombranti in una botte.
Riempirla di coca cola, inchiodare il coperchio, far rotolare il barile avanti e indietro per una bella mezz'ora, poi scoperchiare, guardare per vedere partire a razzo tutto quel dolore, trasformato in miliardi di bollicine, finalmente digerite dall' etere.

Silvana Z.

23 gen 2008

TIRO LE SOMME

Lungo questo percorso ho ritrovato i miei fantasmi, ripescato assenze volutamente rimosse. Fatto passi interiori scavando a vari livelli, la chiamerei archeologia dell'anima. Scoperto e riscoperto uscite di sicurezza. Giocato con le bollicine e sognato con le lettere d'amore; nel frattempo ho rincorso nuvole bizzarre, fantasticando con cuori, accarrezzando legàmi in un gradevole crescendo di entusiasmo. Ho tutto un tumulto dentro, un piacevole guazzabuglio. Così l'assenza diventa presenza, i fantasmi ora sono meno spaventosi, le uscite di sicurezza non più così necessarie, i passi si fanno più lievi, il cuore ha ritmi piacevolmente accelerati. Vedo piuttosto rosa. Rosa shocking. Cerco di godermi il tutto, anzi vi dirò di più, cercherò di fare del mio meglio affinché il "sogno" prosegua, per come posso, per quello che posso.

Ops, non ho usato il plurale... ma mi sembrava superfluo!

Un abbraccio a tutte, Betty

19 gen 2008

Al mio cuore

Non hai mai accettato
di farti dominare.
Non hai mai voluto
farti addomesticare
Hai corso come imbizzarrito
dietro a nuove avventure
rimbalzando rapito
da carezze rapide e sicure
a parole bugiarde ed ammalianti,
a voci profonde e rassicuranti.
Hai pulsato su e giù,
e non ti ho mai zittito,
a volte poco, a volte di più,
a volte triste, a volte ferito,
a volte intrepido, a volte impaurito.
Vorrei donarti un po' di riposo,
regalarti un'amaca di tranquillità.
Te lo meriteresti...ma come si fa?

Loretta

Lettera a Silvana

Cara Silvana,
eccomi a te, in questo sabato nebbioso di gennaio, pausa desiderata dopo una settimana intrisa del rumore della vita quotidiana e delle mille faccende che riempiono i giorni. Scrivendo, lascio andare lo sguardo alla nebbia che avvolge la campagna al di là dei ricami delle tendine alla finestra e, come per incanto, il grigio fumoso della foschia si apre in uno squarcio rapido che ha la luce del tuo sorriso, aperto, cordiale : vivo.
E' stato questo sorriso pieno di calore e di casa che mi ha accolto la prima sera di questa avventura, la prima volta che sono entrata nella "stanza della scrittura".
Ancora non conoscevo nessuna di voi; mi ero domandata più volte in quei giorni chi foste, chi avrei incontrato ...
Come sempre di fronte alla novità avevo timore, il timore di non aver nulla da dire, nulla da regalare, conscia di una vita a volte troppo banale, monotona, persino noiosa. E, nello stesso tempo, vergognosa di una vita un po' ...irregolare.
Ero avvolta in questi pensieri che mi accompagnavano, insieme alla domanda che sempre mi assale nell'intraprendere ogni nuova esperienza :" Perchè? Cosa cerchi ancora? Cosa devi scoprire ancora che non sai già?"
Intanto sono entrata e... "Ciao!"
Eccoti lì, col sorriso aperto ed accogliente, trasparente come il tuo sguardo immediato e diretto che ti rimbalza negli occhi e nel cuore come la palla dell'infanzia e ricorda antiche cantilene " Rinoceronte che passa sotto il ponte...che danza e che balla..."
Ho ascoltato le parole che ci hai raccontato, l'incontro con il tuo uomo, l'assenza del tuo papà...
Mi hanno toccato profondamente i tuoi racconti , ma mi ha colpito particolarmente quello in cui ci hai parlato dell'assente, di quell'uomo che non c'era e chissà quanto avrebbe voluto esserci, di quella povertà il cui ricordo ricorre familiare anche nella mia storia.
Abbiamo parlato quella sera, di perdono, di nostalgia, di vite grandi proprio perchè minuscole, di gente grande proprio perchè intrisa di dignitosa e di orgogliosa semplicità.
E che bello quando hai letto del tuo bisogno di conoscenza, del tuo bisogno di uscire dalle mura di casa e di esplorare il mondo e la tua anima. Quanto ho ammirato, mentre ascoltavo i tuoi racconti, il tuo coraggio e la voglia di non fermarti lì , nella tranquillità di una famiglia costruita, serena, appagante, ma di andare oltre. Verso quell' "oltre" che a molti fa paura.
Ma tu no, tu, Silvana, non hai paura , vai avanti, col cuore che batte, ma cammini... e sempre col sorriso.
Dai tuoi occhi possono spuntare lacrime di malinconia, lacrime di tenerezza, di nostalgia di rimpianto. Ma , rapidi come si rabbuiano, così, rapidi, tornano ad illuminarsi .
E ritorna il sereno di uno sguardo stupito che sembra incantarsi davanti a tutto, come gli sguardi dei bambini che sanno di incontrare, ad ogni loro passo, una nuova meraviglia.
Ed è questo che vedo in te, una donna intensa e viva, che sa esprimere la sua anima con autentica semplicità, dono tanto prezioso quanto raro ormai, in questo tempo fatto di contraffazione e di complicatezza. Ma vedo anche quella bambina che non ha perso la voglia di giocare e di conoscere, solo segreto che ci mantiene vive.
Silvana. Anche il tuo nome mi parla di prati e di sorgenti , di acqua fresca di torrenti dentro cui saltellare a piedi nudi, di nontiscordardime raccolti a primavera sugli argini dei fossi e di lucciole rincorse nelle sere d'estate insieme a frotte di bambini eccitati dal buio e dalla luna.
E ti immagino bambina, a giocare nei cortili, a correre e saltellare, tra risate argentine e dispettose, con le ginocchia sbucciate e i capelli scomposti e gli occhi rabbuiati di lacrime arrabbiate e deluse; ti vedo nascosta dietro a un muro a raccontare segreti innocenti alla tua amica del tuo cuore; a trepidare per un amore dagli occhi belli e malandrini, a cantare in una dolce ninna nanna l'affetto per le tue bambine.
La tua voce ha il profumo del pane fatto in casa e di odori semplici di campagna, ma i tuoi occhi hanno il colore dell'infinito verso cui la tua anima tende lo sguardo e della terra scura dei campi dove hai corso la tua vita di bambina...
Quella terra che assomiglia alla mia, quella terra nella quale affondiamo, tu ed io, le nostre radici. Profondamente, prima di spiccare ogni volo che ci porta ad esplorare sentieri sempre nuovi, oltre i confini di un nido conosciuto, oltre i nostri confini. . . Buon volo Silvana!
Ciao Loretta.

LETTERA A ...

Cara Gabriella, amica di penna e di piacevoli convivi

Scriverti mi è compito facile e gradevole.
E’ come una parentesi gaia, una sosta riposante tra prima e dopo.
Ho finito le pulizie di casa e devo preparare il pranzo.
Ecco, amica mia, scriverti mi è dolce, perché mentre riordino i pensieri, richiamo alla mente il tuo accattivante e dolcissimo sorriso.
Un sorriso tenero, di mamma premurosa e di donna generosa, empatica, di persona solida, serena ed allegra.
Ci siamo casualmente incontrate in questo luogo, che io chiamo la mia isola, dove riversiamo noi stesse su fogli colorati di teneri azzurri, succhiando caramelle dolcissime.
Negli intervalli condividiamo i prodotti di nostre generose e laboriose combinazioni culinarie, forse nell’intento di confortare pene e gioie, passate e presenti.
E che bello ironizzare su noi stesse, scherzare con le nostre debolezze …
Per molte di noi, nella nostra isola, il dolore e la sofferenza, come la gioia e l’allegria, hanno trovato un diverso significato.
O forse hanno soltanto trovato “il significato”, quello che ci sfuggiva, quello che riempiva le nostre vite di punti interrogativi, lasciandoci incomplete e ferite, e spesso sole.
Credo, per quanto mi riguarda, di aver recuperate una parte di me stessa, persa come ero e come sono in dolori ineluttabili, in fatalità della vita che non si possono respingere.
Certo, nessun miracolo, nessuna esaltazione, ma la quieta consapevolezza di essermi arricchita dentro, frequentandovi.
E la certezza di essere ora più forte.
La solidarietà di un applauso, la condivisione di un percorso, l’empatia che si ricompone come una nuvola soffice e palpabile, simile ad ovatta, intorno alle pene altrui … Il piacere di ascoltare il fluire armonioso di componimenti e di storie di vita, inevitabilmente accompagnati da qualche lacrima di dolore … Il conforto di essere ascoltata con la certezza di trovare condivisione alla sofferenza, mi fa sentire, per una sera la settimana, più autentica.
E questo calore, questa condivisione, questa solidarietà sono certezze che mi danno conforto anche ora, mentre ti scrivo.
Accade anche a te?

Perciò grazie a te cara Gabriella, e grazie a voi preziose Amichedipenna, e grazie a Corinna, nostra insostituibile Maestra.
Con affetto

Marisa

L'ASSENTE

Nei primi anni del mio matrimonio desideravo ardentemente un figlio. Ero felice, avevo l’amore di mio marito, non mi mancava nulla, ma il grande assente era un figlio.
Passavano gli anni e per ben tre volte al quinto mese lo perdevo.
Furono speranze vane illusioni, chimere.
Il mio stato d’animo andò a terra; poi mi misi il cuore in pace, anche per l’età.
Dopo più di undici anni, inaspettatamente, quando non ci pensavo più, arrivo il mio grande assente.
La felicità mi faceva impazzire, mi trovavo per strada a pregare e ringraziare Dio.
Fu una gioia indescrivibile quando finalmente potei stringere al cuore la mia creaturina bella e sana.
Avevo la stanza piena di fiori, come se fosse nato un principe.
I poeti del Vernacolo Veronese gli dedicarono la poesia che trascrivo:

Te si vegnù dal ciel
zo da le stele
portado pian dal vento de la sera
ciari de luna te fasea da vele
par farte lume su sta tera nera.

Te si vegnù così
Vitorio mio
quando nessun ormai te spetava
come na rosa sbociada ne la via
che nei tramonti za la se scurava.

E mi e la mama
co qualche filo bianco
regal dei ani che ne passa vissin
semo tornà con ti
par ti d’incanto
speseti novi,
che nina un passarin.

Tornà l’è primavera
co sta cuna
tornà le nine nane de na olta
e par sto fior
portado dalla luna
ciamo dal ciel par ti …
tanta fortuna.


Ivana 23/11/2007

PASSI

Ero una bambina piccola, ma mai dimenticherò quei passi veloci e frettolosi, le corse affannate di centinaia di persone che cercavano scampo e riparo dalle bombe che piovevano dal cielo.
Tutto ciò risale ai primi ricordi dell’infanzia. A quando papà trasferì la famiglia a Milano dove aveva trovato lavoro nell’Isotta Fraschini.
Quanto ero fiera di lui.
Instancabile nel lavoro, bello, elegante … tanto che le mie amichette lo credevano il Dottore.
Ebbi una infanzia felice e dorata, circondata da affetto, da bei vestitini e tanti giocattoli. Mamma, brava sarta, bel tipo, sempre elegantissima, spesso mi portava ai defilè di moda, dove prendeva lo spunto per confezionare eleganti modelli.
Ricordo un magico Natale con l’albero carico di doni, una bambola grande quanto me e il cavallo a dondolo per mio fratello, la bella casa, i bei mobili …
Casa tanto amata che in giovinezza ebbi poi a rimpiangere: Via Cavour numero ventitrè.
Arrivò la bufera che spazzò via tutto quanto e l’incanto finì.
Milano venne bombardata ripetutamente e io risento quei passi veloci, di corsa, di gente angosciata, che scappava accanto a noi.
Mamma veniva trafelata a ritirare noi bambini da scuola, ma l’UMPA ci fermava perché la sirena annunciava l’imminente bombardamento e cacciava tutti noi nei rifugi o dentro i palazzi, nei negozi e nei bar, per farci mettere al riparo.
Papà perse il lavoro per la chiusura dello stabilimento e fummo costretti a scappare perché i tedeschi rastrellavano la popolazione per le strade, sui treni, nelle case e spedivano i giovani in Germania.
Rammento che partimmo in treno verso Verona, lasciando tutto. Venimmo a sapere poi che la casa fu occupata da sinistrati.
Papà era irriconoscibile, vestito da straccione, con barba incolta da sembrare un vecchio. Infatti i tedeschi, saliti sul treno, non lo notarono nemmeno, mentre noi trattenevamo il respiro per l’ansia e per la paura.
Seguirono tempi durissimi, le risorse pian piano finirono.
Conoscemmo la fame e le privazioni, il dormire in cinque persone nella stessa stanza, i mobili generosamente prestati da amici e parenti…; con papa disoccupato, il lavoro da sarta di mamma non bastava a sfamare cinque bocche.
E’ il caso di dire: dalle stelle alle stalle.
Queste cose mi si sono fissate indelebilmente nella memoria così come i passi degli americani e la gioia incontenibile per la fine della guerra.

Ivana

18 gen 2008

CUORI

Cuori che sfiorano il mio

Cuori che si abbracciano al mio

Cuori lasciati

Abbandonati in una terra senza nome

Cuori che riparano le ferite

Cuori nati dal mio cuore,

sovrapposti al mio cuore

Cuori che seguono tracce

lasciate, perse

Cuori da ritrovare

e da amare

Cuori da scoprire

Con negli occhi ancora,

lo stupore dei miei vent’anni.

Luisa

IL MIO CUORE



Non penso mai a te come al muscolo che con il suo pulsare, mi fa vivere…
No, penso a te come depositario dei miei affetti,luogo dove
Si rifugia l’amore,se pur l’amore scorre nelle vene, è nello sguardo,
è nelle mani,sulla bocca,nel respiro,nello stomaco,tu per me ne sei sempre stato il custode.
Custode pure del dolore,la rabbia,l’inganno,sempre gonfio di confuse emozioni
nel percorrere la strada accidentata della mia vita.

Ma quanti battiti furiosi assordanti,quanto lavoro ti ho dato!!
Non sei stato fortunato a capitare nel mio petto,avresti potuto pulsare con ritmo tranquillo,
affrontare giorni di pacata noia, invecchiare con serenità,ma non te l’ho permesso,
la mia vita non l’ha permesso E tu eri pronto per tutto questo?

Luisa

NELLA VOCE LA POESIA

"Io, dice la poesia, stando alle parole
io sono una nuvola
e sono il sole.
"Io sono una città
e sono il mare.
Io sono un mistero
di splendore.

Ma io, aggiunge la poesia
restandosene muta,
io non potrò parlare finché non ci sei tu
Su vieni insieme a me, vieni o mio lettore."


Eve Merriam, It doesn'tallways have to rhyme, Atheneum, 1964 (trad. di C. Carminati)

17 gen 2008

Trascrizioni ritardatarie (Annamaria)

NUVOLE (scritto nel mio vecchio blog il 23/05/05 dopo una breve vacanza a Sottomarina)

Distesa al sole osservo il cielo celeste chiaro ed ho la sensazione di esserne aspirata.
Ciuffi di nuvole bianche appaiono e scompaiono perdendo straccetti sfilacciati subito assorbiti da altre nuvole sopraggiunte.
Senza peso e trasparente il mio corpo si scompone in minuscole particelle, si espande, ed inizia a vagare tra la spuma bianca delle nuvole.
Il sole riscalda ma la leggera brezza mitiga il calore. Non ho bisogno di nulla, solo di esistere, particella infinitesimale tra le innumerevoli particelle che compongono l'universo.
Un rumore improvviso mi richiama al presente. Osservo la spiaggia che mi circonda, osservo il mare in lontananza, è bello, è vero, è pieno di vita e di energia. Il sogno e la realtà si fondono colmandomi di felicità.
- o -
BOLLICINE (13/01/08)
Una bottiglia d'acqua fresca e frizzante.
E' lì davanti a me, sulla tavola.
Un involucro di plastica inquinante racchiude questa meraviglia della natura.
Desiderio di bollicine finte che simulano la freschezza dell'acqua che sgorga dalla sorgente.
Anche la mia mente è come questa bottiglia.
Se ne stà lì, bloccata e chiusa, inquina il mio corpo che desidera aria pura e frizzante.
I pensieri ristagnano. Ma poi, quando meno me lo aspetto, gorgogliano, spingono, salgono, e come bollicine gioiose escono e si espandono nell'aria sotto forma di parole, risate, esclamazioni.
E riscopro così il significato della vita.
- o -
USCITA DI SICUREZZA (17/12/07)
Un brutto sogno
Una stanza buia
Nessuna finestra
Alcune porte chiuse
Ne apro una
Entra un forte vento
Ne apro un'altra
Rumori angoscianti
Apro e chiudo
Apro e chiudo
Sempre più ansiosa
Poi apro la porta della mente
Quanta luce, spazio, colori!

16 gen 2008

CUORI

Tra sistole e diastole
sta l'amore?
Tra cava ed aorta
la tenerezza?
Tra i due ventricoli
la fedeltà?
La polmonare pompa sentimenti?
Regalo perplessità e dubbi
e cerco risposte.

Marisa

QUANDO

Quando

vero amore

o

semplice dedizione?

Quando

unione e condivisione

o

prostituzione di desideri

inappagati, forse inauditi

o

violenza su sentimenti

traditi, forse sopiti?

Quando

abbandono o lontananza

o

finta o vera vedovanza,

senza più passione

complice

la delusione?

Una soluzione

cambiar domicilio

senza battere ciglio

o

basta un cambio d’umore,

poi si vedrà…

se la serenità

tornerà?

Quando?

laura

15 gen 2008

MIO CUORE

Cosa sei mio cuore !
Esposto a tutte le intemperie.
Ti allarghi quando senti
fluire l'amore,
ti stringi quando
t'attanaglia il dolore.

Ti fermi quando
sei preso dal panico,
batti forte quando ti emozioni,
batti appena quando dormo
e sei pronto e rimetterti in carreggiata
appena mi sveglio.

Da tanti anni sei con me,
praticamente dalla nascita.
Tu mi conosci bene !
io forse, un pò meno.
Qualche volta ti ho ignorato
volutamente.

Se avessi badato a te
mi sarei persa...
Lo so, spesso sei stanco
per tutte le vicissitudini.
Ma anche allegro
per le meraviglie del creato.
Io e te c'intendiamo bene ora,
non abbiamo più misteri.

Cuore, cuore mio,
grazie di tutto,
grazie della vita
che insieme a te
ho vissuto.

Vorrei continuare ancora
il cammino in tua compagnia,
ma,
se un giorno sarai stanco,
non mi arrabbierò con te,
insieme ce ne andremo e... cosi sia.
Lucia

Al mio cuore e alla mia psiche

Cuore mio
a te mi sono affidata
nei momenti cruciali della mia vita.
"Ascolta il tuo cuore"
è un monito che ho preso spesso in considerazione.
Ma tu cuore mio
mi hai a volte condotto
verso meandri oscuri, intricati da cui difficile era fuoriuscire.
Ho dovuto,
affranta,
trovare supporto nel tuo antagonista
che mi ha salvata da alcune peripezie esistenziali.
Mio caro cuore sì,
mi hai permesso di tessere
la trama di relazioni arricchenti,
ma da solo mi avresti portato, forse, alla follia.
(Adriana)
LETTERA APERTA ALLO ZIO SERGIO
Caro zio, di te voglio ricordare l'amore per la semplicità, la coerenza ed il gusto del bello e del vero.
Mi mancheranno le tue battute ironiche, la risatina sardonica, la critica a volte feroce, che però lasciava trasparire una forte carica d'umanità.
Non amavi parlare della morte, piuttosto della vita.
Proprio la voglia di vivere ti dettava l'affermazione che il peggior pentimento è quello dei peccati non commessi e l'adesione alla filosofia del "carpe diem".
Per te, uomo integerrimo, "peccato" significava prioritariamente quello della gola.
Affermavi che si può credere all'esistenza di Dio se al mondo esiste la cioccolata.
Rammento quando, durante i nostri soggiorni in montagna, non riuscendo a trovare dove ti fossi cacciato, una mattina scoprii che ti eri piazzato davanti all'albergo che ci ospitava per goderti il rituale dell'arrivo dei rifornimenti della Sanson.
"Vedi - mi dicesti - da quel foro posteriore del camion uscirà, da un momento all'altro, una tale quantità di gelato al cioccolato da poter essere raccolto col badile. E io,...a badilate, ne mangerei!"
E pensare che da buon salutista eri così rigorosamente ligio alle diete...
Hai giocato fino all'ultimo il ruolo di "personaggio notevole", che vuol far sorridere, non rendere tristi.
Ci sei riuscito, anche se il prezzo che hai pagato è stato alto per te.
Perfino poco prima di morire hai avuto il coraggio di sussurrare ai medici con un fil di voce:"Quanto chiasso per un'influenzina..." e sapevi benissimo che si trattava della fine.
Ti ricordiamo divertente e tenero.
Sapevi ridere di te stesso, completamente calvo, definendoti "bello" e, a fronte di complimenti, se eri ben vestito, dichiaravi:"Hai visto come mi ha tirato a lucido?" riferendoti alla zia Delia, godendo, in fondo, in fondo, delle attenzioni che a te si riservavano, considerandole manifestazioni d'affetto.
Amavi più l'usato che il nuovo.
Per questo limavi il tavolo troppo lucido per i tuoi gusti, e volevi la casa "vissuta", non troppo in ordine, dove però ognuno trova i suoi strumenti di lavoro, le sue cose.
Un pomeriggio capitasti a casa mia chiedendo, stranamente, un po' di Vinavil.
Cercavi di mimetizzare il foro provocato dal toscano nella costosa sciarpa di cashmir , regalo della zia , creando con l'aiuto della colla una piega fissa, sicchè il danno passasse inosservato.
Tutto questo non con l'intento di imbrogliare tua moglie, piuttosto sinceramente dispiaciuto di contrariarla, desideroso che lei non s'accorgesse di nulla.
Perchè farla star male?
Comprendevi chi si trovava in difficoltà ed andavi controcorrente: eri l'unico zio a far regali a chi veniva rimandato o bocciato a scuola per "incidenti di percorso", perchè conoscevi la frustrazione da insuccesso.
"Tanto - affermavi- chi è stato promosso il suo premio l'ha già avuto!"
Tutto questo era frutto di una grande sensibilità , che ti rendeva lo zio prediletto , a cui confidare pene e segreti.
Sei rimasto coerente fino in fondo al ruolo che ti sei creato e a ciò che hai voluto essere.
Non è da poco in tempi in cui sembra che l'apparire valga più dell'essere.
Ti sei sforzato di essere.
A fronte di un'imperante ipocrisia anche in fatto di fede, a chi si definiva "cattolico non praticante" dichiaravi provocando: "Io, invece, sono ateo praticante!", rivendicando la validità di uno stretto rapporto tra teoria e prassi, la coerenza tra convinzioni e comportamenti.
Non ho conosciuto persona più altruista di te, pronta ad intervenire in caso di bisogno in qualsiasi ora del giorno o della notte.Per questo venivi definito "E' bello sapere che c'è".
Te ne sei andato in sordina, non volendo scomodare nessuno.
Le tue ultime volontà:"Non voglio essere ricordato con tristezza.
Odiavo recarmi ai funerali, perciò non voglio costringere nessuno a venire al mio.
L'avviso della mia morte avvenga a funerali avvenuti".
Così si fece.
Eppure quanti sono venuti a darti l'ultimo saluto tramite il passaparola degli amici più cari, che si tenevano informati sul tuo stato di salute...
Io mancavo, mi trovavo all'estero, ma, ti assicuro, ti ero più vicina che mai.
La tua nipote Laura

CORINA

‘n sturlin de dona,

tuta cavei,

tanti e bei

‘n scheeto,

ma che energia

da sbireto!

Do ponte de ucia,

neri, slusenti,

i to oci che brusa

i trapassa la blusa

scavando nel cor

gioie e dolor

No’ so darte l’età:

quan te parli

te si’ dona maùra

con tanta cultura,

ma quando te càpiti

briosa, a la moda,

in tenuta sportiva

te par ‘na butina

Da fortuna basà,

grata, grata,

scoprimo

ch’l dolor t’è provà

D’altro canto me sa

che solo dopo

tante dificoltà

provemo ‘na s-cianta

de felicità

Brava condutrice,

mai prevaricatrice,

da maga incantatrice

te me fe diventar scritrice

Te se cavar fora

dal profondo

quel che no’ se rivela

neanca a na sorela

Te gavarè,

come tuti,

qualche difeto,

ma come catarlo?

E po’…

“Nisun l’è perfeto”!

laura

14 gen 2008

Bollicine

Bollicine
Movimento continuo
Ascendente
Frizzante
Stimolante
Bollicine
Rosse, dorate, rosa, argentate
Dissetano
Elettrizzano
Gonfiano
Ubriacano
Bollicine
Ogni senso è stimolato
Vista
Udito
Tatto
Gusto
Olfatto
Bollicine
minuscole particelle
Pungono in gola
Pizzicano il naso
Inumidiscono gli occhi
Bollicine
…Infinite sensazioni
dagli effetti inebrianti

Barbara

Profezia del poeta Rimbaud

Le poetesse saranno!
Quando l'infinita schiavitù della donna sarà spezzata, quando vivrà per sé e attraverso sé, quando l'uomo- finora abominevole-le avrà dato la libertà, sarà poeta anch'essa !
La donna troverà l'ignoto !
I suoi mondi d'idee differiranno dai nostri ?
Essa troverà cose strane, insondabili, ributtanti, deliziose, noi le prenderemo, noi le
comprenderemo.
( da una lettera di Rimbaud a Pierre Demeny 15-5-1871)

...un uomo con le allucinazioni ?..
Possiamo affermare : " un poeta che vedeva lontano !"..

A dire il vero, la libertà, più che aspettare ci fosse data dall'uomo, ce la siamo presa da sole..
ciao a tutte ! Lucia

QUANDO LA NOTTE

Quando la notte scende un silenzio di ovatta
e il tempo sembra essere sospeso ad un filo
e gli spazi consueti ed amati diventano ostili
naufrago nel letto tra marosi di pensieri
Dell’onda essi sono la schiuma
perché frullano leggeri ed inconsistenti
ma ricorrenti e tenaci, come il movimento del mare.
Pensieri che cercano sollievo in mille risposte
Vaghi progetti e futili proponimenti,
evanescenti come la schiuma dell’onda.

Quando la notte il solo suono è il latrato sciocco
di un cane lontano ed insonne
e il mondo non da segnali di esistere
nel buio sto come un pesce spiaggiato
nel letto del mio dolore ultimo.

Quando la notte diventa pesante
col peso specifico dei miei pensieri
mi drogo di I Pod, endorfina dell’anima.
Voglio tagliare il filo del tempo
Quello che segna i numeri piccoli sulla sveglia,
numeri notturni del turbamento,
per passare al domani. Subito.

Marisa

LEGAMI

LEGAMI

Legami col filo del desiderio
col nastro dei mille colori
con la corda dei sette mari.
Legami con fredda plastica trasparente
con lenza robusta e ami da pesca di altura.
Legami con nappe e coccarde
con fili di perle e cristalli Swarovski brillanti
come un oggetto da esposizione.
Legami forte con fili di lana
e matasse di buone intenzioni
con spago per arrosti, paciosamente.
Legami con l’elegante cravatta Regimental
accessorio banalmente erotico
per frettolosi amori.
Legami unendo i cordoni ombelicali
delle mie mille gravidanze
Legami col filo di ferro
delle buone intenzioni
Legami come ti pare
Tanto dentro io sarò sempre libera.

Marisa

PASSO DOPO PASSO

Dedicato a zia Lina

Amavo tutto di te
i tuoi capelli ordinati e lucidi
i tuoi abiti sobri ed eleganti
Solo leggermente severi
Cartamodelli usciti da Mani di fata
studiati attentamente
copiati con cura.
Amavo i tuoi modi gentili
la tua voce garbata, d’attesa
Amavo il tuo zabaione
Lo preparavi sbattendo velocemente
il tuorlo d’uovo giallo e succulento
con cucchiaiate di zucchero goloso.
Incantata seguivo le tue mosse esperte
Il profumo di marsala saliva a stuzzicare
le narici e a solleticare le voglie
E me lo versavi nella tua coppa migliore
come se io fossi stata un’ospite importante
Quello zabaione delizioso al palato
era anche tenerezza liquida,
versata sul mio cuore di bambina.
Amavo la tua persona, tutta.
Anche i tuoi piedi da papera.
Oltre alla tua mano che teneva stretta la mia
i tuoi piedi erano la parte del corpo più visibile
dal mio insignificante metro di altezza.
Scarpe numero trentanove.
I tuoi piedi ...
accendevano il mio interesse
e alimentavano la mia voglia di essere te.
Non camminavi come tutti
ma aprivi le punte a quarantacinque gradi.
Io, col mio amore cieco
nella perenne ricerca di una mamma da amare
cercavo di imitare anche questo tuo piccolo vezzo
Passo
dopo passo
dopo passo.

Marisa

13 gen 2008

Il mio uomo

Il mio uomo
non era il mio uomo.
Non era il mio uomo
un uomo
ma solo un bambino
confuso.
Capita .
Ed io l'ho amato
lo stesso.

Loretta

Nella stanza della scrittura.

Quanto mi date
donne che amate
da condividere!
Quanto da scrivere
quanto da ridere.
Quanto di nuovo
quanto che trovo
quanto che sento
volare qui dentro!
Quanto di cielo
Quanto di volo.
Quanto sapore
Quanto d'amore!
Quanto di viaggio
e di coraggio
Quanto di donne
quanto di penne.
Quanto di tutto
e di parole
stese in un lampo
accese di sole.
Quanto di bello
quasi un castello
di fantasia
di nostalgia
nato d'incanto.
Quanto di tanto!

Grazie ! Loretta
.." A presto!"...
Mi salutò salendo sull'auto
sbattendo furibondo lo sportello.

..A presto!"...
Gli rispose la mia voce
che non conoscevo
e la smorfia di una sorriso
stereotipato.

Le lacrime allagavano i miei occhi
che tenevo spalancati
per non farle cadere..

Alzai la mano per l'ultimo saluto.
...A presto!.. sussurai...
e non ci rivedemmo più.
lucia

NAIF: piccoli passi per imparare ad amarsi.

Stava seduta al tavolino del caffè, nel sole tranquillo e pigro di una primavera ancora una volta in ritardo.
Sulle pietre del corso la gente passeggiava, rideva, pensava, ciarlava leggera, mentre un vento imbarazzato si confondeva col cicaleccio ora serio degli uomini d'affari tutti blu, ora scanzonato dei ragazzi raccolti in un nido passeggero attorno ad una moto fiammante, da cui un "biondo-abbronzato-occhi azzurri" lanciava sguardi soddisfatti di perfezione.
Era seduta lì da un tempo incalcolabile.
Era uscita da scuola lasciandosi alle spalle le bocche sdentate dei bambini, le loro guance sporche di sfrenati desideri di irregolarità; e aveva sentito una voglia petulante di andare a vedere il mondo, ma in un film diverso dal suo, quotidiano, fatto di alberi e di grano che da verde diventava ancora, dopo tanti anni, irrimediabilmente giallo, dalle case oltre la strada che avevano sempre il medesimo colore.
Ed eccola lì, impettita sulla sedia, di fronte a quello schermo affollato di immagini così velocemente intercambiabili, così nitidamente perfette, così irreparabilmente allegre.
Squadrava quei personaggi con attenzione e le domande di sempre scodinzolavano tra i suoi pensieri: - Sarà vero quello sguardo così sicuro? E quel portamento fiero? E quel sorriso così prepotentemente felice?-
Tutto in quel film sembrava straordinariamente perfetto.
Ma il soggetto preferito delle sue osservazioni erano le donne, il femminile, quel "femminile" che a lei sembrava irraggiungibile.
Le donne: altere, avvolte in morbidi vestiti colorati, sgargianti, si muovevano con leggiadria e sicurezza su fragili tacchi a spillo, vaporose principesse su scarpette di cristallo. Eppure il loro passo era deciso, non lasciava trasparire incertezza. Andavano quasi danzando, senza mai abbassare lo sguardo, con incedere elegante, con sorrisi sapientemente distibuiti e altrettanto sapientemente negati.
Avvolte in involucri ammiccanti, mostravano corpi sinuosi, avvezzi a chiedere, contrattare ed ottenere.
Seduzione... Ecco cos'era.
Se ne stava lì, seduta al tavolino di quel caffè e si stringeva addosso quel vestito così anonimo, quasi buffo, quasi troppo grigio... Le sembrava che un pittore distratto, per errore, avesse sbagliato tela. Così era finita, lei, vestita di grigio, con quel viso strano appena appena sorridente, con i capelli raccolti quasi a farsi coraggio tra loro...lei, troppo naif, in un quadro futurista, dove il movimento si smembrava e poi si complicava in figure così impulsivamente concatenate e fuse, contemporaneamente distanti e contemperate.
Lì, a guardare se stessa, troppo naif, troppo tranquilla, con i suoi silenzi troppo lunghi, attraverso gli occhi delle altre: futuriste, colorate-luccicanti. ogni giorno nuove e diverse.
Si guardò nella tazzina del caffè e lì dentro si rispecchiò la sua eterna lotta di contraddizioni, la sua guerra tra il desidetrio di pace e tranquille sicurezze e il clamore delle vite degli altri. tra la voglia di silenzi d'acqua e di verde e quella dei suoni incandescenti della folla.
Ascoltò ancora lo sferzare della sua eterna battaglia, avvolta nella carta opaca del suo striminzito vestito grigio.
Chiuse gli occhi e le ciglia si incrociarono, ricacciando una goccia del sangue trasparente che da quella battaglia, ogni tanto, sgorgava.
Come un sasso che inghiottito dal mare languido del crepuscolo, si inabissa, lasciando solo la fantasia di cerchi concentrici di caledoscopio, così il nodo che le aveva assalito la gola sprofondò, facendosi spazio a fatica, tra le pareti della voce che, muta reporter di guerra, osservava i suoi pensieri sfilacciati.
Poi fu silenzio.
I cerchi di quel mare al crepuscolo si richiusero e la superficie, di nuovo calma, accolse in un abbraccio gli ultimi raggi del giorno di quella primavera ancora una volta in ritardo.
Le ciglia si separarono e gli occhi scuri si spalancorono sulle guance rosse di irregolarità di una bimba che, incerta, muoveva i riccioli arruffati di biondo verso di lei e spalancava le labbra rosate di carta velina in un traballante sorriso.
Anche la donna sorrise nella tazzina di caffè.
La mano scivolò verso quella della bimba, che si allungò, esplorando senza timore la mano sconosciuta.
Il vestito grigio e le labbra di carta velina si compresero: due piccoli naif nel patto di trasgressione, in quel quadro futurista troppo perfetto.
Ripose lentamente la tazzina sul piatto, raccolse la borsetta dimenticata sulla sedia di vimini e con un nuovo sorriso si allontanò.
Loretta

ITACA

Itaca

Assorto
guardo lontano.
Orizzonte confuso
dove il cielo si perde.

Sto in silenzio
le mani appoggiate sul bordo
di questa mia nave
casa mai quieta
di un vagare insoluto
verso destino
che forse
sol di un sogno
era Parto.

Il sole s'è alzato
sopra indistinta barriera
accende di luce ogni onda
come stella caduta
di notte
su gocce di brina.

La rotta più non ricordo
il passato un miraggio di pena
l'amore più volte rimpianto
un Dì non bastava
a fermare la scena.

Il vento ora s'alza
leggero
la vela risplende nel sole
l'onda ora sento
tagliare furtiva

profonda ferita
che non dà dolore.

Laggiù
fra la coltre di nubi
forse è il luogo
che mi vide partire.

Forse invece
s'è perso
e la casa che resta
è questo viaggio

dove il fine
è solo l'andare.

"Luigi Simonetti"


Luisa

11 gen 2008

BOLLICINE

Frizzanti
allegre
effervescenti
.........
fatue
effimere.

Dopo stuzzicanti promesse
vi siete dissolte
lasciandomi...
solo un pizzicore al naso!

LEGAMI

LA STANZA DI LAURA

Ho fatto della tua stanza il mio nido,
qui trascorro ore,qui leggo,stiro,cùcio,
………qui scrivo.
Sto bene in questa camera, i suoi colori sono nelle mie corde,
il batik alla parete,la vecchia lampada, i miei libri i miei dischi,
e la tua "aura" che in questa stanza mi tiene compagnia.
Ho creato qui uno spazio mio e ne sono gelosa.
Quel giorno quando è stata svuotata,cosi’ in fretta e inaspettatamente
il mio cuore si sentiva violentato,ferito,
ogni segno,di un quadro,di una mensola,lasciato sui muri vuoti, o l’ultimo scatolone rimasto in un angolo,
tutto mi dava la dimensione della tua partenza del tuo allontanarti dal”nido”, da me….
E l’angoscia del mio pianto,, quando mi sono trovata sola,nella tua stanza vuota,ancora mi brucia in gola, a nulla serviva sapere che io ti ho accompagnato verso quel giorno,verso i tuoi sogni , il tuo futuro.
Il cuore non ascolta ragione…percorre altre strade,si insinua nei vicoli della memoria,
raccoglie un ricordo, un sorriso un pianto e lo abbraccia stretto.
Ma il tempo,a volte amico,ha mitigato la ferita,e la tua stanza è diventata la mia stanza e il cuore
Placato raccoglie i tuoi sogni,la tua fanciullezza,i giochi e le emozioni,lasciati a vagare qui,
…proprio per tenermi compagnia.


Luisa

Amore

Ci sono momenti in cui
tu mi appari un ostacolo
di cui vorrei sbarazzarmi,
un impedimento
al fluire di più elette meditazioni.
Ma spesso ti ripresenti
come l'unico pensiero
che dia significato alla ripetitività
delle mie giornate.
26/10/1999 (Adriana)

AMARE
Amare significa rinunciare a qualcosa di se stessi per l'altro?
è soffrire senza che quello se ne accorga?
è fargli un regalo e desiderare di riceverne uno?
è prendere iniziativa?
è portare pazienza?
è fargli i complimenti anche quando non desideresti farlo?
è tifare per l'altra persona?
è saper perdonare??????
Amare non è indifferenza
non è ipocrisia
non è dimenticanza
non è freddezza
non è egoismo
non è estrema avarizia
non è finzione.
9/12/1994 (Adriana)

LEGAMI

Lègami
in un legàme di tenerezza
di dolce consapevolezza.
Tra morbide attese
e dolci discese.
Lègami
in un legàme
di una storia profonda
che mai affonda.
Lègami
in un legàme
che vive sopra la mediocrità
e sa farci volare lontano
ma sempre mano nella mano.

Betty

10 gen 2008

BOLLICINE

effervescenti

frizzanti

nei calici

scintillanti

dei brindisi

di fine anno

forieri di promesse

e sensazioni

inebrianti.

Come bollicine

fugaci

inaffidabili

corrono veloci

nello spazio

e nel tempo.

Noi,

assetati

di che?

Di bolle d’aria?

Vuoto

a perdere?

E la vita scorre…

Laura

BOLLE DI SAPONE

“Blu…le mille bolle blu…- Blu…”

Sulle note della canzone di Mina le vedo volteggiare e rivedo la scena, all’uscita di chiesa di quello sposo, gioioso e stravagante, che, anziché grani di riso, come tradizione vuole, lancia in aria sulla sposa e sulle teste degli amici mille bolle di sapone.

Queste s’innalzano, s’illuminano dei colori dell’arcobaleno e così – ciack- riesco a immortalarle in una foto in cui compare la sposa nell’atto di scacciarsele di dosso.

Non poteva presagire allora, al colmo della felicità, che quel suo rapporto di coppia sarebbe durato quanto una bolla di sapone: poco.

laura

ESSERE – APPARIRE

Essere

più che apparire

Semplice da dire

non da vivere

Tutta la difficoltà

sta nel solleticar

e far vibrar

le corde

dell’interiorità

laura

Io non piango per il gelo
profondo che ha distrutto
il mio orto e le piante.

Nè per il giardino sepolto
di neve in cui gli alberi
ormai scheletri bianchi
custodiscono il sonno delle memorie.

Io non piango per voi
creature già morte ne bianco
cimitero che era il mio
verde e fiorito giardino.

Ma per il calicanto
che pur vive ancora e fiorisce
testardo sul nudo ramo.

Per te io piango
ostinato profumatissimo fiore
dal cuore ferito,
pallido e giallo come
il sole d'inverno,

il tuo colore
di vita prematura
rimprovera la morte che sta intorno.

Per te io piango primo
e ultimo fiore
della stagion sbagliata,
e per me

che il tuo fiorire desolato
volutamente ignoro
e pur m'è gelo
e sgomento
domani. lucia

PER NOI

MAI SENZA UN LIBRO
MAI SENZA UN AMORE
MAI SENZA UN TORMENTO

Caterina Zarina di Russia

NUVOLE

Gennaio 2008

Cirri che corrono.
Paesaggi da film
dove nuvole, cavalli e cavalieri
si inseguono
al galoppo
Invano.

Nembi sfilacciati
Come vecchi panni
dimenticati sul filo
e mossi
da un vento rabbioso
che esibiscono vaghezza
e provvisorietà

Cielo a pecorelle.
Pensieri bagnati di pioggia
Umidi e densi
come le nuvole
Vaghe tristezze
E già nostalgia del sole

Nuvole scure
tinte di nero
che chiedono voce
Per parlare agli uomini
di oscure cose
Forse divine.

Cielo azzurro e nuvole.
Magritte con cieli luminosi
che riempiono
gli occhi d’immenso
e nuvole da leccare
come zucchero filato.

Queste io prediligo.
E aspetto.

Marisa

BOLLICINE

Gennaio 2008


Piccole perle di allegria
Quest’anno vi ho ignorate
Non c’è posto per la speranza
nel mio cuore tumefatto
Ci sono solo piccoli spiragli
che si schiudono ogni tanto
come anemiche, incomplete corolle,
schiacciate dal disordine dell’erba.

Marisa

IL MIO UOMO

Gennaio 2008

Colui che ha preso il mio cuore nel pugno
e ha condotto la mia anima in approdi difficili
è forte, tenace e costante
E’ come il fresco vento del nord
che cala alle otto di sera sulla valle
seguendo il corso del torrente
e gli anfratti umidi dei vaj

Colui che ha alimentato le mie passioni
Come si alimenta la fame di un bambino
E diretto i miei passi
come si fa con chi esita
non manca mai all’appuntamento
ma deve scegliersi il percorso
Deve cercarsi la strada
Solitario
come rondine che vola a casa in controvento

Colui che mi ha incoraggiato a lottare
ha fatto il soldato
ma non è uomo di guerra
E’ uomo libero
che detesta gli obblighi
perché non vuole sentirsi
ne servo ne schiavo di padroni

Colui che mi ha insegnato l’amore
Sa essere dolce e tenero,
amante generoso e compagno affidabile
Colui che si è perennemente vestito
con l’abito semplice della lealtà
sa essere un amico sincero
su cui far conto
Come il ritorno del sole all’alba
dietro al Torresin
Colui che è fedele negli amori
come nelle passioni
è prediletto e amato
ma non solo da me.

Lui, però, è il mio uomo
un tenace uomo di lotta
che non presta fianco al male

Io invece, come quando si fa presto sera
nelle brevi giornate d’inverno
e la luce cede forza alla notte,
io, fiaccata dal dolore,
sto soffiando sull’ultima rosa del giardino gelato
Morendo dentro a poco a poco.



Marisa

09 gen 2008

A presto!

Sentirsi donna tra di voi
è assaporare
musiche e pensieri letterari,
racconti di un tempo,
flash giovanili,
paure e rabbie mai assopite,
legami mai dissolti.
Sentirsi donna
è coinvolgente e gratificante
con e tra di voi.
A presto...

Adriana

PIANETA DONNA

Sei un pianeta a colori:

bianco candore – ingenuità

arancio calore – libertà

giallo oro - solarità

verde speranza di giada

azzurro trasparenza d’acqua

indaco fiori a Primavera

viola intenso del tramonto

Dal bianco candore della infanzia al viola maturo della senilità

un arcobaleno di emozioni, sentimenti, progetti volti al futuro

Traduzione non fedelissima in vernacolo:

DONA

bianco candor d’ingenuità

arancio splendor de libertà

giallo oro solar

verde che fa sperar

celeste acua de mar

indaco fior a primavera

viola de ciel a sera

Da timida butina a dona fata

‘n arcobalen d’emossion te si’, dona,

‘n arco de vita, che fa sperar

nel doman

laura

MAI DIRE MAI

Ci fu un periodo della mia adolescenza in cui affermavo con sicurezza che mai da grande mi sarei sposata.

Volevo studiare, diventare autonoma economicamente, libera da qualsivoglia vincolo o condizionamento.

Successivamente pensai che se mai un giorno mi fossi sposata, il mio patner sarebbe stato molto più grande di me.

Su questa convinzione influiva sicuramente il fatto che mio padre, figura alquanto idealizzata, aveva dieci anni più di mia madre.

Per questo gli amici d'infanzia, tutti pressocchè coetanei, li "scartavo" in partenza dalla lista dei papabili futuri mariti.

A fronte dell'evenienza di sposarne uno mi sarei fatta una fragorosa risata.

"Mai dire mai"...Infatti, a ventiquattro anni, sposai Silvano, per l'appunto un coetaneo, amico d'infanzia, per di più compagno di classe alla scuola media.

All'epoca la scuola media, non unica, selezionava gli allievi mediante un esame d'ammissione, al quale ci preparammo insieme ad altri amici di quartiere.

Silvano era il ragazzo della porta accanto: io abitavo al civico 175, lui al 173.

Al pomeriggio dopo la scuola ci si trovava sempre a casa mia con cugini e cugine,amici ed amiche.Si giocava e si litigava anche.

Rammento una volta in cui, durante un litigio che Silvano ebbe con mio cugino Mario, anch'io entrai nella mischia in difesa del cugino, e ci picchiammo ben, bene.

Mai e poi mai avrei pensato che un giorno avrei sposato quell'avversario!

Ci legò la confidenza e la conoscenza reciproca.

Esiziale fu la confessione che gli feci, diciottenne, riguardante il mio possibile fidanzamento con un ragazzo più grande di me, gelosissimo, che quel giorno era piombato a casa mia per controllare se era vero che stavo studiando, mettendo in dubbio la mia buona fede.

Profondamente offesa e delusa,piansi sulla spalla dell'amico di sempre chiedendo consiglio circa la decisione da prendere, se lasciare o no l'innamorato geloso.

Fu l'unica volta in cui Silvano mi negò il suo aiuto.

Lo fece piuttosto seccamente dichiarando che in quell'occasione non potevo contare su di lui.

Mi piantò in asso, là sui gradini della scala di casa, sconsolata, sorpresa e anche un po' incavolata.

Nei giorni seguenti scomparve dalla circolazione.

Capii da sola, senza bisogno di alcuna spiegazione, il motivo della sua “fuga”.

L'amicizia si era tramutata in amore.

laura

Tentativo di classificazione dei legami (Annamaria)

LEGAMI D'AMORE:
  • colore rosso scarlatto
  • una soffice e voluttuosa lana mohair
LEGAMI D'AMICIZIA:
  • colore verde veronese
  • un buon filo di puro cotone ritorto
LEGAMI CON I GENITORI:
  • colore rosso vermiglio screziato di amaranto
  • una buona lana vergine
LEGAMI CON I FIGLI:
  • colore azzurro cielo
  • un fresco filato in puro lino
  • si sgualcisce facilmente
  • ma è sempre piacevole al tatto
A chi riservare la seta traditrice?
  • si accettano consigli!

PASSI

A piccoli passi ... ... ... si entra nella vita
A piccoli passi ... ... ... si inizia a camminare
A piccoli passi ... ... ... si impara a parlare
Passo dopo passo ... si impara a leggere e a scrivere
Cammina ... cammina ... cammina ... si incontra l'amore
Corri ... corri ... corri ... marito ... figli ... lavoro
Ed eccoci qui non ancora stanche di camminare
Ad ogni passo nuove sorprese ... nuovi incontri ... nuove emozioni
Perchè dovremmo fermarci? Camminiamo, dai!
Annamaria

08 gen 2008

Bollicine per il 2008

Donne che ne pensate se con ogni bollicina del nostro brindisi facessimo una promessa per il 2008?

PROMETTIAMO di essere più buone,
di non tollerare più ingiustizie e nefandezze,
di non arrenderci di fronte all'apparente impossibilità di rovesciare la direzione delle cose del mondo.
PROMETTIAMO
di ascoltare più attentamente,
di scegliere,
di coltivare giardini più belli e più fioriti,
di guardare più spesso in alto,
di immergerci nelle musiche che ci raccontano della bellezza che stiamo perdendo,
di leggere più attentamente i versi dei poeti consapevoli,
di salvare il salvabile,
di essere più dure, inflessibili,
di difendere la cultura che ci piace
di combattere per quella.
PROMETTIAMO
di gridare più forte,
di divulgare ciò che merita di essere divulgato,
di denunciare con decisione patacche e imbrogli, finzioni e prese in giro.
PROMETTIAMO
di snidare la falsità dovunque si annidi,
di salvaguardare il valore delle parole.
PROMETTIAMO
di non farci umiliare,
di non rassegnarci,
di non farci confinare in schieramenti obbligati.
PROMETTIAMO
di tenere a mente che tutto quello che facciamo rimarrà nell'aria per i piccoli che oggi stanno crescendo.
PROMETTIAMO
di garantire la creatività,
di commettere meno errori possibile.
PROMETTIAMO
di esserci,
di non scappare,
di no chiudere gli occhi di fronte a nulla,
di meditare, di viaggiare col pensiero,
di non accettare la barbarie.
PROMETTIAMO
di insistere,
di dialogare,
di capire in quale direzione ci stiamo muovendo,
di dire e scrivere ciò che pensiamo,
di proporre il meglio,
di diffondere musiche e immagini che interpretano la parte migliore del mondo.
PROMETTIAMO
di non annegare nel mare del consumo.
PROMETTIAMO infine di essere buone, anche se questo volesse dire essere cattive, anzi cattivissime.
Forza con le bollicine!!!

Buon 2008! Adriana

NUVOLE

Fugaci, mai uguali, fluttuanti, rappresentano la libertà da qualsivoglia legame e condizionamento.
Per questo mi attirano.Sono il contrario di tutto ciò che è statico, irreversibile, permanente, dogmatico.
Saranno inaffidabili, ma... quanto accattivanti.
Stimolano la fantasia, ci fanno indovinare sagome, forme, figure di senso, che hanno significato, almeno per noi.
Nonostante alcune tecniche orientali di rilassamento inducano a sgombrare la mente da tutte le nubi, considerate fonte di turbamento, io non riesco a dar loro una connotazione negativa.
L'idea del vagabondare libero di queste entità impalpabili, evanescenti e del loro movimento stimola in me solo sensazioni positive.
Rendono qualsiasi cielo affascinante, siano esse sfilacciate, a cumuli, a fiocchi.E il loro movimento mi richiama alla mente il viaggio.
Nella mia memoria compaiono paesaggi che le nuvole hanno reso indimenticabili.
Tramonti da rifugi in alta montagna con colorazioni incredibili, dal giallo all'arancio, al viola intenso, con nuvole che ad ogni attimo variavano il paesaggio muovendosi rapidamente creando giochi fantasiosi di luci e di ombre.
Cieli irlandesi, bretoni, tropicali, africani...non smettono mai di stupire, ti rimangono dentro, pronti a rinascere nel ricordo con le loro nubi straordinarie.

laura

07 gen 2008

LEGAMI

Ogni volta che sento il profumo intenso di magnolia, tuberosa o calicanto mi vedo proiettata nel mondo della mia infanzia e della mia adolescenza.

Mi ritrovo nel giardino e nel tinello di casa, quella che più sento essere stata mia, dove sono nata e ho vissuto fino a vent’anni.

Sento allora una forte nost-algia, l’etimologia della parola ben corrisponde a ciò che provo: ha a che fare con la sofferenza derivante dalla separazione da persone e cose amate, che rappresentavano tutto il mio mondo.

Dovetti lasciare quella casa nel giro di pochi giorni: si doveva vendere in fretta per far fronte ad un forte dissesto finanziario.

Non ci fu il tempo per metabolizzare, rielaborizzandolo, l’evento.

Lì per lì la mia reazione fu quella di voler più in fretta possibile recidere ogni legame con il passato.

La rabbia e l’impotenza di fronte a ciò che mi era piovuto addosso era tale che reagii volendo cancellare ogni traccia di un mondo gioioso, che non poteva avere futuro.

Non mi rendevo conto che recidere le radici significava recare una forte lacerazione al mio io più profondo.

Nel contempo, però, quell’atteggiamento mi permise di gettarmi a capofitto nell’impresa di realizzare un futuro in autonomia, non dipendente da genitori o qualsivoglia persona, mi permise di intessere nuove relazioni e costruire altri legami, di diventare l’altra me stessa che sono ora.

laura

06 gen 2008

Passi

Il tuo viso sul cuscino aveva la trasparenza della vecchiaia e della sofferenza.
E il sorriso triste di chi sa di non avere altro tempo.
Eri tornata dall'ospedale. Sapevamo che era solo per qualche giorno, per Natale e Capodanno. Poi poteva essere tanto o poco... Non sapevamo.
Avevo vent'anni e non conoscevo la morte.
Nella mia incoscienza di allora sapevo solo che eri lì, di nuovo in quella camera che aveva raccolto i tuoi racconti, le fiabe di ogni sera, le preghiere ripetute in finto latino prima del sonno, prima dei sogni, da quando ero bambina.
Eri lì e non m'importava per quanto ancora. Eri la nonna, la mamma, l'amica, la sorella: eri l'amore.
Nonna Angela, dall'odore buono del talco, dalla risata argentina, dalle tasche piene di anisette e di pasticche alla menta.
Le nostre mani di bimbi si intrufolavano di nascosto in quelle tasche e affondavano nel piccolo rispostiglio nero a fiorellini provenzali, frugando impazienti fino a trovare il minuscolo tesoro di zucchero che allietava le impazienti bocche sdentate, nei giorni antichi di un'infanzia ingenua e senza pensieri.
Eri lì, in quel crepuscolo d'inverno, nel letto che aveva diviso con te ogni notte, le tue notti solitarie da secoli.
Ti avevo alzato la persiana e i vetri si affacciavano sui campi deserti e infagottati nel freddo della sera.
Era l'ultimo dell'anno e stavo con te, a tastare la tua mano scarna, a sentire la pelle raggrinzita sul dorso, a guardare le vene tumefatte dalle innumerevoli torture di quei mesi.
Mi guardavi e sorridevi e il tempo sembrava immobile dentro la luce del lampadario a foglie di cristallo che mi piaceva tanto.
Il cielo scuro era livido nella sera...
- Mi piacerebbe vedere la neve...- hai detto ad un tratto rompendo il silenzio.
Altri minuti si aggiunsero al buio che arrivava, altro silenzio si sovrappose a quel chiacchierio tra me e te, fatto di sguardi e di carezze...
Poi, silenziosi, i primi fiocchi...
Fluttuavano grossi, lenti, taciti, come in una magia. Più radi all'inizio, poi fitti e grossi come lembi leggeri che si sfaldano e sfarfalleggiano nel vuoto, tra i sospiri trattenuti e la meraviglioa rinnovata ad ogni rapida capriola.
Sembravano dipingere il grigio dell'oscurità, come le gocce sulla tela di Pollok...sempre più fitti, sempre più densi.
I tuoi occhi si misero a ridere come quelli di una bimba davanti alla magia uscita dalla bacchetta della fata.
Guardavi, cercando di alzare la testa sul cuscino, spingendo lo sguardo più in là, per vedere meglio.
-Aiutami a scendere- mi hai chiesto. -Voglio vedere la neve da vicino.-
Non potevi camminare, non saresti riuscita a reggerti in piedi. Ma non m'importava: sapevo che era giusto provare.
Alzai le coperte, ti deposi con delicatezza i piedi sul pavimento e ti coprii le spalle con la vestaglia. Poi, con fatica, ti mettesti in piedi, incerta, appoggiandoti a me.
Piccoli passi, lenti, insicuri...
Pochi piccoli passi trascinati, con lo sguardo fisso al baluginare dei fiocchi fuori dalla finestra.
Uno, due, tre...quattro semplici passi ed eccola lì la neve, vicina ai tuoi occhi, vicina al tuo sguardo.
Appoggiasti la mano aperta sul vetro come a voler toccare in una carezza le piume di ghiaccio che turbinavano nel vuoto e il tuo sorriso sembrò illuminare la stanza, il crepuscolo, il grigio di quella sera dell'ultimo dell'anno del tuo ultimo anno.
-Che bella! Non è bellisssima?- hai detto lieve. E ti guardavo con il cuore leggero...
Ti guardavo. E mi sembra di vederti ancora adesso, davanti a questa finestra, appoggiata al davanzale, mentre ammiri per l'ultima volta la magia che sempre ti aveva incantato.
Pochi piccoli passi per tornare a sognare.
Pochi piccoli passi per tornare bambina.
Pochi piccoli passi per regalarmi ancora un ricordo.

Loretta
TRAMONTO


Gli alberi si piegano al vento impietoso.
Lui ne scompone le fronde
creando così ombre e suggestioni,
nell'ora del tardo pomeriggio.
Pochi attimi precedono
il tramonto.
Poi improvvisamente i colori si infiammano,
tutto il rosa e il rosso del mondo
sembrano scivolare sulla pianura
inondandola.
Lo sguardo indugia
e il pensiero insegue voli
non sempre liberi.
Un airone cinerino s'alza veloce
scomparendo nel vermiglio.

Betty

Legami irrinunciabili

Quanti passi da quel giorno... a volte dimentico di guardare indietro e permetto alle insicurezze ed alle paure di tenermi legata al palo, ma se ricordassi...
se rivedessi tutti i miei passi percorsi da quel momento lontano ventisette anni fa, quando abbandonato quel legame impossibile che aveva ogni giorno il sapore della morte interiore, da sola ho ripreso a camminare e a sperare.
Sola ma stringevo forte, con la forza di chi ama davvero tanto, i miei bimbi, i miei gioielli, un legame che si può soltanto provare perchè descriverlo è davvero impossibile.
Per essi e per me stessa o forse è stato per me stessa e per loro, passo dopo passo con fatica, grande a volte, ma con speranza, una speranza silenziosa, così silenziosa da apparirmi tante volte invisibile, ma che ora riconosco come immensa e costante vivace... siamo andati incontro alle nuove sorprese che ci attendevano, nuovi profondi legami, sani costruttivi giunti a tempo debito dopo i passi della riflessione in solitudine.
Sentimenti meravigliosi, tempi di sole e di pioggia, di tanto sereno e di rinascita. L'Amore con la lettera maiuscola che arriva dopo i tempi di nuovi incontri, nuove amicizie femminili, legami importanti ed indimenticabili che mi aiutarono a vivere, a riprendere in mano la mia vita con coraggio ed orgoglio, amicizie incancellabili, vive tutt'ora seppure nella lontananza.
L'amore che arriva dopo anche tanti incontri maschili, uomini duri, a me sembravano così, cinici, vuoti, insensibili ed approfittatori, è sembrato a me, legami interrotti prestissimo perchè non valevano la pena.
L'amore che arrivò subito dopo questi ulrimi, imprevisto,che ha camminato silenzioso, rispettoso accanto a me, con passo felpato per non disturbare i più piccoli e i più deboli, per non creare sconquasso, per poi manifestarsi in tutta la sua grandezza.
Un Amore che mi ha conquistata a poco a poco a piccoli passi, che mi ha ascoltato molto da amico prima, che ha avuto pazienza ed ha condiviso molto... dolce, premuroso e sensibile, un vero Amore ed io, da allora, non sono stata mai più sola... Un legame coinvolgente, irrinunciabile e una storia d'amore da vivere semplicemente e solamente da vivere... senza paura e rimpianti... per sempre.

05 gen 2008

Legami

LA TUA MANO

Ho chiuso nello scrigno dei ricordi la dolcezza della tua mano
ne serbo il ricordo per i giorni che verranno:
tristi e vuoti

E quando il pensiero di te
mi stringerà la gola,
lo aprirò
e lascerò che le tue carezze mi scaldino il cuore
Luisa

Legami

LA TUA MANO
ho chiuso nello scrigno dei ricordi la dolcezza della tua mano
ne serbo il ricordo per i giorni che verranno
tristi e vuoti

E quando il pensiero di te
mi stringerà la gola,
lo aprirò
e lascerò che le tue carezze mi scaldino il cuore

Luisa

PASSI

PASSI

Così cominciò:
passo dopo passo,
attimo per attimo,
senza ipotecare il futuro…

E divenne
tutta una vita…

laura


UN VIAGGIO LUNGO UNA VITA

Alcuni luoghi e persone
più non rivedrai
A taluni tornerai
Altri troverai

Importante
Ricordare
una traccia,
un’emozione
da serbare
in cuore

laura

03 gen 2008

Lago invernale

Riflessi di pallido sole
sull'acqua lucente e gelida
silenzio interotto
solo da strdii di gabbiani.
Mentre accolgo tutta questa bellezza
regalo all'anima respiro.

Betty

02 gen 2008

Bilan di un anno fortunato

che dire? tout court che per me il 2007 è stato un anno speciale e che lo devo a voi, all'avervi incontrate. Come dire che ci sono relazioni, esperienze che nutrono, fanno crescere perchè ci cambiano dentro e sorprendentemente ci modificano lo sguardo sulla realtà.
E' accaduto... è accaduto qualcosa tra noi. Una sorta di cortocircuito emotivo che ci tiene in onda, rinnovandoci di continuo il piacere di rivederci, di raccontarci, di ridere insieme. Scrivere in gruppo, mettere in circolo i nostri testi, è diventato il nostro balsamo per l'anima, la nostra tana contro la serietà e monotonia del quotidiano. Il nostro nuovo modo di sentirci, di viverci come donne, come persone. La vita, infinita apertura di possibilità, ci ha offerto questa opportunità e noi abbiamo saputo raccoglierla, farla crescere, dis-velando credo il meglio di noi stesse. Sta a noi ora non lasciare cadere, ma alimentare oltre questa magica storia che ci vede ogni volta in sintonia nella varietà e differenza dei nostri ruoli: come donne, amiche, ragazze, madri, nonne, figure fatali.... angeli, demoni. Se continueremo a crederci, ritengo sia questo l'impegno che ci dovrà trovare unite per il nuovo anno.
Al dire di Aristotele per essere 'felici' occorrono nella giusta misura: un po' di averi, un po' di salute, dei buoni amici, il desiderio di occuparsi intellettualmente di sè.... Se aggiungiamo un pizzico di fortuna forse noi siamo sulla buona strada perchè, insieme, abbiamo saputo mescolare e far lievitare questi preziosi ingredienti. Un abbraccio Corinna

Tu...come il mare

La notte come un mare ci avvolge
il silenzio è seducente col mormorio dell'onde
con gioia mi tuffo nel tuo mare
al gioco dell'onda mi lascio andare
nuoto in un oceano di brividi e di pace.
Galleggiano leggeri i miei pensieri,
parole che per te esultano nel cuore,
come l'onda sulla sabbia s'allunga una carezza,
appaga l'eterno bisogno d'amore
vola oltre l'attimo, scivola sulla pelle
e scioglie dolcemente ogni dolore.

Maristella